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IR Notes 206 – 19 aprile 2023
www.irshare.eu
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Editoriale
I CAE per più democrazia
I comitati aziendali europei «sono la spina
dorsale del dialogo sociale transnazionale» e «facilitano la
comprensione comune delle sfide transnazionali affrontate dalle
grandi aziende multinazionali», spiega la Commissione Europea nel
documento di consultazione inviato alle parti sociali europee in
vista della revisione della Direttiva relativa ai comitati aziendali
europei (cfr. Prima Pagina). «Il loro potenziale dovrebbe essere
sfruttato appieno nell’attuale contesto di doppia transizione»
ambientale e digitale «e di profonde trasformazioni industriali»,
prosegue. Tuttavia, per riprendere l’espressione di Dennis Radtke,
l’eurodeputato all’origine della relazione adottata a febbraio dal
Parlamento Europeo, i CAE sono attualmente soltanto una «tigre senza
denti». Pur essendo innegabile il loro valore aggiunto, come
dimostrato dal recente documento di lavoro pubblicato da Eurofound
(*), esso è generalmente poco percepito dalle aziende, che li
considerano di solito come un vincolo giuridico e una fonte di
costi. Eppure, questo abbozzo di democrazia sociale in azienda
merita di più e di meglio, tanto più che le sfide della doppia
transizione, a cui si è aggiunta la crisi energetica a seguito
dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, stanno portando
le aziende a una nuova e intensa fase di ristrutturazione. Ed è
esattamente l’obiettivo dei comitati aziendali europei garantire il
diritto all’informazione-consultazione ai lavoratori interessati da
ristrutturazioni, non per intralciare le aziende, bensì per
«garantire lo sviluppo armonioso delle attività economiche». In
altri termini, per evitare crisi sociali. Il contesto attuale
giustifica una maggiore partecipazione dei lavoratori al processo
decisionale.
Frédéric Turlan, direttore di IR Share e
caporedattore di IR Notes
(*) Eurofound (2022),
Challenges
and solutions: Case studies on European Works Council
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Agenda
25 aprile
Vienna
Conferenza finale del progetto europeo condotto dalle parti
sociali dell’industria delle costruzioni (EFBWW e FIEC) su «Un
mercato del lavoro europeo che funzioni meglio».
28 aprile
Budapest
Conferenza internazionale “Decent Work in the Digital
Age” (Lavoro dignitoso nell’era digitale), organizzata dal
Dipartimento di Diritto del Lavoro dell’Università Cattolica Pázmány
Péter, con il sostegno della Friedrich Ebert Stiftung Budapest (informazioni).
3-4 maggi
Stoccolma
Riunione informale dei Ministri del Lavoro e degli Affari
sociali
12 giugno
Luxembourg
Consiglio Occupazione e Politica sociale
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europee (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco) e realizzata
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La squadra: questo
numero è stato redatto da Catarina
Carvalho, Pascale Turlan e
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Turlan. Vedi sul sito la squadra di
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pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: Ideal prod – 14 rue Auguste
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la
lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario
europeo delle relazioni sociali,
pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share,
editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in
inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di
traduzione online.
