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IR Notes 181 – 9 marzo 2022
www.irshare.eu
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Editoriale
Sostenere l’Ucraina
Il Consiglio dell’Unione Europea esaminerà la domanda di adesione all’UE
dell’Ucraina, e presto quelle della Georgia e della Moldavia. Il via al
processo sarà simbolicamente importante, ma la strada verso l’adesione è
lunga. Sempre a proposito di simboli, ma di più rapida attuazione,
è la possibilità di far entrare fin da subito i rappresentanti
ucraini nei comitati aziendali europei. È un impegno
finanziariamente possibile e simbolicamente importante. È una prova del
nostro sostegno e un modo per acculturare progressivamente i lavoratori
ucraini al modello europeo di relazioni sociali. Diffonderemo il
più ampiamente possibile questo appello sui social affinché le
aziende e i comitati aziendali europei aprano la porta agli
Ucraini. Infine, IR Notes sostiene l’iniziativa della
Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC-CSI) che ha creato un
fondo a sostegno dei sindacati ucraini che ospitano civili e delle
organizzazioni sindacali dei paesi vicini che ospitano rifugiati. Le
donazioni possono essere fatte attraverso questo sito.
IR Notes sostiene inoltre i media ucraini che proseguono la loro
opera di giornalismo nonostante la guerra, come The Kyiv Independent (donazioni
qui) e The
New Voice of Ukraine (donazioni
qui).
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Preguntamos a
Françoise Geng, vicepresidenta de la FSESP y representante de la
federación CGT Santé Action Sociale
La sua federazione sindacale, con
il sostegno della federazione sindacale europea EPSU e
dell’organiz-zazione francese FO, ha organizzato l’8 marzo, in
occasione della Festa della donna, diverse azioni davanti alla
sede di Orpéa in Francia e in Spagna, insieme al sindacato
CC.OO. Quali ne sono le ragioni? Dopo le rivelazioni del libro “Les
Fossoyeurs” sulle
pratiche diffuse in seno al gruppo Orpéa riguardo ai risparmi a
danno degli anziani nelle case di riposo, e ai maltrattamenti
generalizzati in questi stabilimenti appartenenti al leader europeo
delle residenze sanitarie assistenziali per gli anziani non
autosufficienti, abbiamo organizzato tre riunioni con i sindacalisti
dei paesi dove Orpéa ha sede. L’ultima si è tenuta il 2 marzo,
quando l’EPSU ha deciso di unirsi all’appello a manifestare lanciato
dalla Federazione CGT Santé Action Sociale nel giorno della Festa
della donna, dato che il 90% del personale del gruppo è costituito
da donne lavoratrici (cfr. comunicato
EPSU). Ogni organizzazione nazionale era
libera di organizzare mobilitazioni nel proprio paese. Dalle
riunioni che abbiamo tenuto, è emerso che il dialogo sociale è
pessimo in diversi paesi, tra cui Germania, Belgio e Francia. In
Germania, ad esempio, la segretaria del comitato aziendale europeo
del gruppo, appartenente al sindacato Ver.di, e che ricopre anche
una carica a livello locale, è stata licenziata due volte e poi
reintegrata ogni volta per decisione giudiziaria: la gestione delle
politiche sociali in questo gruppo è spaventosa, ed è una costante.
Anche in Germania, dove ai rappresentanti dei lavoratori sono
riconosciuti diritti solidi, il management prende di petto quei
dipendenti che si impegnano in un mandato come rappresentanti dei
lavoratori. A livello di comitato aziendale europeo, istituito,
dopo il fallimento dei negoziati nel 2021, sulla base delle
prescrizioni accessorie della legge francese, non si muove
nulla.
La
situazione nel gruppo Orpéa solleva molti interrogativi. In Francia
è chiaro che la composizione della forza lavoro, al 90% femminile, è
una delle spiegazioni dell’inosservanza del dialogo sociale e del
diritto del lavoro. Le lavoratrici del settore sanitario e
assistenziale non sono molto rivendicative, e quando si mobilitano,
non vengono ascoltate e non godono di copertura mediatica. Questo
spiega perché il livello retributivo delle infermiere in Francia è
uno dei più bassi dei paesi dell’OCSE. Questa è la ragione che ci ha
condotto ad organizzare una giornata d’azione l’8 marzo, con la
partecipazione dei lavoratori giunti dalla Germania e dal Belgio,
oltre all’avvocata tedesca che ha difeso la segretaria del comitato
aziendale europeo. Lasciando da parte la Francia, il caso Orpéa
evidenzia le debolezze del dialogo sociale europeo. Per dirla in
breve, non funziona. I gruppi non rispettano l’informazione e la
consultazione del comitato aziendale europeo. Non si muove nulla.
