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IR Notes 188 – A cosa servirà la futura direttiva sui salari minimi adeguati?

  IR Notes 188 – 15 giugno 2022
www.irshare.eu
 
 
  Una domanda a
Susan Hayer, lead researcher in materia di relazioni industriali presso l’ILO

L’UE intende rafforzare la contrattazione collettiva, fissando l’obiettivo ambizioso dell’80% di copertura contrattuale (cfr. Prima Pagina). Diverse organizzazioni, come l’OCSE e l’ILO, hanno evidenziato i vantaggi della contrattazione collettiva nella definizione delle retribuzioni. Perché a suo avviso merita di essere promossa?
È incoraggiante notare questi sviluppi. Come evidenziato dal recente rapporto dell’ILO sul Dialogo sociale 2022 (*), la contrattazione collettiva può contribuire a una governance inclusiva ed efficace del lavoro, e questo ricomprende le politiche retributive. Il rapporto dimostra, prove alla mano, come gli accordi tirino verso l’alto i minimi salariali, includano nel loro ambito di applicazione i lavoratori con contratti temporanei garantendo la parità retributiva e riducendo il divario retributivo di genere, nonché le disparità salariali. Questi effetti sono stati particolarmente significativi durante l’emergenza pandemica, quando tramite la contrattazione collettiva sono stati affrontati  gli effetti sproporzionati della crisi sui lavoratori con bassi livelli retributivi, sulle donne e sui lavoratori con contratti brevi o con lavoro part-time marginale.
La contrattazione collettiva consente alle parti di adeguare in modo autonomo le politiche retributive a un particolare settore o azienda. Essa consente di reagire rapidamente, in quanto prevede meccanismi che danno alle parti l’opportunità di tornare al tavolo negoziale quando le circostanze cambiano. Nei paesi in cui esiste la contrattazione settoriale, al fine di evitare l’erosione dei salari minimi fissati tramite contratto collettivo, i poteri pubblici possono decidere di estendere un accordo a tutte le aziende di un settore, a condizione che esso sia stato concluso tra parti sufficientemente rappresentative e che ai non firmatari sia stata data l’opportunità di presentare le proprie osservazioni, in linea con la Raccomandazione relativa alla contrattazione collettiva dell’ILO del 1951 (n. 91).
Perché la contrattazione collettiva possa adempiere a questo ruolo, essa deve possedere fondamenta solide: parti sociali forti e rappresentative, da un lato, e, dall’altro, il riconoscimento effettivo del diritto alla contrattazione collettiva per tutti i lavoratori. Su queste basi, i responsabili politici hanno un ruolo importante da svolgere garantendo che le parti negoziali dispongano di informazioni pertinenti e sostenendo i negoziati avviati su base volontaria e in buona fede attraverso servizi di facilitazione e mediazione.


(*) (ILO Social Dialogue Report 2022: Collective bargaining for an inclusive, sustainable and resilient recovery),

 
  Agenda

 


16 giugno
Lussemburgo
Consiglio Occupazione e Politica sociale(cfr. principali punti all’ordine del giorno).


22 giugno
Online
Webinar organizzato da Global Deal dal titolo “Social dialogue: A key pillar of due diligence” (Dialogo sociale: un pilastro chiave della due diligence).


22-24 giugno
Bruxelles
Conferenza annuale della Confederazione Europea dei Sindacati e dell’Istituto Sindacale Europeo dal titolo “
A blue print for equality (Un piano d’azione per l’uguaglianza).


27-28 giugno
Amburgo
22ª Conferenza dell’EWC Academy rivolta ai  comitati aziendali europei e ai comitati di SE, con la partecipazione in particolare, di Gabriele Bischoff, Udo Rehfeldt e Ilaria Armaroli.


