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IR Notes 244 – 22 gennaio 2025
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Jean-Philippe Lhernould, Professore di Diritto privato presso
l’Università di Poitiers
Nel procedimento che vede opposti
la Danimarca e il legislatore europeo riguardo alla Direttiva
sui salari minimi (cfr. Prima Pagina), ritiene che il
ragionamento giuridico dell’Avvocato Generale sia
solido? Le
conclusioni dell’Avvocato Generale sono molto precise e danno ampio
spazio alle argomentazioni presentate da tutte le parti. Si basano
su un’analisi dettagliata della giurisprudenza europea, del testo
della direttiva e di tutte le fonti utilizzate. Si può difficilmente non dare credito ai
punti sollevati. Essi portano a ritenere che una direttiva che
comporti un’ingerenza indiretta nelle retribuzioni è incompatibile
con l’eccezione di cui all’art. 153, par. 5 del TFUE in materia di
retribuzioni. Questo è ciò che fa la Direttiva 2022/2041:
regolamentare le retribuzioni. Il fatto che il legislatore
dell’Unione si sia limitato ad adottare prescrizioni vaghe e che la
direttiva non incida sull’autonomia delle parti sociali non altera
la realtà di tale finalità. Allo stesso modo, l’affermazione che la
direttiva definisce solo misure procedurali relative alla fissazione
dei salari non può celare il fatto che è destinata ad avere un
effetto sui livelli retributivi. Sebbene sia vero che l’eccezione di cui
all’art.153, par. 5, debba essere interpretata in modo restrittivo,
è altrettanto vero che la giurisprudenza alla base di tale
affermazione si è formata in relazione a direttive (sui contratti a
tempo determinato, sul lavoro part-time, ecc.) che riguardano solo
indirettamente le retribuzioni. Tuttavia, anche un’interpretazione
restrittiva dell’eccezione non può, come evidenziato nelle
conclusioni, privarla di qualsiasi effetto utile. In senso
estensivo, secondo l’Avvocato Generale, uno strumento comunitario
che comporti un’ingerenza diretta in materia di retribuzioni è
incompatibile con l’eccezione di cui all’art. 153, par.5, quando il
suo scopo è regolamentare le retribuzioni, a prescindere
dall’intensità o dalla flessibilità di detta
normativa. Non è dato
sapere se la Corte seguirà le conclusioni. Diverse sono le opzioni
in campo: annullamento totale o parziale (disposizioni relative alla
contrattazione collettiva), annullamento con effetto differito nel
tempo, accompagnato da una proposta di altra base giuridica, o
nessun annullamento. Sebbene la direttiva non abbia effetti
tangibili sul diritto danese e svedese, ciò non è sufficiente per
rigettare il ricorso per annullamento. Ciò che deve trovare
soluzione è la questione costituzionale, ossia la ripartizione delle
competenze tra l’Unione e gli Stati membri.
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la
lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario
europeo delle relazioni sociali,
pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share,
editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in
inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di
traduzione online.
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Prima
Pagina
Salari
minimi, la Corte di Giustizia UE verso la bocciatura della direttiva?
La misura “sociale” di punta della Commissione von der Leyen I sarà cancellata da una
sentenza? Questo potrebbe accadere tra qualche mese se la Corte di Giustizia seguirà
le Conclusioni
pronunciate dall’Avvocato Generale il 14 gennaio nel procedimento che vede opposti
la Danimarca da una parte, e il Parlamento e il Consiglio europei dall’altra,
riguardo alla Direttiva
2022/2041 del 19 ottobre 2022 sui salari minimi adeguati nell’UE. Il rischio
di annullamento della direttiva è noto sin dalle origini. Il problema giuridico
è in fondo piuttosto semplice. I campi in cui l’UE ha il potere di legiferare sono
definiti nel Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE). Per quanto riguarda le
questioni sociali, esse sono specificate nell’art. 153, par. 1. L’Unione può, ad
esempio, agire per «proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori», migliorare
le « condizioni di lavoro» o ancora agire in favore della protezione dei «lavoratori
in caso di risoluzione del contratto di lavoro». Su questi fondamenti giuridici,
essa può adottare direttive che impongono requisiti minimi agli Stati membri.
