IR Notes 280 – Maggiore peso ai criteri sociali nelle norme sugli appalti pubblici

  • September 24, 2026

Maggiore peso ai criteri sociali nelle norme sugli appalti pubblici

Prima Pagina

Maggiore peso ai criteri sociali nelle norme sugli appalti pubblici

Il 9 settembre la Commissione Europea ha presentato una proposta di regolamento – il Public Procurement Act – finalizzata a modernizzare il quadro normativo dell’Unione in materia di appalti pubblici e concessioni, i quali rappresentano complessivamente il 15% del PIL dell’UE (cfr. comunicato e domande e risposte della Commissione).

La riforma mira a superare il criterio del minor prezzo a favore del «miglior rapporto qualità-prezzo», che diventerebbe il metodo di aggiudicazione di riferimento. In base alla proposta, i criteri qualitativi — ambientali, sociali e d’innovazione — dovranno incidere per almeno il 30% sul punteggio complessivo ai fini dell’aggiudicazione di un appalto. Tale quota salirà fino al 50% nei settori ad alta intensità di manodopera, quali i servizi di pulizia, la vigilanza privata o i servizi sociali. Il testo vieta inoltre il subappalto dell’intero contratto, una pratica che presenta rischi di dumping sociale e di sfruttamento dei lavoratori (cfr. anche la valutazione d’impatto della Commissione). 

La proposta è stata accolta favorevolmente, in linea generale, dalle parti sociali, sebbene per motivazioni talvolta divergenti, il che lascia presagire un’intensa attività di lobbying durante l’iter legislativo presso le istituzioni europee. Sul versante datoriale, BusinessEurope sostiene gli sforzi di semplificazione, ma esprime il timore che «l’accumulo di obiettivi secondari  riduca la concorrenza e appesantisca gli oneri amministrativi» (cfr. comunicato). Questa posizione cauta cela alcune spaccature all’interno del mondo imprenditoriale. Diverse associazioni datoriali dei settori ad alta intensità di manodopera, tra cui quello della vigilanza privata, hanno sottoscritto, insieme alla federazione sindacale europea UNI Europa, dichiarazioni congiunte per chiedere il superamento del criterio del minor prezzo e la promozione della contrattazione collettiva (cfr. dichiarazione UNI Europa – CoeESS). SMEunited, che rappresenta artigiani e PMI, accoglie esplicitamente con favore l’abolizione del criterio del minor prezzo e l’introduzione obbligatoria del rapporto qualità-prezzo, accompagnata da una ponderazione minima per i criteri qualitativi (cfr. comunicato). Le imprese del settore edile (FIEC) valutano positivamente l’obbligo di respingere le offerte anormalmente basse e procederanno all’analisi delle misure proposte per regolamentare il subappalto (cfr. comunicato).

Dal lato sindacale, la Confederazione Europea dei Sindacati (CES), attraverso la segretaria generale Esther Lynch, ha accolto il testo come «un’occasione decisiva per garantire che le risorse pubbliche favoriscano l’occupazione di qualità e la contrattazione collettiva», ricordando come la corsa al minor prezzo si sia «rivelata disastrosa per la qualità di beni e servizi» (cfr. comunicato). Nel complesso, le federazioni sindacali europee valutano favorevolmente il superamento del criterio del minor prezzo, definito come una «corsa al ribasso» dannosa per i lavoratori. Emergono tuttavia, in modo convergente, alcuni elementi di critica. In materia di subappalto,  le federazioni (ETF, FETBB, Effat) deplorano l’assenza di una responsabilità solidale lungo l’intera filiera e l’insufficienza delle misure di contrasto agli abusi; alcune sollecitano inoltre  l’introduzione di un tetto al numero di livelli di subappalto. Per quanto riguarda le condizioni sociali, le medesime federazioni contestano il fatto che il mancato rispetto del diritto del lavoro non costituisca una causa di esclusione obbligatoria e che i requisiti sociali rimangano in larga misura facoltativi (cfr. comunicati ETF, FETBB, Effat). Sul fronte della contrattazione collettiva, UNI Europa e la CES chiedono che le imprese che applicano i contratti collettivi beneficino di una preferenza sistematica nell’assegnazione degli appalti (cfr. comunicato UNI Europa). Altre organizzazioni evidenziano carenze specifiche nei propri settori di riferimento: è il caso dell’Effat, che lamenta garanzie insufficienti per il comparto della ristorazione collettiva (cfr. comunicato). L’adozione definitiva del testo non è prevista prima del 2027, mentre, l’entrata in vigore è programmata per il primo semestre del 2029.