29 giugno-1° luglio
Londra

Prima conferenza globale  “Safe To be Me: A Global Equality Conference”, organizzata dal Governo britannico, che ha pubblicato un
invito a presentare contributi al fine di individuare le pratiche aziendali LGBT+ friendly (cfr. comunicato).


8-10 settembre
Barcellona

13e ILERA European Congress, sul tema “Industrial relations and Green transition”  (Relazioni industriali e transizione verde).

 
  Chi siamo?


IR Notes
è una comunicazione trasmessa ogni 15 giorni, disponibile in diverse lingue europee (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco) e realizzata da IR Share insieme alla sua rete di esperti. Si occupa di diritto del lavoro, relazioni sociali e politica dell’occupazione a livello europeo. È disponibile sul sito tramite abbonamento al prezzo di 248 euro all’anno esentasse.


La squadra: questo numero è stato redatto da Pascale Turlan e Frédéric Turlan.
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Note legali. Editore: IR Share SARL – 5, Les Compères – 89520 Fontenoy – +33 (0)6 81 41 53 95 – capitale sociale 1500 euros – Iscritta al registro delle imprese (RCS) di Auxerre col N° 512 567 959. Direttore della pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: Ideal prod – 14 rue Auguste Morel – 89100 Sens – Tel.: + 33 (0)3 86 83 21 21 – Francia. N° CPPAP: 0626 Z 9393.

 
  Un Dizionario europeo delle relazioni sociali

Per coloro che desiderano approfondire la lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario europeo delle relazioni sociali, pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share, editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di traduzione online.

 

IR Share è un’impresa a capitale privato, indipendente e apolitica, il cui obiettivo è di informare e sostenere tutti gli attori del dialogo sociale in Europa e oltre. È corrispondente de l’agenzia dell’UE per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro per la Francia dal 2009.

 

Prima Pagina
A cosa servirà la futura direttiva sui salari minimi adeguati?

Il Consiglio e il Parlamento hanno raggiunto un compromesso nella notte tra il 6 e il 7 giugno sulla proposta di direttiva relativa a salari minimi adeguati nell’Unione Europea. La finalità della direttiva è  garantire un reddito dignitoso ai lavoratori che percepiscono il salario minimo. Il contenuto del compromesso rimane vicino alla proposta di direttiva presentata dalla Commissione Europea nell’ottobre 2020 (cfr. IR Notes 151). Secondo i suoi numerosi sostenitori, il testo segna un passo avanti importante nella costruzione dell’Europa sociale, eppure, ai lavoratori non viene riconosciuto il diritto effettivo di richiedere un salario minimo più elevato. La direttiva non prevede un salario minimo stabilito per via legislativa: i cinque Stati membri, Austria, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia, che attualmente affidano le questioni relative al salario minimo alle sole parti sociali, potranno continuare a farlo. La direttiva, non impone un importo minimo a livello europeo e neppure un livello minimo vincolante, come, ad esempio, il 60% del salario mediano, che avrebbe garantito ad ogni lavoratore occupato a tempo pieno di raggiungere, grazie ai frutti del proprio lavoro, almeno la soglia di povertà. Allora, perché tutto questo clamore? Come spesso accade, l’Europa sociale avanza creando dei processi.



  • l primo processo riguarda la determinazione del salario minimo. Secondo la futura direttiva, gli Stati membri che applicano salari minimi legali dovranno istituire un meccanismo per la fissazione e l’aggiornamento dei salari minimi, fornendo al tempo stesso i dati necessari per le comparazioni a livello europeo (cfr. comunicato del Consiglio). Senza pertanto interferire nella modalità di fissazione dei salari minimi, la direttiva impone delle garanzie. Gli Stati membri sono condotti gradatamente a dimostrare che le modalità adottate per la fissazione del salario minimo sono finalizzate a garantire un salario dignitoso con la conseguenza di un possibile effetto a medio termine sui livelli retributivi minimi, e, quindi, un salario dignitoso in tutta l’Unione.

