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IR Notes 210 – 14 giugno 2023
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Leila Chaibi, eurodeputata (Gruppo della Sinistra)
Il 12
giugno, i ministri del Lavoro europei hanno raggiunto una
posizione comune sulla Proposta di Direttiva relativa al
miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante
piattaforme digitali (cfr. a fronte). È una buona notizia
per i rider, gli autisti e altri lavoratori della gig
economy? In realtà, il
compromesso raggiunto dal Consiglio pone un problema, perché priva
di sostanza la proposta di direttiva nella formulazione definita
dalla Commissione e frutto del lavoro del Parlamento. Se applichiamo
il testo del Consiglio in quanto tale, ad essere tutelati sono non i
lavoratori delle piattaforme, bensì le piattaforme stesse. Il testo
rischia inoltre di complicare il compito dei giudici nazionali, che
da anni riqualificano presunti rapporti di lavoro autonomo come
lavoro subordinato. Inoltre, una delle nostre preoccupazioni è il
fatto che il Consiglio ora richiede che siano soddisfatti tre
criteri su sette per far scattare la presunzione di subordinazione,
invece di due su cinque, come previsto dalla proposta della
Commissione, quando il Parlamento aveva abolito i criteri
obbligatori. Inoltre, questa presunzione può essere superata dalla
legislazione nazionale ovvero in presenza di un quadro di dialogo
sociale nel paese interessato. Se si considera la situazione in
Francia, questo pone un problema reale a seguito della creazione
ex-nihilo, con la benedizione di Uber, di uno pseudo-dialogo
sociale, denunciato dalle organizzazioni dei lavoratori, cui
partecipano rappresentanti degli autisti e dei fattorini eletti da
meno del 2% dei lavoratori interessati. L’unico scopo di tale
sistema è consentire alle piattaforme di disporre di lavoratori
senza applicare il Diritto del Lavoro. Per evitare che ciò accada il
mio gruppo politico conta sui negoziati con la Commissione e il
Consiglio che inizieranno a luglio. Il mandato negoziale del
Parlamento è all’opposto di quanto prevede il Consiglio, e il nostro
obiettivo, condiviso dalla maggioranza degli Europarlamentari, tra
cui un certo numero di Renew, cui aderiscono i membri del partito
presidenziale in Francia, è quello di tornare allo spirito
originario della proposta per ottenere una reale tutela dei
lavoratori.
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La squadra: questo
numero è stato redatto da Pascale
Turlan e Frédéric
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la
lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario
europeo delle relazioni sociali,
pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share,
editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in
inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di
traduzione online.
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Prima
Pagina
Gli Stati
membri e il Parlamento avviano i negoziati in vista dell’adozione della Direttiva
relativa al dovere di diligenza delle imprese
Con 366 voti favorevoli, 225 contrari e 38 astensioni è stata adottata il 1° giugno
dall’Europarlamento la Posizione
sulla Direttiva relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della
sostenibilità (cfr. comunicato
e scheda
del Parlamento). Inizieranno ora i negoziati con i rappresentanti degli Stati membri
in vista dell’adozione, certo non facile, di questa direttiva altamente divisiva
considerate le ambizioni molto più elevate della posizione del Parlamento rispetto
alla posizione
degli Stati membri (cfr. Due diligence). Il testo dell’Europarlamento mira a
fare in modo che le aziende rispondano degli «impatti ambientali negativi, siano
essi effettivi o potenziali, che sono stati causati dalle società o a cui esse hanno
contribuito o sono direttamente legate, che incombono alle società nell’ambito delle
loro attività e di quelle delle loro filiazioni e delle attività svolte da soggetti
nella loro catena del valore con cui la società intrattiene un rapporto d’affari».