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Prima
Pagina
Prima
consultazione delle parti sociali sulla revisione della Direttiva CAE
Con l’adozione della relazione “Radtke” il 2 febbraio scorso, il Parlamento Europeo
ha chiesto alla Commissione di presentare una proposta di revisione della Direttiva
2009/38 relativa ai comitati aziendali europei entro il 31 gennaio 2024 (cfr. IR Notes 201 e European Works Councils). A
ciò ha fatto seguito il rapido annuncio da parte della Commissione dell’avvio di una
consultazione delle parti sociali europee secondo il disposto dell’art. 154, par. 2,
del Trattato (cfr. IR
Notes 203). È stato così presentato l’11 aprile il primo documento di
consultazione allo scopo di raccogliere la loro opinione sulla validità
dell’iniziativa (cfr. European social dialogue). Il
documento riprende le proposte di emendamento del Parlamento: ridefinire il concetto
di questioni transnazionali; rivedere la definizione di consultazione al fine di
garantire che i CAE siano consultati e messi in condizione di esprimere un parere
prima dell’adozione di una decisione da parte del management; impedire l’abuso delle
regole di riservatezza come mezzo per limitare l’accesso alle informazioni da parte
dei membri dei CAE; ridurre il periodo di negoziazione degli accordi istitutivi dei
CAE da tre anni a 18 mesi; garantire l’accesso alla giustizia e rafforzare le
sanzioni in caso di violazione del diritto all’informazione-consultazione,
allineandole a quelle del Regolamento GDPR (multa fino a 20 milioni di euro o 4% del
fatturato globale); prevedere che una giurisdizione possa sospendere una decisione
aziendale in caso di possibile violazione della procedura di informazione e
consultazione; porre fine alle esenzioni, obbligando tutti gli accordi, compresi
quelli sottoscritti prima del settembre 1996, ad allinearsi alle disposizioni della
futura direttiva; specificare quali siano le risorse a disposizione dei comitati
aziendali europei in termini di formazione o di ricorso a consulenze di esperti;
migliorare il contenuto delle disposizioni sussidiarie che si applicano in mancanza
di accordo. Su questa base, le parti sociali sono invitate entro il 23 maggio a
rispondere a tre domande: sono stati identificati correttamente i temi che
potrebbero essere oggetto di un nuovo intervento da parte dell’UE? È necessaria
un’azione dell’UE per affrontare i temi individuati? Ritenete di voler avviare
negoziati su tutti o soltanto alcuni dei temi individuati? Una volta raccolti i
pareri, la Commissione potrà avviare la seconda fase di consultazione delle parti
sociali europee (art. 154, par. 3), che consentirà di raccogliere il loro parere su
una bozza di proposta di direttiva. Anche in questo secondo caso, le parti sociali
avranno sei settimane per esprimere le loro posizioni. Sebbene non sia stata
stabilita nessuna tempistica predefinita tra le due fasi di consultazione, esse
dovrebbero susseguirsi abbastanza rapidamente in modo da consentire alla Commissione
di presentare un testo entro la fine dell’anno, come richiesto dal Parlamento. La
Commissione dovrà contemporaneamente analizzare le proposte del Parlamento al fine
di valutarne il rispetto dei principi di sussidiarietà, di proporzionalità, nonché
quello di migliorare la legislazione in vigore onde evitare inutili aggravi alle
imprese. Nel frattempo la Commissione riceverà anche i risultati della valutazione
d’impatto delle proposte che verrà condotta dalla società di consulenza ICF. Poiché
è improbabile che durante il processo di consultazione le parti sociali decidano
avviare un processo negoziale volto alla stipula di un accordo europeo (art.154,
par. 4), si prevede che la Commissione presenti una proposta di direttiva entro la
fine dell’anno. Spetterà poi alla futura Commissione, che entrerà in carica dopo le
elezioni europee del maggio 2024, avviare il processo legislativo.
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1. Stati
membri
Germania
Mercato del lavoro : A fronte
della carenza di manodopera e dei fabbisogni formativi, il Governo ha adottato due
proposte di legge: 1) una proposta di legge volta ad agevolare l’inserimento nel
mercato del lavoro tedesco della manodopera straniera specializzata al fine di
svolgere un’attività professionale o a fini di formazione (cfr. comunicato);
2) un progetto di legge recante un’importante riforma del sistema formativo che
introduce una garanzia che consente ai giovani di realizzare un percorso formativo
in azienda, conseguendo un titolo di studio professionale, e promuove la formazione
continua dei lavoratori occupati tramite contributi finanziari. Per i lavoratori a
rischio di disoccupazione a causa di cambiamenti strutturali, quando la formazione
consenta di mantenere il posto di lavoro in azienda, viene ad essi versata dallo
Stato un’indennità (allineata all’importo dell’indennità di disoccupazione
parziale), mentre i costi di formazione sono a carico dell’azienda (cfr. comunicato).
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Francia
Riforma pensionistica :
Il 14 aprile il Consiglio Costituzionale si è pronunciato a favore del
Governo (cfr. sentenza
e comunicato).
È stata quindi pubblicata il 15 aprile la Legge di
modifica n° 2023-270 del 14 aprile 2023 relativa al finanziamento della
previdenza sociale per il 2023 recante riforma del sistema pensionistico,
nonostante la richiesta unanime da parte dei sindacati di non promulgarla. L’età
pensionabile legale è stata innalzata da 62 a 64 anni (cfr. IR Notes 205).
