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IR Notes 207 – 3 maggio 2023
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Jean-Philippe Charpentier, segretario del CAE Verizon
Il comitato aziendale europeo di
cui è segretario è disciplinato attualmente dalle
disposizioni accessorie irlandesi ed è stato uno dei
primi a intraprendere un’azione legale contro il gruppo
di fronte alla giustizia irlandese. Quali insegnamenti
ne trae? In Irlanda i
comitati aziendali europei non possono ricorrere in giustizia in
quanto non sono dotati di personalità giuridica. È però possibile
avviare un’azione legale da parte di uno dei membri del comitato. Ad
esempio, nel novembre 2021 quattro di noi hanno adito la
Workplace Relations Commission (WRC) al fine di ottenere il
rimborso dei costi sostenuti per la partecipazione a un corso di
formazione e per la consulenza di un esperto. Dopo diverse udienze,
le sentenze
sono state emesse il 24 aprile. Per quanto riguarda il rimborso
delle spese di formazione, la WRC ha accolto le argomentazioni
dell’azienda: il comitato aziendale europeo aveva già usufruito di
una giornata formativa organizzata dall’azienda, di conseguenza
l’azienda non è tenuta a rimborsare i costi sostenuti dai quattro
membri che avevano partecipato al corso nonostante il precedente
rifiuto della direzione centrale. Per quanto riguarda la consulenza,
la WRC ha ritenuto che il 50% del costo dovesse essere sostenuto
dall’azienda e ha selezionato le materie oggetto di consulenza a suo
parere legittime e, quindi, rimborsabili. Sono queste decisioni
molto problematiche, che sollevano la questione dell’accesso alle
consulenze, alla formazione e alla giustizia. Nel nostro caso,
l’azienda vuole controllare completamente il comitato aziendale
europeo: non possiamo scegliere la formazione di cui abbiamo
bisogno, non abbiamo un budget per pagare consulenze, salvo in caso
di ristrutturazione (e in modo molto limitato), non disponiamo di
risorse per impugnare una decisione in tribunale. È normale che i
membri del comitato aziendale europeo debbano pagare di tasca
propria le spese legali, mentre la direzione può attingere
illimitatamente alle risorse dell’azienda e mettere di fronte a noi
i migliori avvocati? Per ricorrere in appello sono necessari tra
30.000 e 100.000 euro; dobbiamo sborsarli noi? Dobbiamo ipotecare la
casa? Abbiamo pertanto deciso di organizzare una sottoscrizione per
finanziare la nostra azione. Questo ricorso lo stiamo portando
avanti per tanti lavoratori: quelli di Verizon, certo, ma anche per
tutti coloro che sono rappresentati da un comitato aziendale europeo
di diritto irlandese.
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Chi siamo?
IR Notes è una
comunicazione trasmessa ogni 15 giorni, disponibile in diverse lingue
europee (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco) e realizzata
da IR Share
insieme alla sua rete di esperti. Si occupa di
diritto del lavoro, relazioni sociali e politica dell’occupazione a
livello europeo. È disponibile sul sito tramite abbonamento al prezzo di
248 euro all’anno esentasse.
La squadra: questo
numero è stato redatto da Elisabeth
Gunn
Myhren, Pascale Turlan,
Frédéric
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Waldon. Vedi sul sito la squadra di
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pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: Ideal prod – 14 rue Auguste
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la
lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario
europeo delle relazioni sociali,
pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share,
editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in
inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di
traduzione online.
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Prima
Pagina
Non scende
più il numero degli infortuni letali
Si è arrestata la tendenza alla diminuzione degli infortuni mortali sul lavoro
nell’Unione Europea. A pochi giorni dal 28 aprile, Giornata mondiale per la salute e
la sicurezza sul lavoro, ciò dovrebbe portare a rivedere le politiche di
prevenzione. I regimi di salute e sicurezza in Europa differiscono per quanto
riguarda la comunicazione e la denuncia degli infortuni sul lavoro in generale, e
degli infortuni letali in particolare (cfr. Occupational accidents and
diseases).
