IR Notes 279 – Nuovi orientamenti per il pilastro europeo dei diritti sociali

  • September 10, 2026

Nuovi orientamenti per il pilastro europeo dei diritti sociali

Prima Pagina

Nuovi orientamenti per il pilastro europeo dei diritti sociali

Il 22 luglio la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione che traccia il bilancio del piano d’azione relativo al pilastro europeo dei diritti sociali. Tale comunicazione, volta a definire le nuove priorità, è accompagnata da un documento di lavoro dei servizi della Commissione che illustra nel dettaglio il conseguimento - o meno - degli obiettivi stabiliti dal piano (cfr. comunicato). La lettura di questi testi non riesce tuttavia a rassicurare circa l’ambizione sociale dell’Unione.

Il bilancio del piano d’azione appare mitigato, se non addirittura tinteggiato di fosco. Dei tre grandi obiettivi fissati per il 2030, soltanto il primo, inerente al tasso di occupazione, sembra raggiungibile: con un valore del 76,1% nel 2025, il tasso di occupazione è infatti ben avviato verso il traguardo del 78%. Alcuni Paesi risultano tuttavia ormai tagliati fuori: Belgio, Romania e Italia registrano scarti compresi tra 5,4 e 7,2 punti rispetto all’obiettivo nazionale per il 2030. Unitamente agli altri 7 Stati, che si «trovano a meno di 4 punti percentuali dai propri obiettivi nazionali», tali Paesi «dovranno compiere sforzi considerevoli entro la fine del decennio». Inoltre, il sotto-obiettivo teso a dimezzare il divario nel tasso di occupazione tra donne e uomini rimane ben lungi dall’essere raggiunto. Come rilevato nel documento di lavoro, «il divario si è solo lievemente ridotto dal 2021, passando da 10 a 9,6 punti percentuali».

Il secondo obiettivo principale, riguardante la formazione degli adulti, sta attraversando una fase di stasi. La crescita, estremamente contenuta, dal 37,4% nel 2016 al 39,5% nel 2022 «è insufficiente per raggiungere l’obiettivo principale dell’UE, ovvero che il 60% degli adulti partecipi a un percorso formativo ogni anno entro il 2030». Anche il sotto-obiettivo relativo alle competenze digitali di base, che dovrebbe interessare l’80% degli adulti entro il 2030, sta progredendo a un ritmo troppo lento: 55,6% nel 2023, a fronte del 53,9% nel 2021.

Infine, il terzo obiettivo, concernente la riduzione della povertà, appare fuori portata. Se entro il 2030 15 milioni di persone avrebbero dovuto affrancarsi dalla povertà o dall’esclusione sociale, la Commissione ne rileva solo 3,5 milioni. «Per raggiungere l’obiettivo entro il 2030 sarebbe necessaria una riduzione media annua di oltre 2 milioni di persone», il che impone «un’accelerazione significativa degli sforzi nel resto del decennio», sottolinea la Commissione.

Dinanzi a tale constatazione, la risposta fornita dall’esecutivo europeo appare decisamente debole. Sebbene il piano d’azione abbia prodotto 7 direttive e 8 regolamenti, la comunicazione contiene soltanto due misure di punta, peraltro già annunciate: una direttiva sugli alloggi a prezzi accessibili (Affordable Housing Act, la cui presentazione era prevista per il 9 settembre) e la legge sui posti di lavoro di qualità (Quality Jobs Act), giunta oramai alla seconda fase di consultazione delle parti sociali europee (cfr. infra). Queste ultime sono inoltre interpellate su un «possibile orientamento dell’azione dell’UE in materia di inserimento lavorativo delle persone che affrontano ostacoli significativi all’occupazione» (cfr. documento di consultazione). Il resto della comunicazione si limita ad elencare una serie di interventi – in parte già noti – di cui risulta difficile intuire la capacità di  risollevare la situazione.

