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IR Notes 170 – 22 settembre 2021
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Sylvie Brunet, Eurodeputata (Renew)
Quali
sono i punti di forza della relazione sui lavoratori delle
piattaforme digitali adottata dal Parlamento europeo? (cfr.
Prima pagina) Il rischio che si
correva inizialmente era ritenere che la soluzione di tutti i
problemi fosse la presunzione del rapporto di subordinazione, e,
quindi, considerare tutti i lavoratori delle piattaforme digitali
lavoratori dipendenti, a prescindere dal ricorso, o meno, ad un
algoritmo, dal tipo di esercizio dell’attività, in presenza o a
distanza, o dal livello di qualifica, elevato o basso, ecc. Inoltre,
un siffatto approccio arbitrario si incentra soltanto su due
settori: la consegna dei pasti e le auto con conducente. Se
volessimo analizzare oggi tali settori, emergerebbe che i lavoratori
sono per la maggior parte autonomi. Per questa ragione nella
relazione si parte dal principio che possano essere ammessi due tipi
di inquadramento: lavoratore dipendente e lavoratore autonomo. Non
vogliamo impedire al lavoro autonomo di svilupparsi in settori in
espansione: è occupazione che si crea e può essere necessaria una
certa forma di flessibilità; in tal caso, l’inquadramento come
lavoratore autonomo è più adatto di quello di lavoratore dipendente.
Una volta che si è deciso di mantenere entrambi gli inquadramenti,
senza crearne un terzo, che costituirebbe una nuova fonte di
incertezza, occorre utilizzare le leve esistenti per garantire le
tutele sociali ai lavoratori delle piattaforme, dando loro la
possibilità di discuterne con le piattaforme stesse. La relazione
evidenzia due leve: la prima è la possibilità per i lavoratori delle
piattaforme di avere una forma di rappresentanza collettiva per
discutere delle loro condizioni di lavoro e accedere alla
contrattazione collettiva. La seconda leva è, in caso di
contenzioso, invertire l’onere della prova. Non spetterà più al
lavoratore dimostrare di essere un dipendente, ma alla piattaforma
dimostrare che si tratta di un lavoratore
autonomo. Questi
cambiamenti dovrebbero portare le piattaforme a rivedere le loro
pratiche, data la presunzione generale dell’esistenza del rapporto
di lavoro. Questo mette una certa pressione sulle piattaforme a
favore del miglioramento delle condizioni di lavoro. Alcune
piattaforme potranno infatti avere interesse ad assumere i loro
lavoratori come dipendenti, quando altre continueranno a lavorare
con gli autonomi, migliorando le informazioni fornite ai lavoratori
riguardo agli algoritmi, la protezione dei dati personali o il
livello di retribuzione, in modo che questi non siano pagati al di
sotto del salario minimo in vigore nello Stato membro. Occorre
mantenere entrambi gli status senza sacrificare le persone.
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la
lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario
europeo delle relazioni sociali,
pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share,
editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in
inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di
traduzione online.
