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IR Notes 255 – 25 giugno 2025
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Una domanda a… Vincent Vandeloise, responsabile ricerca e advocacy presso l’ONG Finance Watch
Il Consiglio e il Parlamento stanno ridimensionando le ambizioni delle direttive sulla rendicontazione di sostenibilità e sul dovere di diligenza, riesaminando la proposta della Commissione europea che, a sua volta, punta a indebolirne i contenuti. È un’utile semplificazione o un preoccupante passo indietro? Questo processo di semplificazione è grave per diversi motivi. In primo luogo, mentre le relazioni Letta e Draghi, volte a rafforzare la competitività dell’UE, chiedono un’armonizzazione delle norme a livello dell’UE, la Commissione sta prendendo la strada opposta con una frammentazione delle norme. Ad esempio, la Commissione ha abbandonato il concetto di responsabilità civile delle imprese interessate a livello dell’UE, lasciando a ciascuno Stato membro il compito di stabilire il regime sanzionatorio. In secondo luogo, uno degli obiettivi della rendicontazione di sostenibilità è promuovere la comparabilità tra le imprese su una serie di dati. Sarebbe stato possibile semplificarli e renderli coerenti, ma l’opzione scelta è quella di escludere dall’ambito di applicazione un’intera fascia di società. Di conseguenza, non solo mancheranno informazioni su queste società che non sono più tenute a pubblicare dati – in particolare quelli relativi all’occupazione o all’ambiente, utili ai rappresentanti del personale – ma anche la qualità delle informazioni sarà inferiore. Infatti, le società che continuano a rientrare nel campo di applicazione riceveranno dalle imprese della loro catena di approvvigionamento, più piccole e quindi escluse dal campo di applicazione, informazioni meno precise e meno affidabili. In terzo luogo, le istituzioni europee sottolineano la questione della riduzione dei costi per le imprese per giustificare questo ampio passo indietro, escludendo in modo massiccio le imprese dal campo di applicazione. Ricordiamo che la precedente direttiva sulla rendicontazione non finanziaria riguarda le imprese con più di 500 dipendenti. La nuova versione del testo adottata dal Consiglio innalza la soglia a 1000 dipendenti, o addirittura a 3000 nel progetto di relazione esaminato dal Parlamento. Escludere l’80% delle imprese dal campo di applicazione non significa eliminare l’80% dei costi. Infatti, queste aziende continueranno a dover fornire dati (ad esempio alle multinazionali con cui collaborano) anche se non redigeranno più un report obbligatorio. La Commissione propone per loro un modello semplificato e volontario predisposto da EFRAG. Tuttavia, resteranno esposte alle richieste di una varietà di partner (banche, agenzie di rating ESG, ecc.), spesso con criteri e formati differenti. E senza un quadro standardizzato, rispondere a tali sollecitazioni comporterà comunque tempo e risorse. Dubito che vi sarà una vera riduzione dei costi.
> Per saperne di più: Comunicato del Consiglio, mandato di negoziazione, relazione del Parlamento europeo, Finance Watch
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La squadra: questo numero è stato redatto da Inès Bollet, Victoria Fonseca, Ambre Grenier-Boley, Iris Turlan e Frédéric Turlan.
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Diccionario Europeo de las Relaciones Sociales Per coloro che desiderano approfondire la lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario europeo delle relazioni sociali, pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share, editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di traduzione online.
