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IR Notes 258 – 24 settembre 2025
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Una domanda a… Georg Brynjarsson, direttore generale del sindacato islandese Viska
Il sindacato Viska sta ridefinendo il panorama sindacale islandese, registrando in poco tempo un incremento del 20% degli iscritti e raggiungendo quota 6.000, posizionandosi come il sesto sindacato del Paese. Quali le ragioni di questo successo? Innanzitutto, uno sguardo al contesto islandese. Il tasso di sindacalizzazione è molto elevato, supera il 90%, poiché i sindacati gestiscono parte della previdenza sociale e della formazione professionale. L’iscrizione è quindi necessaria per accedere alle coperture assicurative. Le imprese, inoltre, trattengono le quote sindacali insieme ai contributi assicurativi. Queste condizioni, particolari rispetto al resto del mondo, generano però un effetto collaterale: la frammentazione. In Islanda esistono circa 140 sindacati, un numero superiore a quello della Danimarca, che ha oltre 4 milioni di abitanti, a fronte dei poco meno di 500.000 islandesi. Ciò comporta che molti sindacati si limitino alla gestione dell’assicurazione sanitaria e alla contrattazione collettiva, senza un reale impegno a fidelizzare i propri iscritti. Nel 2020 ho assunto la direzione di cinque sindacati rappresentativi dei lavoratori laureati, che operavano nella stessa sede. Mi ero reso conto che la frammentazione riduceva la capacità di negoziare condizioni retributive e condizioni di lavoro adeguate. Per questo ho avviato un confronto con sindacati nordici affini (Samfunnsviterne in Norvegia, Akavia in Svezia), che garantiscono ai propri iscritti una gamma più ampia e qualificata di servizi (consulenza, vantaggi economici con tariffe assicurative negoziate, ecc.). Ho tratto ispirazione da queste esperienze. A gennaio 2024 abbiamo dato vita a Viska, nato dalla fusione di tre sindacati, con una duplice missione: fornire servizi a 360 gradi lungo l’intera vita professionale, dall’orientamento degli studenti alla consulenza previdenziale, e rafforzare il peso nelle contrattazioni collettive per migliorare le condizioni di lavoro. Inoltre, intendiamo partecipare attivamente al dibattito pubblico, rappresentando la voce dei lavoratori della classe media, tradizionalmente meno considerata dai media rispetto a quella degli operai e degli impiegati. Ora abbiamo acquisito una vera visibilità. Dalla nascita di Viska, altri tre sindacati si sono uniti a noi. Siamo convinti che Viska abbia realmente innovato il sindacalismo islandese. L’immagine dei sindacati è spesso negativa: i giovani li considerano obsoleti, noiosi, lenti e poco attrattivi. Noi proponiamo un modello alternativo, più moderno. Abbiamo puntato molto sulla nostra immagine attraverso un sito web accattivante, una bella sede con sale riunioni per gli iscritti di Reykjavik, e servizi efficienti.
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Chi siamo?
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La squadra: questo numero è stato redatto da Inès Bollet, Victoria Fonseca, Ambre Grenier-Boley, Laura Renucci, Iris Turlan et Frédéric Turlan. Vedi sul sito la squadra di lavoro di IR Share.
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Note legali. Editore: IR Share SARL – 5, Les Compères – 89520 Fontenoy – +33 (0)6 81 41 53 95 – capitale sociale 1500 euros – Iscritta al registro delle imprese (RCS) di Auxerre col N° 512 567 959. Direttore della pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: ALTEO – Damien Cornillet – Château – 89500 Villeneuve-sur-Yonne – Francia. N° CPPAP: 0626 Z 9393
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Prima Pagina
La Corte di Giustizia rafforza le tutele dei lavoratori genitori di un figlio disabile
La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha consolidato la propria giurisprudenza in materia di discriminazione basata sulla disabilità, estendendola ai casi in cui la disabilità riguarda il figlio del lavoratore. In una sentenza del 2008, la Corte si era pronunciata su una discriminazione diretta «per associazione»: una lavoratrice, Sharon Coleman, assunta come segretaria in uno studio legale nel 2001, aveva dato alla luce nel 2002 un figlio, la cui disabilità richiedeva cure specialistiche, cure che la lavoratrice prestava di persona. Dopo tre anni, subendo atti di molestia e misure vessatorie (ad esempio il rifiuto del datore di lavoro di concederle la stessa flessibilità oraria e le stesse condizioni di lavoro dei colleghi), ha accettato la risoluzione del contratto, ma ha presentato ricorso, ritenendosi vittima di un “licenziamento forzato” (constructive unfair dismissal) e di un trattamento meno favorevole rispetto a quello riservato agli altri dipendenti, a causa della responsabilità verso il figlio disabile. La Corte di Giustizia ha pertanto ritenuto che la direttiva 2000/78 non possa essere interpretata «in senso restrittivo, vale a dire nel senso che esso vieterebbe soltanto le discriminazioni dirette fondate sulla disabilità e riguarderebbe esclusivamente le persone che siano esse stesse disabili». Secondo la Corte, «detta direttiva […] si applica non in relazione ad una determinata categoria di persone», ma in funzione dei motivi di discriminazione che essa mira a combattere, in quanto un’interpretazione della stessa che «ne limiti l’applicazione alle sole persone che siano esse stesse disabili rischierebbe» di privarla «di una parte importante del suo effetto