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IR Notes 166 – 16 giugno 2021
www.irshare.eu
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Agenda
21-22
giugno
Online Seminario organizzato
dall’Istituto Sindacale Europeo (ETUI) destinato ai nuovi membri dei
comitati aziendali europei. Iscrizione.
28 et 29
giugno
Online Seminario organizzato
dall’Istituto Sindacale Europeo (ETUI) e dedicato al ruolo dei comitati
aziendali europei in materia di RSI e di informazioni a carattere non
finanziario. Iscrizione.
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la
lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario
europeo delle relazioni sociali,
pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share,
editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in
inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di
traduzione online.
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Chi siamo?
IR Notes
è una comunicazione trasmessa ogni 15
giorni, disponibile in diverse lingue europee (francese, inglese,
italiano, spagnolo, tedesco) e realizzata da IR Share insieme
alla sua rete di esperti. Si occupa di diritto del lavoro, relazioni
sociali e politica dell’occupazione a livello europeo. È disponibile sul
sito tramite abbonamento al prezzo di 18 euro al mese esentasse.a
La squadra: questo
numero è stato redatto da Predrag
Bejakovic, Pascale Turlan e Frédéric
Turlan
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lavoro di IR Share.
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pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: Ideal prod – 14 rue Auguste
Morel – 89100 Sens – Tel.: + 33 (0)3 86 83 21 21 – Francia. N° CPPAP:
0621 Z 93933.
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Prima
Pagina
I ministri
europei affidano il telelavoro al dialogo sociale
Nel rilevare il ricorso massiccio allo smart working e l’emergere di un modello
ibrido di lavoro in seguito alla pandemia da Covid-19, i Ministri dell’Occupazione
dell’UE hanno adottato, in occasione del Consiglio del 14 giugno (cfr.
infra) le Conclusioni
sul telelavoro, rimandando la regolamentazione dello stesso agli Stati
membri. Gli Stati membri sono invitati ad istituire «piani d’azione nazionali o
strategie nazionali che affrontino le opportunità e i rischi connessi al
telelavoro». Essi potranno «modificare le loro politiche in materia di telelavoro o,
se del caso, fornire orientamenti», in particolare per quanto riguarda la salute e
la sicurezza, l’organizzazione e il controllo dell’orario di lavoro, l’efficacia dei
controlli effettuati dagli ispettorati del lavoro ed eventuali indennità per coprire
i costi del telelavoro. Per quanto riguarda le parti sociali, queste sono invitate a
promuovere, a livello settoriale o aziendale, «l’importanza di disporre di (…)
norme applicabili in materia di orario di lavoro per i telelavoratori, così che
possano scollegarsi effettivamente». Infatti, «data la varietà di modelli aziendali,
settori e posti di lavoro, che non ammette una soluzione unica valida per ogni caso,
le parti sociali svolgono un ruolo centrale nella negoziazione, attuazione e
applicazione delle norme relative al telelavoro». Inoltre, i ventisette paesi
invitano la Commissione ad analizzare «la misura in cui l’attuale diritto sociale e
del lavoro nell’UE garantisca condizioni di lavoro dignitose per i telelavoratori e
risponda alle loro particolari condizioni e sfide, anche per quanto riguarda il
diritto alla disconnessione». È vano pertanto attendere una qualsivoglia iniziativa
legislativa a livello europeo su questa tematica. Ancora una volta, i Governi si
allontanano dalla posizione del Parlamento Europeo, che ha espressamente richiesto
un’iniziativa sul diritto alla disconnessione.
