 |
| |
IR Notes 271 – 8 aprile 2026
www.irshare.eu
|
|
|
| |
| |
Una domanda a…
Lidia Gil Otero, Assistant professor di Diritto del lavoro e della
previdenza sociale all'Università di Santiago de Compostela
Nell’ambito del progetto Digilare
(*), lei raccomanda di approfittare del recepimento della
direttiva sui lavoratori delle piattaforme digitali, previsto
entro la fine del 2026, per estendere alcuni dei diritti da essa
riconosciuti a tutti i lavoratori. È
realistico? Recepire una direttiva europea al di là dei
suoi requisiti minimi è evidentemente una scelta politica, ma ci
sembra importante cogliere l’opportunità di questo recepimento per
promuovere un’armonizzazione dei diritti dei lavoratori. Abbiamo
riscontrato interpretazioni divergenti, a seconda dei paesi, delle
disposizioni relative all’informazione e alla consultazione previste
dal regolamento sull’IA. Deploriamo inoltre un doppio livello di
protezione: da un lato i lavoratori delle piattaforme digitali, che
beneficeranno di una tutela rafforzata una volta recepita la
direttiva; dall’altro i lavoratori ugualmente soggetti alla gestione
algoritmica, ma che non rientrano nell’ambito di applicazione della
direttiva. Questi ultimi godono unicamente del diritto
all’informazione previsto dal regolamento sull’IA, e soltanto al
momento dell’introduzione di uno strumento di IA, non durante il suo
sviluppo né in merito ai futuri impatti sulle condizioni di lavoro.
Riteniamo pertanto auspicabile estendere i diritti previsti dalla
direttiva sulle piattaforme digitali ai «lavoratori algoritmici»,
ossia a coloro che sono interessati dalla gestione algoritmica e
dagli strumenti di intelligenza artificiale. Sarebbe inoltre
opportuno modificare la direttiva quadro europea sul diritto
all’informazione e alla consultazione, per includervi la
consultazione non solo al momento dell’introduzione dell’IA in
azienda, ma anche durante il suo sviluppo, al fine di monitorare i
diversi impatti dell’IA sull’occupazione e sulle condizioni di
lavoro. Evitare una protezione differenziata a seconda che si tratti
o meno di lavoratori di piattaforma ci sembra un obiettivo
imprescindibile, che passa per un recepimento ambizioso della
direttiva, anche attraverso la generalizzazione del ricorso a un
esperto di IA nell’ambito del processo di consultazione.
(*) Cfr. progetto Digilare
|
|
|
|
|
|
|
| |
Chi siamo?
IR Notes è una
comunicazione trasmessa ogni 15 giorni, disponibile in diverse lingue
europee (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco, polacco) e
realizzata da IR Share
insieme alla sua rete di esperti. Si occupa di
diritto del lavoro, relazioni sociali e politica dell’occupazione a
livello europeo. È disponibile sul sito tramite abbonamento al prezzo di
273 euro all’anno esentasse.
La squadra: questo
numero è stato redatto da Inès
Bollet, Victoria
Fonseca, Ambre
Grenier-Boley, Frédéric Turlan
e Iris
Turlan. Vedi sul sito la squadra di lavoro di IR Share.
Abbonarsi a IR Notes
Con un semplice click
sul sito di IR Share o via E-mail: frederic.t@irshare.eu
Note legali.
Editore: IR Share SARL – 5, Les Compères – 89520 Fontenoy – +33
(0)6 81 41 53 95 – capitale sociale 1500 euros – Iscritta al registro
delle imprese (RCS) di Auxerre col N° 512 567 959. Direttore della
pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: ALTEO – Damien Cornillet –
Château – 89500 Villeneuve-sur-Yonne – Francia. N° CPPAP: 0626 Z 9393
|
|
|
|
| |
Seguici su LinkedIn!
Per seguire l’attualità tra due numeri di
IR Notes, iscriviti alla nostra pagina LinkedIn: IR Notes. Seguici! Siete già in 808 a
seguirci!
|
|
|
|
|
|
|
Prima
Pagina
La
trasparenza salariale, il nuovo nemico da abbattere?