utile e di ridurre la tutela che essa dovrebbe garantire». La Corte riconosce quindi una discriminazione diretta «per associazione», che non consente al datore di lavoro di tentare di giustificarsi o di proporre un «soluzioni ragionevoli». In una ulteriore sentenza emessa l’11 settembre, riguardante una lavoratrice incaricata della sorveglianza e del controllo di una stazione della metropolitana, la Corte ha riconosciuto questa volta una discriminazione «indiretta», «per associazione». Il caso riguarda una lavoratrice che ha richiesto alla società che la impiegava di essere assegnata, in modo permanente, a un posto di lavoro ad orario fisso, anche di minor qualifica, che le consentisse di occuparsi del figlio minore, convivente, affetto da invalidità totale e sottoposto a un programma di cure con orario fisso nel pomeriggio. La società non ha dato seguito a tali richieste, concedendo tuttavia alcune agevolazioni temporanee rispetto agli altri operatori, soggetti a orari alternati e a turni. La dipendente si ritiene vittima di una discriminazione derivante dall’applicazione di una regola apparentemente neutra sugli orari di lavoro, che non tiene conto delle sue esigenze specifiche, da cui la qualificazione di discriminazione «indiretta». A differenza della discriminazione diretta, in caso di discriminazione indiretta il datore di lavoro può dimostrare un motivo legittimo per esonerarsi, o adottare «soluzioni ragionevoli». Fondandosi sulla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, la Corte ha ritenuto che la lavoratrice «deve essere in grado di fornire al figlio disabile l’assistenza di cui ha bisogno, il che implica l’obbligo, per il datore di lavoro, di adeguare le condizioni di lavoro di tale lavoratore». Al giudice nazionale adito corre tuttavia l’obbligo accertare che «tali soluzioni non impongano a detto datore di lavoro un onere sproporzionato», circostanza di cui si può dubitare alla luce della giurisprudenza della Corte in materia di soluzioni ragionevoli.
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1. Unione Europea
Progetti
Riforma degli appalti pubblici : Nell’ambito della revisione della normativa europea in materia di appalti pubblici, prevista per il primo semestre del 2026, il 9 settembre il Parlamento Europeo ha adottato una Risoluzione sugli appalti pubblici. La risoluzione richiama una constatazione formulata dall’Autorità Europea del Lavoro (ELA): la preponderanza del criterio del prezzo più basso «può aggravare il fenomeno del lavoro sommerso e compromettere la qualità dei servizi o dei prodotti, la sostenibilità e le norme sociali», in particolare nei settori ad alta intensità di manodopera, dove i costi del personale rappresentano la voce principale. Gli eurodeputati riconoscono «l’importanza di rafforzare la capacità delle amministrazioni aggiudicatrici di attribuire maggiore peso ai criteri sociali e di sostenibilità, comprese le considerazioni ambientali e climatiche». Ricordano inoltre che la Corte di Giustizia consente alle amministrazioni aggiudicatrici «di includere nei documenti di gara requisiti basati sul diritto del lavoro nazionale, quali contratti collettivi vincolanti, norme minime in materia di occupazione, disposizioni concernenti la parità retributiva e altri criteri sociali pertinenti». Il Parlamento invita «la Commissione a definire orientamenti e un quadro giuridico» che conferiscano «alle amministrazioni aggiudicatrici il potere di applicare tali criteri a loro discrezione, senza incorrere in rischi giuridici sproporzionati». Per la federazione sindacale UNI Europa, questa risoluzione «dà mandato alla Commissione Europea di vincolare l’aggiudicazione degli appalti pubblici al rispetto dei contratti collettivi», confermando una rivendicazione del movimento sindacale (cfr. comunicato). Tuttavia, come sottolinea la federazione sindacale europea dei servizi pubblici, la relazione «non raccomanda in misura sufficiente l’adozione di criteri obbligatori in materia di appalti pubblici sostenibili», lasciando alle autorità pubbliche la discrezionalità di utilizzarli o meno, e quindi la possibilità di continuare a privilegiare il criterio del prezzo più basso (cfr. comunicato)
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Tirocini di qualità : Il 10 settembre la Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali del Parlamento Europeo ha approvato alcuni emendamenti di compromesso alla bozza di relazione relativa alla proposta di direttiva sul miglioramento delle condizioni di lavoro dei tirocinanti, presentata a febbraio dalla deputata Alicia Homs Ginel (S&D). La relazione modificata definisce il “tirocinio” come un «periodo di pratica lavorativa di primo livello limitato e volto a fornire esperienza e competenze pratiche e professionali attraverso una componente significativa di apprendimento e formazione, finalizzata a facilitare la transizione dall’istruzione a un rapporto di lavoro standard o l’accesso a una professione». Al fine di garantire un’effettiva valenza formativa e condizioni di lavoro dignitose, la relazione sottolinea la necessità di stipulare, prima dell’avvio del tirocinio, un contratto scritto che ne specifichi durata, retribuzione, obiettivi di apprendimento e modalità di tutoraggio o di valutazione periodica. La relazione è attesa in votazione in plenaria il 23 settembre, e, se approvata, consentirà alla presidenza danese dell’UE di avviare i negoziati tra Commissione, Consiglio e Parlamento (trilogo) in vista dell’adozione della direttiva.
