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IR Notes 133 – 15 gennaio 2020
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Kerstin Mai, segretaria (IG Metall) del comitato aziendale europeo di
Bosch
In che misura il comitato aziendale
europeo di Bosch sta facendo fronte ai cambiamenti profondi che
interessano il settore
automobilistico? Con l’entrata in vigore delle norme europee
in materia di riduzione delle emissioni di CO2, la sempre maggiore
diffusione dei motori elettrici e la conseguente pressione
esercitata sul mercato dei motori termici, in particolare i diesel,
il settore automobilistico è entrato in un periodo di forti
turbolenze. All’interno del gruppo Bosch tali cambiamenti riguardano
in particolare la divisione Powertrain Solutions. Essendo un’istanza
d’informazione e consultazione su progetti ben definiti, che
interessano più paesi, con una data d’inizio e una data di fine ben
precise, il comitato aziendale europeo (CAE) non è preparato ad
affrontare questo tipo di processi evolutivi. Con i suoi trentotto
componenti, in rappresentanza di ventuno paesi, due paesi
osservatori (Turchia e Svizzera), e un rappresentante di IndustriAll
Europe, che si riuniscono solo una volta l’anno, il CAE affronta
tematiche che riguardano tutte le attività del gruppo, che sono
molto diversificate. Ci siamo resi conto di dover far fronte a
processi complessi, che interessano tutti gli insediamenti di
Powertrain Solutions, ma non necessariamente con la stessa
intensità. Inoltre, l’azienda, dal canto suo, non è in grado di
valutare questi processi di trasformazione nel loro complesso, senza
contare che essi non sono neppure circoscritti nel tempo. Sulla
base di queste premesse, nel 2018 siamo riusciti ad ottenere dalla
divisione Powertrain Solution l’istituzione di un gruppo di lavoro
dedicato, che si riunisce due volte l’anno. Esso è composto da
sedici membri in rappresentanza degli otto paesi europei in cui è
insediata la divisione Powertrain e dai sei componenti del comitato
ristretto del CAE. Il gruppo di lavoro si è riunito quattro volte.
Dopo un periodo di adattamento, soprattutto per coloro che non
avevano l’abitudine di partecipare ai lavori di un’istanza
transnazionale e ad interagire con colleghi di altri siti e paesi,
siamo molto soddisfatti della strada percorsa. È stata una novità
anche per l’azienda quella di giocare la carta della trasparenza su
processi che riguardano la divisione e di comprendere l’utilità di
discutere, con i rappresentanti dei lavoratori, dei loro potenziali
impatti a breve e medio termine sull’occupazione e le qualifiche. In
seno al gruppo di lavoro viene promossa la discussione, gli scambi e
la ricerca di soluzioni alternative per giungere a soluzioni che
consentano il ricollocamento dei lavoratori che subiscono la
contrazione del mercato. È questa una nostra responsabilità sia nei
confronti dei dipendenti del gruppo, sia verso i territori che
ospitano i nostri stabilimenti, come Bari (Italia), dove Bosch è il
principale datore di lavoro e, in quanto tale, svolge un ruolo
fondamentale. Nel nostro ultimo incontro, il 21 novembre 2019,
abbiamo adottato una dichiarazione congiunta di solidarietà in
occasione delle giornate di mobilitazione in Germania, Italia e
Francia (cfr. 3. Aziende).
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Scomparsa
Addio Claudio
Abbiamo appreso con grande tristezza la
notizia della scomparsa, avvenuta il 27 dicembre scorso, di
Claudio Stanzani, ex-direttore e fondatore del
nostro partner italiano, l’associazione SindNova. «Ha dedicato la
propria vita al movimento sindacale in Italia e in Europa», ha
dichiarato Luca Visentini, Segretario generale della Confederazione
Europea dei Sindacati. Il suo sostegno indefettibile ci ha
incoraggiati a lanciare la versione italiana di IR Notes nel 2018
per fornire agli Italiani un più facile accesso alle notizie sociali
europee. Senza di lui questa versione italiana non esisterebbe.
Sostenitore del dialogo sociale e uomo di convinzioni, è stato tra
coloro che contribuito al progresso dell’Europa sociale, in
particolare formando molti membri dei comitati aziendali europei.
Porgiamo le nostre sincere condoglianze alla famiglia e agli
amici.
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Chi siamo?
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una comunicazione trasmessa ogni 15 giorni, disponibile in diverse
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insieme alla sua rete di esperti. Si occupa di
diritto del lavoro, relazioni sociali e politica dell’occupazione a
livello europeo. È disponibile sul sito tramite abbonamento al prezzo di
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La squadra: questo
numero è stato redatto da Märt
Masso e Frédéric Turlan.
