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IR Notes 222 – 24 gennaio 2024
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Pekka Ristela, responsabile Affari internazionali della confederazione
sindacale finlandese SAK
È in
corso di organizzazione una grande manifestazione a Helsinki
per il 1° febbraio da parte delle confederazioni sindacali
SAK e STTK, congiuntamente con numerose ONG, contro le
riforme adottate o annunciate dal governo conservatore e di
estrema destra. Quali sono i principali timori dei
sindacati? L’evento che organizziamo è
insolito per la Finlandia: una grande manifestazione, oltretutto con
un freddo che sarà probabilmente glaciale! Il fatto è che il nostro
Governo sta attuando, contemporaneamente, sia una politica volta a
ridurre le tutele sociali, in particolare tagliando i sussidi di
disoccupazione, sia una riforma del mercato del lavoro con
l’obiettivo di rendere più flessibile il diritto del lavoro,
decentrando ulteriormente la contrattazione collettiva a livello
locale o aziendale e limitando il diritto di sciopero. L’indennità
di disoccupazione sarà ridotta del 20% dopo due mesi, e verrà
abolito il bonus destinato ai lavoratori in cerca di occupazione con
figli a carico. Per un lavoratore che percepiva una retribuzione di
2.500 euro, il sussidio di 1.500 euro sarà ridotto dal terzo mese di
300 euro, e sarà abolita l’indennità di 150 euro per il lavoratore
con un solo figlio a carico. Un’ulteriore taglio del sussidio
interverrà dopo otto mesi. Paventiamo una riduzione drastica del
tenore di vita di molte persone. Un’ulteriore misura mira
indirettamente, al fine di ottenere una migliore retribuzione, a
scoraggiare i lavoratori dall’iscriversi ai sindacati. Malgrado il
paese abbia un basso livello di conflittualità rispetto alla media
OCSE, il Governo intende limitare il diritto di sciopero, in
particolare limitando la possibilità di effettuare scioperi politici
– ad esempio contro un progetto governativo – a un massimo di 24 ore
di azione per ciascuna problematica. Un secondo giorno di sciopero
convocato da un sindacato sarà dichiarato illegale. L’intento è
limitare la possibilità di condurre azioni di sciopero a scopo di
solidarietà, una pratica importante nei paesi nordici in cui un
sindacato di un settore può scioperare al fine di sostenere le
rivendicazioni di un sindacato di un altro settore, come abbiamo
visto nel caso Tesla. Inoltre, il Governo intende aumentare in modo
rilevante le multe comminate ai sindacati per gli scioperi illegali,
passando dalle attuali poche centinaia di euro a un massimo di
31.900 euro, a un minimo di 10.000 euro e un massimo di 150.000
euro. Parimenti, il lavoratore che dovesse partecipare ad uno
sciopero ritenuto illegale potrebbe essere multato fino a 200 euro.
Numerose altre misure già preannunciare (*) non faranno che
degradare ulteriormente le condizioni di lavoro. È giunto il momento
di agire contro queste misure ideologiche.
(*) Per saperne di più:
presentazione dei provvedimenti governativi attuati o
programmati da parte del sindacato SAK (in inglese, e, più
dettagliatamente, in finlandese) e le news della SAK.
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Chi siamo?
IR Notes è una
comunicazione trasmessa ogni 15 giorni, disponibile in diverse lingue
europee (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco) e realizzata
da IR Share
insieme alla sua rete di esperti. Si occupa di
diritto del lavoro, relazioni sociali e politica dell’occupazione a
livello europeo. È disponibile sul sito tramite abbonamento al prezzo di
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La squadra: questo
numero è stato redatto da Pascale
Turlan e Frédéric
Turlan. Vedi sul sito la squadra di
lavoro di IR Share
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Note legali.
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delle imprese (RCS) di Auxerre col N° 512 567 959. Direttore della
pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: ALTEO – Damien Cornillet –
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la
lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario
europeo delle relazioni sociali,
pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share,
editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in
inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di
traduzione online.