Ad esempio, di fronte alla sfida rappresentata dall’intelligenza artificiale, la Commissione annuncia la creazione di un gruppo di esperti di alto livello con l’incarico di elaborare «scenari relativi alla potenziale evoluzione a lungo termine dell’occupazione» e di esaminare come tali impatti «possano essere anticipati e gestiti nel modo più efficace e possibile». In sintesi, il «pilastro sociale» continua ancora ad essere considerato una «bussola per un’Europa sociale forte e resiliente», ma la sua concreta attuazione ne rappresenta ormai solo un lontano riflesso. Peggio ancora, nella sua comunicazione, forse nel timore di essere tacciata di eccessivo ardire, la Commissione spiega di voler «raddoppiare gli sforzi per garantire che l’acquis sociale rimanga adeguato ai propri obiettivi», il che «comporta in particolare di sottoporre i quadri giuridici esistenti a stress test […] al fine di individuare gli ostacoli pratici all’attuazione e le possibilità di semplificazione». In altri termini, si sta preparando l’opinione pubblica all’eventuale adozione di una direttiva «omnibus» in materia sociale volta finalizzata a semplificare l’acquis comunitario.

Attualità sociale europea

Legislazione

Un documento di domande e risposte sulla trasparenza salariale. Il 6 agosto la Commissione Europea ha pubblicato un documento di domande e risposte per agevolare l’attuazione della direttiva sulla trasparenza retributiva. Nello specifico, viene chiarito che i pagamenti e i benefit in denaro o in natura, erogati su base collettiva alla totalità dei lavoratori senza alcuna eccezione, e non soggetti ad alcun criterio di ammissibilità (come buoni pasto, smartphone o computer portatili), non vanno presi in considerazione. Le FAQ specificano inoltre che tali chiarimenti esprimono «le opinioni preliminari della Commissione» e non ne rappresentano la posizione ufficiale.

Attualità sociale

Adottata in commissione la relazione del Parlamento Europeo sui rischi psicosociali. Il 2 settembre, la Commissione occupazione e affari sociali ha approvato a larga maggioranza la relazione di iniziativa legislativa a cura di Estelle Ceulemans (S&D), con 41 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astensioni. Il testo, affiancato da una proposta di direttiva, auspica l’adozione di una disciplina che fissi norme minime comuni, orientata in particolare a riconoscere i disturbi psicosociali come malattie professionali, a regolamentare la gestione algoritmica e l’intelligenza artificiale, nonché a garantire il diritto alla disconnessione (cfr. comunicato). La Confederazione Europea dei Sindacati ha accolto positivamente l’approvazione del documento, sollecitando l’introduzione di una legislazione vincolante (cfr. comunicato).

Relazione sull’applicazione della direttiva sui salari minimi. Il 23 luglio la Commissione Europea ha reso nota la prima Relazione sull’applicazione della direttiva 2022/2041 relativa ai salari minimi adeguati. Il documento si basa sui dati trasmessi dagli Stati membri e sui rispettivi piani d’azione intesi a promuovere la contrattazione collettiva laddove il tasso di copertura risulti inferiore alla soglia dell’80%, condizione che interessa attualmente 18 paesi. Alla data del 15 giugno 2026, la Commissione aveva ricevuto i piani d’azione da parte di 12 Stati membri, tutti risultati conformi ai requisiti stabiliti dalla direttiva.

Sostegni in caso di ristrutturazione. Il 24 luglio la Commissione Europea ha proposto di stanziare oltre 410.000 euro attinti dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione a sostegno dei lavoratori espulsi dal lavoro (FEG). La misura è destinata ad aiutare i 235 lavoratori licenziati dal fornitore automobilistico finlandese Valmet Automotive (cfr. comunicato).

Commemorazione degli infortuni sul lavoro. Il 7 agosto, la Vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, Roxana Mînzatu, ha proposto di dichiarare l’8 agosto «Giornata europea in memoria delle vittime degli infortuni sul lavoro». La data richiama l’8 agosto 1956, giorno in cui 262 lavoratori di 12 diverse nazionalità persero la vita nella miniera di carbone del Bois du Cazier, a Marcinelle, in Belgio (cfr. comunicato).

