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IR Notes 182 – 23 marzo 2022
www.irshare.eu
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Editoriale
Far entrare l’Ucraina nei comitati aziendali europei
Come abbiamo annunciato nel
numero precedente, continueremo a seguire le iniziative dei comitati
aziendali europei in relazione alla guerra in Ucraina. Abbiamo
ricevuto nuove dichiarazioni da parte dei sindacati europei (cfr.:
4. Aziende) e invitiamo tutti a tenerci informati su qualsiasi
iniziativa in merito (frederic.t@irshare.eu). IR
Notes sostiene l’idea di un’azione
immediata per emendare gli accordi istitutivi dei comitati
aziendali europei al fine di far rientrare l’Ucraina
nell’ambito di applicazione degli accordi stessi. Giuridicamente
non vi sono ostacoli. Moralmente, ci sono tutte le ragioni per
farlo. Far entrare gli Ucraini e gli altri rappresentanti dei
lavoratori dei paesi europei che hanno dichiarato di voler
aderire all’Unione Europea è un modo per preparare il futuro e
dare speranza a persone che, da Piazza Maidan nel 2014, al
conflitto attuale, sono pronte a sacrificare la propria vita per
vivere in questa Unione e secondo i suoi valori. Ribadiamo
pertanto questo appello e saremo lieti di pubblicare le prime
dichiarazioni o emendamenti agli accordi dei comitati aziendali
europei in questo senso!
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Chi siamo?
IR Notes è
una comunicazione trasmessa ogni 15 giorni, disponibile in diverse
lingue europee (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco) e
realizzata da IR Share
insieme alla sua rete di esperti. Si occupa di
diritto del lavoro, relazioni sociali e politica dell’occupazione a
livello europeo. È disponibile sul sito tramite abbonamento al prezzo di
248 euro all’anno esentasse.
La squadra: questo
numero è stato redatto da Pascale
Turlan et
Frédéric
Turlan. Vedi
sul sito la squadra di
lavoro di IR Share.
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Con un semplice click
sul sito di IR Share o via E-mail: frederic.t@irshare.eu
Note legali.
Editore: IR Share SARL – 5, Les Compères – 89520 Fontenoy – +33 (0)6 81
41 53 95 – capitale sociale 1500 euros – Iscritta al registro delle
imprese (RCS) di Auxerre col N° 512 567 959. Direttore della
pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: Ideal prod – 14 rue Auguste
Morel – 89100 Sens – Tel.: + 33 (0)3 86 83 21 21 – Francia. N° CPPAP:
0626 Z 9393.
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la lettura di IR Notes, mettiamo a
disposizione i link
del Dizionario
europeo delle relazioni sociali, pubblicato da Eurofound e
regolarmente aggiornato da IR Share, editore di IR Notes. Le definizioni
dei termini sono disponibili in inglese e possono essere facilmente
trasposte grazie a strumenti di traduzione online.
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Prima
Pagina
Un
lavoratore temporaneo non deve necessariamente ricoprire una posizione
temporanea
Un lavoratore tedesco, assunto il 1°
settembre 2014 da un’agenzia di lavoro temporaneo, è stato messo esclusivamente
a disposizione della casa automobilistica tedesca Daimler fino al 31 maggio 2019
per lavorare in un’officina di assemblaggio motori. Non si trattava, pertanto,
di sostituire un altro lavoratore, bensì di una posizione stabile. Adita in merito alla richiesta di riqualificare tale periodo di
lavoro, durato quasi cinque anni, in contratto permanente, la giurisdizione
tedesca ha rinviato diverse questioni dinanzi alla Corte di Giustizia europea,
tra cui accertare se un lavoratore interinale potesse occupare un posto di
natura permanente CGUE,
17 marzo 2022, causa C-232/20, causa NP c. Daimler
AG). Infatti,
l’articolo 1 della Direttiva
2008/104 specifica che essa si applica
ai lavoratori temporanei «assegnati a imprese utilizzatrici per lavorare
temporaneamente e sotto il controllo e la direzione delle stesse».
(cfr. Temporary
agency work).
