|
| |
IR Notes 151 – 4 novembre 2020
www.irshare.eu
|
|
|
| |
| |
Una domanda a…
Emanuele Recchia, Head of Labour Policies, Industrial Relations, HR
Services e Welfare di UniCredit Spa.
In molte società multinazionali è
in corso un dibattito sul lavoro da remoto. In alcuni casi, il
management rifiuta di condurre la discussione a livello europeo,
rimandandola al livello locale; in altri casi, discute
apertamente con il CAE al fine di concordare regole comuni.
Perché per UniCredit è importante stabilire linee guida a
livello europeo in questo campo? UniCredit è una banca
commerciale paneuropea presente in 13 diversi mercati. La nostra
strategia è definita in modo uniforme a livello globale e
implementata localmente nel rispetto delle specificità dei singoli
paesi; la dimensione paneuropea del Gruppo influenza il nostro
modello di relazioni industriali, del quale il coinvolgimento delle
parti sociali a livello internazionale è una parte integrante. Il
Comitato Aziendale Europeo di UniCredit, fondato nel 2007 e tra i
più attivi nel settore, è per noi un partner strategico nel percorso
evoluto di dialogo sociale costruito nel tempo; questo percorso ha
portato alla definizione di accordi innovativi – dichiarazioni
congiunte e accordi quadro globali – con l’obiettivo di creare un
ambiente di lavoro sempre più positivo e rispettoso per tutti i
dipendenti del Gruppo, mediante la definizione di linee guida e
principi condivisi (cfr. 3. Aziende, Accordi
transnazionali). Nel 2020
l’emergenza Covid-19 ha cambiato in modo rapido e significativo la
vita di tutti noi. In questa nuova realtà, il lavoro da remoto è
stato rapidamente esteso in UniCredit per sostenere i colleghi e
tutelare la loro salute e migliorare la loro qualità di vita, in
coerenza con le nostre priorità e il nostro impegno ad agire in modo
socialmente responsabile e sostenibile. Alla luce dell’esperienza
acquisita in questi mesi, e in linea con la nostra tradizione di
dialogo sociale evoluto che è proseguito a distanza anche durante la
pandemia, abbiamo quindi deciso di avviare un confronto con il CAE
con l’obiettivo di definire un approccio comune sul tema e offrire
in futuro a tutti i dipendenti UniCredit l’accesso al lavoro da
remoto. Crediamo infatti nel valore del lavoro a distanza come
strumento pienamente integrato con le modalità tradizionali di
lavoro, e siamo convinti che la nuova dichiarazione congiunta, oltre
a definire standard minimi da implementare progressivamente nel
Gruppo attraverso il dialogo sociale locale, promuoverà la
diffusione di una cultura ancora più innovativa, inclusiva e
rispettosa per tutti le nostre persone.
|
|
|
 |
| |
Agenda
4 novembre Online Conferenza #Democratizing
work con Neera Chandhoke, Isabelle Ferreras e Lisa Herzog
organizzata da Kritische Theorie in Berlin / Critical Theory in
Berlin.
9-10
novembre Online Conferenza
della Presidenza di turno tedesca dell’UE su “Stop al
cancro sul lavoro “, con un approfondimento particolare dedicato
ai pericoli dell’amianto e alle possibilità di sostituzione delle
sostanze pericolose.
12 novembre Online Workshop
sul concetto di transnazionalità destinato ai membri dei comitati
aziendali europei organizzato dall’Istituto Sindacale Europeo e la
Confederazione Europea dei Sindacati.
16
novembre Online Conferenza
dell’Istituto Sindacale Europeo New
beginnings?
The European Pillar of Social Rights
and the new Commission.
|
|
|
 |
| |
Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la lettura di IR Notes, mettiamo a
disposizione i link
del Dizionario
europeo delle relazioni sociali, pubblicato da Eurofound e
regolarmente aggiornato da IR Share, editore di IR Notes. Le definizioni
dei termini sono disponibili in inglese e possono essere facilmente
trasposte grazie a strumenti di traduzione online.
|
|
|
 |
| |
Chi siamo?
IR Notes
è una comunicazione trasmessa ogni 15
giorni, disponibile in diverse lingue europee (francese, inglese,
italiano, spagnolo, tedesco) e realizzata da IR Share insieme
alla sua rete di esperti. Si occupa di diritto del lavoro, relazioni
sociali e politica dell’occupazione a livello europeo. È disponibile sul
sito tramite abbonamento al prezzo di 18 euro al mese esentasse.