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Attualità sociale
Posti di lavoro di qualità : Il 10 settembre, intervenendo al Parlamento Europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato, in modo ancora sintetico, un Quality Jobs Act, i cui contorni restano incerti. Nel suo Discorso sullo stato dell’Unione, ha fatto riferimento alla tabella di marcia per posti di lavoro di qualità, la cui adozione è già prevista per la fine dell’anno. I termini lasciano intendere che essa conterrà una parte legislativa con proposte di direttiva, e, quindi, diritti vincolanti. La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) ha accolto con favore l’annuncio di un’iniziativa legislativa per posti di lavoro di qualità, pur lamentando che essa arrivi solo dopo nove mesi di attesa dall’inizio del secondo mandato della presidente von der Leyen, «periodo durante il quale sono state proposte una serie di misure di deregolamentazione». Nel proprio comunicato, la CES ha chiarito le aspettative rispetto a tale iniziativa: direttive sul telelavoro e sul diritto alla disconnessione, regolamentazione della gestione algoritmica, garanzie per una giusta transizione, ecc.). Nel suo discorso di apertura del vertice sociale di Porto, il 18 settembre, la vicepresidente della Commissione Europea, Roxana Mînzatu, ha confermato che la tabella di marcia per posti di lavoro di qualità «sarà incentrata su una legge in materia di posti di lavoro di qualità», individuando tre obiettivi principali: 1) difendere e rafforzare i diritti dei lavoratori affinché tutti possano beneficiare di «un salario equo, condizioni di lavoro sicure e dignità sul lavoro»; 2) valorizzare la rivoluzione digitale «proteggendosi dai suoi rischi: precarietà del lavoro e indebolimento delle tutele»; 3) prepararsi ai cambiamenti aiutando «i lavoratori e le aziende ad attraversare le transizioni».
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Dialogo sociale intersettoriale
Telelavoro e diritto alla disconnessione : Dopo il fallimento, nel novembre 2023, dei negoziati tra le parti sociali europee nel raggiungere un accordo sul telelavoro e sul diritto alla disconnessione (cfr. IR Notes 219), la Commissione Europea ha rilanciato il processo avviando, ad aprile, la prima fase di consultazione. Il 25 luglio è stata aperta la seconda fase di consultazione, accompagnata da un documento molto articolato che illustra i diversi strumenti possibili. Le risposte sono attese per il 6 ottobre. Successivamente, la Commissione potrà presentare una proposta di direttiva, probabilmente corredata da raccomandazioni agli Stati membri.
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2. Stati membri
Lussemburgo
Riforma del mercato del lavoro : Il 3 settembre il Governo ha riunito le parti sociali, senza però raggiungere un accordo trilaterale sulle principali riforme proposte, nonostante il ritiro di alcune misure, come la modifica delle regole della contrattazione collettiva, e l’adattamento di altre, come la disciplina dell’orario di lavoro domenicale nel commercio. L’obiettivo è portare l’orario di lavoro domenicale dalle quattro ore attuali a un massimo di otto, a condizione che sia previsto da un contratto collettivo di lavoro settoriale (CCT) o da un accordo intersettoriale (cfr. comunicato). La principale confederazione sindacale, l’OGBL, ha accolto positivamente questi arretramenti, pur criticando questo «cambiamento di paradigma» che rimette in discussione «il modello sociale trilaterale basato su negoziati tra pari alla ricerca di un compromesso» (cfr. comunicato). Durante la riunione «non è stato possibile raggiungere una convergenza totale», ha riconosciuto l’organizzazione imprenditoriale UEL, che tuttavia ritiene positivo il proseguimento del confronto su possibili misure volte al miglioramento del quadro normativo che disciplina l’organizzazione dell’orario di lavoro (cfr. comunicato).