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Prima
Pagina
La
Commissione rende note le prime riflessioni su Europa sociale e salari minimi
In una comunicazione
sulla costruzione di un’«Europa sociale forte per transizioni giuste» (cfr.
comunicato
stampa della Commissione) del 14 gennaio, la Commissione Europea ha
presentato la tabella di marcia delle iniziative che intende intraprendere in campo
sociale nel corso del suo mandato. La comunicazione segna l’inizio di un periodo di
concertazione con tutte le parti interessate e i cittadini, che durerà fino a
novembre 2020 (tramite un sito Internet
dedicato) e che deve condurre, all’inizio del 2021, all’adozione di un
piano d’azione teso a concretizzare i diritti e i principi contenuti nel pilastro
europeo dei diritti sociali. La Commissione ha avviato una prima fase di consultazione delle
parti sociali europee sulla questione del salario minimo equo per i lavoratori
dell’UE. Il relativo documento di consultazione resta vago quanto alle
intenzioni della Commissione: spetterà agli Stati membri individuare le soluzioni
necessarie al fine di garantire un salario che consenta ai cittadini di vivere in
modo dignitoso (sia rispetto a un livello di vita da raggiungere, come in Irlanda o
nel Regno Unito, che tramite l’obiettivo di attestarsi al 60% del reddito mediano
delle famiglie, corrispondente alla soglia di povertà nell’UE). Occorrerà anche
garantire che il salario minimo copra un ampio numero di lavoratori, prevedere una
consultazione approfondita delle parti sociali per la fissazione del livello, nonché
un opportuno meccanismo di rivalutazione. La Commissione non definisce gli strumenti
previsti in vista dell’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali,
probabilmente sia per non influenzare la consultazione, sia perché manca ancora la
volontà di rafforzare l’Europa sociale. Poche sono le norme vincolanti, ad eccezione
di quelle che figureranno nella nuova strategia per l’uguaglianza di genere,
annunciata per il primo trimestre del 2020 e volta a ridurre il divario retributivo
di genere, «anche attraverso misure vincolanti di trasparenza retributiva». Quanto
alle condizioni di lavoro nella gig-economy, il documento non contiene
nessun annuncio, ma indica che le «possibili soluzioni» saranno discusse in un
«summit» che si terrà nel secondo semestre del 2020. Nel campo della salute e della
sicurezza, i nuovi rischi e l’esposizione a sostanze pericolose saranno affrontati
in una nuova strategia, la cui data di adozione non è specificata. La Commissione
riconosce che «condizioni di lavoro eque richiedono anche un forte dialogo sociale»,
quest’ultimo «cruciale, soprattutto quando le imprese sono in fase di
ristrutturazione o di grandi cambiamenti». Tuttavia, in concreto, la Commissione non
annuncia una revisione della direttiva. Essa richiama soltanto ad «utilizzare
appieno gli strumenti esistenti in materia di partecipazione dei lavoratori, come i
comitati aziendali europei, al fine di promuovere una cultura dell’informazione e
della consultazione dei lavoratori». Infine, la comunicazione ribadisce l’importanza
della creazione di un meccanismo di transizione equo, che comprenda un fondo di
sostegno a favore delle regioni che prevedibilmente subiranno i maggiori
contraccolpi della transizione, e dei lavoratori (cfr. comunicato
stampa della Commissione).
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1. Unione
Europea
Giurisprudenza
Tutela contro l’insolvenza del datore di lavoro
: La Corte di Giustizia ha applicato l’effetto
diretto di cui all’articolo 8 della direttiva 2008/94 del 22 ottobre 2008
relativa alla tutela dei lavoratori subordinati in caso d’insolvenza del datore di
lavoro. Questo procedimento giudiziario tedesco (CGUE,
19 dicembre 2019, causa C-168/18, Pensions-Sicherungs-Verein) riguarda un
ex-dipendente che percepiva una pensione di circa 600 euro, erogata da un ente
previdenziale tedesco. L’ente, in difficoltà finanziarie, è stato autorizzato dalle
autorità a ridurre le pensioni erogate. La pensione dell’ex-lavoratore è stata
quindi ridotta di circa il 14% (pari a 82,74 euro mensili). La differenza è stata
compensata dall’ex-datore di lavoro, che però si è ritrovato anch’esso in stato
d’insolvenza. Il PSV (Pensions-Sicherungs-Verein, ente di garanzia per le
pensioni professionali in caso di insolvenza del datore di lavoro) è poi subentrato,
senza garantire tuttavia la compensazione versata dal datore di lavoro. Il caso è
stato deferito alla Corte Federale del Lavoro, che l’ha poi rinviato alla Corte di
Giustizia Europea. La CGUE si è pronunciata su tre punti relativi all’articolo 8,
che prevede la tutela degli interessi dei lavoratori dipendenti e delle persone che
hanno già lasciato il loro datore di lavoro all’insorgere dell’insolvenza di
quest’ultimo «per quanto riguarda i diritti maturati o i diritti in corso di
maturazione, in materia di prestazioni di vecchiaia […] previste dai regimi
complementari di previdenza, professionali o interprofessionali […]» In primo luogo,
la Corte di Giustizia ha ritenuto che la compensazione versata dal datore di lavoro
rientri nelle tutele previste dall’articolo 8. La Corte ha altresì ritenuto che la
riduzione dell’importo della pensione sia «manifestamente sproporzionata, sebbene
l’interessato percepisca almeno la metà dell’importo delle prestazioni derivanti dai
propri diritti maturati, qualora tale ex-lavoratore subordinato già viva o dovrebbe
vivere, a seguito di tale riduzione, al di sotto della soglia di rischio di povertà
stabilita da Eurostat per lo Stato membro interessato». Infine, l’articolo 8, che
prevede un “obbligo di tutela minima”, ha «un effetto diretto, così da poter essere
invocato nei confronti un organismo di diritto privato designato dallo Stato quale
organismo di garanzia contro il rischio di insolvenza dei datori di lavoro […]».