Tale responsabilità riguarda le aziende con organico medio superiore a 250
lavoratori e un fatturato netto superiore a 40 milioni di euro, nonché le società
capogruppo con oltre 500 dipendenti e un fatturato globale superiore a 150 milioni
di euro (di cui almeno 40 milioni di euro generati nell’UE per le aziende di paesi
terzi). Le aziende dovranno informare e consultare «i lavoratori e i rappresentanti
dei lavoratori nonché gli altri portatori di interessi» nell’elaborazione di una
politica in materia di dovuta diligenza, nell’«individuare gli impatti negativi (…)
nell’elaborare piani d’azione (…) nello stabilire una gerarchia degli impatti
negativi e nell’elaborare misure correttive». Le aziende saranno inoltre tenute ad
adottare «piano di transizione» in conformità con le nome in materia di informazione
di cui all’art.19a del Regolamento 2021/0104 (CSRD), al fine di garantire che il
modello aziendale e la strategia d’impresa siano allineati con gli obiettivi della
transizione verso un’economia sostenibile e la limitazione del riscaldamento globale
a 1,5°C, nonché con l’obiettivo stabilito nel Regolamento 2021/1119 di raggiungere,
in relazione alle attività nell’UE, la neutralità climatica entro il 2050, e, entro
il 2030, l’obiettivo relativo al clima. Spetterà al consiglio d’amministrazione
supervisionare il rispetto degli obblighi climatici, con il dovere, per le aziende
con organico medio superiore a 1.000 lavoratori, di dotarsi una politica pertinente
ed efficace per far sì che una quota della remunerazione variabile dei consiglieri
dipenda dal piano di transizione dell’azienda. Devono inoltre essere previsti
«meccanismi di notifica e di reclamo extragiudiziale pubblicamente disponibili ed
effettivi a livello operativo», accessibili a individui e organizzazioni, ivi
compreso i sindacati e ogni altra persona delegata dai lavoratori a rappresentare
coloro che operano nella catena del valore interessata, al fine di formulare e
notificare reclami alle aziende e richiedere la riparazione di eventuali danni. Nel
criticare il testo, BusinessEurope afferma che il Parlamento non è riuscito
stabilire regole «realistiche» (cfr. comunicato).
Prima della voto, BusinessEurope aveva anche riunito il 25 maggio, 35 organizzazioni
imprenditoriali europee per pesare sulla posizione del Parlamento (cfr. dichiarazione
congiunta). Viceversa, per la Confederazione Europea dei Sindacati (CES), il
testo «rappresenta un importante passo avanti perché le persone e il pianeta vengano
prima dei profitti ad ogni costo, e per rendere le aziende più responsabili». Nella
risposta alla consultazione sulla revisione della Direttiva relativa ai comitati
aziendali europei (cfr. IR Notes 209) la
CES aveva infatti evidenziato la necessità di collegare la politica in materia di
due diligence alla futura direttiva rivista, con l’obiettivo di riconoscere il ruolo
dei CAE in questo campo.
> Cfr.
anche: Briefing dei servizi del Parlamento Europeo: Corporate
sustainability due diligence – How
to integrate human rights and environmental concerns in value chains (Dovere
di diligenza delle imprese per la sostenibilità – Come introdurre i diritti umani e
le preoccupazioni ambientali nelle catene del valore).
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1. Unione
Europea
Progetti
I lavori del Consiglio Occupazione e Affari
Sociali : I rappresentanti dell’UE-27, riuniti il 12 giugno,
hanno adottato una serie di posizioni sulle questioni sociali che rendono possibile
l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo: 1) una posizione
sulla Direttiva relativa al lavoro mediante piattaforme digitali, approvata
da 22 paesi (5 astensioni), che introduce una presunzione di subordinazione
(articolo 4.1) se il rapporto di lavoro tra un autista o un fattorino e una
piattaforma sollecita tre dei sette criteri per riqualificare tale rapporto come
subordinato ai sensi del Diritto del lavoro (e non necessariamente ai sensi del
Diritto della previdenza sociale). Il testo prevede altresì un inquadramento della
gestione algoritmica (cfr. comunicato
del Consiglio, la reazione
negativa della Confederazione Europea dei Sindacati e l’intervista di Leila
Chaibi, a fronte); 2) una posizione
sulla Direttiva relativa ai valori limite di esposizione al piombo ai
diisocianati
presentata dalla Commissione lo scorso 16 febbraio (cfr. IR Notes 202), che
consentirà di avviare i negoziati con il Parlamento, una volta che quest’ultimo avrà
finalizzato la propria posizione (il testo è attualmente all’esame della Commissione
occupazione e affari sociali dell’Europarlamento) (cfr. comunicato
del Consiglio); 3) una posizione sulla Direttiva
relativa alle norme riguardanti gli organismi per la parità di trattamento
al fine di rafforzare il loro ruolo nella lotta contro la discriminazione. I
ventisette paesi hanno altresì adottato una Raccomandazione
a favore del rafforzamento del dialogo sociale (cfr. IR Notes 201).
