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IR Notes 134 – 29 gennaio 2020
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Heinz-Georg Webers, segretario del comitato aziendale europeo di Bayer
(Europa-Forum Bayer)
Il 28 novembre scorso il vostro CAE
ha sottoscritto una dichiarazione
congiunta con il consiglio d’amministrazione del gruppo
Bayer per accompagnare una
riorganizzazione. Qual è l’obiettivo della
dichiarazione? Nel novembre 2018 l’azienda aveva presentato
un piano di riorganizzazione volto a ridurre i costi, a partire dal
2022, di un valore pari a 1,4 miliardi di euro all’anno, riguardante
principalmente i servizi di supporto e amministrativi della sede
centrale in Germania e di molti altri paesi del mondo: 7.000 posti
di lavoro interessati, in particolare nell’UE (cfr. IR Notes n°
133). Per un intero anno abbiamo
dialogato con l’azienda, sia a livello di Consiglio di
amministrazione, dove sono rappresentati anche i dipendenti, sia nei
consigli di fabbrica. Ciò ci ha consentito di negoziare un pacchetto
di ammortizzatori sociali a favore dei dipendenti interessati dalle
trasformazioni. In seno all’Europa-Forum Bayer abbiamo deciso di
ottenere l’impegno da parte del management ad agire in tutti i paesi
interessati secondo “principi di accettabilità sociale” e a
garantire che le riorganizzazioni locali siano gestite nello spirito
della “Bayer social way” che abbiamo sviluppato in Germania.
Riteniamo che il ruolo del comitato aziendale europeo sia quello di
garantire il rispetto degli standard minimi in tutti i paesi,
lasciando poi alle parti sociali locali il compito di attuarli, di
adattarli alla situazione locale, in particolare al mercato del
lavoro, e, naturalmente, anche di migliorarli. La dichiarazione
congiunta affronta, ad esempio, “l’equo trattamento dei dipendenti
interessati”, la necessità di migliorare “l’occupabilità di tutti i
dipendenti”. Il rispetto di questi principi sarà monitorato ogni tre
mesi nell’ambito della commissione paritetica, che riunisce, insieme
all’azienda, i membri del comitato aziendale europeo che
rappresentano i principali paesi in termini di forza lavoro, nonché
i membri che rappresentano i “cluster” di piccoli paesi. Il nostro
obiettivo è sostenere i rappresentanti del personale a livello
locale e intervenire presso il management nel caso in cui vengano
individuate delle difficoltà.
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Prima
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L’impossibile confronto dell’esposizione al rischio di infortunio
L’Ufficio statistico dell’Unione europea (Eurostat) ha aggiornato lo scorso 24
gennaio i dati
sugli infortuni sul lavoro occorsi nel 2017. La buona notizia è che il
numero di infortuni mortali registra un leggerissimo calo: 3.552
vittime nel 2017, 36 in meno rispetto al 2016. Purtuttavia, perdono ancora oggi
ogni giorno la vita sul lavoro circa dieci lavoratori (grafico
n. 1 dello studio). È questa approssimativamente l’unica statistica
affidabile nel set di dati raccolti da Eurostat. “Approssimativamente” perché,
sebbene gli infortuni mortali siano registrati correttamente in tutti gli Stati
membri, il metodo non è identico ovunque. Ad esempio, la Finlandia non conteggia fra
questi i decessi legati a un atto volontario da parte del dipendente, come ad
esempio il suicidio, mentre in Francia tali atti possono essere considerati
infortuni sul lavoro. Altro esempio: in Francia si presume vittima di un infortunio
il dipendente che muore sul luogo di lavoro a causa di una crisi cardiaca, salvo che
il datore di lavoro non dimostri il contrario. In Germania, invece, l’evento non
sarà considerato come infortunio sul lavoro, a meno che non venga dimostrato un
nesso di causalità tra l’infarto e l’esecuzione della prestazione lavorativa. «È
sempre molto difficile fare raffronti, tanto sono diversi i sistemi nazionali per il
riconoscimento degli infortuni sul lavoro e le norme giuridiche applicabili», ha
dichiarato Raphaël Haeflinger, direttore di Eurogip, un organismo francese specializzato
in materia di assicurazione e prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle
malattie professionali a livello europeo e internazionale. Eurogip e la sua
