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IR Notes 142 – 20 maggio 2020
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Teresa Casertano, Responsabile Informazione, Comunicazione, Tecnologia e
Servizi (ICTS) dell’UNI Global Union
È stato siglato il 12 maggio
un Accordo
globale all’interno del gruppo
spagnolo di telecomunica-zioni Telefónica, per garantire la
sicurezza dei lavoratori che riprendono il lavoro dopo un
periodo di confinamento o di riduzione dell’attività dovuti
all’emergenza Coronavirus (cfr. 4. Aziende.) Perché è importante
questo accordo? Innanzitutto, si tratta del primo accordo a
livello mondiale di questo tipo firmato in seno ad un gruppo del
settore ICT. Il punto essenziale è l’accordo tra le parti secondo il
quale le modalità di ripresa del lavoro devono essere concordate in
via prioritaria tramite contrattazione collettiva a livello locale,
in conformità con i principi stabiliti dall’accordo globale. In
questo senso occorre sottolineare il rapporto di fiducia che ci lega
a Telefónica da circa 20 anni, con la quale abbiamo già siglato due
accordi globali: un Accordo quadro
internazionale nel 2014 e
un Accordo
sul diritto alla disconnessione nel 2019. Condividiamo, infatti, la convinzione che
sia prioritario utilizzare la contrattazione collettiva per
stabilire le condizioni di lavoro nei luoghi di lavoro. Con
l’insorgenza della pandemia da Covid-19, Telefónica è stata
costretta ad adottare misure di emergenza per garantire la
protezione dei dipendenti e, durante il periodo di confinamento, i
sindacati spagnoli UGT e CC.OO. hanno negoziato un accordo sulla
ripresa del lavoro applicabile alle attività spagnole. Su questa
scia, UNI e il Gruppo Telefónica hanno concordato di estendere i
principi contenuti in tale accordo alle attività globali. Abbiamo
quindi negoziato i principi fondamentali per i piani locali di
ripresa del lavoro, determinando standard minimi che dovranno poi
essere specificati e migliorati, tramite accordo, a livello locale.
Una delle misure più importanti è l’affermazione che il luogo in cui
i lavoratori sono più in sicurezza è quando lavorano da casa. Sono
previste diverse fasi di graduale ritorno sul posto di lavoro, ma in
ogni fase si darà la priorità al mantenimento del lavoro da casa.
Ove ciò non sia possibile, l’accordo specifica le condizioni di
sicurezza previste per lo svolgimento dell’attività. Sono state
aperte discussioni anche tra il management di Orange e l’alleanza
globale UNI di Orange nel contesto dell’Accordo globale sulla
salute e la sicurezza sul lavoro siglato nel 2014. Tuttavia, essendo già prevista nell’
accordo una disposizione sul contrasto alle pandemie, non è stato necessario negoziare un
accordo a parte.
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Bejakovic, Jan Czarzasty, Pascale Turlan, Frédéric Turlan
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Prima
Pagina
Il
telelavoro interessa 4 persone su 10 nell’UE
L’indagine
condotta da Eurofound tra oltre 80.000 lavoratori europei conferma un ricorso
massiccio al telelavoro per affrontare la pandemia da Covid-19. Più di un terzo
(37%) delle persone che attualmente lavorano nell’UE sono passate al telelavoro a
causa della pandemia. Nella fascia d’età compresa tra i 18-35 anni la percentuale
raggiunge perfino il 43%, ed è particolarmente elevata nei paesi nordici e nel
Benelux (il 60% circa in Finlandia; oltre il 50% in Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio
e Danimarca; il 40% o più in Irlanda, Svezia, Austria e Italia). Dall’indagine
emerge inoltre che il ricorso al telelavoro è una novità per molti dipendenti:
durante la pandemia, il 24% circa dei lavoratori ha adottato il telelavoro per la
prima volta. Sono invece il 56% i lavoratori che avevano già usufruito del
telelavoro e che lo praticano attualmente dall’inizio della pandemia. Altro punto
evidenziato dall’indagine è la compenetrazione fra lavoro e vita privata in questo
periodo di home working obbligato a causa del coronavirus. Più di un quarto degli
intervistati dichiara di dover lavorare nel tempo libero per portare a termine i