Tuttavia, l’art. 153, par. 5, stabilisce che la competenza dell’UE non si estende
«alle retribuzioni, al diritto di associazione, al diritto di sciopero né al diritto
di serrata». Per questo ragione non esiste alcuna direttiva che disciplini il
diritto di sciopero o che indichi come debba essere condotta la contrattazione
collettiva. Come giustificare, quindi, l’adozione di una direttiva proprio sui
salari minimi che essa chiama «retribuzioni minime» (art. 3, par.1)? Il legislatore
europeo ha scelto di fondarsi giuridicamente sull’art. 153, par. 1, lettera b),
attribuendo alla direttiva l’obiettivo di «migliorare le condizioni di vita e di
lavoro nell’Unione, in particolare l’adeguatezza dei salari minimi per i lavoratori
al fine di contribuire alla convergenza sociale verso l’alto e alla riduzione delle
disuguaglianze retributive» (cfr. Working conditions). Come
rileva l’Avvocato Generale, nel testo della direttiva il legislatore ha adottato
numerose precauzioni, puntualizzando che essa «non mira ad armonizzare il
livello dei salari minimi in tutta l’Unione, né a stabilire un meccanismo
uniforme per la fissazione dei salari minimi». Formule, queste, come evidenzia il
magistrato, che stanno a dimostrare come il legislatore «sapeva di muoversi su un
terreno pericoloso». Il rischio di scivolare al di fuori della sfera di competenza
dell’UE è tanto più reale se si considera che l’altro obiettivo della direttiva è
promuovere la contrattazione collettiva, a sua volta esclusa, in considerazione del
divieto per l’Unione di intervenire in questioni relative al «diritto di
associazione» da cui discende il diritto alla contrattazione collettiva. In
conclusione, poiché lo scopo della direttiva è «regolamentare le retribuzioni»,
secondo l’Avvocato Generale essa «interferisce direttamente con le retribuzioni, le
quali rientrano nell’eccezione di cui all’art. 153, par. 5, del TFUE». Il
legislatore «non possedeva la competenza ad adottare tale strumento, ed ha pertanto
agito in violazione del principio di attribuzione di cui all’art. 5, par. 2, TFUE».
Questa constatazione dovrebbe portare «la Corte a concludere che la direttiva deve
essere annullata nella sua interezza». Tutto ciò per la gioia della Ministra
danese dell’Occupazione, Ane Halsboe-Jørgensen, la quale, ritenendo che l’UE si
fosse addentrata in un «terreno scivoloso», si era rivolta alla Corte di Giustizia
già tre mesi dopo l’adozione della direttiva per richiederne l’annullamento,
ricevendo l’indomani il sostegno della Svezia. Ora la Ministra si dice in attesa
«del verdetto finale della Corte di Giustizia, ma per usare una metafora
calcistica», aggiunge, «andiamo all’intervallo con un vantaggio di 3-0» (cfr. comunicato).
La posizione intransigente dei Danesi riflette l’opposizione di alcuni sindacati
nordici alla direttiva, che rappresenta a loro avviso un’ingerenza diretta in un
campo riservato alle parti sociali: la fissazione delle retribuzioni e la
contrattazione collettiva. Oltre a ciò, la direttiva riapre le ferite inferte dalla
sentenza della Corte di Giustizia nel procedimento
Laval un Partneri del 2007 (cfr. Laval case), che ha stabilito
che un’organizzazione sindacale svedese non poteva bloccare un cantiere al fine di
costringere «un fornitore di servizi stabilito in un altro Stato membro ad avviare
con essa una trattativa sulle retribuzioni da riconoscere ai lavoratori distaccati,
nonché a sottoscrivere un contratto collettivo». Il timore di un’ingerenza da parte
dell’UE nel modello sociale nordico aveva quasi portato alla fuoriuscita di diversi
sindacati nordici dalla Confederazione Europea dei Sindacati (CES), il cui ex
presidente, Laurent Berger, aveva invece visto l’adozione della direttiva come «una
vittoria» e «una buona notizia per i lavoratori europei». Il parere dell’Avvocato
Generale è una doccia fredda per la CES (cfr. Attualità sociale). Spetta ora alla
Corte di Giustizia stabilire se il legislatore abbia o meno violato il Trattato. E
la risposta rischia di far male.