>
Cfr. anche: comunicato
del Consiglio riguardo ai testi adottati nel quadro delle discussioni.
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Attualità
sociale
Violenza di genere e molestie :
Nella Risoluzione
sulle molestie sessuali nell’UE adottata il 1° giugno dall’Europarlamento si
sottolinea che «le molestie e le violenze sessuali non sono definite e perseguite in
modo uniforme nell’UE e che ciò crea sistemi di diritti e di protezione frammentati
per le vittime nei diversi Stati membri». Al fine di porre rimedio a tale
situazione, gli Eurodeputati ribadiscono la richiesta alla Commissione di presentare
una «proposta di decisione del Consiglio che identifichi la violenza di genere come
una nuova categoria di reato» (cfr. Harassment and violence at
work), nonché l’invito all’UE e a tutti gli Stati membri a
ratificare rapidamente la convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta
contro la violenza nei confronti delle donne. Si evidenzia che «le molestie subite
sul lavoro costituiscono una violazione dei diritti umani e che possono produrre
gravi conseguenze sulla salute psicologica e fisica delle persone che le subiscono,
creando malessere e insicurezza sul posto di lavoro, impedendo loro in molti casi di
svolgere le proprie mansioni». Si insiste sulla necessità di «affrontare la violenza
informatica sul posto di lavoro, in quanto ha un enorme impatto sulla salute mentale
delle vittime». La Commissione e gli Stati membri sono quindi invitati «a garantire
che le normative contro le molestie sessuali sul lavoro siano aggiornate al fine di
proteggere le donne che lavorano a distanza dagli abusi online», nonché a istituire
«meccanismi e procedure di segnalazione efficaci per i casi di violenza e molestie
nel mondo del lavoro, a stabilire le misure necessarie per la protezione contro la
vittimizzazione di coloro che sporgono denuncia, delle vittime, dei testimoni e
degli informatori». I deputati chiedono inoltre agli Stati membri di garantire che
«tutti i lavoratori, all’inizio del periodo contrattuale, ricevano informazioni
sulle procedure e le politiche esistenti in materia di lotta alle molestie, sui
diritti dei lavoratori nei casi di molestie e violenza sul lavoro e sull’accesso ai
servizi di consulenza esterni». Il testo promuove altresì la creazione di «spazi
sicuri sul posto di lavoro, sia online che offline, in particolare spazi sicuri
monogenere, ai quali le donne, in tutta la loro diversità intersezionale, possano
accedere per scambiare informazioni, creare reti comunitarie e ottenere sostegno tra
pari, con l’obiettivo fornir loro i mezzi per agire e migliorare le loro
condizioni».
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Rafforzamento del dialogo sociale :
È stata adottata a larga maggioranza il 1° giugno dal Parlamento
Europeo una Risoluzione
in risposta alla Comunicazione presentata dalla Commissione il 25 gennaio 2023
sempre in tema di rafforzamento del dialogo sociale nell’UE (cfr. IR Notes 201). Gli
Eurodeputati appoggiano le parti sociali europee a livello settoriale (cfr. lettera congiunta del 3 maggio
a Ursula von der Leyen), invitando la Commissione a mantenere il suo «sostegno
logistico ai comitati di dialogo sociale settoriale» e ad accrescere quello
«finanziario, legale e politico», evidenziando tuttavia che «che sono necessari
ulteriori sforzi per fornire soluzioni sostenibili per l’organizzazione e il
finanziamento di comitati di dialogo sociale settoriale». Il testo contiene una
serie di passaggi non molto graditi alle organizzazioni imprenditoriali, come
l’avvertimento che la «riduzione della copertura della contrattazione collettiva è
dovuta anche a pratiche antisindacali, alla scarsa rappresentanza in seno alle
organizzazioni imprenditoriali, nonché alle difficoltà dovute al rifiuto dei datori
di lavoro di partecipare alla contrattazione collettiva (…)». Dal documento
demerge con chiarezza la posizione del Parlamento, particolarmente favorevole al
dialogo sociale e al rafforzamento della contrattazione collettiva (cfr. Strengthening collective
bargaining) su tutte le tematiche, attuali e future.