Attualità sociale europea

Legislazione

Rendicontazione di sostenibilità. A seguito della direttiva omnibus adottata per semplificare la rendicontazione  di sostenibilità, il 21 settembre sono stati pubblicati sulla GUUE due regolamenti delegati del 3 luglio: 1) il Regolamento delegato 2026/1560 che integra la direttiva 2013/34/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, stabilendo principi di rendicontazione di sostenibilità ad uso volontario da parte delle imprese protette dal limite per la catena del valore; 2) il Regolamento delegato 2026/1563 che modifica il regolamento delegato (UE) 2023/2772 per quanto riguarda la semplificazione di taluni principi di rendicontazione di sostenibilità. Le nuove norme europee di rendicontazione di sostenibilità (ESRS) entreranno in vigore il 10 novembre e saranno applicabili alle relazioni relative all’esercizio il 2027.

Progetti

Iniziative volte a promuovere la mobilità della manodopera. Il 15 settembre la Commissione Europea ha presentato un pacchetto di misure sulla mobilità equa della manodopera (Fair Labour Mobility Package), composto da una comunicazione e da cinque proposte legislative, volte in particolare a rafforzare la tutela dei lavoratori mobili rispetto agli abusi, a facilitare il riconoscimento delle qualifiche e a semplificare le procedure transfrontaliere (cfr. comunicato e domande e risposte). Il pacchetto mira a conciliare competitività delle imprese (semplificazione, riduzione degli oneri amministrativi…) e tutela dei lavoratori mobili, ivi compresi i cittadini di paesi terzi, più esposti agli abusi, senza tuttavia operare una netta distinzione tra i due aspetti, spiegando così perché sia le imprese, sia i sindacati, possano contemporaneamente dichiararsi parzialmente soddisfatti e manifestare preoccupazione. La Commissione ha presentato cinque proposte legislative:

Nella comunicazione, la Commissione conferma – come indicato nella Comunicazione sul 28° regime per le imprese dell’UE (cfr. IR Notes 270 – che «nel 2027 elaborerà una proposta legislativa volta a consentire il telelavoro transfrontaliero a tutti gli effetti per le start-up e le scale-up in tutta l’Unione».

La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) accoglie con favore il rafforzamento dell’Autorità Europea del Lavoro (ELA), pur esprimendo preoccupazione per il «telelavoro transfrontaliero» contemplato nell’ambito del 28° regime, e chiede una riunione d’urgenza sul tema con la vicepresidente Mînzatu. «Qualsiasi lacuna che possa favorire il dumping sociale o qualsiasi minaccia di una “corsa al ribasso” deve essere eliminata», insiste la CES (cfr. comunicato). BusinessEurope accoglie con favore tali progressi e chiede la creazione, in seno all’ELA, di uno sportello dedicato alle imprese, come dichiarato dal Direttore Generale Markus Beyrer (cfr. comunicato).

Attualità sociale

Rafforzamento dell’organico e delle condizioni di lavoro nel settore sanitario. Il 17 settembre i deputati europei hanno adottato una relazione d’iniziativa che invita la Commissione a elaborare «una strategia europea globale e a lungo termine per il personale sanitario», la quale preveda in particolare un aumento dell’organico di almeno un milione di operatori nel periodo 2028-2034. La relazione sottolinea la necessità di migliorare le condizioni di lavoro attraverso, da un lato, una raccomandazione del Consiglio, che dovrebbe in particolare riconoscere «i livelli di personale non sicuri come un rischio professionale», e, dall’altro, un quadro normativo vincolante che preveda controlli sul carico di lavoro e sul rapporto numerico medici/pazienti e infermieri/pazienti, nonché misure volte ad alleggerire il carico fisico, psicologico e amministrativo che grava sugli operatori sanitari.