Dopo aver affossato le direttive sulla rendicontazione
di sostenibilità e sul dovere di diligenza, gli Stati membri sembrano oramai
intenzionati a prendere di mitra la direttiva sulla trasparenza salariale, il cui
recepimento è fissato al 7 giugno 2026. Non solo numerosi Paesi accusano ritardi, ma
manifestano con crescente frequenza la propria ostilità, apertamente, come la
Svezia, che ne auspica l’abrogazione, oppure indirettamente, come la Francia o i
Paesi Bassi, che ne dilazionano l’attuazione, nella speranza, per alcuni, che il
legislatore europeo la riveda nell’ambito di una futura direttiva omnibus. A pochi
mesi dalla scadenza per il recepimento, il quadro si fa sempre più caotico.
Ufficialmente, la Commissione Europea mantiene la propria posizione e ha ribadito in
più occasioni che non intende recedere dalla data stabilita. In occasione della
recente presentazione della Strategia
europea sulla parità di genere 2026-2030, la Commissione ha ricordato che
nell’UE le donne guadagnano ancora in media il 12% in meno all’ora rispetto agli
uomini (cfr. comunicato).
Essa ha inoltre sottolineato che «affrontare questo problema significa porre rimedio
a un’ingiustizia e dare attuazione ai Trattati dell’UE nonché alla Carta dei diritti
fondamentali» e che «la direttiva sulla trasparenza retributiva rappresenta una
svolta decisiva nella lotta contro la discriminazione retributiva e la
sottovalutazione dei lavori a prevalenza femminile, che costituiscono le cause
profonde del divario retributivo di genere». La Commissione ha precisato che
«continuerà a sostenere gli Stati membri nell’attuazione efficace e tempestiva della
direttiva». In altri termini, mantiene la rotta e, in assenza di un recepimento nei
termini previsti, avvierà le consuete procedure nei confronti degli Stati membri,
fino a ottenerne, se necessario, la condanna da parte della Corte di Giustizia. Il
26 marzo, tuttavia, il Governo svedese, che aveva votato contro il testo nel 2023,
ha aperto le ostilità dichiarando che la «formulazione» della direttiva «è troppo
onerosa dal punto di vista amministrativo e rischia quindi di ridurre i progressi in
materia di parità». Il Governo ha pertanto manifestato «l’intenzione di adoperarsi
affinché la data di attuazione della direttiva sia rinviata e venga avviata una
rinegoziazione della direttiva volta a semplificare la normativa», concludendo in
modo inequivocabile: «il Governo non intende, al momento, presentare al Parlamento
un disegno di legge relativo alla direttiva sulla trasparenza retributiva» (cfr. comunicato).
Una posizione sostenuta dal partito di estrema destra dei Democratici di Svezia e
accolta non può che rallegrare le organizzazioni datoriali che chiedono quanto meno
una sospensione nell’attuazione della direttiva. L’argomento è invariabilmente lo
stesso: «condividiamo l’obiettivo, ma il testo impone un incubo burocratico».
Eppure, questo presunto incubo burocratico era stato approvato tre anni fa da
un’ampia maggioranza di Stati membri e dal Parlamento Europeo. Come osserva Roland
Erne, professore di integrazione europea e relazioni industriali all’University
College di Dublino, si tratta ancora una volta di «sfidare tanto lo Stato di diritto
quanto la democrazia all’interno dell’Unione Europea». Per un numero crescente di
attori, una direttiva europea può dunque essere contrastata non soltanto prima della
sua adozione, ma anche successivamente, nella fase di recepimento. Non fara
eccezione la direttiva rivista sui comitati aziendali europei, che sarà
verosimilmente oggetto di contestazioni su tutti i fronti durante il recepimento
nazionale. Quanto alla trasparenza retributiva, il tentativo svedese di rallentare
il processo dovrebbe restare sul piano simbolico. Il mancato recepimento non
“immunizza” efficacemente contro l’applicazione della direttiva: la Commissione
potrà avviare una procedura di infrazione nei confronti della Svezia, che potrebbe
essere condannata dalla Corte di Giustizia al pagamento di sanzioni pecuniarie
sufficientemente dissuasive da indurla a rivedere la propria posizione. Inoltre,
alcune disposizioni della direttiva potrebbero essere riconosciute ad effetto
diretto, consentendo a qualsiasi cittadina svedese di invocarle dinanzi ai giudici
nazionali. Vale la pena ricordare che l’obiettivo dell’Unione è perseguire
l’armonizzazione normativa e che essa dispone degli strumenti giuridici necessari
per impedire agli Stati membri di operare una selezione discrezionale della
legislazione, pratica assai cara, un tempo, al Regno Unito.