  • Il secondo processo, che avrà il maggiore impatto, riguarda la contrattazione collettiva (cfr. Collective bargaining). La Commissione osserva che «i Paesi con un alto livello di contrattazione collettiva tendono ad avere una minore proporzione di lavoratori con salari bassi, minori disuguaglianze retributive e salari più elevati» (cfr. comunicato). ll testo scommette sul rafforzamento della contrattazione collettiva con i sindacati per aumentare il livello dei salari minimi in Europa e, più in generale, di tutte le retribuzioni, tema oggi quanto mai attuale data la forte inflazione che sta prendendo piede. Inoltre, agli Stati in cui meno dell’80% dei lavoratori è coperto da un contratto collettivo (invece dell’obiettivo del 70% originariamente previsto dalla Commissione), la direttiva richiede di elaborare un «piano d’azione» al fine di promuovere la contrattazione collettiva. Tale disposizione riguarda venti Stati membri, in quanto soltanto sette Stati registrano una percentuale più elevata (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia e Svezia). Lo sforzo sarà quindi considerevole: da un lato, i circa dodici paesi che non superano attualmente la metà dell’obiettivo (40%), e, dall’altro, il fatto che la soglia può essere raggiunta soltanto se esistono contrattazioni collettive «multi-datoriali» che coprono i dipendenti e le aziende di una categoria. Ora, in sette Paesi (Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Repubblica Ceca) tale livello di dialogo sociale non esiste. Di conseguenza, a medio termine, l’attuazione e il monitoraggio dei «piani d’azione» nazionali dovrebbero modificare profondamente i modelli di relazioni industriali. È soprattutto questo effetto della direttiva che spiega l’irrigidimento di alcune organizzazioni sindacali e del Ceemet, l’organizzazione imprenditoriale europea che rappresenta gli interessi delle industrie metalmeccaniche, ingegneristiche e tecnologiche (cfr. Attualità sociale), che intende contrastare fino in fondo l’obiettivo dell’80%.


1. Unione Europea
Progetti

Donne nei consigli di amministrazione : Il 7 giugno il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo per l’adozione della Proposta di direttiva riguardante il miglioramento dell’equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e relative misure (cfr. Women in the labour market) (cfr. comunicato del Consiglio e comunicato del Parlamento Europeo). Il testo mira a stabilire un obiettivo quantitativo per la quota di membri del sesso sottorappresentato nei consigli di amministrazione delle aziende quotate. Le società interessate devono puntare a far sì che almeno il 40% dei loro incarichi di amministratori senza incarichi esecutivi sia occupato da membri del sesso sottorappresentato entro il 2026 (anziché entro il 2027, come previsto dalla posizione del Consiglio, cfr. IR Notes 182). Qualora gli Stati membri scegliessero di applicare le nuove regole sia agli amministratori esecutivi sia a quelli non esecutivi, l’obiettivo è fissato al 33% di tutti gli incarichi di amministratore entro il 2026.  Se gli obiettivi non vengono raggiunti, la società sarà tenuta a effettuare le nomine o le elezioni degli amministratori secondo criteri chiari, univoci i e formulati in modo neutro. Il testo prevede una certa flessibilità per quei Paesi che, prima dell’entrata in vigore della Direttiva, hanno compiuto progressi verso il raggiungimento degli obiettivi, o abbiano adottato una legislazione altrettanto efficace, i quali possono sospendere l’applicazione dei requisiti della Direttiva al processo di nomina o di selezione. La proposta di direttiva deve ora essere approvata formalmente dal Consiglio e dal Parlamento, prima della pubblicazione nella GUUE.