Sono state respinte dal Consiglio Costituzionale sei misure, tra cui l'”indice
senior” il cui obiettivo era incoraggiare le aziende ad agire a favore del
mantenimento in attività dei lavoratori anziani e la creazione di un contratto di
lavoro specifico destinato ai “senior”. La riforma, denunciata all’unanimità dal
fronte sindacale, contestata dall’80% della popolazione attiva, e adottata senza il
sostegno dell’Assemblea Nazionale, evidenzia le disfunzioni della democrazia
sociale, in cui le parti sociali sono messe ai margini da un potere concentrato
intorno alla figura del Presidente della Repubblica. Per quanto riguarda la modalità
in cui è stata condotta la riforma, la sentenza del Consiglio Costituzionale
riconosce, come sottolinea il costituzionalista Dominique Rousseau, «che i ministri
hanno fornito “stime errate” durante il dibattito parlamentare, che è stato fatto
ricorso a diverse procedure “in modo cumulativo” al fine di accelerare l’adozione
della legge e che tale utilizzo delle procedure presenta un “carattere insolito”»
(cfr. Le
Monde). La riforma, come spiega Guillaume Duval su Social
Europe, «non avrà fatto altro che allargare il fossato tra il popolo e le
élite, incrementando ancora una volta il potenziale di risentimento popolare nei
confronti del sistema». «Costringere i perdenti della globalizzazione a lavorare più
a lungo alimenterà la rabbia sociale che a sua volta alimenta» l’estrema destra,
avverte il politologo Bruno Palier in Le
Monde. Questa vittoria per il campo presidenziale è solo foriera di
sconfitte future. Invitato dal Presidente della Repubblica il 18 aprile, il fronte
sindacale ha rifiutato qualsiasi incontro prima delle manifestazioni previste per il
1° maggio.
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Irlanda
Conciliazione vita-lavoro : È
stata promulgata il 4 aprile la Legge sul Work
Life Balance che recepisce la Direttiva 2019/1158 del 20 giugno 2019
relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare. Vengono
introdotte disposizioni derivate direttamente dalla direttiva, quali la previsione
di un congedo non retribuito di cinque giorni per cure mediche per i genitori di
bambini con età inferiore ai 12 anni e i prestatori di assistenza, oltre al diritto
di richiedere un lavoro flessibile sia per i genitori che per i prestatori di
assistenza. La legge va oltre la direttiva istituendo un congedo di cinque giorni
all’anno per le vittime di violenza domestica, che cui datore di lavoro verserà
un’indennità, il cui importo deve ancora essere determinato dal Governo (IR Notes 194).
Viene inoltre introdotto il diritto per tutti i lavoratori dipendenti di richiedere
di lavorare da remoto (meno restrittivo rispetto alla bozza originale, cfr. IR Notes 180).
Rallegrandosi per il riconoscimento del diritto di richiedere il “remote working”,
la confederazione sindacale ICTU annuncia la sua intenzione di negoziare nelle
aziende un’estensione a dieci giorni del congedo per violenza domestica interamente
retribuito. «Se così non fosse», «si rischia di mettere ancor più in pericolo» le
vittime (cfr. comunicato).
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Italia
Ispettorato del lavoro :
L’Ispettorato del Lavoro e l’Ordine dei
Consulenti del Lavoro hanno sottoscritto il 29 marzo due protocolli, un Protocollo
di intesa per la legalità, la vigilanza ed il contrasto all’abusivismo
professionale e un secondo Protocollo
d’intesa riguardante l’asseverazione ASSE.CO gestita dall’Ordine dei
Consulenti del Lavoro. L’obiettivo di consolidamento della collaborazione tra l’INL
e questa professione regolamentata, che assiste le aziende in materia contabile e
giuridica, è fortemente criticato dai sindacati, che chiedono al Governo di ritirare
questi testi. «Siamo davanti ad una vera e propria privatizzazione delle attività di
controllo, un gravissimo attacco all’autonomia degli ispettori del lavoro», ha
denunciato Maurizio Landini, segretario generale della CGIL (cfr. comunicato);
La CGIL denuncia il fatto che l’Ispettorato Nazionale del Lavoro informerà il
consulente del lavoro prima delle verifiche e che le imprese in possesso
dell’asseverazione di conformità, rilasciata sempre dai consulenti del lavoro,
saranno di fatto escluse da possibili ispezioni. «Sono protocolli vergognosi»,
aggiunge Matteo Ariano, coordinatore nazionale della FP CGIL-INL, «che non
garantiscono né l’interesse pubblico né aumentano l’efficacia delle attività di
controllo, né un efficientamento dell’attività di vigilanza, ma rispondono a logiche
private e privatistiche di smantellamento e disarticolazione delle ispezioni sul
lavoro» (cfr. comunicato).