|
1. Unione
europea
Attualità
sociale
Politica sociale : Il 9 marzo il
Consiglio ha adottato la relazione
congiunta sull’occupazione, che esamina i progressi compiuti dagli Stati
membri sul piano della convergenza sociale. La relazione esamina il mercato del
lavoro e le politiche sociali di ciascun paese, ne valuta le prestazioni e ne
consolida i risultati a livello UE per raffrontarli con gli obiettivi fissati in
tale sede. L’UE è attualmente sulla buona strada per conseguire il proprio obiettivo
generale in materia di tasso di occupazione entro il 2030. Nel 2024, il tasso di
occupazione nell’Unione ha raggiunto il 75,8% (+0,5 punti rispetto al 2023),
collocandosi a soli 2,2 punti dall’obiettivo del 78% fissato per il 2030. Più
critica appare invece la dinamica relativa agli altri due obiettivi:
1) la quota di adulti che partecipano ogni anno ad attività di
formazione è passata dal 37,4% nel 2016 al 39,5% nel 2022. I progressi restano lenti
e il livello raggiunto rimane inferiore di oltre 20 punti rispetto al target UE del
60% entro il 2030; 2) sul fronte della riduzione della povertà,
nonostante alcuni avanzamenti, saranno necessari ulteriori sforzi. Nel 2024, il
numero di persone in situazione di povertà nell’UE è diminuito di circa 2,9 milioni
rispetto al 2019, un risultato «ancora lontano dall’obiettivo complessivo dell’UE,
che consiste nel ridurre tale numero di almeno 15 milioni entro il 2030». Desta
inoltre preoccupazione il fatto che, in 11 Stati membri, il numero di persone a
rischio di povertà fosse nel 2024 superiore a quello del 2019.
|
Economia sociale : Il 30 marzo
la Commissione Europea ha pubblicato una relazione
sull’attuazione del piano d’azione per
l’economia sociale, adottato il 9 dicembre 2021. «Negli ultimi cinque anni,
21 Stati membri hanno adottato o stanno elaborando strategie nazionali o regionali
in materia di economia sociale, e 12 hanno riformato la propria legislazione in tale
settore», sottolinea la Commissione. Tuttavia, ammette la comunicazione, «l’economia
sociale non è ancora riconosciuta né sostenuta in modo coerente in tutti gli Stati
membri e in tutte le regioni» e soffre ancora di «condizioni di concorrenza
ineguali, esacerbate dal suo modello economico specifico» (cfr. comunicato).
|
Trasparenza
retributiva: Il 27 marzo l’Istituto europeo per
l’uguaglianza di genere (EIGE) ha pubblicato le Linee
guida sulla valutazione e la classificazione del lavoro neutre rispetto al
genere, destinate a supportare l’attuazione della direttiva sulla
trasparenza retributiva. Parallelamente a questo kit di strumenti, l’EIGE ed
Eurofound hanno collaborato alla redazione di una nota
orientativa che illustra in dettaglio i vantaggi dei tale approccio per le
imprese, i lavoratori e le parti sociali.
|
Rischi psicosociali : Il 25
marzo l’eurodeputata Estelle Ceulemans (S&D) ha presentato un progetto
di relazione di iniziativa legislativa sui rischi psicosociali sul lavoro,
chiedendo alla Commissione di presentare, entro la fine del 2026, una proposta di
direttiva in materia, comprensiva di requisiti minimi volti a garantire un livello
di tutela elevato ed equivalente per tutti i lavoratori dell’Unione. Alla relazione
sono allegate raccomandazioni formulate sotto forma di proposta di direttiva.