L’interrogativo è se la suddetta disposizione osti a che un lavoratore
temporaneo sia messo a disposizione della stessa impresa utilizzatrice per un
periodo superiore a 55 mesi al fine di ricoprire un posto permanente, e non per
sostituire un dipendente assente. Per la Corte di Giustizia, il termine
«temporaneamente» non intende «limitare l’applicazione del lavoro
interinale a posti non previsti come permanenti o che dovrebbero essere occupati
per sostituzione, poiché tale termine caratterizza non il posto di lavoro che
deve essere occupato all’interno dell’impresa utilizzatrice, bensì le modalità
della messa a disposizione di un lavoratore presso tale impresa». Pertanto, «il
legislatore dell’Unione non ha inteso limitare il ricorso al lavoro interinale
autorizzando il lavoratore tramite agenzia interinale ad occupare soltanto un
posto di natura temporaneo». Oltre a ciò, il tribunale tedesco aveva richiesto
alla Corte di specificare se la l’assegnazione, durata 55 mesi a causa dei
successivi rinnovi del rapporto di lavoro, potesse ancora ritenersi «temporanea»
ai sensi della direttiva o, al contrario, dovesse considerarsi abusiva. La Corte
di Giustizia evidenzia che nessuna disposizione della direttiva «fissa una
durata oltre la quale una messa a disposizione non può più essere qualificata
come avvenuta «temporaneamente». Allo stesso modo, nessuna disposizione impone
agli Stati membri l’obbligo di prevedere una siffatta durata. Inoltre la
direttiva non richiede agli Stati membri di «limitare il numero di missioni
successive di un medesimo lavoratore presso la stessa impresa utilizzatrice».
Tuttavia, l’articolo 5(5), della direttiva, prima frase, impone agli Stati
membri di adottare ogni misura necessaria al fine di prevenire l’assegnazione di
missioni successive a un lavoratore tramite agenzia interinale aventi lo scopo
di eludere le disposizioni della suddetta direttiva. Lo Stato può quindi
stabilire una durata definita oltre la quale una messa a disposizione non può
più essere considerata temporanea. Nell’ipotesi in cui non siano stati adottati
provvedimenti in tal senso, spetterà al giudice nazionale stabilirla caso per
caso, alla luce delle specificità del settore e delle spiegazioni oggettive
fornite dal datore di lavoro al fine di giustificare il ricorso ad uno stesso
lavoratore per incarichi successivi tramite agenzia interinale. Infine, un altro
punto sollevato nella sentenza è che in assenza di una legislazione nazionale
volta a sanzionare l’inosservanza della direttiva, il lavoratore temporaneo non
può derivare dal diritto comunitario un diritto soggettivo all’instaurazione di
un rapporto di lavoro con l’impresa utilizzatrice. In altri termini, non può
chiedere la riqualificazione del rapporto di lavoro come contratto di lavoro
permanente sulla sola base del diritto comunitario. Se ritiene di aver subito un
danno a causa di una legislazione nazionale non compatibile con la direttiva,
dovrà intentare una nuova azione contro lo Stato per ottenere il risarcimento
del danno.
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1. Unione
Europea
Legislazione
- Agenti cancerogeni. È
stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la quarta
revisione della Direttiva 2004/37 sulla protezione dei lavoratori contro i
rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il
lavoro: Direttiva
2022/431 del 9 marzo 2022 (cfr. Carcinogens directive
revision).
> Lettura
: intervista
(in francese) di Tony Musu, ricercatore presso l’Istituto sindacale Europeo.
- Protezione temporanea per i profughi
ucraini. Dopo la riattivazione della direttiva sulla
protezione temporanea al fine di aiutare le persone in fuga dalla guerra in
Ucraina (cfr. IR
Notes 181), la Commissione Europea ha adottato il 4 marzo una Decisione
di esecuzione, nonché delle linee guida il 18 marzo (cfr. comunicato).
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Progetti
Trasparenza retributiva : La
Commissione per i diritti della donna e la Commissione per l’occupazione del
Parlamento europeo hanno adottato il 17 marzo una posizione sulla Proposta di direttiva volta a
rafforzare la trasparenza salariale nelle aziende per combattere la
discriminazione salariale (cfr. comunicato
stampa), presentata un anno fa dalla Commissione Europea (cfr. IR Notes 159) (v.