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1. Unione
Europea
Attualità
sociale
Consiglio Occupazione e Affari Sociali :
Secondo le dichiarazioni di Nicolas Schmit, Commissario europeo
per l’Occupazione e i Diritti Sociali, il primo Consiglio Occupazione e Affari
Sociali post Vertice Sociale Europeo di Oporto sembra aver mantenuto le proprie
promesse. Per Nicolas Schmit (Foto) il 14 giugno è stata «una giornata eccezionale
per la presidenza portoghese» e un «momento speciale per l’Europa sociale». Le
ragioni di questo elogio sono dovute principalmente all’adozione di una Raccomandazione
che istituisce una garanzia europea per l’infanzia, al fine di proteggere i
«minori bisognosi» ossia «persone di età inferiore ai 18 anni che sono a rischio di
povertà o di esclusione sociale». Si raccomanda pertanto che gli Stati membri
garantiscano un «accesso effettivo e gratuito a un’educazione e cura della prima
infanzia di alta qualità, all’istruzione e alle attività scolastiche, ad almeno un
pasto sano al giorno a scuola e all’assistenza sanitaria». Le politiche suggerite
dalle raccomandazioni devono essere attuate da «Coordinatori nazionali della
garanzia per l’infanzia» nominati da ciascun governo. «Siamo passati dalle parole ai
fatti», ha dichiarato Ana Mendes Godinho, Ministro portoghese per l’Occupazione e
gli Affari sociali. Il Consiglio ha preso atto dei progressi compiuti sotto la
presidenza di turno portoghese sulle recenti proposte di direttive relative a salari
minimi adeguati nell’UE (cfr. Relazione
sullo stato di avanzamento dei lavori) e alla trasparenza delle retribuzioni
(cfr. Relazione
sullo stato di avanzamento dei lavori), nonché sulla precedente proposta di
direttiva recante applicazione del principio di parità di trattamento tra le persone
(cfr. Relazione
sullo stato dei lavori). Il Consiglio ha inoltre adottato delle Conclusioni
relative all’impatto socio-economico della COVID-19 sulla parità, nonché
sulla Strategia
per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 e il telelavoro (cfr.
Prima Pagina). Infine, i ministri hanno tenuto un dibattito sulle sfide del dialogo
sociale e della contrattazione collettiva, rappresentando i diversi approcci
nazionali. Nicolas Schmit ha confermato che la Commissione Europea adotterà
un’iniziativa in questa materia entro la fine del 2022.
- Mercato del lavoro e
migrazione. La Commissione Europea ha lanciato l’11
giugno l’iniziativa “Talent Partnership”, partenariati volti ad attirare
talenti, sviluppata nell’ambito del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, che
«contribuirà alla soluzione del problema delle carenze di competenze nell’UE e a
rafforzare i partenariati sulla migrazione con i paesi terzi che si presentano
reciprocamente vantaggiosi ». Lo scopo è consentire la corrispondenza tra le
competenze dei lavoratori dei paesi terzi con i fabbisogni del mercato del
lavoro dell’UE (cfr. comunicato
e sito
sulle partnership).
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Giurisprudenza
Distacco di lavoratori interinali :
La Corte di giustizia ha emesso una sentenza in un caso delicato
riguardante il distacco di personale interinale da parte di un’impresa di lavoro
interinale bulgara presso un cliente in Germania (cfr. Posted workers). L’autorità
bulgara competente per il rilascio dei certificati A1 ai lavoratori distaccati,
necessari per attestare l’iscrizione al regime previdenziale e assistenziale
bulgaro, aveva rifiutato tale rilascio all’agenzia per il lavoro bulgara per il
fatto che il lavoratore non avrebbe svolto “la sua attività principale” sul
territorio bulgaro, escludendo l’impresa fornitrice dalla possibilità di distaccare
lavoratori. Per la Commissione Europea, invece, al fine di distaccare lavoratori
interinali, era sufficiente che le imprese fornitrici avessero dipendenti che
lavorino nello Stato di invio e che vi assumano lavoratori che saranno
temporaneamente messi a disposizione delle imprese utilizzatrici. Una volta
soddisfatta questa condizione, nulla osta a che l’impresa fornitrice assuma
lavoratori da distaccare solo presso imprese utilizzatrici stabilite in altri Stati
membri. I governi belga, bulgaro, estone, francese, polacco e finlandese ritenevano
invece che un’impresa fornitrice dovesse svolgere una parte sostanziale delle
proprie attività di somministrazione di mano d’opera alle imprese stabilite nello
Stato di invio, nella fattispecie la Bulgaria. Lo scopo perseguito è evitare una
forma di dumping sociale creando società di comodo, “letter box company” in paesi
con bassi costi sociali al solo fine di distaccare lavoratori in paesi con costi del
lavoro più elevati. Le conclusioni depositate dall’Avvocato generale della Corte,
favorevoli alla Commissione (CGUE,
concl.,10 dicembre 2020, causa C-784/19, Team Power Europe), avevano
suscitato una forte levata di scudi da parte del movimento sindacale, in particolare
da parte di IndustriAll Europe della FETBB (cfr. Comunicato congiunto).