Non vi sono sanzioni efficaci. Durante il negoziato per
l’istituzione del comitato aziendale europeo di Orpéa, non vi erano
interlocutori da parte del management. I membri della DSN avevano un
indirizzo e-mail generico a cui scrivere, e le risposte ricevute,
semmai le ricevevano, non erano firmate. Questi gruppi del settore
privato a scopo di lucro sono alla costante ricerca della
redditività e non c’è modo di fermarli. I controlli sono scarsi,
sembrano sfuggire a qualsiasi sanzione, anche riguardo all’impiego
dei fondi pubblici, utilizzati per scopi diversi da quelli per cui
sono stati assegnati. Questi gruppi non hanno tema neppure di
violare o calpestare il diritto del lavoro, perché non efficaci
esistono sanzioni dissuasive. È giunto il momento di rivedere la
legislazione sociale e di garantire il reale rispetto dei diritti
alla contrattazione collettiva in Francia e altrove, e insieme
l’informazione e la consultazione a livello europeo. Questo
eviterebbe non poche derive nella governance delle aziende.
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Chi siamo?
IR Notes
è una comunicazione trasmessa ogni 15
giorni, disponibile in diverse lingue europee (francese, inglese,
italiano, spagnolo, tedesco) e realizzata da IR Share insieme
alla sua rete di esperti. Si occupa di diritto del lavoro, relazioni
sociali e politica dell’occupazione a livello europeo. È disponibile sul
sito tramite abbonamento al prezzo di 248 euro all’anno esentasse.
La squadra: questo
numero è stato redatto da Pascale
Turlan et
Frédéric
Turlan. Vedi
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pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: Ideal prod – 14 rue Auguste
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0626 Z 9393.
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la lettura di IR Notes, mettiamo a
disposizione i link
del Dizionario
europeo delle relazioni sociali, pubblicato da Eurofound e
regolarmente aggiornato da IR Share, editore di IR Notes. Le definizioni
dei termini sono disponibili in inglese e possono essere facilmente
trasposte grazie a strumenti di traduzione online.
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Prima
Pagina
Un primo
passo verso la due diligence
Il 23 febbraio la Commissione Europea ha adottato una Proposta di direttiva sulla due
diligence in materia di sostenibilità aziendale con l’obiettivo di condurre
le multinazionali ad assumersi le loro responsabilità per le violazioni dei diritti
umani e dell’ambiente rilevate lungo tutta la loro catena del valore (ossia tutti i
fornitori e subappaltatori) (cfr. Due diligence)..
Quali sono le aziende
interessate?
Il testo copre due categorie di aziende: 1) le aziende con oltre 500 dipendenti e un
fatturato netto superiore a 150 milioni di euro su scala mondiale; 2) le aziende
operanti in settori in cui i rischi di violazione dei diritti umani e dell’ambiente
sono frequenti (tessile, agricoltura, estrazione di minerali) che occupano oltre 250
addetti e registrano un fatturato netto superiore o uguale a 40 milioni di euro su
scala mondiale. Sono interessate anche le aziende di paesi terzi che operano nell’UE
e che evidenziano una soglia di fatturato allineata con quelle indicate nel testo.
Le uniche eccezioni sono le PMI con un numero di addetti inferiore a 250 unità.
Tuttavia, qualora queste operino come coappaltatori o subappaltatori di aziende che
rientrano nel campo di applicazione della direttiva vi rientrano anch’esse, come
anche gli operatori economici di paesi terzi. A tal fine nella proposta di direttiva
si richiede agli Stati membri di mettere in atto aiuti, siti web e piattaforme al
fine di creare le condizioni per garantire il rispetto degli obblighi di due
diligence.
Quali saranno i loro obblighi?