Pay transparency). Gli
eurodeputati hanno approvato la decisione di avviare negoziati interistituzionali
con 71 voti favorevoli e 20 contrari. Il Parlamento dovrebbe votare su tale
decisione durante la sessione plenaria del 4-7 aprile al fine di consentire l’avvio
dei negoziati con il Consiglio dell’Unione Europea che aveva ha già adottato una
posizione lo scorso dicembre (cfr. IR Notes 176).
Nella relazione (non disponibile, ma gli Emendamenti
di compromesso fanno luce sui punti aggiunti o modificati), gli eurodeputati
hanno esteso l’obbligo di produrre una relazione sul divario salariale alle aziende
con oltre 50 dipendenti, anziché 250 come proposto dalla Commissione. In dicembre,
all’atto dell’adozione della posizione del Consiglio, alcuni Stati membri avevano
dichiarato con chiarezza che la soglia dei 250 dipendenti era una linea rossa e che
non avrebbero accettato di scendere al di sotto. Questo sarà quindi un nodo dei
prossimi negoziati, tanto più che diverse organizzazioni imprenditoriali settoriali
a livello europeo avevano ribattuto immediatamente, con un comunicato congiunto –
iniziativa rara -, al fine di denunciare tale abbassamento in un momento in cui
l’economia europea sta appena ripartendo dopo lo shock della crisi da Covid-19 e si
trova ad affrontare le conseguenze della guerra in Ucraina. La proposta della
Commissione prevede inoltre una valutazione congiunta con i rappresentanti dei
lavoratori nei casi in cui la relazione evidenzi una differenza media nei livelli
retributivi superiore al 5%, a meno che il datore di lavoro non giustifichi tale
differenza con fattori oggettivi e non collegati al genere. Grazie agli eurodeputati
tale soglia è stata abbassata al 2,5%. Infine, gli eurodeputati intendono vietare le
clausole contrattuali che impediscono ai lavoratori di divulgare informazioni
relative alle retribuzioni ovvero di ricercare informazioni sulla loro categoria o
su altre categorie di lavoratori.
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Responsabilità sociale e ambientale delle
aziende : Dopo la posizione adottata dal Consiglio il 24
febbraio scorso (cfr. IR
Notes 181), la Commissione giuridica del Parlamento Europeo ha adottato alla
quasi unanimità (22 voti a favore, 1 contro e 0 astenuti) la relazione sulla
proposta di revisione della direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità
aziendale (cfr. Due diligence). Il Parlamento
Europeo dovrebbe approvare mercoledì 23 marzo il mandato per avviare i negoziati con
il Consiglio in vista dell’adozione della direttiva. Le nuove regole dovrebbero
interessare tutte le grandi aziende, così come definite ai sensi della Direttiva sulle norme contabili, ovverosia quelle che
soddisfano almeno due dei seguenti tre criteri: numero di dipendenti occupati pari a
250, fatturato pari a 40 milioni di euro e un totale di bilancio di 20 milioni di
euro. Diversamente dal Consiglio, gli eurodeputati non sostengono la distinzione tra
società quotate e non quotate, ed hanno votato per includere le aziende non
comunitarie che operano nel mercato interno. Le aziende con organico inferiore a 250
addetti potranno aderire alle norme di reporting su base volontaria. Il Parlamento
chiede inoltre alla Commissione di stabilire criteri di rendicontazione più
dettagliati per le aziende che operano in settori ad alto rischio (tessile,
agricoltura, minerario, minerali) e propone di concedere alle aziende un ulteriore
anno al fine di potersi adeguare alle nuove regole. I primi report pubblici sono
previsti per il 2025.