Attualità sociale

Direttiva sui salari minimi (reazioni) : «Sebbene i portavoce del Parlamento Europeo affermino che i lavoratori siano i grandi vincitori» dell’adozione della direttiva sui salari minimi adeguati, il Ceemet ritiene invece che «le parti sociali e la contrattazione collettiva siano i grandi perdenti». Secondo questa organizzazione imprenditoriale europea, che rappresenta gli interessi delle industrie metalmeccaniche, ingegneristiche e tecnologiche, l’obiettivo dell’80% di copertura contrattuale «obbliga gli Stati a proporre misure concrete se la copertura è inferiore alla soglia» e, di conseguenza, «ciò segnerà probabilmente la fine di sistemi di contrattazione collettiva  che funzionano bene». Infatti in diversi paesi, «l’unico mezzo per raggiungere l’obiettivo», aggiunge il Ceemet, sarà  «rendere i contratti collettivi universalmente applicabili». Ciò «indebolirà le parti sociali perché implica che le regole si applicano a tutti, anche a coloro che non aderiscono a nessuna organizzazione datoriale o sindacato». Per il Ceemet, «questa interferenza va contro l’autonomia delle parti sociali e indebolirà ciò che la direttiva si propone di rafforzare» (cfr. comunicato). BusinessEurope ha già adottato una posizione chiara contro tale testo (cfr. comunicato). Da parte sindacale, la direttiva era richiesta da lungo tempo e, sebbene non riceva un sostegno unanime a causa dell’opposizione di alcuni sindacati nordici, è accolta con favore dalla Confederazione Europea dei Sindacati (CES): «Se adottata e attuata correttamente, la direttiva non solo renderà i salari minimi legali più equi nei paesi che li utilizzano, ma proteggerà e promuoverà anche la contrattazione collettiva come la migliore soluzione per la fissazione di salari equi in tutta Europa» (cfr. comunicato).



Divieto dei prodotti realizzati con il lavoro forzato : È stata adottata il 9 giugno dall’Europarlamento, a larghissima maggioranza (503 voti favorevoli, 6 contrari, 4 astenuti), una Risoluzione in cui si invita la Commissione Europea a predisporre un nuovo strumento inteso a vietare l’importazione e l’esportazione di prodotti fabbricati o trasportati ricorrendo al lavoro forzato. Nello specifico, occorrerebbe  vietare i prodotti «realizzati con il lavoro forzato provenienti da un particolare sito di produzione, da un particolare importatore o impresa, da una particolare regione nel caso del lavoro forzato sostenuto dallo Stato e da una determinata nave o flotta di trasporto». Il nuovo strumento dovrebbe anche obbligare le «aziende responsabili a risarcire i lavoratori interessati prima dell’abolizione delle restrizioni all’importazione». Il testo andrebbe ad integrare la proposta di direttiva sulla due diligence di sostenibilità aziendale, che mira a promuovere un comportamento aziendale sostenibile e responsabile lungo le catene del valore globali. «La Commissione dovrà presentare un testo a settembre», puntualizza l’eurodeputato Raphaël Glucksmann, rallegrandosi per la votazione, nello stesso giorno, di una risoluzione che denuncia un crimine contro l’umanità e un «grave rischio di genocidio» in relazione alla deportazione degli Uiguri, chiedendo che vengano sanzionati i funzionari cinesi.


Sindacalismo

  • Prime raccomandazioni sull’IA. La federazione sindacale europea IndustriAll Europe ha adottato, in occasione del  Consiglio esecutivo del 25 maggio, un Position Paper sull’intelligenza artificiale (IA), al fine di  garantire che l’IA contribuisca a fare occupazione di qualità e non diventi una tecnologia distopica (cfr. Artificial intelligence).. Il documento propone principi per una «introduzione responsabile» dell’IA sul posto di lavoro e «incentrata sull’umano». La federazione raccomanda che ai sindacati e ai rappresentanti dei lavoratori «vengano assegnati i mezzi necessari per essere assistiti da ingegneri informatici o data scientist che li supportino in queste discussioni». Propone altresì la costituzione di gruppi di lavoro ad hoc, anche in seno ai comitati aziendali europei, al fine di «stabilire un’analisi sindacale specifica dell’impatto dell’introduzione delle tecnologie avanzate (ossia relative all’interazione uomo-macchina, uomo-computer e all’IA) sul lavoro e sull’occupazione».


