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IR Notes 144 – 17 giugno 2020
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Isabelle Ferreras, sociologa, direttrice di ricerca presso il FNRS,
professore presso l’Università di Lovanio, ricercatrice associata del
programma Harvard Labor and Worklife Program.
In un documento dal titolo “II
lavoro: democratiz-zazione, de-mercificazione, risanamento
ambientale”(*), insieme ai firmatari, lei lancia un appello a
favore della democratizzazione dell’azienda, attraverso la
trasformazione degli organi di rappresentanza dei lavoratori,
tra cui i comitati aziendali europei, in una sorta “seconda
camera” che affianchi i consigli di amministrazione, conducendo
il top management ad ottenere un doppio consenso per adottare la
propria strategia, uno che rappresenti gli interessi dei
dipendenti, l’altro quelli degli azionisti. Questo superamento
del ruolo di puro organo di informazione, se non addirittura di
codecisione come accade in alcuni paesi, è del massimo interesse
per la Confederazione Europea dei Sindacati. Come argomentare
un tale cambiamento? La crisi della Covid-19 ha rivelato a noi
tutti una realtà che alcuni non avevano voluto riconoscere fino ad
oggi: il carattere essenziale dell’impegno dei lavoratori in
azienda, che si tratti di produrre derrate alimentari, prestare
cure, o svolgere un compito modesto come addetto alla cassa di un
supermercato. Questi lavoratori si sono assunti il rischio di
lasciare le loro case e di prendere i mezzi pubblici per poter
svolgere il proprio lavoro. Un’attività che fino a quel momento non
godeva di alcun riconoscimento, spesso svolta in cambio di una bassa
retribuzione, è stata riconosciuta come “essenziale”. Questa crisi
congiunturale ha evidenziato un fatto di grande rilevanza: senza
“investimento in lavoro” l’azienda non esiste. Ciononostante, ai
giorni nostri, operiamo secondo un modello in cui solo colui che
apporta il capitale è considerato come l’investitore che assume
rischi. Eppure, nel nostro modello economico, l’investitore di
capitale si assume rischi nei limiti del proprio contributo, mentre
i lavoratori – e questa crisi lo ha reso indiscutibile – si assumono
rischi illimitati, per nutrire e proteggere i cittadini confinati
certo, ma anche in tempi normali. I lavoratori si espongono al
rischio di perdere la vita, di mettere a rischio la loro salute o di
esporsi a stress e rischi per la loro salute mentale. Occorre
prendere atto che abbiamo teorizzato male una realtà e che ciò ha
conseguenze sostanziali: l’investimento in lavoro, benché
essenziale, non garantisce alcuna posizione nella governance
dell’azienda.
Dobbiamo oramai chiederci come l’azienda,
con le proprie istituzioni, possa approfondire gli inizi della
democratizzazione avviata alla fine del XIX secolo con il diritto
alla contrattazione collettiva – un modo per delegare la difesa
degli interessi dei lavoratori ai loro rappresentanti, in modo da
poter pesare maggiormente e collettivamente nella contrattazione – e
poi, alla fine della seconda guerra mondiale, la grande innovazione
della rappresentanza dei lavoratori tramite i comitati aziendali. Ma
queste istituzioni sono ancora troppo deboli. Occorre andare oltre
il diritto all’informazione e alla consultazione per consentire ai
lavoratori, e ai loro rappresentanti, di incidere sulla governance
dell’azienda. Da un punto di vista analitico, si deve intendere che
l’azienda è formata da due elementi costitutivi: coloro che rendono
possibile l’investimento in lavoro, e coloro che conferiscono il
capitale. Eppure i primi restano in periferia, al di fuori della
governance dell’azienda, sebbene ne siano un elemento costitutivo.
La sfida per noi è la capacità di questo
elemento costitutivo, tenuto fuori dalla governance, a poter
incidere proprio sulla governance aziendale. La storia politica
delle transizioni democratiche bicamerali ci mostra la strada della
doppia maggioranza che occorrerebbe applicare alle decisioni
aziendali: per l’adozione della strategia aziendale, o la scelta
della compagine direttiva, il management dovrebbe ricevere
l’approvazione della maggioranza del comitato aziendale, o del
comitato aziendale europeo, così come deve ottenere la maggioranza
dei voti del consiglio di amministrazione. Come affermiamo nella
dichiarazione, chi investe il proprio lavoro deve godere del diritto
collettivo di appoggiare o respingere i progetti condotti dal
management per ragioni di efficacia economica e di giustizia
democratica.