Sostegno alle ristrutturazioni in Finlandia. L’8 settembre la Commissione Europea ha proposto di stanziare 1,1 milioni di euro del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro (FEG) a sostegno di 351 lavoratori finlandesi licenziati da quattro produttori di carta (cfr. comunicato).

Lotta contro le disuguaglianze di genere in materia di salute. Il 16 settembre l’Europarlamento ha adottato una relazione d’iniziativa relativa alle disuguaglianze in materia di salute, con particolare riferimento alle malattie specifiche di genere. In materia di occupazione, deplorano il fatto che, nonostante la prevalenza tra le donne di sintomi gravi legati alla perimenopausa e alla menopausa, queste ultime non siano ancora integrate nelle politiche e nelle strategie di salute sul lavoro. A loro parere, la menopausa deve essere «riconosciuta come un problema di salute pubblica significativo» al fine di mantenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Giurisprudenza

Un tatuaggio può escludere una candidata dal concorso di polizia? L’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’UE ha presentato le conclusioni in una causa relativa a un rinvio pregiudiziale italiano concernente l’esclusione di una candidata dal concorso di polizia. La donna, dopo aver superato la prova scritta, è stata esclusa per la presenza di un piccolo tatuaggio a forma di fiore sul polpaccio sinistro. Secondo l’avvocato generale non sarebbe giustificata l’esclusione automatica «per la presenza di un tatuaggio in una zona non coperta dall’uniforme, allorché lo stesso sia visibile solo in caso di utilizzo della divisa ordinaria, prevista per i servizi di rappresentanza, che è diversa per gli uomini e per le donne e che, per le donne, include gonna e scarpe décolleté». Spetterà ora alla Corte di Giustizia europea pronunciarsi definitivamente in merito.

Dialogo sociale settoriale

Una dichiarazione congiunta contro molestie e violenza nel settore assicurativo. Il 17 settembre le parti sociali europee del settore assicurativo hanno sottoscritto un nuovo Protocollo aggiuntivo volto a contrastare la violenza e le molestie sui luoghi di lavoro. Il documento aggiorna la Dichiarazione congiunta sulla diversità, l’inclusione e la non discriminazione firmata nel 2022. Il Protocollo estende esplicitamente il principio della «tolleranza zero» anche al lavoro digitale e da remoto, «dove le molestie facilitate dalla tecnologia, come il cyberbullismo, costituiscono un rischio crescente», precisano i firmatari. Considerato che le donne rappresentano la stragrande maggioranza delle vittime, il testo adotta una prospettiva di genere, definisce linee guida e riconosce l’impatto sul luogo di lavoro sia della violenza esercitata da terzi , sia della violenza domestica (cfr. comunicato).

Dall’Europa

Google (Noto Color Emoji 17.0)Spagna

Maggiore trasparenza per i lavoratori. Il Regio Decreto 723/2026, pubblicato il 9 settembre, recepisce la Direttiva 2019/1152 relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’UE. Il nuovo testo sostituisce integralmente il Regio Decreto 1659/1998, che finora disciplinava gli obblighi di informazione a carico delle aziende riguardo agli aspetti essenziali del rapporto di lavoro, da comunicare fin dal primo giorno di lavoro. Dal 5 ottobre, il lavoratore potrà chiedere per iscritto al datore di lavoro informazioni dettagliate su diversi aspetti del rapporto di lavoro, tra cui: descrizione della mansione; retribuzione fissa e variabile (comprese le modalità di calcolo di quest’ultima); durata del periodo di prova; diritto alla formazione; identità del datore di lavoro in caso di lavoro tramite agenzia; procedura e termini applicabili in caso di licenziamento; modalità di modifica dell’orario di lavoro; eventuale utilizzo di algoritmi nelle decisioni relative alle condizioni di lavoro; piano per la parità e protocollo contro le molestie; nonché sulle norme specifiche applicabili ai lavoratori distaccati all’estero. L’azienda sarà tenuta a rispondere entro trenta giorni lavorativi e a comunicare per iscritto ogni successiva modifica di tali aspetti. Il decreto non introduce nuove sanzioni: l’inadempimento dell’obbligo di informazione scritta continuerà ad essere qualificato come infrazione lieve. Le imprese dovranno quindi rivedere, entro il 5 ottobre, i propri modelli di contratti di lavoro e le procedure interne, in modo da poter fornire le informazioni richieste entro i termini previsti (cfr. comunicato del Ministero del Lavoro).