Dialogo sociale intersettoriale

Reazioni alla consultazione sulla legge relativa ai posti di lavoro di qualità. Il 20 luglio la Commissione Europea ha avviato la seconda fase di consultazione delle parti sociali europee sul futuro “Quality Jobs Act”, fissando al 28 settembre il termine per la trasmissione delle risposte (cfr. comunicato). Nel documento di consultazione, affiancato da un documento di lavoro elaborato dai servizi della Commissione stessa, vengono delineate le direttrici d’azione individuate in cinque ambiti primari: il diritto alla disconnessione e al telelavoro, la gestione algoritmica, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro (con riferimento a rischi psicosociali, ergonomici, termici e legati all’uso di schermi), la tutela dei lavoratori nel subappalto e la giusta transizione. Il testo illustra inoltre i meccanismi volti a migliorare l’applicazione della normativa vigente e a promuovere il dialogo sociale. La Confederazione Europea dei Sindacati giudica tali linee d’azione prive della necessaria ambizione, sollecitando una legislazione vincolante anziché semplici linee guida sui cinque temi, in special modo per quanto riguarda il diritto alla formazione, il diritto alla disconnessione e una rigorosa regolamentazione del subappalto (cfr. comunicato). Le organizzazioni imprenditoriali, dal canto loro, pur non avendo espresso una reazione diretta all’avvio di questa seconda fase, confermano l’orientamento già manifestato nella prima: una migliore attuazione del diritto vigente, la semplificazione dell’acquis sociale e l’impiego di strumenti non vincolanti.

Dialogo sociale settoriale

Un programma di lavoro nel settore della sicurezza privata. Il 27 maggio, le parti sociali europee del settore della sicurezza privata hanno approvato il Programma di lavoro 2026-2028 nel rendono nota la loro intenzione di incidere con decisione sulla revisione della disciplina in matria di appalti pubblici. L’obiettivo è far sì che i bandi di gara prendano in considerazione criteri sociali e di qualità, imponendo il rispetto del diritto del lavoro e dei contratti collettivi, anziché privilegiare in modo esclusivo il prezzo più basso (cfr. comunicati di UNI Europa e CoeSS).

Dall’Europa

Google (Noto Color Emoji 17.0)Germania

Un piano d’azione per rafforzare la contrattazione collettiva. Il 22 luglio il Governo federale ha adottato un Piano d’azione nazionale volto a rafforzare la contrattazione collettiva, come previsto dalla direttiva relativa a salari minimi adeguati per i Paesi in cui il tasso di copertura contrattuale è inferiore all’80%  (cfr. comunicato). La  Germania resta ancora lontana da questa soglia, con una copertura scesa al 49% nel 2024, contro il 79% del 1996. Tra  le misure figurano la legge federale Bundestariftreuegesetz, in vigore dal 1° maggio, che vincola l’aggiudicazione degli appalti pubblici federali superiori a 50.000 euro al rispetto di condizioni di lavoro conformi ai contratti collettivi, e l’introduzione di un futuro diritto di accesso digitale per i sindacati presso le imprese. Stando alle valutazioni del professor Thorsten Schulten, tuttavia, il piano difficilmente garantirà una svolta effettiva: persino il Bundestariftreuegesetz, pur essendo il provvedimento di maggior rilievo, presenta un ambito di applicazione così circoscritto da poter generare impatti esclusivamente limitati.

Google (Noto Color Emoji 17.0)Danimarca

La carta d’identità professionale diventa obbligatoria nei grandi cantieri. Il 3 settembre il Parlamento ha approvato il disegno di legge governativo (cfr. IR Notes 278) che impone l’obbligo della carta d’identità professionale nei cantieri edili il cui valore contrattuale superi i 100 milioni di corone danesi (circa 13,4 milioni di euro). La misura ha lo scopo di contrastare il lavoro sommerso, lo sfruttamento della manodopera straniera e il dumping sociale (cfr.  comunicato).