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Prima Pagina
L’Europa promuove il dialogo sociale, ma sempre meno i sindacati
La dodicesima edizione del rapporto della Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC) mette in luce il progressivo deterioramento dei diritti sindacali nel mondo (cfr. rapporto), come il diritto di iscriversi a un sindacato, il diritto alla contrattazione collettiva o il diritto di sciopero. Sebbene l’Europa rimanga la regione con il punteggio più elevato, registra comunque il risultato più negativo dall’istituzione dell’indice. Nel 2014, 18 paesi europei avevano ottenuto il punteggio massimo in materia di diritti sindacali. Oggi sono solo 7. Nemmeno l’Unione Europea è stata risparmiata. Solo cinque Stati membri hanno ottenuto il punteggio migliore, attribuito ai paesi che registrano solo violazioni occasionali dei diritti sindacali: Austria, Danimarca, Germania, Irlanda e Svezia. Altri due paesi, Norvegia e Islanda, si distinguono per un punteggio elevato. Nella categoria inferiore, quella dei paesi in cui si registrano violazioni ricorrenti, figurano 12 Stati membri, di cui la metà nell’Europa orientale, oltre a Finlandia, Francia, Spagna, Italia e Paesi Bassi. I sindacati finlandesi deplorano che il loro paese sia uscito dalla prima categoria già due anni fa, in particolare perché la cooperazione trilaterale tra lavoratori, imprese e rappresentanti del governo è diventata una pura formalità con il governo Orpo: «i sindacati non hanno più alcuna influenza reale sulle riforme che riguardano la vita professionale» (cfr. comunicato della SAK e della STTK). Seguono i paesi che registrano ripetute violazioni dei diritti sindacali con quattro Stati membri: Belgio, Bulgaria, Polonia e Romania. Il primato spetta all’Ungheria, unico Stato membro dell’UE tra quelli che registrano violazioni sistematiche dei diritti sindacali, insieme al Regno Unito. Secondo il rapporto, il peggioramento dei risultati in Europa è in gran parte attribuibile all’ascesa dell’estrema destra, che sta provocando un’ondata di politiche repressive nei confronti dei movimenti sindacali, come sottolinea Wolfgang Katzian, presidente della Confederazione Austriaca dei Sindacati (ÖGB) e della Confederazione Europea dei Sindacati (CES) (cfr. comunicato). Il rapporto punta il dito contro i governi Orpo in Finlandia, Meloni in Italia e De Wever in Belgio. La coalizione di quest’ultimo ha, tra l’altro, introdotto misure che criminalizzano atti percepiti come minacce all’autorità statale durante le manifestazioni. Inoltre, il rapporto denuncia la repressione durante scioperi o manifestazioni (Francia, Belgio, Finlandia), nonché l’uso strumentale del concetto di «servizi essenziali» per limitare il diritto di sciopero (Ungheria, Regno Unito). Questa dinamica anti-lavoratori è accompagnata anche dalla creazione di “sindacati gialli” sostenuti e controllati dalle imprese per ostacolare o sostituire quelli tradizionali, come riscontrato in Grecia e nei Paesi Bassi. In definitiva, in Europa, il 73% dei paesi viola il diritto di sciopero; il 56% non rispetta il diritto alla contrattazione collettiva; il 54% limita o impedisce l’accesso alla giustizia per i lavoratori e il 41% ostacola l’adesione o la creazione di sindacati. Questi risultati non hanno suscitato alcuna reazione ufficiale a livello dell’UE, che continua tuttavia a sostenere il rafforzamento del dialogo sociale, dopo aver riscoperto le virtù della contrattazione collettiva. Tuttavia, affinché il dialogo sociale funzioni, sono necessari sindacati attivi e diritti dei lavoratori realmente garantiti. La prossima tabella di marcia per posti di lavoro di qualità che la Commissione Europea intende presentare alla fine dell’anno dovrebbe tener conto di questa realtà.
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1. Unione europea
Progetti
Direttiva sui tirocini : Il 19 giugno il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato la propria posizione sulla Direttiva relativa al miglioramento e all’applicazione delle condizioni di lavoro dei tirocinanti e alla lotta contro i rapporti di lavoro regolari camuffati da tirocini (cfr. comunicato stampa) (cfr. Traineeship). Il campo di applicazione della direttiva si estende ai tirocini che implicano l’instaurazione di un rapporto di lavoro, anche in assenza di un contratto formale, tra il tirocinante e il datore di lavoro, a condizione che tali tirocini non siano obbligatori ai sensi dei sistemi nazionali di istruzione o formazione, né organizzati nell’ambito delle politiche attive del mercato del lavoro. Per quanto riguarda le «condizioni di lavoro, compresa la retribuzione», la direttiva impone agli Stati membri l’obbligo di garantire che «i tirocinanti non siano trattati in modo meno favorevole rispetto ai “lavoratori comparabili”, a meno che non sussistano ragioni oggettive tali da giustificare tale trattamento, quali mansioni diverse, livello inferiore di responsabilità o di intensità del lavoro o il peso della componente di apprendimento e formazione». A livello nazionale, le parti sociali potranno «mantenere o stipulare contratti collettivi che stabiliscano ragioni oggettive idonee a giustificare un trattamento differenziato». Gli Stati membri dovranno effettuare controlli e ispezioni finalizzati a «individuare e lottare contro i tirocini fittizi», basandosi su tre criteri (in luogo dei sei previsti nella proposta di direttiva): 1) assenza di una componente formativa; 2) durata eccessiva del tirocinio o tirocini multipli e/o consecutivi effettuati da parte della stessa persona presso il medesimo datore di lavoro; 3) livelli equivalenti di mansioni, responsabilità e intensità di lavoro rispetto ai lavoratori comparabili. Il testo del Consiglio elimina la clausola che elenca le informazioni che possono essere richieste ai datori di lavoro in caso di controllo. I rappresentanti dei lavoratori avranno la possibilità, «ove consentito dal diritto nazionale, di agire in giudizio o in sede amministrativa in nome e per conto dei tirocinanti al fine di garantire il rispetto dei loro diritti e obblighi». Una volta che il Parlamento Europeo avrà adottato la propria posizione, sarà avviato il trilogo per giungere a un accordo in prima lettura, propedeutico all’adozione definitiva della direttiva, la quale dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il termine di due anni. La Commissione Europea, che ha presentato la proposta in data 20 marzo 2024 (cfr. IR Notes 227), auspica che il trilogo consenta di innalzare il livello di ambizione del testo, come evidenziato dalla vicepresidente Roxana Mînzatu in occasione del Consiglio Occupazione e Affari sociali. A sostegno di questa linea, si registra la posizione della Confederazione Europea dei Sindacati (CES), che ha espresso critiche al compromesso raggiunto e ha sollecitato il Parlamento a intervenire «per proporre quella visione europea, che i governi nazionali non sono stati in grado di garantire» (cfr. comunicato).