|
Giurisprudenza
Il 12 marzo la Corte di Giustizia ha emesso una sentenza
relativa a una dipendente di un’associazione della Chiesa cattolica tedesca operante
nel settore della consulenza alle gestanti. La lavoratrice aveva scelto di
abbandonare la Chiesa cattolica (verosimilmente per sottrarsi al versamento del
contributo ecclesiastico addizionale) e l’associazione, venuta a conoscenza della
decisione, l’aveva licenziata per grave violazione degli obblighi di lealtà. La
Corte di Giustizia ha ritenuto che il licenziamento non fosse giustificato per il
solo fatto dell’abbandono della Chiesa, considerato che la stessa associazione
impiega anche lavoratori non cattolici per le medesime funzioni, reputando
sufficiente che i consulenti si impegnino a rispettare le direttive della Chiesa
cattolica. La Corte ha pertanto ravvisato una violazione del diritto dell’UE
nell’imposizione, a pena di licenziamento, dell’obbligo di non abbandonare la Chiesa
cattolica per tutta la durata del rapporto di lavoro (cfr. comunicato).
|
2. Stati
membri
Germania
Rafforzare gli appalti pubblici :
Il 27 marzo il Parlamento ha adottato definitivamente la legge
volta a rafforzare la contrattazione collettiva nell’ambito degli appalti pubblici
federali (Tariftreuegesetz). La legge prevede che le imprese aggiudicatarie
di appalti pubblici garantiscano ai propri lavoratori condizioni equivalenti a
quelle stabilite dai contratti collettivi applicabili (cfr. comunicato),
con l’obiettivo di estendere la copertura della contrattazione collettiva. Il testo
è stato tuttavia criticato su entrambi i fronti : i sindacati lo giudicano
insufficiente, in quanto si applica solo a due terzi degli appalti pubblici e
prevede numerose eccezioni, tra cui l’esclusione degli appalti stipulati con le
forze armate, e deroghe (cfr. comunicato);
le imprese, dal canto loro, denunciano un aggravio burocratico e nutrono
preoccupazioni per l’impatto sui costi degli appalti pubblici (cfr. comunicato).
|
Alleanza per la difesa dello Stato sociale :
Quattordici organizzazioni, tra cui ONG e organizzazioni
sindacali, hanno costituito un’alleanza per promuovere uno Stato sociale forte e
sostenibile, in risposta ai timori legati alle crisi economiche e alle minacce alla
democrazia (cfr. comunicato).
Nella loro visione, lo Stato non è un ostacolo, ma un modello di prosperità e
sostenibilità (cfr. comunicato).
L’alleanza si articola attorno a una serie di priorità: un sistema previdenziale
adeguatamente finanziato, lavoro di qualità, lotta alla povertà e tutela del clima.
Forte di oltre 20 milioni di membri, l’alleanza si fonda su uno studio di YouGov
che attesta un sostegno maggioritario della popolazione allo Stato sociale (cfr. studio).
|
Belgio
Congedo per caregiver : A
partire dal 1° luglio, la durata massima del congedo per «prestatore di assistenza
familiare» sarà raddoppiata per i lavoratori dipendenti che ne faranno richiesta, in
attuazione della Legge
del 22 marzo 2026, pubblicata il 1° aprile, recante modifiche alla normativa
sui prestatori di assistenza. La durata massima di una sospensione completa del
contratto di lavoro passerà da 3 a 6 mesi, mentre quella del passaggio al part-time
passerà da 6 a 12 mesi. La legge introduce inoltre una maggiore flessibilità nella
fruizione di tali congedi, consentendo di concentrarli in un arco di tempo più breve
in funzione delle esigenze del caregiver, previo accordo del datore di lavoro (cfr.
comunicato).
|
Spagna
Controllo dell’orario di lavoro :
La normativa sul controllo obbligatorio degli orari di lavoro è
stata modificata mediante un emendamento all’articolo 34.9 del Codice del Lavoro,
che impone il ricorso esclusivo a sistemi di rilevazione elettronici. Questo
cambiamento è direttamente collegato al Regio decreto-legge 8/2019
dell’8 marzo 2019, che aveva introdotto l’obbligo generalizzato di
registrazione dell’orario per tutte le imprese, e prevede che i registri siano
accessibili da remoto alle autorità ispettive del lavoro. La misura entrerà in
vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, la cui data non
è ancora stata comunicata. Il provvedimento non raccoglie tuttavia consenso unanime:
il 23 marzo il Consiglio di Stato ha adottato un parere
consultivo non vincolante in cui esprime riserve sulla misura promossa dal
Ministero del Lavoro sollevando obiezioni sui costi di implementazione a carico
delle imprese, sull’assenza di un’analisi d’impatto per le amministrazioni pubbliche
anch’esse interessate, sui rischi per la protezione dei dati dei lavoratori e sul
fatto che la normativa eccederebbe quanto richiesto dalla legge. La principale
organizzazione datoriale, la CEOE, ha accolto con favore il parere del Consiglio di
Stato.