Per rispettare la due diligence in materia di sostenibilità, le aziende dovranno: 1)
introdurre l’obbligo di diligenza nelle loro politiche, in particolare adottando un
codice di condotta che descriva le regole e i principi che devono rispettare i
lavoratori del gruppo e illustrando i processi messi in atto per attuare il predetto
obbligo di diligenza (art. 5); 2) individuare gli impatti negativi reali o
potenziali delle loro attività o di quelle delle loro filiali e, quando questi sono
dovuti alle loro catene del valore, gli impatti dovuti alle loro relazioni
commerciali, sui diritti umani e sull’ambiente. A tal fine, le aziende, «consultano,
se del caso, i gruppi potenzialmente interessati, compresi i lavoratori e altre
parti interessate, per raccogliere informazioni sugli impatti negativi reali o
potenziali (art. 6). Tale disposizione meriterebbe di essere chiarita e rafforzata
al fine di consentire la partecipazione dei comitati aziendali europei, partecipare,
laddove esistono, a questo tipo di impegno; 3) prevenire o mitigare i potenziali
impatti negativi adottando un piano di prevenzione, «elaborato in consultazione con
le parti interessate», che riporti il calendario delle azioni e gli indicatori (art.
7). Anche in questo caso si può presumere che i comitati aziendali europei vengano
consultati sui piani d’azione; 4) attuare gli investimenti necessari e fornire
supporto alle PMI che potrebbero essere messe a rischio dal codice di condotta o dal
piano di prevenzione; 5) far cessare gli effetti negativi reali o minimizzarli,
anche attraverso il versamento di un risarcimento danni (art. 8); 6) stabilire e
mantenere una procedura di reclami e denuncia riguardo all’attività delle aziende,
delle filiali e delle loro catene del valore, la quale deve essere accessibile sia
agli interessati, sia ai «sindacati e altri rappresentanti dei lavoratori che
rappresentano gli individui che lavorano nella catena di valore interessata» (art.
9); 7) monitorare l’efficacia della politica e delle misure di due diligence
attraverso revisioni, almeno annuali, basate su indicatori qualitativi e
quantitativi (articolo 10); 8) comunicare pubblicamente una dichiarazione annuale
sull’obbligo di diligenza, il cui contenuto resta da specificare.
Come tener conto del cambiamento
climatico?
Le aziende maggiori saranno tenute ad adottare un piano al fine di garantire che il
loro modello e la loro strategia siano compatibili con la transizione verso
un’economia sostenibile e la limitazione del riscaldamento globale a 1,5°C come
stabilito dall’Accordo di Parigi. Il piano deve includere obiettivi di riduzione
delle emissioni laddove siano individuati rischi o impatti. La remunerazione
variabile degli amministratori, direttori generali, e vice direttori generali deve
tener conto degli obiettivi del cambiamento climatico (art.15). La Commissione
intende affidare un ruolo centrale ai dirigenti e amministratori delle aziende
affinché, nelle decisioni adottate, si tenga conto delle conseguenze sulla
sostenibilità, inclusi, se del caso i diritti umani, il cambiamento climatico e gli
impatti ambientali, in particolare a breve, medio e lungo termine. Si chiede loro di
«adattare la strategia dell’azienda agli impatti reali e potenziali individuati e a
ogni misura di due diligence adottata». Gli Stati membri, che dovranno recepire la
direttiva entro due anni dall’adozione, determinano il regime di sanzioni
applicabile. Esse dovranno essere efficaci, proporzionate e dissuasive (art. 20). Le
aziende possono essere ritenute civilmente responsabili in caso di violazione degli
obblighi di cui agli artt. 7 e 8 quando un impatto negativo avrebbe dovuto essere
individuato, prevenuto, mitigato, eliminato, o la sua portata minimizzata (art.
22). Senza attendere l’adozione della proposta di direttiva, e il recepimento
nei diritti nazionali, nulla osta, all’atto della revisione degli accordi dei CAE o
della conclusione di nuovi, a che tali tematiche siano inserite nei campi di
competenza dei comitati stessi e, ancora meglio, di far partecipare i CAE alla
definizione dei piani d’azione.
> Si vedano anche: le reazioni
delle parti sociali europee (cfr. infra, Attualità sociale).