(*) Il documento è stato firmato da oltre
3.000 accademici provenienti da più di 650 università di tutto il
mondo. È stato pubblicato il 16 maggio su 43 testate nazionali nei 5
continenti. Ha raccolto più di 5.500 firme (tra cui Norbert Kluge,
Hans Böckler Stiftung; Isabelle Schömann, Segretario confederale
della CES, o l’economista Thomas Picketty) ed è disponibile online in oltre 28 lingue. L’appello è tuttora
aperto alla firma di privati e organizzazioni.
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Prima
Pagina
Nuova
consultazione sui salari minimi equi
La Commissione europea ha avviato lo scorso 3 giugno la seconda fase di consultazione
delle parti sociali europee sulle «eventuali azioni da intraprendere per affrontare
le sfide di un salario minimo equo». Nel Documento di consultazione si
richiede in particolare alle parti sociali di esprimere il loro parere sullo
strumento giuridico da utilizzare: una direttiva (vincolante) o una raccomandazione
del Consiglio (non vincolante, ma che comporterebbe una sorveglianza multilaterale
tra gli Stati membri nel quadro del semestre europeo), a meno che queste non
preferiscano intraprendere la negoziazione di un accordo europeo, cosa improbabile.
La Commissione non pone altro obiettivo se non quello di «garantire che tutti i
lavoratori dell’Unione siano tutelati da un salario minimo equo, che consenta loro
di vivere dignitosamente ovunque lavorino». La rilevanza di questo obiettivo è
evidenziata dalla crisi economica e sociale causata dalla pandemia da Covid-19. Esso
riguarda tutti i lavoratori, a prescindere dal tipo di contratto o di rapporto col
datore di lavoro, ivi compresi i lavoratori autonomi e i dipendenti del settore
pubblico. L’iniziativa è volta altresì a proporre azioni che contribuiscano a
raggiungere l’obiettivo, quali la promozione del ruolo della contrattazione
collettiva nella fissazione dei salari minimi e l’aumento del numero di lavoratori
coperti da un contratto collettivo, eventualmente utilizzando meccanismi di
estensione perché gli effetti interessino tutti i lavoratori e datori di lavoro di
un determinato settore. Inoltre la fissazione dei salari minimi deve essere
improntata a «criteri chiari e stabili» e che «i quadri nazionali dovrebbero inoltre
prevedere aggiornamenti ad intervalli ragionevolmente frequenti e regolari». In essi
potrebbero essere proposti parametri di riferimento non vincolanti, quali, ad
esempio, una soglia salariale mediana o un riferimento a un paniere medio di beni e
servizi. La Commissione auspica un ruolo più forte delle parti sociali, anche nei
paesi in cui i salari minimi sono fissati per legge, una riduzione delle possibilità
di derogare al salario minimo e un rafforzamento degli organi preposti al controllo
del rispetto dello stesso. Le parti sociali dispongono fino al 20 settembre per
comunicare la loro posizione alla Commissione, la quale poi presenterà una proposta
di direttiva o di raccomandazione entro fine anno. La reazione è positiva da parte
della Confederazione Europea dei Sindacati, che auspica un obiettivo più preciso che
porti il salario minimo a «un livello che sia pari ad almeno il 60% del salario
mediano e nel contempo adeguato rispetto ad un paniere di beni e servizi concordato
a livello nazionale con sindacati e imprenditori» (cfr. Comunicato
stampa). > Si veda anche: il Comunicato
della Commissione Europea e la rubrica 4. Studi e rapporti.