|
Malta
Violenze sul luogo di lavoro :
Il Progetto
di legge n. 166, adottato il 3 marzo, mira a rafforzare la tutela dei
lavoratori. Il testo precisa le definizioni dell’articolo 29 relative alle molestie
sessuali sul luogo di lavoro, distinguendole da altre forme di molestia, e introduce
un nuovo articolo 29A che condanna qualsiasi atto di violenza e/o molestia in ambito
lavorativo. La nozione di rapporto di lavoro viene inoltre estesa a stagisti,
volontari, persone il cui contratto è stato risolto e candidati all’assunzione, in
sostanza, a tutti i soggetti coinvolti in un contesto professionale,
indipendentemente dall’esistenza di un vincolo di subordinazione in senso stretto.
La legge intende così rafforzare la protezione contro ogni forma di violenza —
fisica, morale, sessuale e psicologica — cui i lavoratori possono essere esposti
nell’ambiente professionale.
|
3.
Aziende
Negoziazione di un CAE : La
direzione del gruppo armatoriale francese di navi portacontainer CMA CGM sta conducendo una
trattativa volta all’istituzione, su propria iniziativa, di un comitato aziendale
europeo a livello di gruppo, a seguito dell’acquisizione di due società di logistica
i cui dipendenti erano già coperti da organismi di rappresentanza europea: un
comitato aziendale europeo per i dipendenti di CEVA Logistics e il comitato comune
delle società europee del gruppo Bolloré, che copriva Bolloré Logistics, entità
acquisita da CMA CGM. L’obiettivo è sostituire gli organi esistenti con un unico
comitato aziendale europeo di gruppo. In occasione della giornata di studio sui
comitati aziendali europei organizzata dalla CFE-CGC il 31 marzo a Parigi, Capucine
Edou, negoziatrice della CFE-CGC nell’ambito della delegazione speciale di
negoziazione (DSN), composta da 41 membri, ha illustrato i punti critici del
negoziato, che dovrebbe concludersi entro l’estate. In particolare, ha richiamato
l’attenzione sulla questione del numero dei membri del futuro comitato aziendale
europeo — oggetto di discussioni protrattesi per mesi — nonché su quella della
riservatezza delle informazioni. Quanto all’esperto che assiste la DSN, Capucine
Edou invita alla vigilanza, «poiché è capitato di vederlo sostituirsi ai negoziatori
(…), con il rischio talvolta di vanificare consensi faticosamente raggiunti. Ad
esempio, i membri della DSN erano riusciti a far accettare una richiesta di parità
50/50 all’interno del CAE. Il coordinatore ha riportato il rapporto a 40/60 in nome
del rispetto della direttiva» (cfr. resoconto
della giornata, testimonianze).
|
4. Studi e
rapporti
Rischi psicosociali : Un nuovo
rapporto
realizzato da Eurogip, osservatorio del settore dei rischi professionali
dell’Assicurazione Malattia, esamina gli strumenti esistenti a livello
internazionale in materia di prevenzione dei rischi psicosociali (RPS) proponendo
una panoramica delle normative e degli strumenti di prevenzione a livello dell’UE.
Il documento è completato da un’analisi nazionale relativa a sette paesi europei
(Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Spagna e Svezia) e a cinque paesi
extraeuropei (Australia, Canada, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti). Il rapporto
presenta inoltre strumenti di valutazione dei RPS nelle imprese, guide e materiali
informativi, campagne, iniziative e reti nazionali, nonché buone pratiche, bandi di
progetto, incentivi e misure di sostegno finanziario.
|
|
|