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1. Unione
Europea
Attualità
sociale
Reazioni alle conclusioni sulla direttiva
relativa a salari minimi adeguati : È grande la delusione
per il movimento sindacale europeo a seguito delle conclusioni dell’Avvocato
Generale della Corte di Giustizia dell’UE (cfr. Prima Pagina). «Potrebbe essere in
pericolo il più importante testo legislativo sui lavoratori a livello europeo da una
generazione a questa parte», afferma indignata la CES. «Tale parere, se confermato,
sarebbe un duro colpo per i lavoratori e i loro sindacati e minerebbe completamente
l’obiettivo di progresso sociale sancito dai Trattati dell’UE», aggiunge Esther
Lynch, Segretaria Generale della CES (cfr. comunicato).
Le federazioni sindacali europee sostengono la posizione della CES, come quella dei
lavoratori del servizio pubblico (EPSU), che ricorda il precedente delle sentenze
Laval e Viking che hanno «minato fortemente la contrattazione collettiva e il
sentimento pro-europeo», come accadrebbe se la Corte di Giustizia seguisse le
conclusioni (cfr. comunicato).
«Ci aspettiamo che la CGUE rispetti la sua giurisprudenza di lunga data e confermi
la direttiva nella sua interezza, coerentemente con i pareri giuridici del
Parlamento, del Consiglio, della Commissione e della stragrande maggioranza degli
Stati membri», spiega Oliver Roethig, Segretario regionale di UNI Europa (cfr. comunicato).
A livello nazionale, alcune confederazioni hanno anche ammonito la Corte di
Giustizia che l’annullamento della direttiva significherebbe «compromettere
completamente l’obiettivo di progresso sociale sancito dai trattati dell’UE,
mettendo ulteriormente a rischio il sostegno della classe operaia al progetto
europeo», afferma la confederazione sindacale spagnola CCOO (cfr. comunicato).
Diversa è la posizione delle confederazioni nordiche, con l’eccezione dei
Finlandesi, che sostengono la posizione della CES. «È ancora presto per
festeggiare», esclama Flemming H. Grønsund, vicepresidente della confederazione
danese FH. «Siamo ora in attesa della decisione finale della Corte di Giustizia, ma
sono ovviamente molto fiducioso dopo il parere consultivo di oggi!» (cfr. comunicato).
Stessa reazione da parte della confederazione sindacale svedese LO, in sintonia con
le aziende. Secondo il Segretario confederale Veli-Pekka Säikkälä, se la Corte «non
esprimerà una valutazione concorde con quella dell’Avvocato Generale, ciò potrebbe
avere conseguenze per l’adesione della Svezia» (cfr. articolo di Lag&Avtal).