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Francia
Dovere di diligenza : Il 18 settembre il tribunale di Parigi ha emesso un provvedimento che obbliga il gruppo petrolifero TotalEnergies a divulgare documenti interni sui progetti di estrazione petrolifera a Tilenga, in Uganda, e sulla costruzione dell’oleodotto transfrontaliero EACOP per il trasporto del petrolio fino al porto di Tanga, in Tanzania. Respingendo le richieste di riservatezza di TotalEnergies, che aveva prodotto solo estratti di alcune relazioni o studi a propria difesa, il tribunale ha stabilito per la prima volta, in un procedimento relativo al dovere di diligenza, che i ricorrenti hanno il diritto di richiedere prove direttamente alla società madre, senza dover passare attraverso le filiali. Inoltre, le relazioni predisposte da consulenti esterni devono essere consegnate ai ricorrenti quando l’azienda le utilizza per sostenere la propria difesa. Si tratta quindi di una decisione rilevante per la giurisprudenza da parte di questo tribunale specializzato riguardo al rispetto del dovere di diligenza, per chiamare le aziende a rispondere quando solo esse detengono le prove di possibili illeciti.
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3. Imprese
Comitati Aziendali Europei
Riservatezza delle informazioni : Il 20 febbraio 2025, la direzione del gruppo Air Liquide e i rappresentanti sindacali all’interno del comitato aziendale europeo hanno sottoscritto un Protocollo aggiuntivo all’accordo istitutivo del comitato aziendale europeo del 9 novembre 2023, modificando le disposizioni relative alla gestione delle informazioni riservate. L’obbligo di riservatezza si applica oramai «anche ai membri del board nei confronti dei membri del comitato aziendale europeo». I firmatari riconoscono che «in alcuni casi, la natura sensibile e riservata delle informazioni da trasmettere al comitato aziendale europeo non è compatibile con una comunicazione ai membri 15 giorni prima della data della riunione», come previsto dall’accordo istitutivo del comitato. In tal caso, «in accordo con il segretario del comitato aziendale europeo, la comunicazione delle informazioni sensibili e riservate che potrebbero interessare terzi e/o avere ripercussioni significative a livello interno o esterno potrà essere effettuata direttamente il giorno della riunione». Tale disposizione riguarda, ad esempio, «le informazioni che potrebbero avere un impatto sui mercati o sui progetti la cui portata o natura giustifica il mantenimento della massima riservatezza». In caso di disaccordo da parte del segretario del CAE, i firmatari concordano che «i documenti e le presentazioni contenenti informazioni sensibili e riservate» saranno trasmessi «esclusivamente ai membri del board entro 7 giorni dall’inizio della riunione» del CAE. Tali documenti «potranno essere presentati agli altri membri del CAE durante la riunione preparatoria che precede la riunione plenaria, o quella del board allargato, mantenendo invariata la natura riservata di tali documenti».
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4. Studi e rapporti
Migliorare l’integrazione nel mercato del lavoro : Il 16 settembre la Commissione Europea ha pubblicato la Relazione annuale su occupazione e sviluppi sociali in Europa, dedicata all’inserimento nel mercato del lavoro dei gruppi sottorappresentati, quali donne, lavoratori anziani, migranti e persone con disabilità. Secondo il rapporto, circa 51 milioni di persone sono attualmente escluse dal mercato del lavoro dell’UE. Facilitare il loro l’accesso al mercato del lavoro contribuirebbe al raggiungimento dell’obiettivo dell’UE di un tasso di occupazione del 78% entro il 2030, rispetto al 75,8% attuale. Il rapporto include un capitolo dedicato alle misure attuate per migliorare l’accesso di questi gruppi al mercato del lavoro.
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I rischi del 28° regime : Nel discorso sullo stato dell’Unione del 10 settembre, la presidente della Commissione Europea ha confermato l’elaborazione di un “28° regime” destinato a favorire le imprese innovative, consentendo loro di operare in un quadro commerciale, fiscale e sociale più snello. In una nota, l’Istituto Sindacale Europeo mette in guardia sui rischi inerenti alla creazione di un siffatto quadro giuridico. Il documento ricorda i tentativi falliti di creare uno status analogo, il lobbying attivo di EU-Inc.org, l’organizzazione europea che rappresenta le imprese innovative, e le elusioni dei diritti sociali conseguenti all’istituzione dello status di Società Europea. Gli autori propongono una serie di misure di salvaguardia da adottare contestualmente alla creazione del 28° regime, come garanzie che impediscano di congelare o aggirare la partecipazione dei lavoratori.
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