La Corte di Giustizia ha dissentito inequivocabilmente e osserva che «consentire
alle agenzie interinali che ricorrono alla libera prestazione di servizi di
beneficiare» dei vantaggi della direttiva sul distacco dei lavoratori «quando
orientano le loro attività di messa a disposizione di lavoratori interinali
esclusivamente o principalmente verso uno o più Stati membri diversi da quello in
cui sono stabilite rischierebbe di indurre tali imprese a scegliere lo Stato membro
in cui intendono stabilirsi in funzione della legislazione di sicurezza sociale di
quest’ultimo al solo scopo di beneficiare della legislazione che è per loro più
favorevole in questa materia e di consentire in tal modo il «forum shopping».
Inoltre, accettare questa situazione «avrebbe l’effetto di creare, tra le diverse
modalità di impiego possibili, una distorsione della concorrenza in favore del
ricorso al lavoro interinale rispetto alle imprese che assumono direttamente i loro
lavoratori, i quali sarebbero iscritti al regime di sicurezza sociale dello Stato
membro in cui lavorano». Pertanto, per usufruire delle norme sul distacco,
un’impresa fornitrice stabilita in uno Stato membro deve «svolgere una parte
significativa delle proprie attività di messa a disposizione di lavoratori
interinali in favore di imprese utilizzatrici che sono stabilite ed esercitano le
loro attività nel territorio di detto Stato membro» (CGUE,
concl.,10 dicembre 2020, causa C-784/19, Team Power Europe). Una sentenza
che ha raccolto il «plauso» della FETBB (cfr. comunicato).
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Pari retribuzione per un lavoro di pari valore :
Con sentenza emessa il 3 giugno, la Corte di Giustizia dell’UE
ha definito una controversia riguardante 6.000 lavoratori di sesso femminile,
impiegate nei negozi Tesco Stores, che lamentavano, in seno al questo gruppo di GDO,
una disparità di retribuzione rispetto ai lavoratori di sesso maschile che lavorano
nei centri di distribuzione. Nella sentenza, la Corte di Giustizia: 1) conferma che
l’articolo 157 del TFUE sulla parità di retribuzione tra lavoratori di sesso
maschile e quelli di sesso femminile (cfr. Equality between women and
men) «impone, in modo chiaro e preciso, un obbligo di risultato e
ha carattere imperativo» tanto per quanto riguarda uno «stesso lavoro» quanto con
riferimento a un «lavoro di pari valore», come rivendicato dalle lavoratrici. Detto
principio vale parimenti per «tutte le convenzioni, che disciplinano in modo
collettivo il lavoro subordinato nonché per i contratti fra singoli»; 2) specifica
che la direzione del gruppo Tesco può essere considerata «fonte unica» della
discriminazione, malgrado i lavoratori siano impiegati in stabilimenti diversi (CGUE,
3 giugno 2021, causa C- 624/19).
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Dialogo
sociale settoriale
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2. Stati
membri
Germania
Due diligence : È stata adottata
in via definitiva dal Parlamento l’11 giugno la Legge sul dovere di diligenza delle
multinazionali (cfr. IR
Notes 159). La legge si applicherà progressivamente alle aziende con oltre
3000 dipendenti dal 2023 e a quelle con oltre1000 dipendenti dal 2024. La legge
prevede inoltre per le aziende l’obbligo di condurre un’analisi annuale al fine di
individuare i rischi in materia di diritti umani e i rischi ambientali nella loro
area produttiva e con i loro fornitori diretti. Tuttavia, si tratta di un
«compromesso molto insufficiente per molti aspetti», secondo l’Alleanza delle
diciotto organizzazioni che avevano fatto campagna per la legge, il che significa
che «non è abbastanza efficace e non può servire da modello per una legge europea
sulle catene di fornitura» (cfr. analisi
dell’Alleanza e comunicato
del Parlamento).