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1. Unione
Europea
Legislazione
Il Covid-19 inserito nella direttiva “agenti
biologici” : È stata pubblicata sulla GUUE la Direttiva
n° 2020/739 della Commissione del 3 giugno 2020 che modifica l’allegato III
della direttiva 2000/54/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio per quanto
riguarda l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui
è noto che possono causare malattie infettive nell’uomo e che modifica la
direttiva (UE) 2019/1833 della Commissione. Il Covid-19 è stato classificato
nel Gruppo 3 e non nel Gruppo 4, che contiene la lista degli agenti biologici a più
alto rischio (cfr. Scheda
della Commissione). La decisione è stata denunciata dalla Confederazione Europea dei
Sindacati (CES) e da alcuni deputati che hanno formulato un’obiezione alla
classificazione nel Gruppo 3. L’’11 giugno è stato concordato, tra la Commissione e
la Commissione Occupazione e Affari Sociali del Parlamento Europeo, di mantenere la
classificazione nel Gruppo 3 in cambio dell’assunzione di alcuni impegni da parte
della Commissione Europea. Secondo le dichiarazioni del Commissario per
l’Occupazione e i Diritti sociali, Nicolas Schmit, la Commissione: 1) incoraggerà
fortemente gli Stati membri a garantire che vengano fornite istruzioni scritte a
tutti i lavoratori esposti al Covid-19; 2) valuterà la necessità di modificare la Direttiva
sugli agenti biologici alla luce degli insegnamenti tratti dalla pandemia,
al fine di garantire una migliore preparazione e una migliore pianificazione della
risposta in tutti i luoghi di lavoro (Comunicato
del Parlamento). Secondo la CES, che ha accolto con favore il compromesso, Nicolas
Schmit si è anche impegnato ad avviare i lavori su una nuova strategia europea per
la salute e la sicurezza (cfr. Comunicato
della CES). L’obiezione dei deputati è stata respinta con 35 voti contrari, 5
favorevoli e 15 astenuti, la direttiva è pertanto approvata ed è in vigore. Dovrà
essere recepita dagli Stati membri entro il 24 novembre 2020.
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Progetti
- Riforma dei trasporti su strada :
L’8 giugno i membri della Commissione Trasporti del
Parlamento europeo hanno approvato la riforma del settore dei trasporti su
strada. Questo “pacchetto mobilità”, che comprende tre testi legislativi,
riguarda il distacco dei conducenti, i periodi di riposo e una migliore
applicazione delle norme sul cabotaggio. L’adozione da parte del Consiglio era
avvenuta lo scorso 7 aprile. Perché l’adozione diventi definitiva, il Parlamento
dovrà approvare la riforma in plenaria durante la sessione di
luglio.
> Si veda anche:
il Comunicato
del Parlamento, che contiene i link dei testi approvati in aprile.
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Giurisprudenza
Nessun congedo speciale durante i periodi di
riposo : La Corte di Giustizia si è pronunciata in una causa
spagnola intentata da tre federazioni sindacali contro due catene di supermercati.
Il caso verteva sul permesso speciale concesso dal contratto collettivo applicabile
alle due aziende per consentire ai dipendenti di prendere uno o più giorni di
congedo in occasione di un evento familiare (matrimonio, nascita, ricovero
ospedaliero o intervento chirurgico di un parente stretto, ecc.). Occorreva
determinare se – quando si verificano eventi di questo tipo durante le quattro
settimane di ferie annuali retribuite, o durante il periodo di riposo settimanale
del dipendente – questi periodi di riposo debbano essere prolungati per la durata
del permesso speciale o se il dipendente possa posticipare in tutto o in parte il
congedo retribuito corrispondente alla durata del permesso speciale cui ha diritto.
La Corte avrebbe potuto applicare la sua giurisprudenza in materia di congedi per
malattia che cadono durante i periodi di riposo (CGUE,
30 giugno 2016, causa C-178/15, Sobczyszyn) e ritenere che l’evento
familiare costituisca un ostacolo alla finalità del diritto alle ferie annuali, vale
a dire consentire al lavoratore di riposare e di usufruire di un periodo di riposo e
di svago. In tal caso, avrebbe consentito di posticipare il congedo retribuito. La
scelta è stata diversa, e le argomentazioni dei sindacati sono state respinte. «Nei
limiti in cui mirano unicamente a consentire ai lavoratori di assentarsi dal lavoro
al fine di rispondere a determinate esigenze o obblighi che richiedono la loro
personale presenza, i congedi speciali retribuiti […] sono indissolubilmente
connessi all’orario di lavoro in quanto tale, cosicché i lavoratori non possono
avvalersene in occasione dei periodi di riposo settimanale o di ferie annuali
retribuite. Pertanto, tali congedi speciali non sono assimilabili al congedo per
malattia». Il rinvio non è pertanto possibile (CGUE,
4 giugno 2020, causa C-588/18, Federación de Trabajadores Independientes de
Comercio (Fetico).