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1. Unione
Europea
Legislazione
Attivazione della protezione temporanea :
Il Consiglio Europeo ha adottato il 4 marzo all’unanimità una
decisione che introduce la protezione temporanea prevista dalla Direttiva
2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la
concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di
sfollati. L’iniziativa è stata presentata dalla Commissione lo scorso 2
marzo (cfr. comunicato)
allo scopo di alleviare la pressione sui sistemi nazionali di asilo e consentire
agli sfollati di godere di diritti armonizzati su tutto il territorio dell’UE. Tali
diritti riguardano il soggiorno, l’accesso al mercato del lavoro e all’alloggio,
l’assistenza medica e l’accesso all’istruzione per i bambini (cfr. comunicato
del Consiglio). L’articolo 12 della direttiva prevede che «gli Stati membri
consentono alle persone che godono della protezione temporanea, per un periodo non
superiore alla durata di quest’ultima, di esercitare qualsiasi attività di lavoro
subordinato o autonomo, nel rispetto della normativa applicabile alla professione,
nonché di partecipare ad attività nell’ambito dell’istruzione per adulti, della
formazione professionale e delle esperienze pratiche sul posto di lavoro». Inoltre,
«si applica la normativa vigente negli Stati membri in materia di retribuzione, di
accesso ai regimi di sicurezza sociale connessa all’attività di lavoro dipendente o
autonomo, nonché di ogni altra condizione di lavoro».
- Direttiva agenti cancerogeni, mutageni e
reprotossici. Dopo il via libera del Parlamento il 17
febbraio (cfr. IR
Notes 177), il Consiglio dell’UE ha adottato definitivamente, il 3
marzo, la revisione della Direttiva
agenti cancerogeni e mutageni, che includerà d’ora in poi anche
l’esposizione a sostanze reprotossiche, sostanze chimiche che presentano
potenziali interferenze con il sistema riproduttivo umano (cfr. Carcinogens directive
revision). Gli Stati membri dispongono di due anni per il
recepimento nelle legislazioni nazionali della direttiva, che sarà pubblicata a
breve nel GUUE (cfr. comunicato
del Consiglio).
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Attualità
sociale
Reazioni alla proposta di direttiva sulla due
diligence (cfr. Prima Pagina) : La prima critica formulata
dalla Confederazione Europea dei Sindacati (CES) è l’insufficiente partecipazione
dei lavoratori e dei sindacati all’elaborazione e al monitoraggio delle strategie di
due diligence aziendali. Secondo le parole di Isabelle Schömann, vice segretario
generale della CES, «la Commissione sembra aver scelto come riferimento il minimo
comun denominatore» (cfr. comunicato
della CES). «Va da sé», aggiunge la federazione sindacale europea EFFAT, «che
l’intensa attività di lobbying dei gruppi industriali ha compromesso il testo, che
appare pieno di lacune ed esenzioni» (cfr. comunicato
dell’EFFAT). IndustriAll Europe accoglie invece con favore l’iniziativa
sollecitando soluzioni alle significative e inaccettabili lacune del testo (cfr. comunicato di
IndustriAll Europe). In particolare, la federazione ha espresso preoccupazione per
il margine di manovra lasciato alle aziende nel decidere autonomamente il loro
codice di condotta e la strategia di due diligence. «Poiché i lavoratori non sono
soltanto uno dei tanti portatori di interesse, a livello aziendale è necessario un
apposito dialogo con i sindacati e i loro rappresentanti sulla progettazione,
l’implementazione e il reporting dei piani di due diligence». La CES ritiene inoltre
che le soglie di applicazione in termini di numero di addetti siano troppo alte. Sul
fronte aziendale, BusinessEurope ritiene che la proposta vada ad aggiungersi al
pesante ed eccessivo fardello già imposto negli ultimi anni alle aziende e che sia
«irrealistico aspettarsi che le aziende europee possano controllare interamente le
loro catene del valore in tutto il mondo, inclusi i fornitori terzi ‘indiretti’ o
persino i clienti» (cfr. comunicato).
Da parte sua, SGI Europe «accoglie con favore il fatto che la proposta riguardi
soltanto le ‘grandi aziende’ con un elevato fatturato netto» (cfr. comunicato).
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Festa della donna e povertà : Le
disuguaglianze retributive e la discriminazione nei confronti delle donne rimangono
una questione chiave nell’Unione Europea, e, più ampiamente, nel Consiglio d’Europa,
il cui Segretario Generale ha invitato gli uomini ad agire per combattere tali
disparità (cfr. comunicato).