Dialogo sociale settoriale

  • Ospedali e sanità : Le parti sociali europee del settore ospedaliero e sanitario (Hospeem e FSESP) hanno rinnovato il 31 maggio il Quadro di azione in materia di assunzione e ritenzione del personale adottato nel 2010. Il nuovo quadro comprende aspetti relativi alla Covid-19, al work-life balance, alla parità di genere e alla digitalizzazione, ai rischi psicosociali e allo stress, agli agenti cancerogeni, mutageni e reprotossici (medicinali pericolosi), ai disturbi muscoloscheletrici e alla violenza da parte di terzi (cfr. comunicato).

2. Stati membri
Germania

Congedo familiare : Il Consiglio Federale dei Ministri ha adottato l’8 giugno il progetto di legge di trasposizione nel diritto nazionale della Direttiva 2019/1158 sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza. Il Governo ritiene che il diritto interno sia già in gran parte conforme alla direttiva. Il progetto di legge estende le disposizioni già applicabili alle grandi aziende a tutte le categorie di aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni. Ad esempio, tutte le aziende sono ora tenute a motivare il rigetto di una richiesta di flessibilità dell’orario di  lavoro durante il congedo parentale. Parimenti, esse saranno obbligate a rispondere alle richieste di congedo familiare entro quattro settimane dal ricevimento della richiesta e, in caso di rigetto, sono tenute a motivare la loro decisione. Durante la fruizione del congedo, i beneficiari saranno tutelati contro il licenziamento. Inoltre, la competenza dell’Agenzia Federale Antidiscriminazione viene estesa alle questioni relative alla discriminazione nel campo del work-life balance. Ad esempio, i lavoratori potranno rivolgersi all’agenzia se ritengono di essere stati svantaggiati a causa della fruizione del congedo familiare. Infine, i ministri hanno confermato l’adozione, entro la fine del 2022, di un progetto di legge che fissi, dopo la nascita di un figlio, l’introduzione di due settimane di congedo per il secondo genitore (cfr. comunicato).



Salario minimo a 12 euro : Come previsto dal programma della coalizione di Governo, e in seguito al voto favorevole del Bundesrat, il salario minimo legale sarà aumentato da 9,82 euro a 12 euro orari a partire dal 1° ottobre. Dall’inizio di luglio scatterà già l’aumento a 10,45 euro. Si prevede che la misura interesserà 6,2 milioni di lavoratori. La prossima revisione è prevista per il 1° gennaio 2024 (cfr. comunicato). Contemporaneamente, il minimo retributivo da pagare per le aziende che ricorrono ai “mini-job” sarà innalzato da 450 a 520 euro mensili a partire dal 1° ottobre. Il sindacato Ver.di si rammarica di questa misura, che «neutralizzerà, in parte, gli effetti positivi dell’aumento del salario minimo rispetto al rischio di povertà delle persone anziane e, in particolare, delle donne, che più spesso ricorrono a questi “mini-job”» (cfr. comunicato). «Per coloro che hanno svolto quasi esclusivamente “mini-job” durante la loro carriera professionale, ciò rappresenta sicuramente una porta d’ingresso aperta verso la povertà durante il pensionamento, e le donne sono le principali interessate», lamenta Anja Piel, membro del comitato direttivo della DGB (cfr.  comunicato).