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Francia
Povertà giovanile : Secondo
l’ultimo Rapporto
dell’Osservatorio sulle disuguaglianze, il tasso di povertà nella fascia di età
18-29 anni è salito dall’8,2% del 2002 al 12,5% del 2018, registrando un aumento di
oltre il 50%. I giovani adulti sono la fascia d’età in cui il rischio di povertà è
maggiore, e per i quali la situazione è peggiorata maggiormente in 15 anni. Inoltre,
nel 2019 il 52,7% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni lavoravano con un
contratto precario, ossia 5,7 punti in più rispetto al 2009.
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3. Paesi
Terzi
Regno
Unito
Risultati contrastanti sull’adesione ai
sindacati : Le Statistiche
sul tasso di sindacalizzazione, pubblicate il 27 maggio, evidenziano un
quarto anno di aumento del tasso di sindacalizzazione, che sale dal 23,3% nel 2017
al 23,7% nel 2020 (+0,2 punti rispetto al 2019). Un incremento determinato dal un
forte aumento degli iscritti nel settore pubblico (+228.000), mentre nel settore
privato, il calo è marcato, con una perdita di 110.000 iscritti in un anno, dovuta
in particolare, secondo la confederazione TUC, al calo dell’occupazione e del
reddito determinati dalla crisi della Covid-19 (cfr. comunicato).
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4.
Aziende
Comitati
Aziendali Europei
“New Normal” : Intervistati da
IR Notes, alcuni segretari di comitati aziendali europei hanno fatto luce
sull’introduzione del “New Normal”, la nuova normalità, nel loro gruppo, ossia le
nuove modalità di organizzazione del lavoro dopo la pandemia da Covid-19. Il ricorso
allo smart working si è decisamente affermato come la scelta preferita da parte
delle aziende. Generali ha
adottato una dichiarazione congiunta sulle situazioni di crisi (cfr. IR Notes 165) che
dovrebbe essere seguita da negoziati sul “New Normal”. In seno al gruppo bancario
BNP Paribas sono in corso
negoziati sullo smart working (con alcune precisazioni attese su smart working e
lavoro transfrontaliero). Tuttavia, i negoziati sono condotti principalmente a
livello locale come in seno ad Orange o a Stellantis. Nel gruppo
Stellantis, l’obiettivo è puntare, nelle diverse sedi, al 70% di lavoro da remoto,
il che porta, come da Orange, a una politica di ottimizzazione dei costi: riduzione
degli spazi adibiti ad ufficio; aumento del “flex-desk” con l’introduzione del
“self-cleaning”, che consente anche la riduzione del costo dei servizi di
manutenzione e l’eliminazione della personalizzazione degli uffici; conferma del
“full-digital” con l’eliminazione degli armadietti e delle attrezzature da ufficio;
aumento del ricorso a strumenti in autogestione (ad es. per prenotare un ufficio, un
parcheggio, ecc.), nonché riduzione dei viaggi internazionali a favore delle
videoconferenze. Segnaliamo, in Orange, «un’iniziativa avviata dalle risorse umane a
livello del gruppo», spiega Guy de Trazegnies, segretario del comitato aziendale
europeo, «che riunisce il comitato aziendale europeo, il comitato francese del
gruppo e le organizzazioni sindacali francesi per discutere il tema del “lavorare
diversamente” con contributi regolari di esperti di diverse materie».