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Olanda
Verso un mercato del lavoro meno flessibile :
In una lettera
del 3 aprile indirizzata alla Camera Bassa, il Ministro degli Affari Sociali e del
Lavoro ha illustrato il pacchetto di riforme del mercato del lavoro già delineato
nello scorso luglio (cfr. lettera).
Le misure previste si rifanno all’accordo tra Governo e parti sociali raggiunto in
seno al Consiglio Economico e Sociale (SER) (cfr. comunicato)
sulla base del parere
del SER (cfr. comunicato).
Obiettivo delle riforme è mettere «fine agli eccessi sfrenati della Flexisecurity»,
ha dichiarato Piet Fortuin, presidente della confederazione sindacale CNV (cfr. comunicato).
Il Governo procederà a un’ampia consultazione quest’estate sui progetti in cantiere
nell’ottica di presentare i testi in Parlamento nella primavera del 2024. Esse
mirano a garantire un mercato del lavoro meno flessibile e più sicuro, rafforzando
la qualità dell’occupazione. Il principio è che la forma del contratto debba essere
adatta al tipo di lavoro e alle preferenze del lavoratore e che il lavoro di tipo
strutturale sia organizzato sulla base di contratti a tempo indeterminato. La
riforma prevede il divieto di contratti a zero ore e un maggiore inquadramento del
lavoro temporaneo. Infatti dopo tre contratti temporanei consecutivi con il medesimo
datore di lavoro, potrà essere stipulato un nuovo contratto soltanto dopo cinque
anni, invece degli attuali sei mesi. Le aziende saranno incoraggiate a stipulare
contratti a tempo indeterminato «perché verrà ampliato il margine di manovra
all’interno di questi contratti», sottolinea il SER. Un ulteriore aspetto è il
contrasto al fenomeno dei presunti lavoratori autonomi: la distinzione tra
lavoratore autonomo e dipendente sarà chiarita e coloro che lavorano a più a basso
costo potranno rivendicare con maggior facilità lo status di dipendente. Sarà
inoltre istituita un’assicurazione di invalidità obbligatoria e a costi accessibili
per poter tutelare i lavoratori autonomi. Al fine di conferire maggiore flessibilità
alle piccole aziende, verranno chiarite le regole per il reintegro di un lavoratore
dopo una lunga malattia e sarà possibile istituire, in accordo con le rappresentanze
dei lavoratori, un piano per il mantenimento dell’occupazione in caso di crisi, una
sorta di disoccupazione parziale in cui lo Stato copre una parte degli oneri
retributivi al fine di preservare l’occupazione (cfr. comunicato
della confederazione CNV).
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Esito del caso Deliveroo : Lo
scorso 24 marzo la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza
riguardante lo status di lavoratore dipendente dei fattorini di food delivery di
Deliveroo. Essa ha respinto il ricorso in cassazione di Deliveroo, ritenendo che la
sentenza della Corte d’Appello, secondo la quale gli accordi stipulati con i rider
debbano essere ritenuti contratti di lavoro subordinato, non evidenziava errori di
diritto (cfr. IR Notes
158). Alla luce di circostanze di fatto, quali l’utilizzo da parte di
Deliveroo di un GPS e di un algoritmo che «interferisce notevolmente sulla modalità
di svolgimento del lavoro», nonché sulle condizioni di riconoscimento dei bonus, la
Corte evidenzia indizi riconducibili a un «rapporto di autorità». Ha pertanto
ritenuto che il rapporto di lavoro rientri nella definizione di subordinazione ai
sensi dell’Articolo 7:610 del Codice Civile. Quest’ultimo definisce un contratto di
lavoro «come un contratto con il quale una parte, il lavoratore, si impegna a
svolgere durante un certo periodo di tempo una prestazione lavorativa al servizio
dell’altra parte, il datore di lavoro, in cambio di una retribuzione». Rileva
inoltre che «la libertà di presentarsi o meno al lavoro e di accettare o meno
incarichi non esclude di per sé l’esistenza di un contratto di lavoro». La Corte
cita altresì il fatto che oltre due terzi dei rider guadagnano meno del 40% del
salario minimo e che le autorità fiscali considerano la loro attività come un
“hobby” non soggetto ad IVA. Basandosi sulla giurisprudenza della Corte di Giustizia
dell’UE (CGUE,
4 dicembre 2014, causa 413/13, FNV KIEM L
e IR Notes 24) che
distingue tra lavoro dipendente e lavoro autonomo, la Corte Suprema ritiene che se
l’essere imprenditore indica che non si è lavoratore dipendente, per cui «l’assenza
di imprenditorialità può quindi essere indice dello status di dipendente».