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Revisione della direttiva sui CAE : In occasione del Consiglio Occupazione e Affari sociali del 19 giugno, durante una breve tavola rotonda dedicata alle iniziative legislative in corso, due Stati membri hanno espresso apprezzamento per l’accordo provvisorio raggiunto il 21 maggio in sede di trilogo sulla revisione della direttiva relativa ai comitati aziendali europei (cfr. IR Notes 253). La Germania ha definito il testo «molto importante», mentre la Spagna, pur accogliendo con favore l’intesa, ha espresso il desiderio di un intervento «di livello superiore» e ha sottolineato che questa revisione dovrebbe rappresentare «solo un primo passo verso una riforma più ampia del quadro europeo in materia di informazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori». La presidenza polacca del Consiglio UE ha infine precisato che il testo è attualmente all’esame dei giuristi-linguisti e tornerà all’ordine del giorno del Consiglio «dopo la pausa estiva» per l’adozione formale, contestualmente a quella prevista nella plenaria dal Parlamento europeo.
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Attualità sociale
Presidenza danese dell’UE : A partire dal 1° luglio, la Danimarca assumerà la presidenza semestrale del Consiglio dell’UE e ha reso note le proprie priorità politiche e il relativo programma di lavoro. La presidenza ha espresso l’intenzione di «promuovere la coesione sociale, combattere l’esclusione sociale e garantire l’inclusione di tutti i cittadini». Il governo danese – che ha proposto un ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per ottenere l’annullamento della direttiva relativa a salari minimi adeguati nell’UE – sottolinea che ogni futura iniziativa dovrà essere adottata «nel rispetto dei modelli nazionali di mercato del lavoro, dei diversi tipi di welfare degli Stati membri e del ruolo e dell’autonomia delle parti sociali». Non sono pertanto attesi avanzamenti significativi sul piano legislativo. Il programma fa riferimento a diverse iniziative in materia di occupazione: la garanzia di una libera circolazione equa, con particolare attenzione ai lavoratori distaccati e ai lavoratori cittadini di paesi terzi; la sesta revisione della direttiva concernente l’esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni e sostanze reprotossiche nei luoghi di lavoro; la raccomandazione e la proposta di direttiva sulle condizioni di lavoro dei tirocinanti; il dialogo sociale tra le parti sociali; la futura tabella di marcia per la promozione di occupazione di qualità e la dichiarazione digitale volontaria relativa al distacco transnazionale dei lavoratori.
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Pilastro europeo dei diritti sociali : Nel periodo compreso tra il 18 giugno e il 10 settembre, la Commissione Europea ha avviato una consultazione pubblica sul Piano d’azione 2021 per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali (cfr. European Pillar of Social Rights), unitamente a un invito a presentare contributi in vista dell’elaborazione di un nuovo piano d’azione entro la fine dell’anno. Tale iniziativa si svolge parallelamente alle consultazioni con le parti sociali a livello europeo. Il questionario di consultazione invita a individuare i «principali ostacoli da superare o le nuove sfide da affrontare per migliorare le condizioni di lavoro», proponendo cinque opzioni da classificare secondo il grado di rilevanza: aumento dei livelli di stress lavorativo; informazioni e meccanismi di consultazione inadeguati in materia di licenziamenti; inadeguatezza delle retribuzioni (incluso il salario minimo); impiego di strumenti di intelligenza artificiale per il monitoraggio, la sorveglianza, la valutazione delle prestazioni e l’assegnazione delle mansioni; limitato sostegno alla mobilità transfrontaliera dei lavoratori. In linea con lo stesso principio, il questionario consente inoltre di classificare le «questioni sociali più urgenti» che il futuro piano d’azione dovrebbe affrontare. Tra queste figurano: la presa in considerazione dell’automazione e dell’IA nei luoghi di lavoro; l’introduzione di un diritto alla disconnessione, nonché il contrasto ai problemi di salute mentale nell’ambiente lavorativo. Tutti i cittadini possono partecipare alla consultazione, così come le organizzazioni imprenditoriali e sindacali, i comitati aziendali, i comitati aziendali europei, ecc.