Effettuare confronti risulta pertanto difficile. Tra le risorse disponibili a tale
scopo, citiamo Eurostat, che pubblica nella forma più standardizzata possibile i
dati sul numero
di infortuni letali sul lavoro per paese in termini assoluti e, al fine di
agevolare il confronto, sul numero
di infortuni letali sul lavoro per 100.000 lavoratori. Gli ultimi dati
disponibili risalgono al 2020: nell’Unione Europea il numero di infortuni letali nel
2020 era pari a 3.358, in leggero calo rispetto al 2019 (3.408), ma leggermente
superiore agli anni dal 2016 al 2018. Quanto all’indice di frequenza, dopo un
periodo di continuo calo, dal 2017 la media dell’UE si è attestata tra 1,74 e 1,79.
I paesi in cui si registra il maggior numero di infortuni letali sono l’Italia
(776), la Francia (541), la Spagna (392), la Germania (371) e la Polonia (190). Tali
dati riflettono però solo in parte la realtà. Essi dipendono infatti dal peso dei
settori economici in cui si registra il maggior numero di infortuni, dai fenomeni di
sottodenuncia e dalla diversità dei metodi di calcolo, ad esempio l’esclusione di
alcuni infortuni letali (suicidio, malattia, aggressione sul lavoro o infortunio in
itinere). Prendendo in considerazione il numero di infortuni letali per 100.000
lavoratori, la classifica è molto diversa: a fronte di una media nell’UE pari a
1,77, i risultati peggiori si registrano a Cipro (4,45), in Bulgaria (3,68), Italia
(3,39), Romania (3,31) e Lituania (3,17). Uno degli insegnamenti tratti dai dati del
2020 è che in relazione all’impatto della pandemia da Covid-19 il numero di
infortuni sul lavoro è diminuito in tutti i paesi, ad eccezione della Danimarca. Non
si registrano tuttavia segnali incoraggianti sulla base dei primi dati nazionali per
il 2022, considerato soprattutto che dopo due anni di lockdown e di smart working,
la tendenza degli infortuni in itinere letali è di nuovo orientata verso l’alto. In
Finlandia, uno dei Paesi con il miglior indice di frequenza (0,95), nel 2022, 24
lavoratori sono deceduti a causa di infortuni sul lavoro, il doppio rispetto al 2021
(cfr. comunicato).
In Italia, l’INAIL segnala un aumento del 25,7% degli infortuni sul lavoro tra il
2021 e il 2022, e 1.089 infortuni letali, un dato estremamente elevato, sebbene
inferiore a quello del 2021 (1.221) e del 2020 (1.270) (cfr. comunicato).
In Spagna, secondo l’analisi
della confederazione sindacale CCOO, nel 2022 gli infortuni letali sono aumentati
del 17,2%, causando 826 decessi (121 in più rispetto al 2021). La Danimarca ha
registrato tra i 43 e i 45 decessi sul lavoro, una cifra anch’essa in aumento
(cfr.
comunicato stampa). In tutti questi Paesi i sindacati si mobilitano
chiedendo ai loro governi, talvolta anche congiuntamente con le aziende, come in
Danimarca (cfr. comunicato
di FH), di riprendere in mano la situazione. L’UE è ancora lontana dall’obiettivo di
zero morti sul lavoro (cfr. Strategic Framework on Health and Safety
at Work). > Vedi anche: Eurogip,
Studio
sul fenomeno della sottodenuncia degli infortuni sul lavoro in Europa, 2017
(in francese)
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1. Unione
Europea
Progetti
Due diligence : La Commissione
giuridica del Parlamento Europeo ha adottato a larga maggioranza il 25 aprile la
relazione sulla proposta di direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese
ai fini della sostenibilità, presentata nel febbraio 2022 dalla Commissione Europea
(cfr. IR Notes 181 e
Due diligence). Il testo dovrà
ora essere sottoposto al voto durante la sessione plenaria del Parlamento il 1°
giugno, prima di avviare i negoziati con il Consiglio, che già aveva adottato la
propria posizione
1° dicembre 2022 (cfr. comunicato).
L’adozione finale del testo rappresenta una priorità per la Presidenza spagnola di
turno dell’UE al via il prossimo 1° luglio. Gli eurodeputati si sono mostrati più
ambiziosi della Commissione (cfr. comunicato)
in quanto il dovere di diligenza interesserà tutte le aziende con oltre 250
dipendenti e un fatturato superiore a 40 milioni, a prescindere dal settore di
attività (invece delle aziende con oltre 500 dipendenti e fatturato superiore a 150
milioni). Quanto alle multinazionali di paesi terzi, esse saranno tenute ad
assolvere tale obbligo qualora occupino oltre 500 lavoratori e abbiano generato un
fatturato superiore a 150 milioni di euro, di cui 40 milioni nell’UE.