controparte tedesca, DGUV, hanno condotto nel 2016 un lavoro congiunto
sull’elaborazione delle loro statistiche, giungendo alla conclusione che la
percentuale di infortuni è molto simile, nonostante le differenze che emergono dai
dati trasmessi ad Eurostat (cfr. studio,
in francese). Le statistiche sugli infortuni sul lavoro non mortali
sono ancora più discutibili: ad esempio, la Bulgaria e la Romania sembrano essere i
Paesi con il minor numero di infortuni sul lavoro, molto più avanti rispetto ai
Paesi nordici, noti per la loro cultura della prevenzione. Figurano nel fanalino di
coda, con un’elevata percentuale di infortuni denunciati, oltre 2.500 per 100.000
lavoratori (grafico
n. 2 dello studio), la Francia con circa 3.500 infortuni, seguita da
Portogallo e Spagna, contro appena un centinaio in Bulgaria e Romania (sebbene
questi stessi paesi riportino gli infortuni più fatali). Questi dati fanno emergere
l’estrema diversità dei sistemi di riconoscimento degli infortuni sul lavoro e, nel
contempo, un significativo fenomeno di mancata comunicazione dell’infortunio da
parte dei lavoratori che ne sono vittime. È quindi inutile tentare confronti
impossibili. «Inoltre, Eurostat ha anche smesso di produrre statistiche sulle
malattie professionali, dove i confronti erano ancora meno significativi», rimarca
Raphaël Haeflinger. Queste statistiche hanno un’evidente utilità nelle imprese
transnazionali: esse dimostrano infatti che l’eterogeneità dei sistemi nazionali di
riconoscimento (e di indennizzo) degli infortuni sul lavoro e delle malattie
professionali crea delle vere e proprie disuguaglianze tra lavoratori europei
rispetto a questi rischi. Per questo motivo è importante considerare la possibilità
di integrare le lacune di copertura tramite l’istituzione sistemi di previdenza
collettiva a livello di gruppo.
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1. Unione
Europea
Progetti
UE: un accordo sul “pacchetto mobilità” :
Il 21 gennaio scorso i deputati della
Commissione Trasporti del Parlamento Europeo hanno approvato l’accordo raggiunto nel
trilogo tra i negoziatori del Parlamento e i rappresentanti del Consiglio sulla
riforma del settore del trasporto su strada. Le nuove norme riguardano il distacco
dei conducenti, i loro periodi
di riposo e le regole
di cabotaggio. Le imprese dovranno organizzare il loro orario in modo tale
che gli autisti impegnati nel trasporto internazionale possano tornare a casa a
intervalli regolari (ogni tre o quattro settimane, a seconda dell’orario di lavoro
(cfr. comunicato
della Commissione Trasporti). Il testo deve ancora essere approvato dal Consiglio e
dal Parlamento europeo in seduta plenaria. Tuttavia, pur trattandosi di un tema
molto sensibile, il voto finale di entrambe le istituzioni è lungi dall’essere
scontato.
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2. Stati
membri
Germania
Un “Consiglio del mondo del lavoro” :
Il Ministro federale Hubertus Heil ha inaugurato, il 21 gennaio
scorso, il Consiglio del mondo del lavoro (Rat der Arbeitswelt), il cui
compito è informare e consigliare il ministro, le istanze politiche, le aziende e il
pubblico riguardo ai cambiamenti che interessano il mondo del lavoro. L’organo è
composto da undici membri, esperti in scienze sociali e rappresentanti del mondo del
lavoro, tra cui Frank Bsirske, ex-presidente del sindacato dei servizi Ver.di e
Sinischa Horvart, segretario del comitato aziendale europeo BASF. (cfr. comunicato).
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Spagna
- Salario minimo : Il Governo
e le parti sociali hanno concordato un aumento del salario minimo nazionale del
5,5%, portandolo da 900 a 950 euro mensili per 14 mensilità, pari a 1.108,33
euro rapportati a 12 mensilità.
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Finlandia
- Accordo retributivo nell’industria delle
tecnologie : Al termine di un negoziato durato alcuni
mesi e punteggiato da scioperi, è stato adottato il 4 gennaio scorso il nuovo
contratto collettivo dell’industria delle tecnologie, che include anche il
settore metalmeccanico. L’accordo è stipulato per venticinque mesi e prevede un
aumento retributivo del 3,3%. Esso riguarda 93.000 lavoratori circa e viene
tradizionalmente utilizzato come modello per la contrattazione in altri settori.