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Dialogo
sociale settoriale
- Settore metalmeccanico :
Le parti sociali europee dell’industria
metalmeccanica hanno adottato una posizione
comune a favore di «un piano ambizioso per una ripresa equa e collettiva
che rafforzi l’ecosistema industriale unico in Europa e costruisca un’industria
resiliente e sostenibile che offra posti di lavoro di qualità». «Il dialogo
sociale deve rimanere la bussola per l’attuazione» di questo piano di ripresa,
aggiungono i firmatari.
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2. Stati
membri
Germania
Dibattito sull’aumento del salario minimo :
La Confederazione tedesca dei sindacati DGB ha
commissionato un sondaggio che evidenzia come il 78% dei Tedeschi sarebbe favorevole
all’aumento del salario minimo a 12 euro l’ora, contro i 9,35 euro in vigore dal 1°
gennaio 2020. La DGB intende incidere sulle discussioni che si svolgeranno da qui
all’autunno per fissare il livello del salario minimo (cfr. Comunicato).
Il WSI Institute della Fondazione Hans Böckler (N.d.R.: l’istituto di
ricerca legato alla DGB) stima in uno Studio che un
graduale aumento a 12 euro è «perfettamente ragionevole in termini economici e
sociali», e rimarrebbe comunque al di sotto della soglia del 60% del salario mediano
(12,21 euro). Dallo studio emerge che in Germania il rapporto tra il salario minimo
e il salario mediano è diminuito passando dal 48,3% nel 2015, all’atto
dell’istituzione del salario minimo legale, al 45,6% nel 2018. > Si veda
anche: lo Studio
del Centre d’études de l’emploi et du travail (Centro per lo studio
dell’occupazione e del lavoro ) del CNAM che evidenzia come, nonostante una
riduzione incoraggiante del numero di posti di lavoro scarsamente retribuiti in
Germania, i benefici della riforma del salario minimo legale sono ancora distribuiti
in modo diseguale a seconda del tipo di lavoro e del dipendente.
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Francia
Estensione del congedo per morte del figlio :
È stata pubblicata la Legge
n° 2020-692 dell’8 giugno 2020 volta a rafforzare i diritti dei lavoratori e
l’assistenza alle famiglie dopo la morte di un figlio. La legge: 1) estende
l’attuale congedo per morte di un figlio da cinque a sette giorni per i genitori di
un figlio di età inferiore ai 25 anni o per le persone che hanno un giovane di età
inferiore ai 25 anni a loro «carico in modo effettivo e permanente», coprendo così
le famiglie ricostituite; 2) crea un ulteriore congedo per lutto di otto giorni che
può essere goduto entro un anno dalla data della morte del figlio e in modo
frazionato; 3) istituisce un periodo di tredici settimane successive al decesso del
figlio in cui il lavoratore è tutelato contro il licenziamento; 4) estende il
meccanismo di donazione dei giorni di riposo da parte dei dipendenti dell’azienda a
beneficio dei dipendenti in lutto per la perdita di un figlio.
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Italia
- Ricorso al telelavoro :
Un’indagine
promossa dalla principale confederazione sindacale italiana CGIL in
collaborazione con la Fondazione Di Vittorio tra oltre 6.000 lavoratori (cfr. Comunicato
della CGIL) evidenzia che, complessivamente, il 60% degli intervistati è
propenso a continuare l’esperienza dello “smart working” anche dopo
l’emergenza, mentre il 22% è contrario, in particolare le donne. Le donne «sono
più penalizzate e discriminate, sia sul fronte relazionale che su quello
prettamente professionale» ha dichiarato Susanna Camusso, responsabile delle
politiche di genere della CGIL. «Servono regole per renderlo un lavoro
effettivamente smart e non una trasposizione di un lavoro fordista
dentro le mura di casa».
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3.