La squadra: questo
numero è stato redatto da Pascale
Turlan
e
Frédéric
Turlan. Vedi
sul sito la squadra di
lavoro di IR Share.
Abbonarsi a IR Notes
Con un semplice click
sul sito di IR Share o via E-mail: frederic.t@irshare.eu
Note legali.
Editore: IR Share SARL – 5, Les Compères – 89520 Fontenoy – +33
(0)6 81 41 53 95 – capitale sociale 1500 euros – Iscritta al registro
delle imprese (RCS) di Auxerre col N° 512 567 959. Direttore della
pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: Ideal prod – 14 rue Auguste
Morel – 89100 Sens – Tel.: + 33 (0)3 86 83 21 21 – Francia. N° CPPAP:
0621 Z 93933.
|
|
|
 |
|
|
|
Prima
Pagina
La
Commissione va oltre il salario minimo europeo
Il 28 ottobre, la Commissione Europea ha presentato una proposta di direttiva su salari
minimi adeguati nell’UE che intende dare applicazione al principio
6 del pilastro europeo dei diritti sociali (cfr. Social pillar). Questo
principio stabilisce che «Sono garantite retribuzioni minime adeguate, che
soddisfino i bisogni del lavoratore e della sua famiglia (…). La povertà
lavorativa va prevenuta».
- Come possiamo agire sui salari minimi
quando il Trattato sul Funzionamento dell’UE (TFUE) non conferisce
all’UE alcuna competenza in materia di retribuzioni o di contrattazione
collettiva? La Commissione pone la sua iniziativa sotto
l’egida dell’articolo 153, paragrafo 1, lettera b), del TFUE, che stabilisce che
l’Unione sostiene e completa l’azione degli Stati membri nel settore delle
condizioni di lavoro e può adottare «mediante direttive, prescrizioni minime»
(articolo 153, paragrafo 2). La sua proposta mira quindi a stabilire requisiti
minimi per garantire sia che «i salari minimi siano fissati a un livello
adeguato», sia che il maggior numero possibile di lavoratori ne possa usufruire.
- Ma cosa può essere considerato un livello
adeguato? Nella proposta non viene determinato un
livello, ma si afferma che i salari minimi sono «adeguati se sono equi in
relazione alla distribuzione dei salari nel paese e se garantiscono un tenore di
vita dignitoso» (considerando 21). Al fine di valutarne l’adeguatezza, si
suggerisce il ricorso a di indicatori «comunemente usati a livello
internazionale, come il 60% del salario lordo mediano e il 50% del salario lordo
medio».
- Come riuscirci? La
Commissione agisce su tre fronti:
1) Rafforzare la contrattazione collettiva.
Fatte salve le pratiche nazionali di dialogo sociale, la Commissione
chiede agli Stati in cui il numero di lavoratori coperti da un contratto
collettivo (la “copertura contrattuale”) non raggiunga almeno il 70% dei
lavoratori, di istituire, mediante una legge o accordo tripartitico, un «quadro
per la contrattazione collettiva». Questo quadro deve poi essere integrato da
«un piano d’azione per promuovere la contrattazione collettiva». Un siffatto
obiettivo è una vera e propria rivoluzione: finora l’erosione della copertura
contrattuale non era mai stata considerata come un fenomeno problematico dalla
Commissione, che ora invece riconosce le virtù della contrattazione collettiva:
maggiore è la copertura della contrattazione collettiva, minore è la percentuale
di lavoratori a con basse retribuzioni, minore è la disuguaglianza salariale, e
maggiore è il salario minimo. L’obiettivo del 70% è molto ambizioso: lo
raggiunge soltanto dieci Stati e altri dieci sono al di sotto del 30%. Ciò
implica un impegno rilevante da parte di questi paesi dell’Europa Orientale e
della Grecia che dovranno costruire un sistema efficace di relazioni sociali.