> Si veda anche: il Comitato Economico e Sociale Europeo ha adottato un parere di iniziativa, in cui si auspica l’adozione di un nuovo piano d’azione ambizioso (cfr. comunicato), che includa, in particolare, «una direttiva sui rischi psicosociali e il diritto alla disconnessione».
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Parità di genere nell’era dell’IA : Il 19 giugno il Consiglio ha approvato le Conclusioni “Promuovere la parità di genere nell’era digitale basata sull’IA” (cfr. comunicato). Il testo invita gli Stati membri ad adottare misure adeguate al fine di garantire che i sistemi di IA « non producano output discriminatori», in particolare «assicurando l’utilizzo di dati chiari, rappresentativi e di alta qualità in modo trasparente, valutando periodicamente i sistemi di IA» e «prevedendo una sorveglianza umana».
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Intelligenza artificiale : Successivamente al parere del 22 gennaio adottato dal Comitato Economico e Sociale Europeo sul tema «Intelligenza artificiale al servizio dei lavoratori», il Parlamento Europeo si appresta ora ad intervenire sul tema attraverso l’elaborazione di una Risoluzione recante «Raccomandazioni alla Commissione sulla digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la gestione algoritmica nei luoghi di lavoro». La risoluzione è corredata da una proposta di direttiva che «introduce requisiti minimi per l’uso trasparente della gestione algoritmica sul luogo di lavoro». In particolare, il testo legislativo imporrebbe alle imprese l’obbligo di fornire, entro il primo giorno di instaurazione del rapporto di lavoro, una serie di informazioni circa l’impiego degli algoritmi, come «una chiara indicazione circa l’eventuale utilizzo dei dati personali per decisioni automatizzate; e, all’occorrenza, una descrizione esaustiva della natura e della portata delle suddette decisioni».
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Dialogo sociale settoriale
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2. Attualità internazionale
Nuova Convenzione OIL : Nel corso della 113a Conferenza Internazionale del Lavoro (CIT), tenutasi a Ginevra dal 2 al 13 giugno, gli Stati membri dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) hanno adottato la Convenzione n. 192 relativa alla prevenzione e alla protezione contro i rischi biologici negli ambienti di lavoro. Essa è integrata da una raccomandazione, di natura non vincolante, che fornisce orientamenti dettagliati per la corretta attuazione. Secondo quanto affermato dall’OIL, i due strumenti normativi «costituiscono un quadro solido e flessibile per la prevenzione dei rischi biologici in tutti i contesti occupazionali, attuali e futuri». Tali strumenti dovrebbero essere completati, in occasione della CIT del 2027, da una nuova convenzione in materia di esposizione ai rischi batteriologici. Particolarmente significativo, in un momento in cui l’Unione Europea sembra intenzionata a ridurre l’ambizione della direttiva sulla due diligence, è il richiamo espresso nella Risoluzione al rispetto del principio di “diligenza ragionevole” lungo le catene globali di approvvigionamento. La prossima sessione della CIT, prevista nel 2026, dovrebbe concludere i lavori avviati questo mese a Ginevra, con l’obiettivo di adottare una convenzione sul lavoro dignitoso nell’economia delle piattaforme, accompagnata anch’essa da una raccomandazione. Inoltre, la CIT ha approvato una Risoluzione relativa alla discussione generale sui mezzi per combattere l’informalità e promuovere la transizione verso la formalità a favore del lavoro dignitoso. Particolarmente significativo, in un momento in cui l’Unione Europea sembra intenzionata a ridurre l’ambizione della direttiva sulla due diligence, è il richiamo espresso nella Risoluzione al rispetto del principio di “diligenza ragionevole” lungo le catene globali di approvvigionamento (cfr. comunicato dell’OIL). Tra i temi che hanno suscitato maggiore dibattito in sede di adozione del bilancio dell’OIL, vi è stata la pressione esercitata da un ampio gruppo di Paesi, guidati dagli Stati Uniti, che si sono opposti a ogni riferimento al concetto di «parità di genere», chiedendo sistematicamente che tale espressione fosse sostituita con quella di «uguaglianza tra donne e uomini».