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Donne nei consigli di amministrazione :
Dopo 10 anni di stallo (cfr. Women in the labour market),
il Consiglio ha adottato il 14 marzo la sua posizione a favore della Proposta
di direttiva riguardante il miglioramento dell’equilibrio di genere fra gli
amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e
relative misure. Il testo mira a stabilire un obiettivo quantitativo per la
quota di membri del sesso sottorappresentato nei consigli di amministrazione delle
aziende quotate. Le aziende sono chiamate ad attuare misure per raggiungere
l’obiettivo minimo entro il 2027. Sono possibili due obiettivi: raggiungere il 40%
di donne gli tra amministratori senza incarichi esecutivi o il 33% di donne nei
consigli d’amministrazione. Qualora detti obiettivi non fossero raggiunti, la
società sarà tenuta ad effettuare nomine o elezioni di amministratori introducendo,
nelle procedure di selezione per tali posti, criteri chiari, univoci e formulati in
modo neutro (cfr. comunicato
del Consiglio). Sul fronte del Parlamento Europeo, la decisione di avviare i
negoziati con il Consiglio ha ricevuto, il 16 marzo, il via libera ad ampia
maggioranza da parte della Commissione per i Diritti delle donne e l’uguaglianza di
genere e della Commissione giuridica (cfr. comunicato).
Il mandato dovrebbe essere adottato mercoledì in plenaria al fine di avviare al più
presto i negoziati per tentare di adottare il testo sotto la presidenza francese
dell’UE. Il testo ha ricevuto il sostegno della maggior parte degli Stati membri,
tra i quali l’Italia, che si è rallegrata per l’importante passo avanti compiuto
(cfr. comunicato).
> Per maggiori
informazioni: si veda lo studio realizzato dal
Parlamento Europeo sulle politiche degli Stati membri a favore delle donne nei
consigli di amministrazione e i loro effetti sulla corporate governance.
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Violenza contro le donne : L’8
marzo la Commissione Europea ha pubblicato una proposta di direttiva volta a
contrastare la violenza contro le donne e la violenza domestica (cfr. comunicato).
Si tratta di una proposta molto timida quando la violenza è esercitata sul posto di
lavoro o riguarda il rapporto di lavoro. Rileviamo inoltre che in essa non si
ritrova alcuna menzione della Convenzione ILO 190 sull’eliminazione della violenza e
delle molestie nel mondo del lavoro. Più specificamente nella proposta non è
prevista alcuna tutela in materia di diritto del diritto del lavoro a favore delle
lavoratrici vittime di violenza domestica. Infine, in caso di molestie sessuali sul
lavoro, la proposta suggerisce l’istituzione di servizi di consulenza esterna
accessibili alle vittime e ai datori di lavoro. Un articolo è dedicato alla
formazione: le posizioni manageriali, sia nel settore pubblico che in quello
privato, devono ricevere una formazione su come riconoscere, prevenire e affrontare
le molestie sessuali sul lavoro, inclusa la valutazione dei rischi in materia di
sicurezza e salute sul lavoro, come fornire supporto alle vittime e come reagire in
modo appropriato. Le posizioni manageriali e i datori di lavoro devono essere
informati «sugli effetti della violenza contro le donne e della violenza domestica
sul posto di lavoro e sul rischio di violenza da parte di terzi». Pur accogliendo il
testo con favore, la Confederazione Europea dei Sindacati esprime il proprio
disappunto per la mancanza di enfasi sulla protezione nei luoghi di lavoro e
l’assenza di qualsiasi menzione dell’uso della contrattazione collettiva per rendere
i posti di lavoro più sicuri (cfr. comunicato).
Va notato che la Commissione propone di criminalizzare le molestie online e
l’istigazione alla violenza o all’odio online.