L’Europarlamento ha inoltre ricompreso nel campo di applicazione della direttiva
anche la fornitura di servizi finanziari. Le aziende avranno l’obbligo non solo ad
adottare, ma anche di attuare un piano di transizione, elaborato congiuntamente con
le parti interessate, al fine di garantire la loro compatibilità con il limite di
mantenere il riscaldamento globale a 1,5°C. Esse dovranno inoltre dimostrare di
essere allineate con tale obiettivo e impegnarsi a ridurre le loro emissioni di gas
serra nel breve, medio e lungo termine. In questo ambito ravvisiamo chiaramente un
possibile ruolo per i comitati aziendali europei, tanto più che da alcuni è stato
già ricompreso, nel proprio ambito di competenza, il monitoraggio del dovere di
diligenza (ad esempio SNCF, Eiffage). Quanto alla responsabilità riguardo a tali
misure, per le aziende con oltre 1.000 dipendenti essa ricade direttamente sulla
compagine dirigenziale, e andrà ad incidere sulla quota variabile della
retribuzione. Per il mancato rispetto di tali norme, i deputati europei hanno
richiesto sanzioni pari ad almeno il 5% del fatturato netto a livello mondiale e,
per le aziende di paesi terzi, l’esclusione dagli appalti pubblici. Tali proposte
sono state accolte con favore dal mondo sindacale: la Confederazione Europea dei
Sindacati si rallegra per l’accresciuto ruolo affidato ai sindacati nella difesa
delle vittime (cfr. comunicato).
Sono invece molto critiche le organizzazioni imprenditoriali: per il Ceemet, questo
testo legislativo non è praticabile, perché impone oneri irragionevoli alle aziende
(cfr. comunicato).
Per le ONG, il testo non va abbastanza lontano, in particolare per la possibilità
data alle aziende di stabilire priorità nel trattamento delle violazioni ambientali
e dei diritti umani (cfr. comunicato
delle ONG francesi), con la conseguenza che ciò «potrebbe consentire alle aziende di
rinviare la prevenzione o la cessazione di alcune violazioni semplicemente perché è
stata data priorità a violazioni più gravi o più probabili», come spiega Brice
Laniyan, giurista in seno all’associazione Notre Affaire à tous, su Reporterre.
Data la divergenza delle posizioni c’è da aspettarsi un’intensissima attività di
lobbying, e tale si prospetta il futuro negoziato tra Parlamento e Consiglio tanto
le posizioni sono distanti.
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Protezione contro l’amianto : La
Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali del Parlamento Europeo ha
approvato una bozza
di relazione sulla revisione della Direttiva
2009/148 sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi
all’esposizione all’amianto durante il lavoro (cfr. comunicato
del Parlamento), presentata dalla Commissione Europea il 28 settembre 2022 (cfr. IR Notes 193 e proposta
di direttiva). Il testo invita i datori di lavoro a ridurre al minimo
l’esposizione alle fibre di amianto e comunque al di sotto del valore limite di
esposizione professionale (VLEP) pari a 0,001 fibre/cm³ in media su otto ore,
mirando al contempo a introdurre l’uso della microscopia elettronica al fine di
individuare efficacemente le fibre più sottili e cancerogene. Prima del
raggiungimento di tale soglia, è previsto un periodo di transizione di quattro anni,
durante il quale il valore limite verrebbe abbassato da 0,1 fibre/cm³, la
concentrazione attuale, a 0,01 fibre/cm³, come previsto dalla Commissione. Durante
tale periodo, agli Stati sarà ancora consentito di utilizzare l’attuale metodo di
rilevamento, il microscopio a contrasto di fase, seppur meno efficace. Il testo
prende altresì in considerazione l’esposizione passiva e secondaria all’amianto,
stabilendo un elenco di mezzi per evitarla. Esso integra in larga misura l’obbligo
di notifica, richiedendo alle aziende di specificare, per i luoghi destinati a
bonifica, le aree interessate dai lavori, l’elenco del personale assegnato con
l’indicazione del possesso della certificazione a svolgere lavori di rimozione
dell’amianto e la formazione ricevuta a tale scopo, nonché le misure adottate al
fine di ridurre l’esposizione, quali l’uso di dispositivi di protezione individuale
e respiratoria, la pulizia sicura degli indumenti e la procedura di decontaminazione
obbligatoria. Il testo e il mandato negoziale dovrebbero essere adottati durante la
plenaria dell’8 maggio, aprendo in tal modo le discussioni con il Consiglio in vista
dell’adozione finale della direttiva rivista entro la fine dell’anno. La federazione
europea dei lavoratori delle costruzioni e del legno (FETBB/EFBWW) e la
Confederazione europea dei sindacati (CES) esortano vivamente gli Stati ad adottare
la proposta di direttiva secondo l’«approccio più ambizioso e olistico» del
Parlamento e ad optare per il nuovo valore limite misurato con microscopi
elettronici «senza un periodo di transizione» (cfr. comunicato).