Dalle aziende

Comitati Aziendali Europei

Coordinamento sindacale sulla fusione TK Elevator – KONE. La federazione sindacale internazionale IndustriAll Global Union e la sua controparte europea, IndustriAll Europe, hanno riunito, il 4 settembre, circa 80 rappresentanti sindacali provenienti da tredici paesi «al fine di coordinare una risposta comune al progetto di acquisizione di TK Elevator da parte di KONE». Annunciata lo scorso giugno e attualmente al vaglio di diverse autorità antitrust, la fusione dovrebbe essere completata nel 2027 e dare vita a un gruppo con oltre 100.000 addetti in tutto il mondo, di cui circa 45.000 in Europa. I partecipanti alla riunione hanno concordato di: istituire un gruppo di coordinamento permanente; inviare una lettera congiunta ai CEO delle due aziende volta ad ottenere diverse garanzie e il «pieno rispetto dei diritti all’informazione e alla consultazione»; convocare una riunione congiunta dei due comitati aziendali europei; interpellare le autorità antitrust e gli eurodeputati dei paesi interessati (cfr. comunicato).

Un comitato aziendale europeo rafforzato in Vinci. La direzione del gruppo Vinci e il gruppo speciale di negoziazione, espressione del comitato aziendale europeo, hanno sottoscritto, il 28 agosto, la revisione dell’accordo istitutivo del comitato aziendale europeo. Il testo è stato rivisto sotto diversi profili, in particolare attraverso il rafforzamento del ruolo e delle risorse della commissione CSR, il cui numero di riunioni passa da due incontri annuali di mezza giornata a tre incontri di tre mezze giornate, durante i quali la direzione dovrà fornire informazioni su tutti gli infortuni sul lavoro letali. Inoltre, i supplenti potranno d’ora in poi partecipare ai gruppi di lavoro, finora riservati ai titolari. È stata rafforzata anche la clausola di tutela dei lavoratori. 

Secondo Alexandra Charton, segretaria del comitato aziendale europeo, «questo accordo rafforza la capacità del CAE di rappresentare i lavoratori europei, di anticipare con maggiore efficacia le trasformazioni del gruppo e di portare avanti le questioni sociali, di salute e sicurezza sul lavoro, nonché quelle elative alla responsabilità sociale d’impresa. È un’ importante conferma di continuità verso un dialogo sociale europeo più efficace e più vicino alla realtà sul campo».

Ristrutturazioni

Trasferimento di attività a lavoratori autonomi. La Federazione sindacale europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) ha riunito a Bruxelles i rappresentanti sindacali del gruppo logistico statunitense UPS per fare il punto sull’avanzamento dei progetti di ristrutturazione, in particolare nel Regno Unito e in Belgio. In Belgio, il gruppo intende tagliare 525 posti di lavoro su 800 (cfr. scheda ERM Eurofound). «In ciascun paese oltre la metà dei lavoratori rischia il licenziamento e sarà in gran parte sostituita da lavoratori chiamati a svolgere le stesse mansioni nell’ambito di una catena di subappalto e in condizioni più precarie», denuncia l’ETF (cfr. comunicato), che intende avvalersi di questo caso nel quadro della revisione della legislazione europea sugli appalti pubblici e del futuro Quality Job Act europeo, nonché nelle discussioni in corso sulla limitazione delle catene di subappalto.