(Foto: adozione della convenzione OIL 192, Pierre Albouy / ILO)
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3. Stati membri
Spagna
Tutela dei lavoratori contro il rischio da calore eccessivo : Il 9-10 giugno, il Ministero del Lavoro ha trasmesso 112.260 comunicazioni alle imprese operanti in settori particolarmente esposti alle alte temperature, quali lavanderie industriali, servizi di igiene urbana e ristorazione. Le sanzioni previste in caso di inosservanza delle normative vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro possono raggiungere l’importo di un milione di euro. Al fine di garantire la sicurezza e la salute sul lavoro, nel 2024 il Ministero ha già comminato 11.500 sanzioni, a fronte delle 704 registrate nel 2021. Contestualmente, è stata pubblicata una guida operativa destinata alle autorità ispettive competenti (cfr. comunicato).
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Finlandia
Lavoro tramite piattaforme digitali : La Corte suprema amministrativa ha stabilito, con una recente sentenza, che i fattorini addetti alla consegna dei pasti devono essere considerati lavoratori subordinati ai sensi della normativa sui contratti di lavoro (cfr. comunicato). Nel caso in esame, l’autorità competente in materia di salute e sicurezza sul lavoro aveva richiesto alla piattaforma digitale di tenere il delle foglio presenze e delle retribuzioni dei rider, come previsto per i lavoratori subordinati. Nella sentenza, la Corte ha fatto esplicito riferimento alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, secondo cui la nozione di lavoratore subordinato non deve essere interpretata in modo restrittivo (cfr. comunicato).
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Portogallo
Riforma del mercato del lavoro : Il 17 giugno si è aperto in Parlamento un acceso dibattito sulla revisione del Codice del Lavoro, incentrato su misure non previste nel programma elettorale del primo ministro Luís Montenegro. Tra le proposte al centro della discussione figurano: la modifica del diritto di sciopero, con l’obiettivo di limitarne l’esercizio in alcuni settori essenziali (in risposta allo sciopero nazionale indetto dalle ferrovie portoghesi, Comboios); la possibilità per i lavoratori di “cedere” giorni di ferie in cambio di un’indennità; e la semplificazione delle procedure di licenziamento.
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4. Aziende
Comitati Aziendali Europei
Rendicontazione di sostenibilità : Le federazioni sindacali europee hanno diffuso le Raccomandazioni congiunte relative alla rendicontazione di sostenibilità rivolte ai coordinatori sindacali e ai membri dei comitati aziendali europei o dei comitati di società europea, al fine fornire strumenti di intervento in risposta alla revisione critica, da parte della Commissione Europea, delle direttive sulla rendicontazione di sostenibilità e sul dovere di diligenza. Le Raccomandazioni contengono indicazioni operative per garantire il pieno coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori nei processi di elaborazione dei rapporti di sostenibilità, incoraggiando i comitati aziendali europei a mobilitare tutte le risorse disponibili, incluse competenze specifiche, attività formative e cooperazione con altri comitati aziendali europei.
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Rinegoziazioni : La direzione del gruppo Bouygues (200.000 addetti) e i membri del comitato aziendale europeo hanno siglato il 14 aprile l’Accordo di rinnovo del comitato aziendale europeo a seguito dell’acquisizione di Equans (75.000 addetti), filiale del gruppo Engie, avvenuta nel 2022. Il nuovo accordo prevede, entro il 2026, l’istituzione di tre commissioni all’interno del comitato aziendale europeo: due tematiche (salute-sicurezza e clima-ambiente) e una terza incaricata del monitoraggio degli impegni sociali assunti dalla direzione Bouygues al momento dell’acquisizione di Equans. L’accordo introduce una nuova procedura di concertazione per i progetti di impegni sociali di portata europea, relativi a temi trasversali, che potrebbero sfociare nella conclusione di un accordo europeo con la federazione sindacale EFBWW.
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5. Studi e rapporti
Rappresentanti dei lavoratori nei consigli d’amministrazione : Il Centro studi sull’occupazione e il lavoro (CEET-Cnam) ha pubblicato lo scorso 16 giugno uno studio che mette in discussione la capacità dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione francesi di incidere sugli orientamenti strategici aziendali. Il loro potere, osserva Riyad Manseri, ricercatore post-dottorato presso il CEET-Cnam, «appare in definitiva limitato», dal momento che «le decisioni restano in larga misura concentrate nelle mani degli amministratori espressione degli azionisti e, ancor più, della direzione esecutiva».
> Si veda anche: il precedente studio dello stesso autore sulla remunerazione dei consiglieri che rappresentano i lavoratori nei CdA.
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