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Attualità
sociale
Farmaci pericolosi : È stata
pubblicata il 28 aprile da parte della Commissione europea una guida
non vincolante contenente consigli pratici su come ridurre l’esposizione
professionale a farmaci pericolosi in tutte le fasi del ciclo di vita: produzione,
trasporto e stoccaggio, preparazione, somministrazione a pazienti umani e animali e
gestione dei rifiuti (cfr. comunicato).
La pubblicazione della guida è stata accolta con favore dalla federazione sindacale
europea EPSU (cfr. comunicato).
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Fast fashion : La Commissione
per l’ambiente del Parlamento Europeo ha adottato le raccomandazioni sulle misure
volte a garantire che i prodotti tessili venduti nell’UE siano più sostenibili, più
facili da riutilizzare, riparare e riciclare, che siano fabbricati in gran parte con
fibre riciclate e privi di sostanze pericolose. Essi devono inoltre essere prodotti
nel rispetto dei diritti umani, sociali e del lavoro, dell’ambiente e del benessere
degli animali lungo tutta la catena di fornitura (cfr. comunicato).
La relazione, votata all’unanimità, dovrebbe essere adottata in plenaria prima
dell’estate.
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- Salario minimo : Il Governo
svedese ha annunciato che sosterrà l’azione di annullamento intentata dalla
Danimarca contro la direttiva relativa a salari minimi adeguati nell’UE. «È
importante esaminare se l’UE ha il potere di legiferare sul salario minimo
attraverso questa direttiva», afferma Paulina Brandberg, Ministro per
l’uguaglianza di genere e Viceministro del Lavoro (cfr. comunicato).
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Dialogo
sociale settoriale
- Gas : Le parti sociali
europee del settore del gas hanno annunciato il 28 aprile l’avvio della
contrattazione collettiva volta al raggiungimento di un accordo quadro
settoriale sulla giusta transizione al fine garantire i posti di lavoro e
migliorare le competenze della forza lavoro (cfr. comunicato di
IndustriAll Europe).
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2. Stati
membri
Germania
Misurazione dell’orario di lavoro :
Il Ministero federale del Lavoro ha presentato, il 18 aprile,
una bozza di progetto di legge relativa alla registrazione dell’orario di lavoro, al
fine di adeguare la legislazione tedesca alla giurisprudenza della Corte di
Giustizia (cfr. CGUE, 14
maggio 2019, aff. C-55/18, Federación de Servicios de Comisiones Obreras
/Deutsche bank e IR
Notes 120) e
alla sua recente applicazione da parte del Tribunale federale del lavoro (cfr. Decisione
e IR Notes 192). Il
testo, non ancora pubblico, obbliga le aziende a registrare sistematicamente
l’orario di lavoro in modo elettronico, pur consentendo, tramite accordi collettivi,
esenzioni per alcune categorie di lavoratori (cfr. il comunicato
stampa della Bundesrechtsanwaltskammer).
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Danimarca
Genitori di gemelli : La bozza
di legge di bilancio per il 2023, approvata dal Governo con il sostegno della
maggioranza dei partiti, prevede 26 settimane aggiuntive di congedo con indennità di
maternità per i genitori di gemelli, le cui e modalità attuative saranno discusse
ulteriormente. La legge dovrebbe essere adottata dal Parlamento a metà maggio.