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Attualità
sociale
Salute e sicurezza sul lavoro :
Ha ricevuto il via libera del Parlamento Europeo nella sessione
plenaria del 10 marzo la Risoluzione
sul su un nuovo quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul
lavoro post-2020, adottata dalla Commissione Occupazione e Affari Sociali il
1° febbraio (cfr. IR
Notes 179). La risoluzione è molto dettagliata e contiene numerose proposte
volte all’adozione di atti legislativi. Essa invita la Commissione ad aggiornare «su
base continuativa e in tempi ambiziosi» la direttiva sull’esposizione ad agenti
cancerogeni, mutageni o reprotossici, «prevedendo l’individuazione di limiti di
esposizione professionale per almeno 25 ulteriori sostanze prioritarie all’interno
della direttiva, senza indugio, in seguito alla presentazione del piano di azione
entro la fine del 2022». Gli eurodeputati invitano la Commissione a completare
l’elenco europeo delle malattie professionali, trasformandolo in direttiva, al fine
di istituire tutele relative ai disturbi muscolo-scheletrici e ai disturbi mentali
lavorocorrelati, in particolare la depressione, il burnout, l’ansia e lo stress, a
tutte le malattie legate all’amianto, i tumori della pelle e le infiammazioni
reumatiche e croniche. Alla Commissione si chiede altresì di proporre un quadro
legislativo al fine di stabilire requisiti minimi sul telelavoro e una direttiva che
fissi norme e condizioni minime volte a garantire che i lavoratori possano
esercitare efficacemente il loro diritto alla disconnessione. Gli eurodeputati
esortano la Commissione a presentare un’iniziativa legislativa volta a chiarire gli
obblighi e le responsabilità in materia di salute e sicurezza sul lavoro in
relazione ai sistemi di IA e alle nuove modalità di lavoro. A loro parere,
«l’emergere di nuove forme di controllo e gestione dei lavoratori basate sulla
raccolta di ampie quantità di dati in tempo reale […] può sollevare problematiche
di carattere giuridico, normativo ed etico». In particolare, chiedono
«l’introduzione di garanzie contro gli effetti negativi della gestione algoritmica
sulla salute e la sicurezza dei lavoratori» evidenziando che gli «algoritmi
applicati nel mondo del lavoro» devono «essere trasparenti, non discriminatori ed
etici». Inoltre, «le decisioni algoritmiche devono essere giustificabili,
oppugnabili e, se del caso, reversibili, e, di conseguenza, soggette al controllo
umano». Si invita altresì la Commissione a valutare in modo approfondito e con
urgenza i rischi nuovi ed emergenti per la salute e la sicurezza sul lavoro legati
ai cambiamenti climatici, al fine di migliorare la protezione dei lavoratori
dall’esposizione a temperature più elevate, radiazioni UV naturali e altri rischi
per la sicurezza.
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Smart working e diritto alla disconnessione :
Durante la Conferenza sul diritto alla
disconnessione e il telelavoro organizzata dal Parlamento Europeo e dalla
Commissione Europea il 15 marzo, il Commissario europeo per l’occupazione e i
diritti sociali ha espresso posizione della Commissione sulle ripetute richieste da
parte del Parlamento europeo a favore di una direttiva sul telelavoro e di una
direttiva sul diritto alla disconnessione. Sul diritto alla disconnessione, ha
dichiarato che «non vi è motivo per cui questo diritto esista in alcuni Stati membri
dell’UE, e sia invece negato in altri. Da qui l’importanza di stabilirlo a livello
europeo». Pur sottolineando che spetta alle parti sociali affrontare la questione,
ha evidenziato che «in risposta alla risoluzione del Parlamento sul diritto alla
disconnessione e al telelavoro, la Commissione si è impegnata a predisporre un atto
legislativo nel pieno rispetto della proporzionalità, sussidiarietà e del
miglioramento della regolamentazione». L’adozione di tali atti è soggetta a «una
consultazione in due fasi delle parti sociali che possono decidere di agire tramite
accordi». Nicolas Schmit non ha menzionato una tempistica precisa, ma ha specificato
che la Commissione «ha avviato uno studio su ampia scala al fine di arricchire il
contenuto dei suoi progetti » (cfr. discorso).
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- Reddito minimo : La
Commissione Europea ha lanciato una
consultazione pubblica al fine di predisporre una raccomandazione del
Consiglio sul reddito minimo. L’iniziativa punta a sostenere le politiche
promosse dagli Stati membri per combattere la povertà e prevenire l’esclusione
sociale. Essa da attuazione al principio 14 del pilastro europeo dei diritti
sociali, secondo cui chiunque non disponga di risorse sufficienti ha diritto a
un adeguato reddito minimo che garantisca una vita dignitosa e l’accesso a beni
e servizi essenziali. L’adozione della raccomandazione è prevista per il 3°
trimestre del 2022. La consultazione è aperta fino al 1 aprile.