Spagna

Una guida per regolare l’IA nei luoghi di lavoro : È stata presentata il 10 giugno, da parte del Ministro del Lavoro, Yolanda Diaz, una guida pratica relativa all’uso degli algoritmi in ambito lavorativo, che raccoglie, in un unico documento, i diritti e i doveri in materia di informazione in caso di ricorso agli algoritmi nei luoghi di lavoro, definendo altresì gli obblighi dell’azienda in merito alle informazioni da  fornire ai rappresentanti del personale e ai lavoratori (cfr. comunicato). La guida fa riferimento in particolare al regolamento GDPR e al recente Regio Decreto Legge 9/2021 (legge “Rider”), intesi a garantire i diritti lavorativi  delle persone che lavorano tramite piattaforme digitali. Il testo sancisce il diritto dei lavoratori di tutte le aziende ad essere informati sui «parametri, le regole e le istruzioni su cui si basano gli algoritmi o i sistemi di intelligenza artificiale che influiscono sul processo decisionale incidendo sulle condizioni di lavoro, sull’accesso e il mantenimento dell’occupazione, ivi compreso il profiling». Questa guida, presentata come una novità mondiale dal Ministro del Lavoro, sollecita l’introduzione nella legislazione di un obbligo a carico dell’azienda non solo di informazione, bensì di negoziazione con la rappresentanza dei lavoratori le variabili, i parametri e ogni altra caratterista dell’algoritmo o del sistema decisionale automatizzato.


Irlanda

Investimenti nei centri di telelavoro : Il Governo ha annunciato l’8 giugno nuove iniziative volte a  rendere «il lavoro da remoto più accessibile e attraente per migliaia di persone». Considerando lo sviluppo dello smart working come un potente strumento di pianificazione territoriale, il Governo propone un sistema di voucher (Connected Hubs Voucher Scheme), che consentirà a coloro che lavorano  da remoto di utilizzare gratuitamente uno dei 242 hub digitali locali. È previsto un finanziamento di 50.000 euro a disposizione di ogni autorità locale per promuovere le opportunità di lavoro da remoto presenti nell’area interessata come parte del Town and Village Renewal Scheme (Programma di rinnovamento delle città e dei villaggi; cfr. comunicato).


3. Aziende
Comitati aziendali europei

Istituzione di CAE : Il gruppo austriaco Palfinger (11.700 addetti), leader mondiale nella produzione e fornitura di soluzioni innovative per gru e macchine per il sollevamento, ha raggiunto un accordo con la delegazione speciale di negoziazione, composta da 22 membri in rappresentanza di 16 paesi, volto a istituire il comitato aziendale europeo. La riunione istitutiva si terrà quest’estate. «Il nostro obiettivo è informare ancor meglio tutti i lavoratori europei in merito ai fatti salienti e rappresentare i loro interessi comuni in modo efficace»,, spiega Johannes Kücher, presidente del comitato aziendale di Palfinger AG. Per il CEO Andreas Klauser, «era importante per noi che tutti i Paesi in cui Palfinger è presente in Europa potessero far sentire la loro voce » (cfr. comunicato).



  • Potere d’acquisto : Le questioni relative alle retribuzioni e al potere d’acquisto sono raramente affrontate in seno ai comitati aziendali europei. Tuttavia, con l’accelerazione dell’inflazione, tale argomento è messo all’ordine del giorno di diverse riunioni. Infatti, il 22 giugno prossimo, Thierry Defresne (CGT), segretario del comitato aziendale europeo del gruppo energetico francese TotalEnergies, intende interrogare l’azienda su questo tema durante la riunione plenaria del comitato. L’intento è presentare una road map che contenga tre grandi capitoli, due dei quali riguardano le condizioni di vita dei lavoratori di Total: 1) ottenere dati dettagliati sulle retribuzioni nei diversi paesi ed esprimerli in termini di parità di potere d’acquisto allo scopo di agevolare le comparazioni e fornire informazioni ai negoziatori sindacali a livello locale; 2) costruire un pilastro sociale europeo in modo da estendere alcuni diritti riconosciuti in Francia a tutti i lavoratori europei, a cominciare dalle tutele sociali (copertura collettiva per i rischi gravi, copertura delle spese mediche, ecc.).
 

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