Oltre al divario salariale, si pone il problema della povertà femminile, come
evidenziato da diverse organizzazioni sindacali in tutta l’UE. In Germania,
l’innalzamento della soglia retributiva dei cosiddetti “minijob” a 520 euro il 1°
ottobre 2022 è motivo di preoccupazione per tutte le organizzazioni sindacali. «Per
le donne, in particolare, un minijob rappresenta spesso una porta aperta verso la
povertà in vecchiaia», ha dichiarato Anja Piel, membro del comitato direttivo della
DGB (cfr. comunicato).
Per il presidente di Ver.di Frank Werneke, «i minijob sono un veleno», (cfr. comunicato).
«È scientificamente provato che svolgere lavoretti in modo stabile porta alla
dequalificazione, e, quindi alla perdita delle qualifiche duramente acquisite»,
aggiunge Christiane Benner, vicepresidente di IG Metall (cfr. comunicato).
In Portogallo, un recente studio sulla povertà delle donne svolto dalla
confederazione sindacale CGTP mostra che le donne presentano un rischio di povertà
più elevato rispetto agli uomini (19,2% contro 17,5%), a causa dei bassi livelli
salariali, inferiori a quelli degli uomini (cfr. comunicato).
Dal 2020 il numero di donne a rischio di povertà è cresciuto più velocemente di
quello degli uomini (+138.000 rispetto a +120.000). In Spagna, la confederazione
sindacale UGT evidenzia l’impatto del lavoro part-time involontario sulla povertà e
ricorda che «il lavoro part-time non è una scelta volontaria per le donne, in quanto
soltanto una donna su dieci che lavora part-time lo fa per motivi legati alla
conciliazione vita-lavoro, rispetto a un uomo su tre» (cfr. comunicato).
- Lotta contro il razzismo e
l’antisemitismo. Sono state adottate il 4 marzo dal
Consiglio Europeo le
conclusioni in materia di lotta contro il razzismo e l’antisemitismo. Il
testo invita gli Stati membri a sviluppare piani d’azione e strategie entro la
fine del 2022, al fine di attuare il piano d’azione contro il razzismo (2020) e
la strategia sulla lotta contro l’antisemitismo (2021) (cfr. comunicato
del Consiglio). Nello sviluppo di tali piani d’azione, gli Stati membri
garantiscono la partecipazione dei diversi portatori di interessi, quali le
parti sociali (punto 6).
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Giurisprudenza
- Orario notturno. La Corte
di Giustizia ha chiarito l’applicazione delle disposizioni sull’orario notturno
di cui alla direttiva 2003/88 del 4 novembre 2003, riguardante alcuni aspetti
dell’organizzazione dell’orario di lavoro (cfr. Night work).Ha dichiarato
che il diritto dell’UE non obbliga le legislazioni nazionali a prevedere una
durata massima dell’orario di lavoro notturno inferiore a quella dell’orario
diurno. Inoltre, la durata del lavoro notturno può differire tra il settore
privato e quello pubblico, purché tale differenza di trattamento si fondi su un
criterio obiettivo e ragionevole, ossia che sia riferita a uno scopo legittimo
perseguito dalla legislazione nazionale, e sia proporzionata a tale scopo (CGUE,
24 febbraio 2022, causa C-262/20, VB).
- Tutela contro la disoccupazione per i
collaboratori domestici. In Spagna, i collaboratori
domestici assunti dai privati sono assoggettati ad un particolare regime di
sicurezza sociale che copre tutti i rischi classici come per tutti i lavoratori
dipendenti, ad eccezione dell’assicurazione contro la disoccupazione. Di
conseguenza, i collaboratori domestici non hanno la possibilità contribuire a
tale regime e, pertanto, in caso di perdita di occupazione, non godono
dell’indennità di disoccupazione. La Corte di Giustizia rileva in ciò una
discriminazione indiretta contro le donne e non vi trova valide giustificazioni
(CGUE,
24 febbraio 2022, causa C-389/20, CJ).