2) Migliorare i sistemi legali di salario
minimo. Ai ventuno Stati membri in cui vige il salario
minimo legale, la Commissione propone di rivedere i meccanismi di fissazione e
di aggiornamento. Questi devono essere basati «su criteri che ne promuovano
l’adeguatezza al fine di garantire condizioni di vita e di lavoro dignitose, la
coesione sociale e la convergenza verso l’alto». La Commissione chiede
l’effettivo coinvolgimento delle parti sociali nella definizione e
nell’aggiornamento dei salari minimi. 3) Coprire tutti i
lavoratori. L’ambito di applicazione della direttiva comprende non
solo i lavoratori titolari di un contratto di lavoro (lavoratori subordinati),
ma anche tutti coloro che intrattengono un “rapporto di lavoro” ai sensi della
giurisprudenza della Corte di Giustizia: «i lavoratori con forme di occupazione
atipiche, come i lavoratori domestici, i lavoratori a chiamata, i lavoratori
intermittenti, i lavoratori a voucher, i falsi lavoratori autonomi, i lavoratori
delle piattaforme digitali, i tirocinanti e gli apprendisti». In sintesi, tutti
coloro il cui lavoro è soggetto alle direttive di un datore di lavoro. Da questa
qualificazione discende un’altra importante conseguenza: questi “lavoratori”
potranno concludere contratti collettivi senza il rischio che questi siano
considerati “intese” illecite ai sensi della normativa sulla concorrenza.
Nonostante le carenze evidenziate dalle parti sociali (cfr. infra), questa proposta
di direttiva segna una svolta concreta nella politica sociale europea dato l’intento
dichiarato di contrastare il fenomeno della povertà tra i lavoratori e di
riconoscere la centralità della contrattazione collettiva nella lotta contro le
disuguaglianze.
|
1. Unione
Europea
Attualità
sociale
Il programma di lavoro della Commissione per il
2021 : La Commissione Europea ha presentato, il 19 ottobre,
il programma di lavoro per il
2021. Esso «punta a rendere l’Europa più sana, più equa e più prospera,
accelerando nel contempo la sua trasformazione a lungo termine verso un’economia più
verde, pronta per l’era digitale». Segnaliamo una «proposta legislativa per
migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme digitali» (cfr.
Platform work) e «un ambizioso
piano d’azione per attuare pienamente il pilastro europeo dei diritti sociali, che
farà sì che nessuno sia lasciato indietro nella ripresa dell’Europa». È inoltre
prevista una raccomandazione del Consiglio che «garantirà a tutti l’accesso a
servizi di base, come l’assistenza sanitaria e l’istruzione per tutti i bambini» e
un’iniziativa legislativa volta a combattere la violenza di genere. Infine, è in
programma una comunicazione su «un nuovo quadro strategico in materia di sicurezza e
salute sul lavoro». > Per saperne di più:
comunicato
della Commissione e allegato
al programma di lavoro.
|
- Garanzia giovani : Il
Consiglio ha adottato definitivamente una raccomandazione
che rafforza la garanzia per i giovani (cfr. Youth Guarantee). Gli
Stati membri devono impegnarsi a offrire ai giovani un’offerta di lavoro, il
proseguimento dell’istruzione, un tirocinio o un apprendistato entro quattro
mesi dalla perdita del lavoro o dall’uscita dal sistema educativo formale. La
raccomandazione estende la fascia di età per includere i giovani di età compresa
tra i 25 e i 29 anni e prevede una migliore inclusione delle persone
appartenenti a gruppi vulnerabili, come i NEET (cfr. NEET), le giovani donne e
i portatori di disabilità (cfr. comunicato
del Consiglio).
|
Dialogo
sociale
Reazioni alla proposta di direttiva su salari
minimi adeguati : La proposta della Commissione a favore di
uno strumento giuridico vincolante è stata fortemente respinta dall’organizzazione
imprenditoriale BusinessEurope: si tratta di «un mostro giuridico» che arriva in un
momento in cui «le aziende lottano per la sopravvivenza e per salvare i posti di
lavoro minacciati dalla crisi economica dovuta alla Covid-19» (cfr. comunicato).