Il nuovo accordo abroga inoltre un provvedimento contenuto nel Patto di
competitività adottato nel 2016, sotto la pressione del governo conservatore del
Primo Ministro Sipilä, che consisteva nel prolungare di ventiquattro ore il
monte ore lavorative annuo, senza prevedere una contropartita finanziaria (cfr.
informazione
del sito Trade Union News).
> Per maggiori informazioni,
cfr. l’analisi
delle misure del Patto di competitività del 2016, pubblicata in Trade Union
News.
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Francia
Riforma pensionistica. : Il 24
gennaio il Governo ha adottato due progetti di legge per la riforma del sistema
pensionistico (cfr. comunicato
del Consiglio dei Ministri): un progetto
di legge organica e un progetto
di legge ordinaria, nonché uno studio
d’impatto. Consultato su questi testi, il Consiglio di Stato ha espresso un
parere molto critico, in particolare sulla precipitazione che ha ne caratterizzato
il processo di elaborazione. Tutte le confederazioni sindacali continuano ad opporsi
alla riforma, che analizzano come una mossa del governo per imporre un abbassamento
delle pensioni a medio termine minando il sistema pensionistico a ripartizione con
il pretesto di renderlo sostenibile.
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Ungheria
- Un assegno ai nonni baby sitter :
Dal 1° gennaio i nonni hanno diritto ad un
assegno per l’assistenza ai nipoti, in particolare se rispondono ai seguenti
requisiti: 1) il bambino deve avere almeno un anno di età; 2) deve essere
accudito in casa e non in un asilo nido; 3) i genitori devono rinunciare al
sussidio per la cura dei figli e accettare che sia versato ai nonni. L’importo
massimo ammonta a 700 euro al mese.
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3.
Aziende
Comitati
Aziendali Europei
Osservatori di paesi extraeuropei :
La società norvegese Adevinta, derivata dalla scissione
del gruppo Schibsted, che ha inteso riunire in un’unica entità indipendente i siti
internet di annunci on-line di sua proprietà, ha sottoscritto il 16 dicembre 2019
l’accordo istitutivo del comitato
aziendale europeo. Dei venti componenti del CAE, undici rappresentano gli
Stati membri dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo (SEE); sette sono
osservatori di paesi extraeuropei non appartenenti allo Spazio Economico Europeo
(Bielorussia, Cile, Colomba, Marocco, Messico, Repubblica Domenicana, Tunisia); due
rappresentano le joint-venture, che abbiano o meno sede nell’Unione Europea e nello
Spazio Economico Europeo. Evidenziamo che il segretario del comitato riceve gli
stessi documenti inviati ai membri del Consiglio di Amministrazione. Egli è anche il
supplente del rappresentante dei lavoratori in seno allo stesso Consiglio. L’accordo
contiene un allegato, molto didattico, che specifica in particolare il processo di
consultazione del CAE e la casistica in cui si opera tale consultazione.
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Fusioni: un nuovo CAE : La
società americana DXC
Technology, azienda di riferimento per servizi IT end-to-end
(130.000 addetti), ha sottoscritto l’accordo istitutivo del comitato
aziendale europeo. Essa è nata dalla fusione, nel 2017, tra CSC e la
divisione Enterprise Services di Hewlett-Packard Enterprise. In virtù dell’accordo,
il CAE è costituito da un numero massimo di venticinque membri, nominati dai paesi
con un organico superiore a 100 dipendenti e si riunisce due volte l’anno. Quanto ai
rappresentanti britannici, all’atto della Brexit essi acquisiranno lo status di
osservatori. Il testo, di diritto irlandese, riprende essenzialmente le disposizioni
delle prescrizioni accessorie.
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Nouveau comité en Tchéquie : le
groupe énergétique tchèque EPH (25 000 salariés) a
signé, en décembre 2019, un accord
pour mettre en place un CE européen. Le groupe est présent en Allemagne,
Italie, Hongrie, Pologne, Slovaquie et Tchéquie. Le comité, de 25 membres au
maximum, se réunit une fois par an. Son comité restreint, de 6 membres, se réunit de
2 à 4 fois par an. L’accord prévoit une interprétation simultanée pendant les
réunions, la possibilité de suivre une formation et de mettre en place si besoin des
commissions.