Google (Noto Color Emoji 17.0)Spagna

Sanzione per le consegne durante l'ondata di caldo. L'Ispettorato del Lavoro della Catalogna ha aperto un procedimento sanzionatorio a carico di Glovo per aver proseguito le attività di consegna l'8 luglio a Barcellona, in concomitanza con un’allerta meteo rossa (40 °C). Secondo l’ispettorato, l’azienda ha infranto sia il protocollo interno – che in presenza di condizioni meteorologiche estreme prevede la sospensione del servizio e la disconnessione dei rider in bicicletta, monopattino o moto, sia la legislazione vigente che prevede l’interruzione dell’attività lavorativa qualora non sia possibile garantire la tutela dei lavoratori. L’infrazione, considerata grave, espone Glovo a una sanzione pecuniaria  compresa tra 2.451 e 49.180 euro (cfr. articolo di El País).

Dalle aziende

Comitati Aziendali Europei

I sindacati di Aer Lingus chiedono la consultazione del comitato aziendale europeo di IAG. Si inasprisce il braccio di ferro sul piano sociale all’interno compagnia aerea irlandese Aer Lingus. La controllata del gruppo IAG prevede la soppressione di 500 posti di lavoro (circa 70 piloti, 140 membri dell’equipaggio di cabina e 290 dipendenti della sede centrale) con l'obiettivo di riportare il proprio margine operativo al 12-15, come richiesto dalla capogruppo. Già l’11 agosto, il sindacato dei piloti irlandesi (IALPA) aveva sollecitato l’intervento del comitato aziendale europeo di IAG, ritenendo la ristrutturazione di carattere  «transnazionale», in quanto riconducibile a una politica di margine stabilita a livello di gruppo (cfr. articolo di The Irish Times). L’azienda ha respinto tale qualificazione, sostenendo che i tagli riguardano solo il personale irlandese, e sono pertanto soggetti al diritto del lavoro locale. Le trattative con i piloti si sono interrotte il 25 agosto, a seguito della decisione della direzione di liquidare l’intervento del comitato aziendale europeo come una semplice «mossa a scopi di comunicazione» (cfr. articolo di The Irish Times). Il giorno successivo, il sindacato Fórsa (rappresentativo del personale della sede centrale) ha a sua volta richiesto la sospensione delle consultazioni nazionali fino alla conclusione della procedura volta ad ottenere la partecipazione del comitato aziendale europeo (cfr. articolo di The Irish Times). Le organizzazioni sindacali si richiamano a un precedente: una sentenza emessa il 18 settembre 2023 dall’Audiencia Nacional di Madrid. In tale occasione, l’organo giudiziario aveva stabilito che i tagli di personale decisi da IAG nel 2020 (12.000 esuberi presso British Airways e 500 presso Aer Lingus) configurassero effettivamente una misura «transnazionale» ai sensi dell’accordo istitutivo del comitato aziendale europeo del gruppo, accertando la violazione dell’obbligo di informazione da parte di IAG. In tale contesto, la posizione della dirigenza risulta sorprendente, poiché il rifiuto di coinvolgere il comitato aziendale europeo rischia di compromettere il dialogo sociale e l’attuazione della ristrutturazione.

Accordo quadro globale

Pressioni per il rinnovo di un accordo globale. In una lettera inviata il 29 luglio a oltre 80 investitori, la federazione sindacale internazionale UNI Global Union ha invitato gli azionisti del colosso mondiale dei call center TP (ex Téléperformance) a sollecitare la direzione affinché rinnovi l’Accordo quadro globale sottoscritto nel 2022, facendo leva sulla «reputazione» della multinazionale. Segnalate diverse violazioni dei diritti sindacali, UNI Global evidenzia che «un’azienda esposta a un rischio così elevato di controversie in materia di relazioni industriali deve assumere impegni con un sindacato mondiale». L’intervento degli investitori «ha svolto un ruolo determinante nel condurre l’azienda al tavolo negoziale e nel definire l’accordo iniziale del 2022», sottolinea UNI Global, convinta che il loro sostegno rimanga «ancora essenziale per favorire il ripristino di un dialogo costruttivo».