propri impegni professionali. Il ricorso al telelavoro, incoraggiato o addirittura
imposto dai governi, richiede pertanto un inquadramento. A questo proposito, in un
intervento al Parlamento spagnolo per annunciare un disegno di legge volto a
disciplinare il ricorso al telelavoro, la Ministro del Lavoro, Yolanda Diaz, ha
dichiarato che «non si tratta di una soluzione d’emergenza», ma «[il telelavoro] si
è imposto e resterà» (vedi articolo
pubblicato da Spain News). In Germania, il Ministro Federale del Lavoro, Hubertus
Heil, ha annunciato in un’intervista un disegno di legge in cantiere per il prossimo
autunno inteso a istituire un “diritto all’home office” (Recht auf
Homeoffice). L’obiettivo, se la tipologia di lavoro lo consente, è
garantire a tutti la possibilità di lavorare da casa anche dopo la fine della
pandemia, analogamente al diritto al part-time. Il diritto al lavoro flessibile, che
ricomprende la richiesta di usufruire del telelavoro, esiste già nella legislazione
britannica e olandese (cfr. Eurofound
– ILO, 2017, p. 47). In Francia, le parti sociali a livello
interprofessionale apriranno un negoziato sul ricorso al telelavoro. Il telelavoro
diventerà pertanto centrale in una nuova forma di organizzazione lavorativa nelle
aziende. La casa automobilistica PSA ha infatti annunciato, il 6 maggio, un piano
inteso a consentire il passaggio al telelavoro di tutti lavoratori non direttamente
addetti alla produzione, vale a dire 80.000 persone su un organico totale di 200.000
dipendenti in tutto il mondo, con l’obiettivo di trascorrere un giorno o un giorno
e mezzo alla settimana in sede (cfr. comunicato).
Illustrando il progetto in un video (in inglese),
Xavier Chéreau, Direttore delle Risorse Umane e della Trasformazione del gruppo, ha
evidenziato che questa organizzazione mira anche a ridurre la carbon footprint del
gruppo.
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1. Unione
Europea
Attualità
sociale
Revisione della direttiva sugli agenti biologici
: Hanno suscitato una viva controversia le
modalità di classificazione del Covid-19 in questa direttiva.
L’interrogativo è se il Covid-19 debba essere incluso nel gruppo 3: agenti che
possono causare malattie gravi e costituire un serio rischio per i lavoratori,
presentare un rischio di diffusione nella comunità, ma per i quali sono di norma
disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche, oppure nel gruppo 4:
agenti che possono provocare malattie gravi in soggetti umani e costituire un serio
rischio per i lavoratori, presentare un elevato rischio di propagazione nella
comunità, e per i quali non sono disponibili, di norma, efficaci misure
profilattiche o terapeutiche. La Commissione ha optato per il gruppo 3, e ha
sottoposto la questione a un comitato consultivo tripartito: i rappresentanti dei
Governi e degli imprenditori hanno abbracciato la sua posizione, mentre il gruppo
dei lavoratori si è espresso quasi unanimemente a favore dell’inserimento nel gruppo
4. Il testo è stato poi votato il 14 maggio dagli Stati membri. La revisione sarà
quindi pubblicata nella GUUE e il Parlamento Europeo disporrà allora di 30 giorni
per accogliere o rigettare il testo, un lasso di tempo che La Confederazione Europea
dei Sindacati (CES) intende sfruttare per convincere gli eurodeputati a respingerlo.
Perché? Come spiega Laurent Vogel, ricercatore dell’Istituto Sindacale Europeo, «In
pratica, la classificazione nel gruppo 4 garantirebbe una maggiore protezione
soltanto a coloro che lavorano nei laboratori di analisi biologiche, senza avere
alcun impatto concreto per gli altri lavoratori». Allora come si spiega la reazione
della CES? Nei fatti, il mondo sindacale teme che la classificazione nel gruppo 3
porti ad un allentamento dell’impegno da parte dei datori di lavoro. «Il messaggio
politico inviato dalla Commissione è inadeguato. Esso tende a attenuare la
pericolosità del Covid-19 in un momento in cui i lavoratori vengono esortati a
riprendere il lavoro», ribadisce Laurent Vogel (cfr. comunicato
della CES).