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2. Stati
membri
Belgio
- Riforma del mercato del lavoro :
Il Governo Federale ha presentato un progetto di riforma del
mercato del lavoro per raggiungere un tasso di occupazione dell’80% entro il
2030. Le proposte (cfr. comunicato)
includono una maggiore flessibilità nell’orario di lavoro, con la possibilità
per i lavoratori dipendenti di concentrare il loro orario di lavoro settimanale
su quattro giorni, ovvero aumentare le ore lavorative una settimana, e
diminuirle in quella successiva. Il disegno di legge mira altresì ad agevolare
il lavoro notturno nell’e-commerce, tutelare meglio i lavoratori delle
piattaforme e ad estendere il diritto alla disconnessione nelle aziende con
oltre venti addetti. Le confederazioni sindacali denunciano una mancanza di
consultazione e criticano alcune delle misure annunciate (cfr. comunicato della
FGTB e della CSC). Sul
fronte delle organizzazioni imprenditoriali, la FEB si dichiara soddisfatta, ma
teme una «sovrabbondanza di regole» (cfr. comunicato).
La bozza di testo è stata trasmessa alle parti sociali perché esprimano il loro
parere.
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3.
Aziende
Comitati
aziendali europei / Speciale Ucraina
I comitati aziendali europei di fronte alla
guerra in Ucraina : IR Notes ha intervistato alcuni
segretari di comitati aziendali europei tra i molti che si sono fortemente
mobilitati per prestare aiuto ai loro colleghi ucraini. Il bureau del comitato
aziendale europeo di BNP
Paribas ha dedicato una riunione alla situazione in Ucraina,
dove la filiale Ukrsibbank occupa 5.000 lavoratori. «Abbiamo contattato il
management per organizzare una riunione straordinaria del bureau», spiega Gabriel Di
Letizia, segretario del comitato aziendale europeo di BNP Paribas. «I colleghi
impegnati con organizzazioni umanitarie che operano a favore dei profughi ucraini
dovrebbero poter usufruire di un numero maggiore di ‘ore di solidarietà’». In seno a
Veolia, il tema dell’Ucraina,
dove lavorano circa 300 dipendenti, è oggetto di discussione della riunione odierna
tra il management e i segretari del comitato aziendale di gruppo francese e del
comitato aziendale europeo. SAP «informa quotidianamente il
comitato aziendale europeo sulla situazione generale in Ucraina, e, in particolare,
su quella dei nostri dipendenti e delle loro famiglie», sottolinea Catherine
Bordelon, membro del comitato aziendale europeo. Allo stesso modo, il bureau del
comitato aziendale europeo di Nexans ha tenuto il 2 marzo una
riunione per fare il punto della situazione dei 2.800 dipendenti dei tre siti
ucraini. «I membri hanno interrogato l’azienda sulle azioni di solidarietà che
sarebbe possibile avviare, in particolare dai paesi limitrofi», spiega Bertrand
Jullian, segretario del comitato aziendale europeo. Il 2 marzo Frédéric de
Fondaumière, vice segretario del comitato aziendale europeo della Société Générale, ha inviato, a
seguito della riunione dei membri del bureau, una lettera al management aziendale al
fine di richiedere una riunione straordinaria del comitato aziendale europeo. La
direzione ha dato fin dal giorno successivo la propria disponibilità a tenere online
una riunione il 10 marzo. I membri del comitato aziendale europeo hanno richiesto
alla direzione di essere informati sulle ripercussioni economiche della guerra sulle
attività della banca e sugli impatti diretti o indiretti tanto nei paesi europei
dove è insediato il gruppo (Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Germania, Francia,
ecc.), quanto in Ucraina e Russia. Essi chiedono quali siano le misure adottate a
favore dei dipendenti in Ucraina, sia dei cittadini francesi sia dei cittadini
ucraini che volessero essere accolti in via temporanea o definitiva in Francia,
Polonia, Repubblica Ceca, Germania o Romania. Un’ulteriore richiesta riguarda la
sicurezza dei 12.000 lavoratori delle sedi russe.
I CAE si sono attivati con iniziative anche in gruppi privi di dipendenti in Ucraina.