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Dialogo
sociale settoriale
Settore assicurativo : Il 9
marzo le parti sociali europee del settore assicurativo hanno adottato una Dichiarazione congiunta su
diversità, inclusione e non discriminazione, in cui concordano le
definizioni di diversità, inclusione e discriminazione sul lavoro ribadendo che
«luoghi di lavoro rispettosi, tolleranti e inclusivi sono essenziali per la
soddisfazione, l’impegno e l’empowerment dei lavoratori, così come per la crescita,
il successo, l’innovazione, la creatività e la sostenibilità del settore». I
firmatari ricordano che le misure volte a prevenire la discriminazione contro tutti
i gruppi protetti esistenti (compresi i lavoratori LGBTI+, trans e intersessuali,
nonché quelli di età avanzata) dovrebbero essere parte integrante della cultura e
della politica aziendale.
- Lavoro domestico. Le parti
sociali europee del lavoro domestico hanno adottato il 10 marzo una strategia
congiunta al fine di strutturare il dialogo sociale per i prossimi due anni,
dando atto di riconoscersi a vicenda. Esse non intendono tuttavia chiedere
l’istituzione di un comitato di dialogo sociale settoriale (cfr. comunicato).
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2. Stati
membri
Irlanda
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Francia
- Crisi ucraina e cassa
integrazione. Come parte del Piano di resilienza
economica e sociale presentato dal Governo al fine di far fronte alle
conseguenze economiche della guerra in Ucraina (cfr. Cartella
stampa), il Ministero del Lavoro ha confermato il 16 marzo che le
aziende potranno ricorrere al regime di attività parziale di diritto comune
(cassa integrazione parziale), nonché a quello di attività parziale di lunga
durata (APLD). A tali regimi, già utilizzati per tutelare l’occupazione durante
l’emergenza Covid-19, potranno far ricorso anche aziende russe, bielorusse o
ucraine con sede in Francia le cui attività subiscono le ripercussioni del
conflitto. Il Ministero del Lavoro ha diffuso una circolare
domande e risposte e predisposto due bozze di decreto.
- Infortuni sul lavoro. Il
Governo ha presentato 14 marzo il primo Piano
di prevenzione degli infortuni gravi e letali, che stabilisce la tabella
di marcia per i prossimi quattro anni con l’obiettivo della riduzione di tali
infortuni. Il piano si rivolge in particolare ai gruppi più esposti: giovani e
nuovi assunti, lavoratori temporanei, lavoratori autonomi e lavoratori
distaccati, e riguarda i principali rischi: rischi stradali, cadute dall’alto e
uso di determinati macchinari.
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3. Paesi
Terzi
Regno
Unito
Violenza e molestie : Il 7 marzo
il Governo britannico ha ratificato la Convenzione ILO 190 sulla violenza e le
molestie, che riconosce il diritto di tutti ad un mondo del lavoro libero da
violenza e molestie (cfr. comunicato
dell’ILO). Il Governo ha annunciato l’introduzione di un nuovo obbligo che porterà
le aziende ad adottare misure dirette ad evitare che i loro dipendenti subiscano
molestie sessuali, nonché espliciti mezzi di tutela, a favore dei dipendenti, contro
le molestie da parte di terzi, quali ad esempio i clienti. Inoltre, la Commissione
per l’uguaglianza e i diritti umani elaborerà un codice di condotta sulle molestie
sessuali e le molestie sul posto di lavoro (cfr. comunicato
del Governo).
> Si veda
anche: il sindacato scozzese STUC ha pubblicato un Rapporto
sulle molestie sessuali sul lavoro in cui si evidenzia che un terzo delle
donne ha subito molestie sessuali sul lavoro nell’ultimo anno e che l’85% delle
donne ha dichiarato che le loro segnalazioni ed esperienze non sono state prese sul
serio né trattate in modo adeguato. Il rapporto formula raccomandazioni in materia.
- Misoginia. Un gruppo di
lavoro indipendente ha presentato al Governo scozzese un rapporto dal titolo “Misogyny
– A Human Rights Issue” (Misoginia – Una questione di diritti umani) in
cui si invita il Governo a dotarsi di una legge specifica sulla misoginia e la
giustizia penale. Il rapporto è stato accolto con grande favore dal Primo
Ministro, Nicola Sturgeon, la quale ha dichiarato che il documento «riconosce
che la misoginia è endemica e distrugge la vita delle donne ogni giorno»,
sottolineando che «per le donne e le ragazze, la nostra legge attuale è
inefficace» (cfr. comunicato).