Una posizione condivisa dalle aziende del settore chimico, per le quali il testo
«costituisce una minaccia diretta sia all’autonomia delle parti sociali che alla
contrattazione collettiva, in quanto l’Unione travalica il proprio mandato» (cfr. comunicato
dell’ECEG), e allineata con quella delle aziende metalmeccaniche (cfr. comunicato
del CEEMET). Sul fronte della Confederazione Europea dei Sindacati (CES) viene
mostrata soddisfazione pur evidenziando alcune carenze. In particolare, si auspica
che il livello del salario minimo (60% del salario mediano) sia obbligatorio e che
le aziende che non rispettino il salario minimo siano escluse dalle gare d’appalto
pubbliche o dai finanziamenti europei (cfr.
comunicato della CES).
|
Dialogo
sociale settoriale
- Industria chimica. La
Commissione Europea ha presentato, il 14 ottobre, la Strategia
in materia di sostanze chimiche per la sostenibilità (cfr. comunicato
e comunicato
domande e risposte). La “Strategia” è il «primo passo verso l’ambizione
di un “inquinamento zero” per un ambiente privo di sostanze tossiche, annunciata
nel Green
Deal europeo ». Le parti sociali europee del settore chimico hanno
reagito a questa iniziativa adottando una dichiarazione congiunta
in cui temperano gli obiettivi della Commissione: «un inquinamento zero
significherebbe una produzione pari a zero e, di conseguenza, zero occupazione e
zero creazione di valore». Esse richiedono un sostegno a favore della ricerca e
sviluppo, nonché un maggiore impegno da parte dell’Unione per sviluppare le
competenze dei lavoratori del settore e formare i giovani alle diverse
professionalità.
> Per saperne di
più: comunicato di
IndustriAll Europe e dell’ECEG.
- Sicurezza privata e trasporto
valori. Dopo la dichiarazione congiunta
adottata nel novembre 2019, le parti sociali europee dei settori della sicurezza
privata e del trasporto valori si sono dichiarate allarmate a causa della
diminuzione del ricorso al denaro contante per effettuare pagamenti, che mette
in pericolo l’intero settore legato alla circolazione del denaro contante,
insieme ai posti di lavoro ad esso connessi. Al di là della questione economica,
sottolineano che «il contante rimane un mezzo di pagamento essenziale (…) per
le persone economicamente svantaggiate, gli anziani, i bambini e gli
stranieri». Esse hanno adottato, il 28 ottobre, un piano d’azione in cui
richiedono all’Unione Europea di adottare «una legislazione che garantisca la
disponibilità continua di denaro contante per tutti e che faccia rispettare
rigorosamente lo status di moneta avente corso legale del denaro liquido,
rendendo illegale il rifiuto di pagare in contanti».
> Per
saperne di più: comunicato congiunto di UNI Europa e del
CoESS.
|
Sindacalismo
Ricorso alla videoconferenza :
Le federazioni sindacali europee hanno
modificato le raccomandazioni
congiunte destinate ai membri dei comitati aziendali europei, dei comitati
aziendali delle società europee (SE) e delle delegazioni speciali di negoziazione
(DSN) per tenere conto della crisi della Covid-19 che impedirà «ancora per un
periodo di tempo considerevole» di tenere riunioni in presenza. Le federazioni
sottolineano che gli incontri fisici devono tornare ad essere la norma non appena la
situazione lo consentirà. Nel frattempo, hanno emesso una serie di raccomandazioni
per garantire che il ricorso eccezionale alla videoconferenza si svolga in modo
corretto, proponendo un modello di accordo da concludere con la direzione al fine di
disciplinare questa pratica.
|
2. Stati
membri
Lussemburgo
Accordo interprofessionale sul telelavoro :
L’organizzazione dei datori di lavoro UEL e le due
confederazioni sindacali LCGB e OGBL hanno firmato il 20 ottobre un accordo interprofessionale sul
telelavoro. L’accordo regolamenta sia il telelavoro su base regolare – già
coperto dal precedente accordo del 2006 – sia il lavoro a distanza occasionale,
quando viene svolto «per far fronte a eventi imprevisti o quando esso rappresenta
meno del 10% in media del normale orario di lavoro annuale del telelavoratore». Il
testo introduce il principio del volontariato, sulla base di un contratto tra il
datore di lavoro e il lavoratore, che deve specificare in particolare i periodi
durante i quali il lavoratore deve rimanere contattabile, l’eventuale compenso in
termini di prestazioni in natura e il forfait mensile per la copertura dei costi di
collegamento e di comunicazione. L’accordo sarà esteso prossimamente a tutte le
aziende lavoro per entrare rapidamente in vigore. > Si veda
anche il comunicato
stampa congiunto dei firmatari.