Ad esempio, il comitato aziendale europeo di Safran, ha adottato un messaggio di solidarietà
rivolto ai dipendenti che subiscono il conflitto, in particolare i la voratori dei
siti polacchi vicini al confine russo e i dipendenti ucraini «che lavorano per
Safran Cabin Plzeň e le loro famiglie». Sono in corso scambi regolari tra il
management e il comitato, in particolare sulla situazione dei dipendenti di Safran
in Russia. Nel gruppo Generali, il comitato aziendale
europeo ha interrogato la direzione sulla sorte dei paesi frontalieri in cui il
gruppo ha lavoratori dipendenti (Polonia, Romania e Slovacchia). Il CAE adottato un
comunicato all’attenzione di
tutti i lavoratori del gruppo chiedendo al management di diffonderlo sul sito
intranet delle Generali. In un messaggio inviato all’azienda, il CAE ha altresì
proposto una serie di iniziative da adottare, quali, ad esempio, la creazione di un
fondo di sostegno – già istituito -, o farsi carico nel migliore dei modi dei
lavoratori ucraini del gruppo e delle loro famiglie, la partecipazione del CAE
all’unità di crisi creata dalla Direzione risorse umane mondo, o ancora l’assunzione
di profughi ucraini con contratti a tempo determinato nei paesi limitrofi, fornendo
loro opportunità formative.
Nel gruppo Orange, i membri del
comitato aziendale europeo saranno informati della situazione il 9 marzo, durante la
riunione ordinaria del comitato aziendale europeo. La riunione «riguarderà
essenzialmente le azioni avviate dalle entità Orange nei quattro paesi limitrofi»,
spiega Anne Lelong-Nakhlé, responsabile delle relazioni sociali, «ad esempio la
trasformazione di un centro di formazione in Polonia in un centro di accoglienza per
i profughi, la messa a disposizione delle reti di telecomunicazione alle
associazioni umanitarie e ai servizi di emergenza, un appello per progetti lanciato
tra i dipendenti dalla Fondazione Orange e la distribuzione di carte SIM ai
migranti quando attraversano il confine».
«Come comitato aziendale europeo abbiamo chiesto, e ottenuto, che il management
facesse una donazione al CICR. Abbiano inoltre chiesto a tutti i nostri lavoratori
di fare una donazione alle organizzazioni umanitarie locali per aiutare i profughi
ucraini», spiega Stephan Seiffert, segretario del comitato aziendale europeo del
gruppo Ardagh, che produce
contenitori in vetro e metallo, con sedi in Polonia.
In futuro, in considerazione del fatto che l’Ucraina ha presentato la domanda di
adesione all’UE, l’azione più immediata potrebbe essere la modifica degli accordi
istitutivi dei CAE al fine di inserire l’Ucraina nel loro campo di applicazione.
Giuridicamente non vi sono ostacoli. «L’inserimento simbolico immediato non si è
presentato per il momento», spiega Michaela Sofer-Ayadi (Veolia). «La nostra
priorità sono gli aiuti in loco, ma porremo alla direzione la questione
dell’inclusione dei dipendenti ucraini nel comitato aziendale europeo», assicura
Gabriel Di Letizia (BNP Paribas).
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Accordi
aziendali
Diritto di interrompere il lavoro :
È stato siglato un protocollo
innovativo il 2 marzo tra la società Autostrade per l’Italia (5.300
addetti), e le segreterie nazionali di FILT-CGIL, FIT-CISL, UIL-Trasporti,
SLA-CISAL, UGL Viabilità, Fillea – CGIL, Filca – CISL, Fenealuil, presso il
Ministero del Lavoro alla presenza del Minsitro Andrea Orlando (cfr. comunicato IT).
L’intesa prevede l’istituzione – per la prima volta in Italia – della “Stop Work
Authority”, con la quale si formalizza l’autorità di ciascun lavoratore della
società, indipendentemente dalla propria posizione, anzianità o ruolo, di
interrompere il lavoro quando ritiene che questo non sia svolto in sicurezza e che
possa condurre, per sé o per altri, a incidenti, infortuni o malattie professionali.
Essa prevede inoltre l’organizzazione periodica di “Safety walk”, ossia visite
periodiche del management nei luoghi di lavoro al fine di osservare e ascoltare i
lavoratori nell’ottica di promuovere comportamenti virtuosi. Il protocollo prevede
l’istituzione di un Comitato Strategico della Sicurezza a composizione paritetica
con l’obiettivo di indirizzare e monitorare le iniziative in materia di sicurezza
sul lavoro stabilendo gli obiettivi di breve, medio e lungo periodo.
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