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Portogallo
Riforma del mercato del lavoro :
È stata approvata in via definitiva con Legge 13/2023 del 3
aprile la nuova riforma del Codice del Lavoro e della legislazione
correlata. Essa entrerà in vigore il 1° maggio. La riforma mira a dare attuazione
all'”Agenda per il lavoro dignitoso” (cfr. IR Notes 202),
basata su quattro pilastri: lotta al precariato, valorizzazione dei giovani nel
mercato del lavoro, promozione della conciliazione vita-lavoro, contrattazione
collettiva e coinvolgimento dei lavoratori. La legge recepisce sia la Direttiva
2019/1152 relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili, sia la
Direttiva 2019/1158 relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita
familiare per i genitori e i prestatori di assistenza. Essa affronta
contemporaneamente il tema del lavoro tramite piattaforme digitali, stabilendo una
presunzione specifica di rapporto di subordinazione, e aggiunge nuove restrizioni ai
contratti a tempo determinato e al lavoro interinale. Nella legge sono contenute
misure di promozione della contrattazione collettiva, come gli incentivi destinati
alle aziende che hanno concluso o rinegoziato accordi negli ultimi tre anni.
Quest’ultima circostanza rappresenterà un requisito per accedere ai fondi pubblici,
compresi quelli europei, nonché per la partecipazione ad appalti pubblici o
l’ottenimento di incentivi fiscali. Il testo prevede altresì l’estensione dei
contratti collettivi ai subappaltatori e ai lavoratori economicamente dipendenti. Il
processo legislativo è stato lungo e un po’ caotico. Esso è stato contestato dalle
aziende, che hanno chiesto invano al Presidente di trasmettere il progetto di legge
alla Corte Costituzionale, appellandosi ad una violazione del dialogo sociale data
l’assenza di discussione di alcune misure in seno al Consiglio economico e sociale
(cfr. articolo
di L’Expresso). I sindacati ritengono inoltre che la riforma non tuteli a
sufficienza i diritti dei lavoratori dipendenti ( articolo
di Publico).
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2.
Aziende
Negoziato
transnazionale
Dialogo sociale : Il gruppo
Korian e la federazione
sindacale europea EPSU si incontreranno il 21 aprile per una prima sessione
negoziale volta a definire una carta europea del dialogo sociale. Il negoziato sarà
condotto dalla direzione di Korian, un gruppo di negoziatori composto da
rappresentanti sindacali nominati dall’EPSU e dai membri del comitato ristretto del
comitato aziendale europeo della SE (CE-SE). Come spiega Mathilde Tabary, Direttrice
delle Relazioni Sociali Europa del gruppo, «la direzione ha avuto colloqui con tutti
i membri del CAE e il management di tutti i paesi al fine di raccogliere le opinioni
sullo stato del dialogo sociale in azienda e sulle aree di miglioramento». I
risultati sono stati poi presentati al comitato ristretto del CAE al fine di
stabilire un piano d’azione con l’idea di arrivare alla definizione di un testo
comune, e, successivamente, durante la plenaria del CAE. «L’obiettivo è riaffermare
il dialogo sociale come sfida fondamentale della trasformazione dell’azienda»,
spiega Mathilde Tabary, «e rafforzare il dialogo sociale a tutti i livelli, in
accordo con la governance inclusiva che Korian intende costruire nel processo di
transizione verso un’azienda mission-driven. Una strada potrebbe essere garantire
che in ogni paese vi sia un organismo di dialogo sociale che copra tutte le entità
presenti nel paese (cfr. comunicato
EPSU).
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