|
Finlandia
Industria forestale :
Il 1° ottobre, le aziende del settore forestale
hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla contrattazione collettiva nazionale
e di trasferire le future trattative su retribuzioni e condizioni di lavoro a
livello aziendale. Si tratta di una svolta storica per uno dei più grandi settori
industriali della Finlandia (140.000 addetti). L’obiettivo è quello di negoziare
accordi più flessibili in materia di retribuzione o di orario di lavoro. «Si tratta
di una battuta d’arresto per i contratti collettivi di settore», ha dichiarato
Isabelle Barthès, vicesegretario generale di IndustriAll Europe. «Se viene rimosso
un mattone da un modello sociale solido che funziona bene, anche altri potrebbero
esserlo» (cfr. comunicato
di IndustriAll Europe e articolo
in Trade Union News).
|
3.
Aziende
Comitati
Aziendali Europei
CAE e telelavoro : Ad otto mesi
dall’insorgenza della pandemia da Covid-19, e in un momento in cui la seconda ondata
sta colpendo l’Europa, il ruolo dei comitati aziendali europei nell’elaborazione di
un quadro destinato al lavoro da remoto non è accolto all’unanimità dalle aziende.
Alcune multinazionali si sono chiaramente impegnate nello sviluppo di un quadro
europeo. È il caso della banca italiana UniCredit (cfr. infra) e del
gruppo francese di riassicurazione Scor. Il comitato delle società
europee del gruppo ha proposto a settembre di avviare un negoziato in vista della
conclusione di un accordo europeo sul telelavoro. Come spiega Christophe Lefebvre,
segretario del comitato aziendale europeo, «L’obiettivo è sfruttare tutti i feedback
(positivi e negativi) del periodo di lockdown al fine di migliorare i regimi
istituiti grazie all’accordo sottoscritto dalle parti sociali europee nel 2002 nei
paesi che l’hanno recepito in modo limitato». In seno al gruppo SAP, il comitato aziendale
europeo e l’azienda stanno procedendo ad un inventario dei diversi regimi legali
esistenti nonché delle pratiche in vigore nei diversi paesi europei su tematiche
quali il lavoro da casa, il lavoro da remoto, il lavoro part-time, etc., con
l’obiettivo di produrre raccomandazioni che possano servire come base in tutti i
paesi europei. Alcuni comitati aziendali europei intendono istituire gruppi di
lavoro sull’argomento. In altri gruppi l’approccio è molto più decentrato. Nel
gruppo farmaceutico Sanofi non
è previsto alcun dibattito a livello di comitato aziendale europeo. Sulla stessa
lunghezza d’onda è il gruppo LafargeHolcim, dove «il
management rimanda le discussioni ai diversi paesi», come evidenziato da Hélène
Debegnac, segretaria del comitato aziendale europeo. Il tema non è stato affrontato
in seno al comitato aziendale europeo della Société générale. Quanto al
comitato aziendale europeo di Verizon, esso ha incassato un netto
rifiuto sulla richiesta di negoziare un accordo europeo. Nessun dibattito sul tema è
previsto in Total, ma il
gruppo invita le Risorse Umane di ogni paese a telelavorare due giorni alla
settimana. In Francia, il 22 ottobre il gruppo ha firmato un accordo di metodo per
consentire la sperimentazione di nuove forme di telelavoro al fine di migliorare
l’accordo esistente. Schneider
Electric ha condotto un’indagine mondiale sul telelavoro con
l’obiettivo di lasciare il management locale condurre il negoziato e ridurre la
superficie degli uffici (con un target di 8 uffici ogni 10 dipendenti). L’Oréal sta definendo una nuova
politica globale in materia di telelavoro, che stabilisce il principio di un massimo
di due giorni di telelavoro a settimana. Saranno prossimamente a disposizione dei
collaboratori dei corsi formativi sulla gestione del telelavoro, insieme a sessioni
specifiche destinate ai manager. Inoltre, per consentire a tutti di lavorare da casa
nelle migliori condizioni, è previsto che vengano distribuiti dei dispositivi ad
hoc.
|
Informazioni incomplete su una riorganizzazione
: La multinazionale leader dell’imbottigliamento Coca-Cola European Partners ha
organizzato l’8 ottobre una riunione straordinaria del proprio comitato aziendale
europeo in videoconferenza per annunciare una riorganizzazione che interessa il 5%
dell’organico totale del gruppo in Europa, ovvero 914 posti di lavoro di cui si
prevede la soppressione, secondo il conteggio fornito al comitato aziendale europeo.