>
Cfr. anche: parere del Comitato
Economico e Sociale Europeo, “Rafforzare
il dialogo sociale”, adottato il 27 aprile.
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No alla fast-fashion :
L’Europarlamento ha adottato a larghissima maggioranza una Risoluzione
sulla strategia dell’UE per prodotti tessili sostenibili e circolari (cfr.
comunicato),
in cui si afferma «l’urgenza di garantire che i prodotti tessili immessi sul mercato
dell’UE siano durevoli, riutilizzabili, riparabili, riciclabili, composti in ampia
misura da fibre riciclate e privi di sostanze pericolose». Si chiede essi siano
prodotti in maniera «rispettosa dei diritti umani e sociali», in quanto i diritti
del lavoro in questo settore sono oggetto di numerose «violazioni dei diritti dei
lavoratori, in particolare nei confronti delle donne e di altri gruppi
marginalizzati, tra cui stipendi da miseria, furto di salario, restrizione indebita
del diritto di aderire a un sindacato o di costituirne uno d’elezione, il lavoro
minorile, il lavoro forzato, l’esposizione a condizioni di lavoro non sicure e le
molestie sessuali» (cfr. comunicato).
Il voto del Parlamento è stata accolto favorevolmente dalle ONG e da IndustriAll
Europe (cfr. comunicato).
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2. Stati
membri
Germania
Retribuzione dei lavoratori interinali :
Il Tribunale Federale del Lavoro ha emesso una sentenza il 31
maggio scorso relativamente al caso di una lavoratrice interinale che contestava il
fatto di percepire una retribuzione inferiore ai dipendenti stabili dell’impresa
utilizzatrice per lo stesso lavoro di addetta alla preparazione degli ordini. Il
Tribunale Federale del Lavoro aveva deferito il caso alla Corte di Giustizia
europea. I giudici europei hanno stabilito che un contratto collettivo di lavoro
temporaneo che riduce la retribuzione dei lavoratori interinali rispetto ai
dipendenti dell’impresa utilizzatrice deve prevedere vantaggi compensativi, al fine
di rispettare la «protezione globale» che deve essere loro garantita (cfr. CGCE,
15 dicembre 2022, causa C-311/21, CM c. TimePartner, e IR Notes 199). Il
Tribunale Federale ha ripreso l’argomentazione della Corte di Giustizia, rimarcando
che la disparità di trattamento dovuta ad una retribuzione inferiore fosse
controbilanciata in particolare per il fatto che i lavoratori interinali conservano
la loro retribuzione tra due incarichi, anche nei periodi di non lavoro (cfr. comunicato).
La confederazione sindacale tedesca DGB si è rammaricata del fatto che la sentenza
della Tribunale Federale non abbia accolto le ragioni della ricorrente (cfr. comunicato).
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Irlanda
Violenza domestica : In seguito
all’adozione nello scorso aprile della Legge sul Work Life Balance, che ha
introdotto il diritto legale a cinque giorni di congedo per le vittime di violenza
domestica (cfr. IR
Notes 206), il Governo ha appena sottoscritto un contratto con l’ONG Women’s Aid al fine di sviluppare strumenti
e guide pratiche destinate alle aziende che sostengono i lavoratori vittime di
violenza domestica. In risposta alle critiche – in particolare da parte di Women’s
Aid e dei sindacati – sul fatto che la legge non preveda il mantenimento integrale
della retribuzione durante questo tipo di congedo, Roderic O’Gorman, il Ministro
competente, ha annunciato che nei prossimi mesi saranno pubblicati i regolamenti
volti a «fissare il livello retributivo per il congedo per violenza domestica»,
facendo quindi sperare l’arrivo di un chiarimento da lungo atteso (cfr. comunicato).