Diritti sociali fondamentali 

Rispetto dei diritti sindacali presso Mercedes-Benz. La federazione sindacale internazionale IndustriAll Global Union e il sindacato statunitense United Auto Workers hanno presentato, il 15 settembre, un’istanza ufficiale al Punto di contatto nazionale tedesco presso l’OCSE chiedendo al Governo tedesco di agevolare il dialogo tra Mercedes-Benz e i sindacati in merito al trattamento dei lavoratori in Alabama. I Principi di responsabilità sociale e di diritti umani adottati da Mercedes-Benz impegnano esplicitamente il gruppo  al rispetto degli standard internazionali del lavoro. Eppure, secondo IndustriAll, «i legali di Mercedes-Benz hanno negato tali Principi, giudicandoli irrilevanti», definendoli semplicemente «un documento tra un’entità in Germania e un gruppo di sindacati in Germania» (cfr. comunicato).

Dati & Analisi

Una guida per affrontare la violenza domestica

Affrontare la violenza domestica anche come questione che riguarda al mondo del lavoro «richiede un approccio olistico, affinché i contratti collettivi e le politiche aziendali siano coordinati con gli interventi attuati in ambito domestico e sociale», evidenzia lo studio pubblicato dall’Istituto Sindacale Europeo (ETUI), che invita a creare «luoghi di lavoro sicuri, inclusivi ed equi», in particolare attraverso la contrattazione collettiva. Quest’ultima può infatti garantire alle vittime l’accesso a permessi retribuiti, alla tutela del reddito e a misure di riorganizzazione del lavoro, così da prevenire la perdita del posto di lavoro e favorirne l’indipendenza economica e la sicurezza. Il rapporto contiene numerose raccomandazioni rivolte ai negoziatori.

Statistiche chiave

21

Nel 2025, il salario minimo nazionale lordo è aumentato in 21 dei 22 Stati membri dell’UE in cui esso è in vigore. Secondo la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound), tale andamento riflette l’impatto positivo della direttiva sui salari minimi adeguati sui sistemi di determinazione delle retribuzioni minime.

I dati sono stati resi noti il 1° settembre nel rapporto annuale di Eurofound dedicato ai salari minimi. La pubblicazione, un riferimento in materia, rileva inoltre che, nel definire gli aumenti per il 2026, numerosi Stati membri hanno puntato ad allineare i livelli nominali del salario minimo a valori di riferimento, espressi in rapporto ai salari medi o mediani.

Crescita del potere d’acquisto dei percettori del salario minimo: tasso di variazione del salario minimo nazionale lordo, in termini reali e nominali, nei 22 Stati membri considerati, da gennaio 2025 a gennaio 2026 (in %).

Tre domande a…

Jean-Philippe Lhernould

Aude Cefaliello

Ricercatrice senior - Salute, sicurezza e condizioni di lavoro presso l’Istituto Sindacale Europeo (ETUI)

A proposito della prima relazione completa sulla gestione dei rischi psicosociali in Europa

“Questo tema può costituire un punto di partenza per affrontare questioni fondamentali come l’organizzazione del lavoro, un argomento di cui i comitati aziendali europei non si sono ancora occupati a sufficienza”.

Lei ha prodotto un nuovo rapporto sui rischi psicosociali nell’UE. Qual è il valore aggiunto rispetto ai precedenti lavori condotti su questo tema?

Per la prima volta una relazione presenta una visione così chiara e dettagliata della situazione nei 27 Stati membri dell’Unione, grazie agli esperti nazionali che hanno contribuito alla sua stesura. Finora, i lavori pubblicati sul tema si limitavano ad analizzare soltanto alcuni paesi. Il valore aggiunto sta nel fatto che ora forniamo una visione esaustiva a livello europeo. L’ulteriore contributo di questa relazione è che non si limita ai rischi psicosociali, ma analizza anche i concetti di stress, molestie e violenza sul lavoro, sia sotto il profilo giuridico, ovvero legislativo, sia dal punto di vista della contrattazione collettiva e della giurisprudenza in ciascuno Stato membro.

La relazione rappresenta altresì un tentativo di confutare le argomentazioni di chi si oppone a qualsiasi iniziativa legislativa?