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Dialogo
sociale settoriale
- Settore postale. Le parti
sociali europee del settore postale hanno adottato il 6 dicembre 2019 una dichiarazione congiunta sulla
formazione nell’era del digitale. La dichiarazione evidenzia il ruolo
svolto dal Comitato per il Dialogo Sociale (CDS) ribadendo che la formazione e
l’apprendimento permanenti lungo il corso della vita sono essenziali ai
lavoratori per acquisire le competenze necessarie e offrire nuovi servizi. Il
CDS ha ottenuto dalla Commissione Europea l’approvazione del finanziamento
destinato all’attuazione di un nuovo progetto intitolato “Postal Skills and
Work Environment in the Digital Era” da attuare nel periodo 2020-2021
(cfr. comunicato
di PostEurope).
- Sicurezza privata e trasporto valori.
Le parti sociali europee del settore della sicurezza privata
e del trasporto valori, le organizzazioni imprenditoriali CoESS e ESTA, nonché
la federazione sindacale europea UNI Europa hanno adottato, il 5 novembre 2019,
una Dichiarazione congiunta
sulla necessità di proteggere il denaro contante, assumendosi l’impegno
di promuovere gli accordi collettivi al fine di garantire una transizione
professionale giusta e sostenibile ai lavoratori del trasporto valori.
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2. Stati
membri
Estonia
Salario minimo : Al termine di
un difficile negoziato tra la Confederazione dei sindacati estoni (EAKL) e la
Confederazione degli imprenditori estoni (ETKL), le parti hanno infine accettato il
compromesso proposto dal conciliatore nazionale volto a fissare l’importo del
salario minimo nazionale per il 2020. Il salario minimo aumenterà del 7,6% e si
attesterà a 584 euro (3,48 euro l’ora) nel 2020. È stato altresì concordato che nel
2021 esso verrà fissato al 40% del salario medio. Inoltre, entro l’estate del 2021
verrà realizzato uno studio d’impatto al fine di individuare una nuova base di
calcolo per la fissazione del livello del salario minimo.
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Grecia
- Part-time : L’articolo 59
della legge 4635/2019 del 31 ottobre 2019 migliora le modalità di retribuzione
del lavoro supplementare svolto dai lavoratori con contratto part-time. Fino ad
allora, ai lavoratori part-time che lavoravano un numero di ore superiori a
quelle previste da contratto non era riconosciuta nessuna maggiorazione
retributiva. Con l’adozione della nuova legge, essi avranno diritto ad una
maggiorazione del 12%.
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Slovacchia
- Ferie retribuite.
Il Parlamento ha adottato il 16 ottobre 2019 un
emendamento dell’articolo 103 del Codice del Lavoro in materia di durata delle
ferie retribuite, entrato in vigore il 1° gennaio 2020. Secondo la precedente
stesura dell’articolo, la durata delle ferie retribuite era di almeno quattro
settimane. Essa saliva a cinque settimane per i lavoratori che alla fine
dell’anno civile interessato avessero compiuto i 33 anni di età. L’emendamento
adottato estende a cinque settimane le ferie retribuite anche per i lavoratori
che non abbiano raggiunto il 33° anno di età che si occupano in via permanente
di un bambino.
> Per maggiori
informazioni sui paesi si rimanda al Flash Report on
Labour Law di ottobre
e novembre recentemente messi
online sul sito IR Share.
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3.