Il 40% circa dei posti di lavoro da ridurre riguarda la Germania. Sorprendentemente,
il management ha spiegato che avrebbe consultato il comitato aziendale europeo non
sull’intera ristrutturazione, ma soltanto sulla parte transnazionale del progetto,
che, grosso modo, interessa 200 persone. Per gli altri dipendenti interessati dalla
ristrutturazione, l’azienda ritiene che i posti di lavoro oggetto di riduzione siano
il risultato di decisioni adottate a livello nazionale e, pertanto, esulino dalle
competenze del comitato aziendale europeo.
|
Negoziati difficili durante la pandemia :
il 23 ottobre, la Federazione europea dei servizi pubblici
(EPSU) ha denunciato la manovra della direzione di Orpea, la più grande
multinazionale europea nel campo dell’assistenza agli anziani, che prevedeva di
tenere un incontro fisico tra la delegazione speciale di negoziazione e alcuni
rappresentanti dei lavoratori di diversi paesi in una località isolata dell’Alsazia,
in un momento in cui la Francia sta affrontando la seconda ondata della pandemia da
Covid-19. Rifiutando di organizzare una videoconferenza, il gruppo «mette in
pericolo la salute dei suoi lavoratori» sottolinea la federazione, che denuncia il
sabotaggio del processo di negoziazione (cfr. comunicato
della EPSU).
|
Accordi
transnazionali
Dichiarazione congiunta sul lavoro da remoto :
È stata adottata il 21 ottobre scorso tra la
banca italiana UniCredit (cfr.
a fronte, Una domanda a…) e il comitato aziendale europeo del gruppo una
dichiarazione congiunta sul lavoro da remoto che si ritiene «possa costituire uno
strumento di bilanciamento tra vita professionale e personale, aumentando la
qualità̀ della vita di individui e comunità̀, in una prospettiva di responsabilità̀
sociale e ambientale». La dichiarazione prevede altresì il diritto alla
disconnessione al fine di rispettare l’orario di lavoro ufficiale. Il lavoro da
remoto, effettuato su base volontaria, viene attuato in modi diversi a seconda
dell’attività: presso la sede centrale e gli uffici centrali, esso può rappresentare
«mediamente il 40% dell’orario lavorativo, distribuito su base settimanale o
mensile», ad esempio due giorni alla settimana. Nella rete delle agenzie, è
possibile lavorare da remoto il 20% dell’orario totale, distribuito su base
settimanale o mensile (ad esempio un giorno a settimana). Questa dichiarazione
congiunta «è il frutto di un’iniziativa proattiva del comitato ristretto del CAE
UniCredit (UEWC) che, fin dall’inizio della crisi pandemica, è stato consapevole del
fatto che le nuove forme di lavoro si sarebbero basate anche su modalità da remoto»,
evidenzia Luciano Malvolti, segretario del comitato aziendale europeo, aggiungendo
che «Il valore aggiunto dell’approccio collettivo a livello di comitato aziendale
europeo è evidente, e una forte cooperazione con i delegati locali consentirà di
attuare i principi e gli standard minimi concordati nella dichiarazione congiunta
attraverso contratti collettivi vincolanti». > Per
saperne di più: l’accordo si colloca nella già lunga
tradizione di dialogo sociale all’interno di UniCredit, che ha portato all’adozione
di diverse dichiarazioni congiunte (pari opportunità e non
discriminazione, vendite
responsabili, conciliazione
vita-lavoro nonché alla firma di un accordo quadro globale nel
2019.
|
Sindacalismo
Utilità degli accordi quadro internazionali :
La federazione sindacale internazionale IndustriAll Global Union
ha evidenziato in un comunicato stampa il ruolo svolto dall’accordo quadro
internazionale siglato con il gruppo spagnolo Inditex, proprietario di Zara,
al fine di risolvere le problematiche poste dalle violazioni dell’accordo
riscontrate in seno ad un fornitore rumeno (cfr. comunicato).
|
|
|