In effetti, su questo tema delicato, sono state opposte ai ricercatori diverse argomentazioni: i rischi psicosociali sarebbero troppo complessi, e non sarebbe possibile definirli. I ricercatori hanno tuttavia concordato definizioni chiare, che sono state riprese nella recente relazione del Parlamento Europeo che chiede un’iniziativa legislativa. Ci è stato poi obiettato che non sarebbe possibile regolamentare i rischi psicosociali; eppure, la nostra relazione dimostra che, in 19 paesi, la legislazione affronta i rischi psicosociali e che, in 16 di essi, esistono obblighi aggiuntivi a carico del datore di lavoro in materia di prevenzione. Ci è stato poi ribattuto che i rischi psicosociali sono strettamente legati ai contesti nazionali e alla cultura di ciascun paese. Ma anche in questo caso esistono esempi di regolamentazione in tutti i paesi, tanto nell’Europa meridionale e centrale, che nei  Paesi scandinavi. Ci è stato inoltre obiettato che l’adozione di una legislazione vanificherebbe gli sforzi volti a trovare soluzioni attraverso la contrattazione collettiva. Eppure, la nostra relazione dimostra che i paesi dotati di una legislazione rigorosa hanno anche un dialogo sociale attivo su questo tema. La legge svolge il suo ruolo di rete di sicurezza, mentre il contratto collettivo la rafforza. Infine, alcuni ritengono che, poiché la direttiva quadro del 1989 copre già tutti i rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, sarebbe inutile adottare una direttiva specifica sui rischi psicosociali. Ebbene, esistono già di numerose direttive specifiche: sulla tutela dei lavoratori dall’esposizione al rumore, alle vibrazioni, ai rischi connessi al lavoro in quota, ecc. Ora abbiamo bisogno di una direttiva che sia specificamente rivolta ai rischi psicosociali. Diversi studi hanno evidenziato il costo economico di questi rischi e il loro impatto deleterio sulla salute. È ora di agire!

In materia di prevenzione dei rischi psicosociali, i comitati aziendali europei hanno un ruolo da svolgere?

I comitati aziendali europei hanno tutto l’interesse ad affrontare il tema della salute e della sicurezza sul lavoro, soprattutto in materia di rischi psicosociali. Da qui si può infatti partire per trattare questioni fondamentali, quali l’organizzazione del lavoro, ancora poco presente in seno ai comitati aziendali europei. Nell’ambito della gestione dei rischi psicosociali, è possibile, ad esempio, discutere di tematiche quali l’introduzione delle nuove tecnologie, l’autonomia dei lavoratori, la sorveglianza dei dipendenti o l’intensità del lavoro. Ho l’impressione che non si colga appieno quanto i rischi psicosociali siano una leva che, di riflesso, può incidere su numerose questioni motivo di preoccupazione, come le ondate di calore o la digitalizzazione.

> Sullo stesso tema: edizione inglese della relazione pubblicata lo scorso marzo (cfr. IR Notes 271) da Eurogip dedicata agli strumenti esistenti a livello internazionale in materia di prevenzione dei rischi psicosociali (RPS), nonché a un’analisi nazionale condotta in 12 paesi, di cui 7 Stati membri (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Spagna e Svezia).

IR Dictionary

Libera circolazione delle lavoratori

La libera circolazione delle persone è uno dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e, senza dubbio, uno dei più importanti e tangibili per i cittadini europei. Per i lavoratori, tale diritto alla libera circolazione sussiste sin dal Trattato di Roma, che istituì la Comunità Economica Europea nel 1957. L’attuale articolo 45 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea stabilisce che la libera circolazione dei lavoratori implica l’abolizione di ogni discriminazione fondata sulla nazionalità tra i lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l’occupazione, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro. Essa comporta, in particolare, il diritto di: 1) rispondere a offerte di lavoro effettive; 2) spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri; 3) prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi un'attività di lavoro, conformemente alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che disciplinano l'occupazione dei lavoratori nazionali; 4) rimanere, a condizioni che costituiranno l'oggetto di regolamenti stabiliti dalla Commissione, sul territorio di uno Stato membro, dopo aver occupato un impiego.

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