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Prima
Pagina
L’Europarlamento non sostiene la classificazione automatica dei lavoratori delle
piattaforme digitali come lavoratori subordinati
Entro la fine dell’anno è attesa un’iniziativa della Commissione Europea in materia
di condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme, dopo due giri di
consultazioni con le parti sociali europee. Essa dovrà prendere in considerazione la
nuova relazione del Parlamento Europeo, che ha appena reso nota la propria
posizione. Nella Risoluzione
adottata il 16 settembre, relativa ai lavoratori delle piattaforme, l’Europarlamento
non ha sostenuto una riclassificazione generalizzata dei lavoratori delle
piattaforme come “dipendenti”. Infatti nella relazione a cura della deputata
francese Sylvie Brunet (Renew), e adottata a larga maggioranza (524 voti a favore,
39 contrari), si chiede alla Commissione di introdurre nella proposta a venire «una
presunzione confutabile dell’esistenza di un rapporto di lavoro per i lavoratori
delle piattaforme (…) unitamente all’inversione dell’onere della prova». Secondo
gli Eurodeputati, «laddove i lavoratori contestassero la classificazione della loro
condizione occupazionale nel quadro di un procedimento legale o amministrativo,
spetterebbe al presunto datore di lavoro dimostrare l’assenza di un rapporto di
lavoro». Gli Eurodeputati evidenziano altresì tale presunzione «non deve tradursi in
una classificazione automatica di tutti i lavoratori delle piattaforme come
lavoratori subordinati». Pertanto, tale presunzione confutabile fa sì che i
«lavoratori che sono effettivamente lavoratori autonomi possano rimanere tali e
possano continuare ad avere accesso al lavoro su piattaforma». Viene inoltre
abbandonata una qualsivoglia idea di creazione di uno status intermedio tra il
lavoro subordinato e il lavoro autonomo: «introdurre a livello dell’Unione un nuovo
cosiddetto “terzo status” (…) non può essere presa in considerazione poiché non
aiuterebbe a risolvere i problemi attuali e rischierebbe di confondere ulteriormente
concetti già confusi». Tale approccio è sostenuto dalla Confederazione Europea dei
Sindacati (cfr. comunicato).
Oltre a questo tema della riclassificazione del rapporto di lavoro, la risoluzione
affronta anche: 1) la parità di trattamento con «i lavoratori della stessa categoria
che non prestano la propria opera su piattaforma» per quanto riguarda il diritto e
l’accesso alla protezione sociale. Essi devono «avere il diritto di ricevere un
indennizzo in caso di infortuni sul lavoro e malattie professionali e poter godere
di una protezione sociale, inclusa una copertura assicurativa per malattia e
invalidità»; 2) la fornitura da parte delle piattaforme digitali di una serie di
informazioni ai lavoratori «in particolare per quanto concerne (…) il
funzionamento dell’algoritmo». Il rapporto ribadisce che «tutte le decisioni
algoritmiche devono rispettare il diritto di non essere sottoposti a una decisione
basata unicamente sul trattamento automatizzato di cui all’articolo 22, paragrafo 1,
dell’RGPD, il che significa che deve esserci una sorveglianza umana»; 3) la
«necessità che i lavoratori delle piattaforme e le piattaforme siano adeguatamente
organizzati e rappresentati al fine di agevolare il dialogo sociale e la
contrattazione collettiva». Oramai, al fine di predisporre la proposta di direttiva,
attesa per l’8 dicembre, la Commissione potrà avvalersi sia delle risposte delle
parti sociali europee, che non intendono negoziare su questo tema, sia della
relazione del Parlamento.
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1. Unione
Europea
Attualità
sociale
Pari retribuzione :
Le Eurodeputate Samira Rafaela (Renew) e Kira
Marie Peter-Hansen (Green) hanno presentato il 2 settembre scorso la Relazione
sulla proposta di direttiva volta a rafforzare l’applicazione del principio della
parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di
pari valore attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi
(cfr. Equal Pay). Il testo attuale fa riferimento
alla discriminazione “di genere” e non più a quella “di sesso”, introduce il
concetto di “discriminazione intersezionale” e abbassa significativamente, da 250
a 10 lavoratori, la soglia di organico che crea l’obbligo a carico dei datori di
lavoro di comunicare le informazioni relative al divario retributivo. La relazione
sarà discussa in seno alla Commissione congiunta Occupazione e Affari sociali e
Diritti delle donne il 30 settembre. Il voto in commissione è previsto il 9
dicembre.
- Discorso sullo stato dell’Unione.