- Recepimento. La Ministro
del Lavoro Ane Halsboe-Jørgensen ha presentato il Progetto
di legge (cfr. scheda
informativa) recante il recepimento della Direttiva 2019/1152 del 20
giugno 2019 relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili
nell’Unione Europea. La normativa di recepimento della direttiva è basata sul
memorandum d’intesa sottoscritto tra le parti sociali, la Confederazione
sindacale danese (FH) e la Confederazione dei datori di lavoro danesi (DA), il
30 giugno 2022. I diritti sostanziali previsti dalla futura legge non si
applicheranno se il rapporto di lavoro è coperto da un contratto collettivo
nazionale concluso tra le parti sociali più rappresentative e che garantisca una
tutela globale equivalente ai lavoratori interessati. L’entrata in vigore della
legge è prevista il 1° luglio 2023 (cfr. comunicato).
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Francia
Transizione ecologica e dialogo sociale :
È stato concluso il negoziato tra le parti sociali relativo
all’Accordo interprofessionale
nazionale sul tema della transizione ecologica e del dialogo sociale. Il
testo, non vincolante, fornisce esempi e buone prassi per l’applicazione del quadro
giuridico in materia di transizione ecologica. L’accordo si articola in cinque
capitoli: 1) individuare le leve del cambiamento nell’ambito di un dialogo sociale
informato sulla transizione ecologica; 2) consentire al dialogo sociale di
affrontare le questioni ambientali a livello aziendale; 3) includere le questioni
ambientali nella contrattazione collettiva; 4) affrontare le questioni ambientali
nel dialogo sociale territoriale e settoriale; 5) affrontare le questioni relative
all’occupazione e alle competenze nell’ambito dell’attuazione della transizione
ecologica. Quali sono le buone prassi proposte? L’inserimento regolare, nelle
aziende con oltre 50 dipendenti, di un punto dedicato alla politica ambientale
nell’ordine del giorno delle riunioni del comité social et économique
(CSE), l’organo di rappresentanza dei lavoratori francese, e l’istituzione, in seno
al CSE, di commissioni dedicate alle questioni ambientali dotate di un budget
proprio. Ne sono esempi concreti la proposta di adozione di “green clause” volte a
mitigare le conseguenze dei cambiamenti ambientali e climatici, prevedendo
adattamenti nell’organizzazione e nelle condizioni di lavoro, o inserendo criteri
ambientali negli accordi di partecipazione agli utili. >
Segnaliamo: il Consiglio Economico,
Sociale e Ambientale (CESE) ha adottato all’unanimità il parere sull’impatto dei
cambiamenti climatici sull’occupazione e la salute sul lavoro contenente 17
raccomandazioni concrete, che costituiscono un vero e proprio piano d’azione al fine
di adattare il lavoro al riscaldamento globale e attenuare l’impatto delle attività
umane sul clima (cfr. comunicato).
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3. Paesi
Terzi
Norvegia
Restrizioni al lavoro interinale :
Una legge
entrata in vigore il 1° aprile limita fortemente il ricorso al lavoro interinale al
fine di dare priorità all’occupazione permanente e di combattere il dumping sociale
(cfr. comunicati del Governo
e della confederazione
sindacale LO). Il ricorso ai lavoratori temporanei è limitato a casi
specifici, come la sostituzione in caso di congedo di maternità o per malattia, o
ancora in caso di punte di attività, ma solo con l’accordo dei rappresentanti dei
lavoratori nelle aziende che hanno sottoscritto un contratto collettivo con un
sindacato rappresentativo a livello nazionale. Soltanto per le sostituzioni nel
settore sanitario è ancora possibile assumere lavoratori interinali senza l’accordo
di un sindacato rappresentativo. La legge vieta l’utilizzo di lavoratori interinali
nei cantieri edili di Oslo, Viken e, in precedenza, di Vestfold. Diversamente da
quanto previsto in origine, come richiesto dal sindacato Samfunnsviterne, i
dipendenti delle società di consulenza potranno continuare a recarsi presso i
clienti per esplicare gli incarichi. La legge prevede inoltre che un lavoratore
interinale sia automaticamente assunto con contratto a tempo indeterminato dopo tre
anni di lavoro con la stessa azienda. «Non sappiamo ancora quali saranno gli effetti
della nuova legge», spiega Gunn Elisabeth Myhren, segretaria generale del sindacato
Samfunnsviterne. «Si teme che i lavoratori temporanei già assunti con contratto a
tempo indeterminato da un’agenzia di somministrazione si ritrovino in stato di
disoccupazione e, se non riassunti dall’azienda utilizzatrice, cadano
successivamente in una situazione di precarietà».
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