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Comitati
aziendali mondiali
- Un nuovo comitato mondiale :
Come anticipato nell’IR Notes n°
133, la casa francese produttrice di pneumatici Michelin (125.000 addetti) e
la federazione sindacale internazionale IndustriAll Global Union hanno
sottoscritto, il 27 gennaio scorso, l’accordo istitutivo del
comitato mondiale Michelin, disponibile on-line sul nostro sito.
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Sindacalismo
Elusione fiscale : Il rapporto
(sintesi)
pubblicato dall’ONG Centre for International Corporate Tax Accountability and
Research (CICTAR), realizzato con il
sostegno della federazione sindacale europea EPSU (European Public Service
Union – FSESP Federazione Sindacale Europea dei Servizi Pubblici) e la
federazione sindacale internazionale PSI (Public Service International),
descrive l’architettura fiscale organizzata dal gruppo tedesco Fresenius Medical Care (290.000
addetti), al fine di evadere la tassazione degli utili nel luogo in cui sono
generati. Nonostante che le attività del gruppo si svolgano principalmente in paesi
con un’aliquota fiscale minima pari al 30%, secondo le dichiarazioni del gruppo,
l’aliquota fiscale complessiva cui è stato assoggettato nel 2018 è stata solo del
18,2%. Per le federazioni sindacali, il rapporto sarà un ulteriore elemento per
ottenere dal management di Fresenius l’avvio di un negoziato in vista della
conclusione di un accordo-quadro sui diritti fondamentali (cfr. comunicati di UNI
Global Union e EPSU)
in un gruppo contestato da entrambe le organizzazioni per le pratiche antisindacali
e la debolezza del dialogo sociale.
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4. Studi e
rapporti
Una nuova radiografia dei comitati aziendali
europei : L’ultima indagine
pubblicata dall’Istituto Sindacale Europeo (Etui) conferma le testimonianze raccolte
regolarmente presso i componenti di comitati aziendali europei: oltre il 72% di
membri dei CAE interrogati ritiene che in regola generale la consultazione del
comitato avviene quando la decisione dell’azienda è già stata adottata (43,2%),
quando è in corso di attuazione (19,5%), ovvero una volta attuata (9,7%). In
conclusione, soltanto il 21% degli intervistati dichiara di essere consultato a
monte della decisione, come previsto dalla normativa europea. Come evidenziano
Romuald Jagodzinski e Stan De Spiegelaere, autori dell’indagine «Perché la
consultazione sia significativa, il comitato aziendale europeo deve essere informato
e consultato prima dell’adozione della decisione finale. Diversamente, non è
possibile tener conto dei risultati della consultazione nel processo decisionale e,
di conseguenza, essi non possono pesare sulle decisioni adottate dall’azienda». La
pratica è quindi ancora ben lungi dal corrispondere allo spirito della direttiva
CAE. L’indagine, la più estesa condotta finora tra i rappresentanti dei comitati
aziendali europei e dei comitati di società europee, è stata realizzata in occasione
del 25° anniversario dei CAE e pubblicata all’inizio di gennaio. Essa si basa sulle
risposte di 1.600 componenti di CAE, ovvero all’incirca il 10% del numero stimato di
membri totali dei CAE (18.000), in rappresentanza di 365 comitati. Lo studio
evidenzia una certa crescente affermazione dei comitati aziendali europei, che si
riflette in particolare nel fatto che il 52% dei comitati si riunisce almeno due
volte l’anno (a differenza dell’unica riunione annuale prevista dalle prescrizioni
accessorie della direttiva). Un comitato su dieci si riunisce almeno tre volte
l’anno. L’87,8% dei membri dichiara l’esistenza di un comitato ristretto in seno al
CAE. Nel 50% dei casi il comitato ristretto di riunisce da due a quattro volte
l’anno. Rispetto all’indagine condotta nel 2008, e sebbene la cautela sia sempre
d’obbligo quando si operano confronti, emerge che i comitati aziendali europei si
riuniscono più di frequente e che è maggiore il numero dei membri che ritiene di
poter incidere sulle decisioni dell’azienda. Ulteriore conclusione: si tratta di
un’istanza poco conflittuale: il 15,7% dei membri ha dichiarato di aver registrato
un conflitto significativo con l’azienda nel corso degli ultimi tre anni; tra
questi, soltanto il 16% ha adito le vie legali per far valere i propri diritti.
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