- I Comitati Aziendali Europei in
Croazia. Nel quadro di un progetto finanziato dall’UE,
l’Istituto per lo Sviluppo e le Relazioni Internazionali (IRMO) croato, ha
pubblicato un libro basato sui risultati di una ricerca sul campo che ha
coinvolto i membri croati dei comitati aziendali europei. Questo è la prima
ricerca completa sui comitati aziendali europei in questo paese, che dovrebbe
contribuire a una migliore comprensione della loro posizione e importanza in
materia di relazioni industriali (IRMO (2021), Puljiz, J. e Rukavina, I., European
Works Councils in Croatia: Experiences and Opportunities
for further Development (I comitati aziendali europei in
Croazia: esperienze e opportunità di ulteriore sviluppo).
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Società
europee
Fusione e comitato temporaneo :
A seguito dell’offerta pubblica di acquisto
lanciata dal gruppo di consulenza informatica e outsourcing Capgemini SE al fine di acquisire
Altran (50.000 dipendenti), le
società del gruppo Altran sono entrate a far parte di Capgemini nella primavera del
2020, formando un gruppo di 270.000 dipendenti in tutto il mondo. La direzione di
Capgemini ha modificato di conseguenza la composizione del proprio comitato
aziendale internazionale, creato nel 2001, al fine di allargarlo ai lavoratori
provenienti da Altran. L’azienda ha ritenuto che il comitato aziendale europeo di
Altran dovesse quindi essere disciolto «in quanto le disposizioni relative ai
comitati aziendali europei non sono destinate ad essere applicate all’interno di
gruppi in cui la controllante» è costituita con lo status di società europea (SE).
La direzione ha quindi costituito la delegazione speciale di negoziazione (DSN) il
15 ottobre 2020 al fine di negoziare un nuovo accordo sulla partecipazione dei
lavoratori nella SE. Su richiesta dei rappresentanti dei lavoratori di Altran, che
hanno denunciato la scomparsa del loro comitato aziendale europeo proprio in un
momento in cui subiscono le riorganizzazioni, la direzione ha accettato di negoziare
un secondo accordo che consente il mantenimento di una rappresentanza temporanea – e
una tantum – per l’informazione e il follow-up (…), collegata al futuro comitato
ristretto del comitato aziendale internazionale». L’istanza sarà istituita
contestualmente allo scioglimento del comitato aziendale europeo di Altran nel mese
di giugno, a condizione che venga sottoscritto il nuovo accordo sulla partecipazione
dei lavoratori di Capgemini SE. La direzione di Capgemini e la DSN hanno quindi
sottoscritto due accordi il 23 aprile, un protocollo d’intesa integrativo e
temporaneo relativo alla Commissione di informazione e monitoraggio di Altran e un
accordo sul comitato aziendale internazionale di Capgemini SE. Il carattere
“internazionale” è conferito dall’articolo sulla composizione del comitato, che
include membri invitati in rappresentanza di ciascuna delle quattro aree geografiche
di insediamento del gruppo (America Latina, Nord America, Asia-Pacifico e Africa) e
due paesi, India e Regno Unito. Il comitato aziendale internazionale si riunisce
quattro volte all’anno, di cui due in videoconferenza. Per quanto riguarda la
consultazione, «al fine di garantire il principio dell’effetto utile, essa si terrà
prima della decisione finale di attuazione del progetto». Occorre rilevare che tali
accordi non sono stati sottoscritti da tutti i membri della DSN, in particolare le
quattro organizzazioni sindacali francesi, alcune delle quali hanno annunciato di
voler impugnare gli accordi per via giudiziale.
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Accordi
transnazionali
Gestione previsionale dell’occupazione e delle
competenze : È stato siglato l’8 giugno tra
la direzione del gruppo aeronautico Safran e la federazione
sindacale europea IndustriAll Europe l’Accordo quadro europeo sullo
sviluppo delle competenze e la garanzia dei percorsi di carriera. Un precedente accordo era stato
sottoscritto nel 2015, ma la rinegoziazione è stata ritardata a seguito
dell’acquisizione del gruppo Zodiac e dell’emergenza coronavirus (cfr. European Framework Agreement).