Aziende
Comitati
Aziendali Europei
Rinegoziazione :
Il produttore francese di cioccolato e dolciumi
Cémoi (3.300 addetti, di cui
2.200 in Francia) ha rinnovato il 30 gennaio l’Accordo istitutivo del comitato
aziendale europeo soltanto con i sindacati francesi, in quanto i
rappresentanti sindacali dei tre siti ubicati in Germania, Spagna e Regno Unito
hanno non hanno inteso prendere parte al negoziato. Il comitato è composto da
quattordici seggi, di cui undici assegnati alla Francia.
- Solidarietà. Il comitato
aziendale europeo del gruppo Safran ha diffuso un video
in sostegno dei lavoratori europei a rischio occupazione e lanciare il
messaggio “Insieme siamo più forti”.
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Società
europee
Nuovo accordo : In un Comunicato stampa, il
sindacato francese FCE-CFDT, annuncia la firma di un nuovo accordo istitutivo del
comitato europeo inteso a sostenere la trasformazione del gruppo energetico Total in società europea. Il
testo conferma i cinquantadue seggi previsti dall’accordo iniziale del 2005, di cui
il 50% è riservato ai componenti francesi. I paesi con organico superiore a
centocinquanta dipendenti dispongono di un seggio. I dieci paesi con organico
inferiore saranno accorpati in tre gruppi, ciascuno dei quali nominerà un
rappresentante a rotazione. L’informazione e la consultazione sono previste nel caso
in cui siano interessati due siti del gruppo (invece di due società, come in
precedenza). Alle tre commissioni settoriali vengono assegnate maggiori risorse. Un
allegato prevede una rappresentanza specifica per la filiale Hutchinson (20.700 addetti
nell’UE) sotto forma di uno spazio di discussione europeo, consentendo al contempo
ai rappresentanti di Hutchinson di far parte del comitato aziendale europeo di
Total.
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Ristrutturazioni
Incontro con la Commissione :
Si è tenuto il 3 giugno scorso, su richiesta
della federazione sindacale europea IndustriAll Europe, un incontro tra il
Commissario per l’Occupazione e i Diritti sociali, Nicolas Schmit, i rappresentanti
dei tre sindacati spagnoli rappresentati in seno a Nissan (CC.OO, USO e UGT),
IndustriAll Europe e il coordinatore sindacale del CAE di Nissan, al fine di
discutere il futuro dei tre stabilimenti catalani (3.000 addetti ) di cui la casa
automobilistica ha annunciato la chiusura. A seguito di questo incontro, considerato
“costruttivo”, la federazione sindacale ha richiesto, in una Lettera
indirizzata alla Commissione: 1) di sensibilizzare Nissan e le altre multinazionali
sugli obblighi legali di informare e consultare i lavoratori prima di qualsiasi
decisione che li riguardi; 2) di costituire una task force dedicata a Nissan al fine
di sostenere i dipendenti e la regione interessata supportando le autorità (locali e
nazionali) e i sindacati nel ricorso a tutti gli strumenti comunitari esistenti in
campo giuridico e finanziario (cfr. Comunicato di
IndustriAll Europe).
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4. Studi e
rapporti
Salario minimo europeo : L’Istituto Sindacale Europeo
(Etui) ha pubblicato un Policy
Brief che sostiene la necessità di fissare, in ogni paese, il salario minimo
al 60% del salario mediano, pur rilevando che l’obiettivo sia talvolta
insufficiente. Ad esempio, nei paesi con un’elevata percentuale di lavoratori con
bassi livelli retributivi, «l’intera struttura salariale, e quindi il salario
mediano, è molto bassa; di conseguenza, un salario minimo pari al 60% del salario
mediano nazionale potrebbe non essere ancora sufficiente a garantire un tenore di
vita decoroso». Eurofound ha
inoltre pubblicato il 4 giugno scorso il rapporto annuale sui salari minimi
Minimun
wages in 2020: Annual review, in cui si rileva come, nonostante una
tendenza al rialzo dai primi anni 2000, i salari minimi nella maggior parte dei
paesi rimangano al di sotto del 60% o addirittura del 50% del salario mediano, in
particolare nei paesi dell’Europa centrale e orientale. Nell’UE, sette lavoratori
con salario minimo su dieci dichiarano di avere difficoltà ad arrivare a fine mese,
rispetto a meno di cinque lavoratori su dieci in generale.
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