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Direttiva “Omnibus” : È prevista
il 26 febbraio la presentazione da parte della Commissione Europea del pacchetto
“Omnibus” comprendente una proposta di direttiva e una comunicazione (cfr. Agenda
del Collegio dei Commissari). Il pacchetto rappresenta una risposta alle
preoccupazioni espresse dai capi di Stato e di Governo in seguito alla Relazione
Draghi, che ha attribuito il declino economico dell’UE, in parte,
all’eccessiva regolamentazione e agli obblighi di rendicontazione (cfr. IR Notes
236). L’obiettivo dell’iniziativa legislativa è riunire, in un’unica
proposta, una serie di emendamenti e revisioni di testi esistenti in nome della
semplificazione e della lotta alla burocrazia, che sembra rappresentare un ostacolo
per le imprese dell’Unione Europea. La Commissione intende disfare i testi adottati
durante il suo precedente mandato, in particolare nell’ambito del Green Deal sulla
transizione sostenibile al fine di razionalizzare o semplificare i regolamenti
introdotti da: 1) la direttiva
riguardante la rendicontazione societaria di sostenibilità delle imprese (CSRD), che
impone maggiori obblighi di trasparenza alle imprese in materia di impatti
ambientali, sociali e di governance (ESG); 2)
il regolamento sulla tassonomia verde, che definisce i criteri
per l’individuazione delle attività economiche sostenibili al fine di orientare gli
investitori e promuovere la finanza sostenibile; 3) la direttiva relativa al
dovere di diligenza (CSDD), che obbliga le imprese a individuare, prevenire e
mitigare gli impatti negativi delle loro attività sui diritti umani e sull’ambiente
nelle loro catene del valore.
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Reazioni alle proposte di semplificazione :
Di fronte alla rimessa in discussione dei testi derivanti dal
Green Deal (cfr. supra), il 14 gennaio, sindacati e ONG hanno pubblicato
una Dichiarazione
congiunta sulla proposta Omnibus, sostenendo il mantenimento di tutte le
direttive e regolamenti, in quanto incentivano una “corsa verso l’alto” a favore
della tutela dei diritti umani, l’ambiente e il clima. In Francia in una lettera
rivolta a Ursula von der Leyen (non pubblicata), il Collège des directeurs du
développement durable (C3D), che riunisce quasi
400 direttori CSR di grandi aziende, ha espresso il proprio sostegno a tali testi
europei, esprimendo la speranza che non venga data ragione alle aziende
ritardatarie, che sembra,o essere più numerose in Germania (cfr. articolo
dei colleghi di Novethic).
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2. Stati
membri
Danimarca
Lavoro dei ragazzi : Con
l’accordo dei partiti che lo sostengono e delle parti sociali, dal
1°gennaio il Governo ha emendato una serie di norme al fine di consentire ai
ragazzi di 13 anni compiuti di svolgere attività lavorative nel tempo libero. Il
Governo si rammarica che, rispetto agli anni Ottanta, oggi vi siano 70.000 giovani
in meno sul mercato del lavoro. «È fondamentalmente salutare e stimolante per i
nostri giovani svolgere un’attività part-time, guadagnare denaro proprio e fare
esperienze», afferma la Ministra del Lavoro Ane Halsboe-Jørgensen. Di conseguenza,
dal compimento del 13° anno, i ragazzi potranno svolgere un maggior numero di
mansioni, come ad esempio lavorare come cassiere in un supermercato, leggere ad alta
voce ai bambini in un asilo nido o lavorare come aiuto cuoco in una casa di riposo
(cfr. elenco
delle attività). Dai 13 anni i ragazzi potranno anche lavorare con macchinari non
pericolosi (macchine per gelati, registratori di cassa, ecc.). Successivamente, dal
compimento del 15° anno, e avendo completato la scuola elementare, potranno svolgere
attività in settori che comportano orari sfasati, quali gli ospedali, le case di
riposo e le fabbriche. Potrebbe, ad esempio, trattarsi di fare le pulizie in
ospedale dalle 4 del mattino o dell’inventario delle merci in magazzino fino a
mezzanotte (cfr. comunicato).