- Malattie professionali. La
Confederazione Europea dei Sindacati e le dieci federazioni affiliate hanno
rivolto una lettera al Commissario Europeo per l’Occupazione, Nicolas Schmit,
richiedendo che la patologia da Covid-19 sia riconosciuta come malattia
professionale in modo da migliorare le prestazioni erogate e le conseguenze
della malattia per le persone contagiate sul lavoro (cfr. comunicato
dell’EPSU).
> cfr. la nota
pubblicata dall’organizzazione Eurogip sulla Copertura
dei lavoratori colpiti dal Covid-19 in otto paesi europei. Lo studio
evidenzia come il personale sanitario sia generalmente tutelato per le malattie
professionali (con alcuni limiti per la Germania e la Svezia), quando invece le
altre categorie di lavoratori non lo sono, oppure lo sono soltanto in parte. Il
riconoscimento della malattia professionale dipenderà dalla capacità del
lavoratore di dimostrare il nesso tra la patologia e l’attività svolta in via
principale ovvero esclusiva.
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Giurisprudenza
Valore dei certificati A1 nel diritto del lavoro
: La Corte di Giustizia europea ha emesso una sentenza
relativa ad un procedimento francese riguardante il gruppo Bouygues che, dopo
essersi aggiudicato l’appalto per il cantiere di una centrale nucleare, ha fatto
ricorso ad una catena di subappaltatori che hanno inviato lavoratori distaccati (CGUE,
14 maggio 2020, causa C-17/19, Bouygues). I subappaltatori e il committente,
il gruppo Bouygues, sono stati accusati di aver omesso le dichiarazioni preliminari
all’assunzione per i lavoratori distaccati sul cantiere. Tale obbligo, previsto
dalla legge francese, è teso a verificare che i dipendenti siano stati dichiarati al
sistema di previdenza sociale francese al fine di adempiere i vari obblighi previsti
dal Diritto del Lavoro. Questo implica forse che non appena un lavoratore distaccato
è in possesso di un certificato A1, che dimostra l’affiliazione al sistema
previdenziale e assicurativo del paese di partenza, il datore di lavoro sia tenuto a
presentare una dichiarazione preliminare all’assunzione? La Corte di Giustizia
invita il giudice nazionale a verificare, all’atto dell’assunzione, la natura della
dichiarazione: se essa serve unicamente all’affiliazione del lavoratore al regime
francese di previdenza sociale, i certificati A1 «rilasciati dall’istituzione
emittente, osterebbero, in linea di principio, a un siffatto obbligo». «In
alternativa, se tale obbligo miri altresì, seppure solo in parte, a garantire
l’efficacia dei controlli effettuati dalle autorità nazionali competenti al fine di
garantire il rispetto delle condizioni di impiego e di lavoro imposte dal Diritto
del Lavoro» (N.d.R.: come nel caso di specie), tali certificati «non inciderebbero
su detto obbligo» in quanto sono obbligatori per le giurisdizioni dello Stato membro
ospitante « esclusivamente in materia di sicurezza sociale».
- Direttiva sull’orario di lavoro in
circostanze eccezionali. La Corte di giustizia ha emesso
un’importantissima sentenza in merito al rispetto della direttiva 2003/88
sull’organizzazione dell’orario di lavoro, che fissa l’orario massimo di lavoro,
in particolare, in periodi eccezionali come l’attuale emergenza Coronavirus (CGUE
30 aprile 2020, causa C-211/19, Készenléti Rendorseg). La sentenza
spiana la strada agli Stati membri che volessero derogare ad alcune disposizioni
della direttiva riguardanti i pubblici impiegati impegnati nel contrasto al
Covid-19. Per quanto riguarda il settore privato, se ne deduce che le
disposizioni della direttiva si applicano a tutti i lavoratori, anche in caso di
crisi epidemica.