Dati & Analisi

Primo bilancio della direttiva relativa a salari minimi adeguati

Il 23 luglio la Commissione Europea ha pubblicato la prima relazione sull’attuazione della direttiva 2022/2041 relativa ai salari minimi adeguati nell’UE. Elaborato a partire dai dati trasmessi dagli Stati membri, il documento analizza sia l’evoluzione delle retribuzioni minime nei Ventisette, sia l’efficacia dei piani d’azione volti a rafforzare la contrattazione collettiva nei Paesi in cui la copertura risulta inferiore all’80%. Sebbene la prima parte presenti un livello di approfondimento inferiore allo studio annuale condotto da Eurofound (la cui pubblicazione è prevista per il mese di settembre), la valutazione dei piani d’azione traccia invece il percorso da seguire per rilanciare la contrattazione collettiva. Diciotto Stati membri si collocano al di sotto del valore soglia dell’80% fissato dalla direttiva, con la Polonia che chiude la graduatoria (11,6%). Soltanto 12 di questi Paesi hanno inviato un piano d’azione alla Commissione, la quale ritiene tuttavia prematuro stimarne l’effettivo impatto, valutabile unicamente in funzione dell’evoluzione futura dei tassi di copertura.

Statistiche chiave

11 %

Nel 2025, l’11% dei giovani tra i 15 e i 29 anni nell’Unione Europea rientrava nella categoria dei NEET, giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. Per questa fascia d’età, l’UE ha fissato un obiettivo europeo di riduzione della percentuale di giovani NEET dal 12,6% del 2019 al 9% entro il 2030 (cfr. comunicato). I tassi più bassi si sono registrati nei Paesi Bassi (5,3%), in Svezia (5,9%) e in Slovenia (7,6%), mentre dieci paesi presentavano tassi superiori alla media dell’UE, con i  valori più elevati riscontrati in Italia, in Grecia (13,6%), in Bulgaria (13,8%) e in Romania (19,2%).

Giovani (di età compresa tra i 15 e i 29 anni) né occupati né inseriti in un percorso di istruzione o formazione, 2025

Tre domande a…

Jean-Philippe Lhernould

Mikael Hansson

Docente di Diritto del lavoro presso l’Università di Uppsala

A proposito della fine dello sciopero Tesla in Svezia 

“I sindacati si sono semplicemente imbattuti in un avversario grande quanto loro, altrettanto forte e altrettanto pronto a dare battaglia”

Dopo quasi tre anni di sciopero al fine di ottenere da Tesla la firma di un contratto collettivo per le sue attività in Svezia, il sindacato dei metalmeccanici IF Metall ha annunciato il 19 agosto la fine della mobilitazione. Come si è arrivati a questa conclusione?

In concreto, la direzione di Tesla sembra essere riuscita a raggiungere un accordo negoziale con tutti i lavoratori in sciopero iscritti a IF Metall; tale intesa ha indotto il sindacato a sospendere la protesta, non contando più alcun tesserato all’interno dell’azienda. È stato quindi attraverso trattative individuali con ciascun dipendente coinvolto che Tesla è riuscita, alla fine, ad avere la meglio nel braccio di ferro con IF Metall.

Il caso rappresenta un fallimento per il modello sindacale svedese?