Come ogni anno, la Presidente della Commissione Europea ha pronunciato il
Discorso
sullo stato dell’Unione di fonte al Parlamento Europeo. Nelle
diciassette pagine del discorso, la presidenza non ha menzionato una sola volta
la locuzione “Europa sociale”, né “parti sociali” o “dialogo sociale”. Unico
conforto: la lettera d’intenti, indirizzata al Presidente del Parlamento Europeo
e al Presidente del Consiglio, che accompagna il discorso, menziona un’unica
iniziativa legislativa in campo sociale per il 2021-2022: la proposta
legislativa in materia di tutela dei lavoratori nei confronti dei rischi legati
all’esposizione all’amianto sui luoghi di lavoro (cfr. Asbestos), già annunciata
nel quadro strategico europeo per la salute e la sicurezza sul lavoro 2021-2027
(cfr. lettera
d’intenti EN ES DE IT). La Commissione per l’Occupazione e gli Affari
sociali del Parlamento europeo voterà una relazione d’iniziativa su questo tema
il 27 settembre. Uno dei principali dibattiti riguarda la fissazione di un
valore limite preciso (0,001 fibre per cm3 ) invece di lasciarne la
determinazione alle parti sociali.
- Impatto positivo del programma SURE.
La Commissione ha pubblicato, il 22 settembre, il secondo
Rapporto sull’impatto di SURE, lo strumento da 100 miliardi di euro
volto a sostenere l’occupazione e il reddito a seguito dell’impatto subito a
causa della pandemia da Covid‑19 (cfr. SURE initiative). Senza
molte sorprese, secondo le stime, il programma ha finanziato misure nazionali
che hanno consentito di ridurre il numero di disoccupati di circa 1,5 milioni di
unità nel corso del 2020. «Grazie a SURE e ad altre misure di sostegno»,
afferma la Commissione, «l’aumento della disoccupazione è stato
significativamente più basso rispetto alla crisi finanziaria globale, nonostante
un calo molto più marcato del PIL». Finora, l’UE ha approvato interventi di
sostegno per un totale di 94,3 miliardi di euro a favore di 19 Stati membri, di
cui 89,6 miliardi di euro già versati.
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Dialogo
sociale settoriale
- Alluminio : La Commissione
Europea ha proposto il 1° settembre di sospendere i dazi antidumping sui
prodotti di alluminio laminati piatti importati dalla Cina. Le parti sociali del
settore dell’alluminio hanno rilasciato Dichiarazione
congiunta (EN
ES DE IT) opponendosi
fermamente a questa sospensione «che sarebbe un disastro per l’occupazione in
Europa e per le ambizioni del Green Deal europeo» (cfr. comunicato).
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2. Stati
membri
Italia
Primo accordo collettivo in seno ad Amazon :
La direzione del gigante dell’e-commerce Amazon
e i sindacati italiani dei trasporti Filt-Cgil, Fit-CislI e Uilt hanno firmato il 15
settembre, sotto l’egida del Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, uno protocollo
storico grazie al quale Amazon: 1) riconosce i tre sindacati come parti sociali; 2)
si impegna ad applicare ai suoi dipendenti il contratto collettivo nazionale della
logistica, del trasporto merci e delle spedizioni; 3) si impegna ad aprire un
negoziato sui temi della salute e della sicurezza, dei carichi di lavoro, degli
orari, dei bonus, ecc. I sindacati perseguono l’obiettivo di estendere tale accordo
ai subappaltatori di Amazon. Il testo è stato accolto con favore dalle federazioni
sindacali europee dei trasporti, ETF (cfr. comunicato)
e del commercio, UNI Europa (cfr. comunicato).
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3.
Aziende
Comitati
Aziendali Europei
Istituzione di CAE :
L’Accordo istitutivo del comitato
aziendale europeo del gruppo XPO
Logistics, sottoscritto il 31 ottobre 2019, è stato
pubblicato il 16 agosto sul sito ufficiale francese deputato al deposito degli
accordi collettivi. L’accordo è uno dei pochi nel settore del trasporto stradale ed
è stato negoziato dopo l’acquisizione del gruppo francese Norbert Dentressangle da
parte del gruppo americano XPO nel 2015. Esso prevede il mantenimento della
delegazione britannica per i quattro anni successivi alla fuoriuscita del Regno
Unito dall’UE, e la negoziazione di un protocollo aggiuntivo nel corso del terzo
anno al fine di «consentire il funzionamento del comitato aziendale europeo nelle
migliori condizioni possibili». La delegazione del Regno Unito è la più nutrita
(21.855 lavoratori), seguita dalla Francia (13.288) e dalla Spagna (4.170). In
totale, sono rappresentati quindici paesi per un totale di 46.685 lavoratori.