Il rapporto, basato su testimonianze, presenta un pregevole lavoro sulla
misoginia che sarà certamente un utile strumento per alimentare la riflessione
sulla questione della violenza contro le donne ben oltre i confini della Scozia.
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4. Aziende
Comitati
Aziendali Europei
Uno spin-off e due comitati aziendali europei :
L’azienda farmaceutica britannica GlaxoSmithKline (GSK) ha
annunciato la prossima quotazione, con il nome Haleon, del ramo Consumer Healthcare
(7.000 addetti) alla Borsa di Londra. Dopo lo spin-off, GSK (34.000 addetti)
concentrerà la propria attività su farmaci su prescrizione e vaccini, un mercato
considerato più redditizio dell’automedicazione. Preliminarmente all’IPO, che
dovrebbe avvenire quest’estate, il 10 settembre 2021 l’azienda aveva concluso due
nuovi accordi istitutivi di CAE al fine di coprire entrambe le entità (Accordo GSK e Accordo GSK Consumer Healthcare –
Haleon). I due testi sono molto simili e differiscono principalmente
riguardo alla composizione del comitato. Si noti che il Regno Unito e la Svizzera
rientrano nel campo di applicazione dell’accordo, e che i paesi con organico
inferiore a 100 lavoratori per GSK o 150 per Haleon sono accorpati in cluster.
- Ucraina. Dopo il nostro
ultimo articolo sui comitati aziendali europei e la guerra in Ucraina, altri due
comitati aziendali europei ci hanno inviato le dichiarazioni adottate sul tema:
Adecco e Engie.
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Ristrutturazioni
Licenziamento di massa tramite Zoom :
Il management della compagnia P&O Ferries, filiale del
gruppo DP World di Dubai, ha annunciato tramite un video
messaggio su Zoom, agli ottocento lavoratori britannici, il 17 marzo, il
loro licenziamento con effetto immediato, il giorno stesso, e la sostituzione con
lavoratori temporanei. Lavoratori, questi, che secondo il sindacato RMT non
aderiscono ad alcun sindacato, sono per lo più di nazionalità indiana e sono pagati
2,38 dollari all’ora (2,15 euro) (cfr. comunicato).
La confederazione TUC ha chiesto al Governo di adottare con urgenza una legislazione
al fine di far cessare le pratiche di «licenziamento e riassunzione». Essa chiede un
inasprimento delle sanzioni contro le aziende che non rispettano i diritti di
informazione e consultazione dei lavoratori in materia di licenziamenti collettivi.
Alle aziende che violano questi diritti sono attualmente comminate multe di lieve
entità che possono essere aggirate offrendo al personale indennità irrisorie.
«Quello che è accaduto alla P&O è uno scandalo nazionale – non possiamo
consentire che ciò accada di nuovo», ha esclamato Frances O’Grady, segretaria
generale della TUC (cfr. comunicato).
La Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) e la Federazione
Internazionale dei Trasporti (ITF) hanno condannato l’annuncio (cfr. comunicato)
sottolineando che DP World è tra i firmatari del Global Compact delle Nazioni Unite
(cfr. comunicato),
il che la dice lunga sulla debolezza di questo tipo di strumento, che dovrebbe
invece rafforzare la responsabilità sociale delle aziende. In un post,
Tom Hayes (BEERG), esperto di relazioni sociali, che secondo le sue stesse parole
afferma di aver preso parte a «tanti di quei progetti» di ristrutturazione, più di
quanti non voglia ricordare, ha espresso dubbi quanto alla violazione del diritto
britannico «con navi battenti bandiera di paesi diversi dal Regno Unito, e contratti
di lavoro retti dal diritto di Jersey (…), tutto è off-shore e gli obblighi di
consultazione sono probabilmente scivolati attraverso le crepe della legge».
Comunque sia, «a prescindere dagli aspetti giuridici, il modo in cui P&O ha
affrontato la questione è assolutamente spaventoso e ingiustificabile». È un
«esempio di cosa non va fatto».
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