Non si tratta certamente di una vittoria per IF Metall, ma non si può affermare che il modello svedese di relazioni industriali sia stato messo in discussione, trattandosi di una vertenza del tutto eccezionale. In primo luogo, per la sua durata: nessun conflitto di questo tipo si è ma protratto così a lungo nell’era moderna. In secondo luogo, per l’entità delle risorse finanziarie messe in campo da Tesla pur di raggiungere il proprio obiettivo, ossia evitare la sottoscrizione di un contratto collettivo con IF Metall. Di norma, quando un’azienda privata non aderente a un’organizzazione datoriale si rifiuta di applicare un contratto collettivo, il sindacato riesce a imporre la propria posizione attraverso lo sciopero, spesso sostenuto da azioni di solidarietà promosse da sindacati di altri settori al fine di esercitare una pressione finanziaria tale sull’azienda da costringerla a cedere. Nel caso di Tesla, tuttavia, si può dire che il sindacato IF Metall si sia scontrato con un avversario di grande calibro. Tesla ha sostenuto costi considerevoli e, per un motivo o per l’altro, ha ritenuto tale costo accettabile. È improbabile che uno scenario simile si replichi in futuro: risulterebbe troppo oneroso per entrambe le parti.

Tuttavia, con questa vicenda – così come con le misure adottate da Tesla nello stabilimento nei pressi di Berlino per impedire all’IG Metall di insediarsi – il costruttore americano sta forse dimostrando che, disponendo di risorse sufficienti, sia possibile aggirare i sistemi nazionali di relazioni industriali?

In effetti sì, ed è proprio questo l’aspetto che rende la vicenda così peculiare. Nel modello svedese di relazioni industriali, in cui la contrattazione collettiva è preminente, i sindacati fanno leva sul proprio “peso economico” per costringere le piccole imprese a integrarsi nel sistema negoziale. In questa circostanza, si sono semplicemente imbattuti in un avversario grande quanto loro, altrettanto forte e altrettanto pronto a dare battaglia: in un certo senso, quindi, piuttosto che a un aggiramento del modello svedese, assistiamo alla mera applicazione del suo stesso meccanismo di regolamentazione del mercato del lavoro. Uno dei due contendenti doveva cedere e, in questo caso specifico, è stato IF Metall.

IR Dictionary

Il caso Laval un Partneri

Il 18 dicembre 2007, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza (causa C-341/05, Laval un Partneri) relativa a un'azione collettiva promossa da un sindacato svedese del settore edile. L'obiettivo era indurre un'azienda lettone, che aveva distaccato dei lavoratori in un cantiere in Svezia, a firmare il contratto collettivo di settore vigente nel Paese, in modo da retribuire i dipendenti lettoni allo stesso livello di quelli svedesi, evitando così qualsiasi forma di dumping sociale. La Corte ha riconosciuto che il diritto di intraprendere un'azione collettiva costituisce un diritto fondamentale dell'Unione Europea, decisione immediatamente accolta con favore dal movimento sindacale. Tuttavia, poco oltre, la sentenza affermava che l'esercizio di tale diritto non è idoneo a «sottrarre siffatta azione dall'ambito di applicazione del diritto comunitario»: esso deve infatti essere esercitato in equilibrio con altri diritti fondamentali, quali la libertà di stabilimento o la libera prestazione dei servizi. Una posizione alla quale la quale i sindacati si sono ribellati.

Prossimi eventi

11 settembre
Bruxelles

Capire il 28°regime

L’Istituto Sindacale Europeo organizza un Forum di esperti dedicato alla proposta di un 28° regime, con particolare attenzione all’analisi degli aspetti fiscali e sociali.

15 settembre
Strasburgo

Pacchetto per una mobilità equa

La Commissione Europea presenterà il pacchetto di misure sulla mobilità equa dei lavoratori (Fair labour mobility package), che include una proposta relativa alla «tessera europea di sicurezza sociale», una proposta di regolamento intesa a rafforzare l’Autorità Europea del Lavoro e un’iniziativa per promuovere la portabilità delle competenze (cfr. agenda).

16-18 settembre
Oslo

Disuguaglianze nel mercato del lavoro

19 ottobre
Lussemburgo

Consiglio Occupazione e affari sociali

Il team

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IR Notes 280 – Maggiore peso ai criteri sociali nelle norme sugli appalti pubblici

Il 9 settembre la Commissione Europea ha presentato una proposta di regolamento – […]

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