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Francia
Radiazioni ionizzanti : Tramite
il Decreto del
30 dicembre 2024 sono state introdotte modifiche alle disposizioni del
Codice del Lavoro francese relative alla protezione dei lavoratori contro i rischi
da radiazioni ionizzanti. Dal 1° gennaio, qualora siano
ritrovate sorgenti radioattive orfane o rilevato un inquinamento da sostanze
radioattive che richieda un’operazione di bonifica (siti di decontaminazione), il
datore di lavoro deve delimitare un’«area di sicurezza radiologica». Alla periferia
di detta area, il tasso di dose equivalente deve rimanere inferiore a 0,5
microsievert all’ora. Inoltre, a partire dal 1°gennaio 2027,
i datori di lavoro dovranno nominare tra i loro lavoratori un
«responsabile operativo della radioprotezione». Tale figura sarà posta sotto la
supervisione tecnica del «consulente per la radioprotezione». È previsto un
monitoraggio radiologico per i lavoratori che hanno accesso a un’area ad alto
rischio, al fine di garantire che la loro esposizione rimanga al di sotto delle dosi
prescritte (in particolare, meno di 6 millisievert su 12 mesi consecutivi per
l’esposizione al radon proveniente dal suolo).
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3.
Aziende
Comitati
Aziendali Europei
Nuovi accordi : Il 13 dicembre
2024 è stato sottoscritto dal gruppo francese Apave (16.500 addetti),
specializzato nella gestione dei rischi, il nuovo Accordo istitutivo del comitato aziendale
europeo, che va a sostituire il primo testo concluso nel 2023, dopo una
prima valutazione del suo funzionamento. Il gruppo, che negli ultimi anni si è
espanso geograficamente, occupa attualmente, nel perimetro del CAE, 10.852
lavoratori, provenienti da 12 paesi, di cui i principali sono Francia (8.804
addetti), Spagna (1.367 addetti) e Italia (221 addetti). Il CAE si riunisce due
volte l’anno in sessione plenaria, la prima si svolge in videoconferenza; la seconda
in uno dei paesi rappresentati nel CAE. La riunione preparatoria può avere una
durata fino a due giorni. Rientrano nella competenza del comitato aziendale europeo
i progetti che riguardano almeno due paesi e almeno 30 lavoratori in ciascuno di
essi. Il testo prevede 5 giorni di formazione per ogni mandato e il ricorso
all’esperto del comitato di gruppo francese per l’analisi dei bilanci del gruppo. I
membri dispongono di un monte ore di permesso annuale di pari a 25 per un membro
titolare, 35 per un membro del comitato ristretto e 55 per il Segretario.
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Toolkit per il settore dei trasporti :
La Federazione Europea dei Lavoratori dei Trasporti (ETF) ha
aggiornato la guida
pratica, elaborata congiuntamente con Syndex, e ha pubblicato alcuni video
formativi multilingue destinati a sostenere i sindacati e i rappresentanti dei
lavoratori nell’istituzione di un comitato aziendale europeo o nel miglioramento del
funzionamento dei comitati esistenti (cfr. comunicato
e video).
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4. Studi e
rapporti
Intelligenza artificiale : È
stato pubblicato il 7 gennaio il manifesto “Verso un dialogo sociale per un uso
responsabile dell’IA e il progresso sociale nelle aziende e nelle
amministrazioni”, frutto del progetto
Dial-IA. Si tratta di un’iniziativa pionieristica di sensibilizzazione delle
parti sociali e dei lavoratori al fine di promuovere il dialogo sociale in materia
di IA nei luoghi di lavoro. Il progetto è coordinato dall’IRES con il sostegno
dell’associazione Ultralaborans, di quattro organizzazioni sindacali francesi
(CFE-CGC, CFDT, FO-Cadres e Ugict-CGT) e il cofinanziamento dell’Agenzia nazionale
per il miglioramento delle condizioni di lavoro francese. Il manifesto è il
risultato di 18 mesi di lavoro condotto da circa cinquanta esperti, tra cui
sindacati, aziende, ricercatori e rappresentanti delle amministrazioni. È stata
creata una “toolbox” destinata ai rappresentanti dei lavoratori, con risorse che
aiutano a individuare le sfide e a sviluppare strategie per il dialogo sociale sul
tema. Un altro evento significativo sul tema dell’IA si terrà a Parigi con il Artificial
Intelligence Action Summit
(6-11 febbraio).
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