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Portogallo
Settimana di quattro giorni : È
stata avviata dal Governo, il 5 giugno, la terza fase del progetto pilota per la
sperimentazione della settimana di quattro giorni, inaugurato nel novembre 2022.
Questa terza fase coinvolge 1.000 dipendenti di 39 aziende dei settori sociale,
industriale e commerciale. Verrà effettuata una valutazione tramite sondaggi (prima,
durante e dopo l’esperimento)e il bilancio della sperimentazione interverrà nel
febbraio 2024. Le aziende partecipanti si impegnano a partecipare a tale
sperimentazione per almeno sei mesi, senza sostegni da parte dello Stato, che si
limiterà a un supporto tecnico e amministrativo (cfr. comunicato).
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3. Stati
terzi
Regno
Unito
Menopausa e mestruazioni. : Il
BSI, l’ente nazione di standardizzazione britannico, ha pubblicato una guida dal
titolo Mestruazioni,
salute mestruale e menopausa sul posto di lavoro, rivolta alle aziende
perché si dotino di politiche di prevenzione rivolte principalmente alle donne che
lavorano. Dopo un richiamo a scopo pedagogico sugli effetti di questi sintomi sulla
vita lavorativa allo scopo di sfatare le idee preconcette, la guida propone una
toolbox destinata ai manager e ai servizi delle risorse umane, nonché una scaletta
da utilizzare durante i colloqui per agevolare gli scambi tra le persone che
soffrono di questi sintomi e il loro manager o la persona di fiducia designata
all’interno dell’azienda (cfr. comunicato).
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4.
Aziende
Comitati
Aziendali Europei
Settimana di quattro giorni. : I
membri del comitato aziendale europeo di Axa
(CEG Axa) hanno discusso dei risultati delle sperimentazioni
della settimana di quattro giorni condotte nei loro paesi e delle proposte formulate
dai loro sindacati a livello nazionale. Su richiesta dei rappresentanti spagnoli e
francesi, in particolare, la segreteria del CAE di Axa ha deciso di costituire una
commissione che lavorerà sui progetti in corso nei vari Paesi e ne monitorerà gli
sviluppi.
>
Cfr. anche: la Confederazione
Europea dei Sindacati ha pubblicato una guida
su L’accesso alla Giustizia per i Comitati Aziendali Europei e una seconda
su Coordinamento
e Interazione nei Comitati Aziendali Europei.
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5. Studi e
rapporti
Rischi
psicosociali
Il Parlamento Europeo ha pubblicato uno studio sui requisiti minimi in materia di
salute e sicurezza al fine di garantire la tutela della salute mentale sul lavoro,
aprendo la strada al dibattito su un’iniziativa europea, richiesta in particolare
dal movimento sindacale europeo e dallo stesso Europarlamento (in una risoluzione
del 10 marzo 2022, cfr. IR Notes n° 182).
Lo studio, rivolto ai decisori politici, è di sicuro interesse per tutte le parti
interessate dal dialogo sociale, ivi compreso i comitati aziendali europei che hanno
avviato dei lavori sul tema (cfr. Psychosocial risks). Il
documento presenta una panoramica della portata e dell’evoluzione della cattiva
salute mentale, nonché dei rischi psicosociali rilevati nei luoghi di lavoro,
individua i gruppi vulnerabili di lavoratori e/o i settori particolarmente a
rischio, presenta una rassegna della legislazione negli Stati membri e rileva esempi
di buone prassi. Gli autori si dicono favorevoli a una direttiva che faccia
riferimento in modo specifico ed esplicito ai rischi psicosociali, introducendo
standard minimi, come l’obbligo per le aziende di «effettuare una valutazione
interna dei rischi psicosociali sul posto di lavoro in collaborazione con i
lavoratori o i loro rappresentanti».
> Cfr.
anche: parere del Comitato economico e sociale europeo
(CESE) su salute mentale e precarietà (cfr. IR Notes 208).
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