Aziende
Comitati
Aziendali Europei
Processi di trasformazione a lungo termine :
Il comitato aziendale europeo della multinazionale tedesca Bosch ha istituito un gruppo di
lavoro volto a monitorare i cambiamenti in atto nel settore automobilistico e che
interessano la divisione Powertain Solutions. Il gruppo di lavoro ha adottato il 21
novembre 2019, congiuntamente con il comitato ristretto del CAE, una Dichiarazione
di solidarietà del comitato aziendale europeo e dei rappresentanti del
personale dei siti europei della divisione Powertrain Solutions in occasione delle
giornate di mobilitazione in Germania, Italia e Francia (cfr. anche a fronte Una
domanda a… Kerstin Mai). Nel documento, i rappresentanti dei lavoratori richiedono
prospettive per ciascuno dei siti e per tutti i lavoratori puntando sulla formazione
e la riconversione in modo da consentir loro di svolgere un’occupazione diversa in
altri rami del gruppo. Nel testo si afferma che non verrà accettato alcun
peggioramento delle condizioni di lavoro né l’instaurazione della concorrenza tra i
diversi siti. I firmatari escludono il ricorso a licenziamenti per motivi economici
e auspicano il rafforzamento del dialogo sociale nei siti interessati «al fine di
modellare il processo di trasformazione nell’interesse dei lavoratori».
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Comitati
aziendali mondiali
Un forum di dialogo sociale mondiale :
Si è concluso il negoziato per l’istituzione di un comitato
aziendale mondiale tra l’azienda francese produttrice di pneumatici Michelin (125.000 addetti) e la
federazione sindacale internazionale IndustriAll Global Union. L’accordo, di cui IR
Notes ha ottenuto copia, è in fase di firma, e dovrebbe essere presentato alla
prossima sessione plenaria del comitato aziendale europeo di fine marzo. «Questo
nuovo accordo, di durata illimitata, dichiara il sindacato francese FCE-CFDT,
rafforza il dialogo sociale in tutta l’azienda, ma non sostituisce gli organi di
rappresentanza dei lavoratori nei diversi paesi» (cfr. comunicato).
Il comitato mondiale «consentirà ai rappresentanti dei lavoratori e al management di
scambiare, condividere e lavorare su studi selezionati riguardanti le principali
sfide che si presenteranno al gruppo su scala internazionale». Il Comitato Mondiale
Michelin (CMM) sarà formato da un numero massimo di cinquanta rappresentanti dei
lavoratori nominati, in base al paese o alla zona economica, tra i rappresentanti
sindacali, ovvero eletti, a seconda delle pratiche locali. I lavoratori dei paesi
dell’Unione Europea saranno rappresentati dai componenti del comitato aziendale
europeo del gruppo, che mantiene immutate tutte le sue competenze. Il comitato, che
può riunirsi fino a due volte l’anno, è concepito come «un forum per il dialogo
sociale che consente lo scambio di informazioni con i rappresentanti del personale
membri del comitato mondiale Michelin su questioni economiche, finanziarie, sociali
e ambientali di carattere globale e transnazionale». Durante le riunioni, ad
esempio, la direzione generale condivide con i rappresentanti dei dipendenti del
gruppo: 1) risultati economici, indicatori sociali, orientamenti strategici del
gruppo su scala globale; 2) benchmark e previsioni economiche, sociali e ambientali;
3) sensibilizzazione alle sfide e alle trasformazioni dell’azienda; 4) riflessioni
sulle evoluzioni esterne e cambiamenti culturali. Il ruolo dell’organo è essere un
«osservatorio economico, sociale e ambientale» del gruppo.
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Accordi
transnazionali
Quadro di una
riorganizzazione: Il 28 novembre 2019 la direzione del
gruppo chimico tedesco Bayer e
il suo comitato aziendale europeo (Europa-Forum Bayer) hanno firmato una dichiarazione
congiunta sulla riorganizzazione del gruppo. La riorganizzazione mira a
ridurre i costi delle funzioni di supporto di 1,4 miliardi di euro l’anno. Entro la
fine del 2021, su scala globale, saranno interessate circa 7.000 posizioni
rientranti in queste funzioni. La riorganizzazione delle funzioni globali e degli
obiettivi di efficienza porteranno anche, nei paesi europei, a tagli di posti di
lavoro e di funzioni o al trasferimento di posti di lavoro verso centri di servizi
condivisi. In questo contesto, i firmatari hanno definito i «principi di
accettabilità sociale» da rispettare in tutti i paesi interessati. Tra questi
figurano in particolare la garanzia di un «equo trattamento dei dipendenti
interessati», un «processo di informazione e consultazione aperto e trasparente» e
lo sfruttamento delle «opportunità interne di mantenimento del posto di lavoro»,
evitando «per quanto possibile i licenziamenti per motivi economici».
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