L’accordo, che copre anche la Svizzera e il Regno Unito, mira ad affrontare la
doppia sfida dell’accelerazione della digitalizzazione del gruppo e gli esodi
volontari in massa dei lavoratori previsti nei prossimi cinque anni. L’accordo
stabilisce che tutti il lavoratori debbano usufruire di interventi formativi per un
minimo di ventisei ore annuali entro il 2025, con un livello intermedio di 18 ore
nel 2022. L’accordo istituisce una commissione di monitoraggio composta dai
firmatari, che riceverà gli indicatori elencati nell’appendice (numero di ore di
formazione completate per paese, per azienda e per settore; numero di corsi in
e-learning offerti; numero di posizioni coperte attraverso la mobilità interna;
numero di colloqui di sviluppo condotti per sito e percentuale di completamento
rispetto all’organico totale del sito; ecc.). I membri della commissione faranno
anche parte di un «osservatorio delle professionalità e delle competenze», che
costituirà un «luogo di scambio e di dialogo», e sarà «forza propositiva». A tal
fine potrà accogliere «esperti interni o anche esterni per arricchire e chiarire il
lavoro». Esso elaborerà «una relazione annuale in cui sarà presentata la valutazione
quantitativa e qualitativa delle professionalità in seno al gruppo Safran
all’interno del perimetro europeo». La negoziatrice dell’accordo per la CFDT,
Corinne Schievene, segretaria del comitato aziendale europeo, si rallegra per la
firma dello stesso, il quale, rispetto all’accordo del 2015, contiene tutta una
parte che mira a rispondere alla congiuntura negativa che colpisce il settore,
proponendo «misure di adattamento e di sostegno in caso di difficoltà che potrebbero
avere conseguenze sull’occupazione». «Sono misure che danno garanzie ai dipendenti
europei, malgrado non siamo riusciti ad ottenere l’impegno a mantenere i posti di
lavoro», ha dichiarato (cfr. Comunicati di IndustriAll
Europe e Safran).
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4. Studi e
rapporti
Salaire minimum dans l’UE Salari minimi nell’UE
: La Fondazione europea per il
miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro ha reso noti il i primi risultati
dello Studio
annuale sui salari minimi nel UE da essa pubblicato. In un momento in cui il
legislatore europeo sta discutendo la proposta di direttiva sui salari minimi
adeguati nell’UE, Eurofound offre una panoramica completa e accurata della
situazione, ricordando le posizioni delle parti sociali e dei governi su tale
progetto. Lo studio evidenzia che il salario minimo non è l’unico baluardo contro la
povertà: nel 2018, il 23% dei lavoratori a salario minimo nell’UE ha riferito di
avere difficoltà o grandi difficoltà ad arrivare a fine mese, rispetto all’11,5%
degli altri lavoratori. Gli autori chiedono di andare oltre il dibattito relativo
alla definizione del livello adeguato di salario minimo in relazione al salario
mediano, dato il rischio di ricadere in dibattiti tecnici «senza affrontare la vera
questione: ossia se i lavoratori con bassi livelli retributivi, che percepiscono il
salario minimo, sono in grado di permettersi uno standard di vita decente, che
include la possibilità di mantenere le persone a carico». Per Eurofound, «i
responsabili politici dovrebbero prendere in considerazione ulteriori indicatori di
adeguatezza, tra cui indicatori soggettivi (ad esempio la capacità di arrivare a
fine mese) e indicatori oggettivi (come la deprivazione materiale) per determinare
la misura in cui i beni e i servizi di base sono o non sono accessibili ai
lavoratori che percepiscono il salario minimo».
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La mappa degli scioperi in Europa :
Kurt Vandaele, ricercatore presso l’Istituto
Sindacale Europeo ha pubblicato una serie di diagrammi illuminanti sull’andamento
del numero di giorni lavorativi persi per motivi di sciopero nei diversi Stati
membri, o a livello europeo, nei periodi 2000-2009 e 2010-2019 (cfr. illustrazione a
fronte; in rosso: i paesi con il maggior numero di giorni di sciopero (cfr. Strike action at EU level).
Una seconda infografica illustra l’evoluzione del numero di scioperi generali. È
possibile anche la consultazione dei dati per paese.
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