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Dialogo
sociale interprofessionale
Fine del negoziato sulla digitaliz-zazione :
È stato portato a termine dalle parti sociali
europee il negoziato sull’accordo interprofessionale relativo alla digitalizzazione,
il cui contenuto è stato approvato dalla Confederazione Europea dei Sindacati. Esso
deve essere ancora convalidato dai dirigenti delle tre organizzazioni
imprenditoriali (BusinessEurope, CEEP e SMEunited). Una volta adottato,
« presenteremo ufficialmente il nostro accordo, ma non prima della fine di giugno»,
puntualizza Liliane Volozinskis, Direttrice degli Affari Sociali di SMEunited.
Secondo la bozza che abbiamo potuto consultare, questo nuovo accordo autonomo mira a
«ottimizzare i benefici e affrontare le sfide della digitalizzazione nel mondo del
lavoro». Il progetto si compone di quattro capitoli principali: 1) competenze
digitali e sicurezza del lavoro; 2) modalità di connessione e disconnessione; 3)
intelligenza artificiale e garanzia del principio del controllo umano; 4) rispetto
della dignità umana e sorveglianza. Il testo definisce un “processo circolare
dinamico” comune che può essere seguito da tutti gli attori per approfondire il
tema, emettere osservazioni comuni, adottare misure e successivamente valutarle.
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Dialogo
sociale settoriale
Banche : È
stata sottoscritta lo scorso 7 maggio dalle parti sociali del settore bancario una
Dichiarazione congiunta sugli
aspetti occupazionali della fornitura di servizi finanziari (cfr. comunicato
di UNI Europa Finance). Il testo mira a moralizzare la vendita di prodotti
finanziari ai clienti promuovendo un settore bancario etico e sostenibile. Le parti
sociali a tutti i livelli sono invitate ad adottare la dichiarazione, che dovrebbe
migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti e tutelarli nei confronti dello
stress e della pressione commerciale.
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2. Stati
membri
Germania
Controllo del distanziamento sociale. :
Tribunale del Lavoro di Wesels si è pronunciato sul caso di una
società di logistica che ha fatto ricorso alla videosorveglianza per controllare che
i dipendenti rispettassero la distanza di almeno due metri secondo le norme in
vigore a causa della pandemia da Covid-19. Le immagini registrate sono state
anonimizzate e poi elaborate da un software presente su un server ubicato in un
altro paese. Il Tribunale ha stabilito, da un lato, che il trasferimento dei dati
all’estero fosse contrario all’accordo aziendale relativo all’uso delle videocamere
di sorveglianza e, dall’altro, che si trattasse di una violazione della legge
sull’Ordinamento aziendale (BetrVG), che prevede un diritto di codecisione a favore
del comitato aziendale quando si tratta di introdurre e utilizzare tali
apparecchiature per monitorare il comportamento o le prestazioni dei lavoratori
(cfr. comunicato
del Tribunale).
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Croazia
- Procedure di licenziamento. :
Il 27 aprile le organizzazioni sindacali
hanno espresso la loro forte opposizione alla richiesta degli imprenditori volta
a introdurre modifiche urgenti nella la legislazione sul lavoro al fine di
snellire e ridurre i costi delle procedure di licenziamento. I sindacati mirano
ad ottenere il sostegno del governo a loro favore, mentre l’Associazione
datoriale croata (CEA) evidenzia la necessità di tali cambiamenti.
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Polonia
- Misure anticrisi adottate senza
consultazione. : In seguito all’adozione della legge
speciale in materia di contrasto alla pandemia, le parti sociali a livello
nazionale hanno biasimato la frettolosità di tale procedimento, condotto senza
un’adeguata consultazione, nonché le controverse misure specifiche in contenute
nella legge. Ad esempio, è stata criticata dai principali sindacati la
possibilità di introdurre condizioni e orari lavorativi meno favorevoli per i
dipendenti rispetto a quanto previsto dal Codice del Lavoro. Per quanto sia
necessario per il datore di lavoro ottenere l’accordo della rappresentanza dei
lavoratori in merito a tali cambiamenti organizzativi, è pur vero che, ove
assente il sindacato, è sufficiente per l’azienda ottenere il consenso di un
rappresentante dei lavoratori di sua “scelta”.