- Lavoratori extra-UE. Il
comitato aziendale europeo del gruppo assicurativo Axa ha adottato la decisione
di tenere regolarmente riunioni con i rappresentanti dei lavoratori dei
principali paesi extra-UE. Nel corso di quest’anno, i membri del comitato
ristretto hanno incontrato successivamente i rappresentanti dei lavoratori di
Svizzera, Messico e Giappone (cfr. comunicato).
- Rinegoziazione di accordi.
Il gruppo Bouygues, leader
nel settore delle costruzioni, ha rinegoziato il proprio Accordo istitutivo del
comitato aziendale europeo, introducendo una sola modifica principale
riguardante la composizione, e mantenendo immutate le altre disposizioni.
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Società
europee
Creazione di comitati di società europea :
Il gruppo francese Edenred (4.100 lavoratori
nell’UE), specializzato in piattaforme di servizio e di pagamento (buoni pasto,
ecc.), è stato trasformato in società europea a seguito del voto favorevole
dell’assemblea degli azionisti lo scorso 11 maggio. Questo status consente «di
riflettere meglio la realtà del gruppo», si afferma nel documento del progetto di
trasformazione. Il gruppo è «decisamente internazionale con una presenza in oltre
46 paesi e con l’84% dell’organico occupato fuori del territorio francese al 31
dicembre 2019. Inoltre, nello stesso periodo, il gruppo ha generato il 56% del
fatturato operativo in Europa, grazie al contributo della maggior parte della
propria forza lavoro (47%)». In questa occasione, è stato concluso un nuovo Accordo sul comitato aziendale
europeo di Edenred SE, che va a sostituire il primo accordo sul comitato
aziendale europeo sottoscritto nel 2014. Il contenuto del nuovo testo rimane
molto fedele alla direttiva CAE, adotta la definizione delle questioni
transnazionali contenuta in tale direttiva, più restrittiva di quella contenuta
nella direttiva sul coinvolgimento dei lavoratori nelle società europee, e prevede
disposizioni relative alla nomina dei consiglieri dei lavoratori nel consiglio
d’amministrazione del gruppo.
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4. Studi e
rapporti
Il diritto alla disconnessione in pratica :
La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di
vita e di lavoro (Eurofound) ha pubblicato uno studio
in cui si analizzano le pratiche aziendali sul diritto alla disconnessione. Tale
lavoro contribuirà ad alimentare le riflessioni dei decisori europei, che devono far
eco alle richieste del Parlamento europeo in materia di diritto alla disconnessione.
Eurofound rileva che gli smart worker che lavorano da casa hanno il doppio delle
probabilità di superare il limite di 48 ore di lavoro rispetto ai lavoratori in sede
e sono molto più propensi a lavorare nel tempo libero. Analizzando l’esperienza dei
primi quattro Stati membri ad aver introdotto norme e accordi sul diritto alla
disconnessione prima del 2021, Eurofound evidenzia l’importanza del ruolo delle
parti sociali nel garantire che tali norme diventino realtà. Gli autori sostengono
che un approccio di tipo normativo, che richieda l’intervento delle parti sociali,
potrebbe rivelarsi utile al fine di stimolare l’attività delle parti sociali stesse.
- L’apprendistato negli Stati
membri. La Commissione europea ha
pubblicato il 14 settembre la Relazione di valutazione
relativa al Quadro
europeo per apprendistati efficaci e di qualità adottato nel marzo 2018.
Il quadro, non vincolante, include quattordici raccomandazioni agli Stati membri
destinate a rafforzare gli attuali sistemi di apprendistato. Secondo l’opinione
della Commissione, il quadro rimane tuttora pertinente e «rappresenta uno
strumento chiave per migliorare la qualità dell’apprendistato nell’UE».
Nondimeno, sebbene sette dei criteri previsti siano implementati positivamente,
è necessario compiere progressi su altri sette. La relazione contiene altresì
una scheda informativa relativa a ciascun paese al fine di presentare e valutare
il sistema di apprendistato.
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