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3.
Aziende
Accordi
aziendali
- Salvaguardia dell’occupazione durante
l’emergenza Coronavirus : La
federazione sindacale europea IndustriAll Europe evidenzia l’accordo siglato il
25 aprile scorso dall’organizzazione sindacale VASAS, sua affiliata, nello
stabilimento Mercedes di
Kecskemét (Ungheria), in cui si conferma il mantenimento dei livelli
occupazionali e lo stipendio base dei 4.400 lavoratori ivi occupati (cfr. comunicato di
IndustriALL Europe).
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Accordi
transnazionali
Ripresa del lavoro : È stato
sottoscritto il 12 maggio scorso dal gruppo spagnolo di telecomunicazioni Telefónica e la federazione
sindacale internazionale UNI Global Union un Accordo globale inteso a
garantire la sicurezza dei lavoratori che riprendono l’attività dopo un periodo di
confinamento o di riduzione dell’attività dovuti all’emergenza Coronavirus (cfr.
comunicati di UNI
Global Union e di Telefónica).
Per quanto ci è dato sapere, si tratta del primo accordo globale interamente
dedicato a tale tematica. Oltre alla priorità assegnata alla contrattazione
collettiva e al mantenimento dei lavoratori a casa (cfr. Una domanda a…),
l’accordo specifica, a seconda dell’attività svolta, quali dispositivi di protezione
e garanzie devono essere messi in atto per ridurre il rischio di esposizione al
virus. «La nostra preoccupazione è proteggere la salute dei nostri dipendenti e
garantire la continuità del business», spiega Tatiana Espinosa de los Monteros,
Global LLRR Director del Gruppo Telefónica. «Ciò ci ha condotto in Spagna a
sottoscrivere un accordo con i sindacati UGT e CC.OO. Abbiamo poi concordato che
sarebbe stato utile negoziare un accordo con Uni Global Union destinato non ad
essere applicato in quanto tale in tutti i Paesi, ma a dettare delle linee guida che
devono fungere da orientamento per i negoziati da svolgere localmente con i
sindacati, in considerazione del contesto nazionale, delle raccomandazioni dei
governi e di quelle dell’OMS ».
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4. Studi e
rapporti
Quattro scenari per il post Covid-19 :
In un articolo
in inglese e in open access su Social Europe (cfr. anche il Podcast
dell’ETUI, in francese), Philippe Pochet, Direttore dell’Istituto Sindacale Europeo,
evidenzia come l’emergenza Coronavirus metta in discussione le principali
caratteristiche dell’UE, i suoi “pilastri”, quali il mercato unico e la libera
circolazione, l’euro e il Patto di stabilità e crescita, il diritto della
concorrenza e gli aiuti di Stato. Egli tratteggia quattro scenari per il post
Covid-19: 1) ritorno al neoliberismo e all’ortodossia di bilancio; 2) “scivolamento”
verso un modello di tipo cinese che favorisca i regimi autoritari e la sorveglianza
generalizzata; 3) crescita a tutti i costi per tornare al mondo prima, tralasciando
le preoccupazioni ambientali; oppure 4) accelerazione della transizione ecologica e
revisione del nostro modello di crescita con un ritorno ai servizi pubblici, ai beni
comuni e alla solidarietà al centro delle politiche economiche e sociali. Sta a noi
scegliere! O far sentire la nostra voce!
- Per una politica europea in materia di
sanità. In una Nota del dipartimento
internazionale della confederazione sindacale tedesca DGB si sostiene una
politica europea in materia di sanità pubblica. È tempo di porre fine alla
privatizzazione dei sistemi sanitari che, vittime dei tagli di bilancio, non
sono stati in grado di far fronte all’epidemia. Gli Stati dovrebbero inoltre far
leva sul Trattato (articolo
168) per attuare un efficace coordinamento europeo garantendo
un’assistenza sanitaria accessibile a tutti i cittadini europei.
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