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Prima
Pagina
Da oggi i
comitati aziendali europei non saranno più tigri di carta
Dopo le due fasi di consultazione con le parti sociali europee (v. IR Notes 209 e IR Notes 213), e
in risposta alla risoluzione legislativa adottata dal Parlamento europeo, in cui si
richiedeva la revisione della Direttiva 2009/38 relativa ai comitati aziendali
europei (cfr. IR Notes
201), il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis e il
commissario europeo per i Diritti Sociali Nicolas Schmit hanno presentato nel primo
pomeriggio di oggi, 24 gennaio, la proposta di revisione della Direttiva CAE. Dati i
tempi stretti per la diffusione della nostra newsletter, non siamo in grado di
fornire per ora un’analisi dettagliata. Possiamo tuttavia illustrare alcuni punti in
anteprima, rinviando i nostri lettori al comunicato
stampa e al testo della Proposta di direttiva da noi
messo online. Come dichiarato da Valdis Dombrovskis, si tratta di una «revisione
mirata» della direttiva, che riflette altresì la richiesta di Dennis Radtke,
relatore della risoluzione legislativa del Parlamento, per il quale era inutile
reinventare la ruota. Trovano un’eco piuttosto ampia nel testo le posizioni del
movimento sindacale europeo e del Parlamento: 1) sebbene, come riconosce Nicolas
Schmit, la Commissione non abbia accolto, in caso di violazione del diritto di
informazione e consultazione, le sanzioni pecuniarie formulate dal Parlamento
(calcate su quelle previste dal Regolamento GDPR), nella proposta di direttiva si
chiede agli Stati membri, nel determinare le sanzioni, di «prendere in
considerazione la gravità, la durata, le conseguenze, nonché la natura intenzionale
o negligente della violazione e, in caso di sanzioni pecuniarie, anche le dimensioni
e la situazione finanziaria dell’impresa o del gruppo sanzionato (ad es., il
fatturato annuo) insieme ad ogni altro criterio opportuno»; 2) il considerando n. 16 della
Direttiva 2009/38 è ora inserito nel corpo stesso della Direttiva; 3) il numero di riunioni plenarie è
stato portato da una a due all’anno; 4) il testo conferma, questa volta
in modo esplicito, il carattere preliminare della consultazione rispetto
all’assunzione della decisione: la consultazione deve consentire ai rappresentanti
dei lavoratori «di esprimere un parere prima dell’adozione della decisione, e tale
parere deve ricevere una risposta scritta e motivata da parte della direzione
centrale prima che questa adotti una decisione sulla misura proposta»; 5) al fine di migliorare
l’efficacia dei comitati aziendali europei, i nuovi requisiti relativi alle risorse
finanziarie e materiali (che dovranno essere specificati negli accordi) si applicano
anche agli accordi preesistenti, che dovranno pertanto essere aggiornati. È previsto
un periodo di transizione nel corso del quale i firmatari degli accordi esistenti
dovranno accertarsi della loro conformità con i requisiti della direttiva rivista,
e, in caso contrario, saranno tenuti a «rinegoziarli onde evitare il rischio
dell’insorgenza di controversie giuridiche quando i requisiti rivisti diventeranno
applicabili. Qualora detta rinegoziazione non avesse successo, si applicheranno le
prescrizioni accessorie della Direttiva». Nel prossimo numero torneremo in modo più
particolareggiato su questi significativi cambiamenti, adottati, come spiegato da
Dennis Radtke, affinché i comitati aziendali europei cessino di essere solo tigri di
carta.
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1. Unione
europea
Progetti
Autorità europea del lavoro : È
stata adottata dall’Europarlamento il 18 gennaio una Risoluzione
sulla revisione del mandato dell’Autorità Europea del Lavoro (ELA).
Istituita nel 2019 con sede a Bratislava, l’ELA ha il compito agevolare la
cooperazione tra i paesi dell’Unione Europea in materia di mobilità dei lavoratori,
coordinare ispezioni congiunte, effettuare analisi e valutazioni dei rischi su
questioni relative alla mobilità lavorativa transfrontaliera dei lavoratori e
mediare nelle controversie tra gli Stati membri (cfr. European Labour Authority). Ai
sensi del Regolamento
2019/1149 del 20 giugno 2019, il suo mandato deve essere rivisto dopo cinque
anni e la Commissione deve produrre una relazione in tal senso entro il prossimo
agosto. È in questo contesto che l’Europarlamento intende rafforzare il suo mandato.
Per Dennis Radtke (PPE), correlatore della risoluzione, è giunto il momento di dare
dei «denti» a questa tigre di carta, perché l’ELA, di “autorità”, ha soltanto di
nome (cfr. IR Notes
114). «Il nuovo mandato dovrebbe contribuire attivamente a tutelare i
lavoratori dell’UE contro lo sfruttamento garantendo il rispetto delle norme europee
ed l’equità nel mercato unico», puntualizza. Ricordando che in genere nessuno ama
ricevere ospiti in casa propria se prima non è stata riordinata, Agnes Jongerius
(S&D), correlatrice della risoluzione, ha chiesto che l’ELA sia messa in grado
di svolgere indagini in modo indipendente, diversamente da ora, quando, per poter
condurre un’attività di controllo, l’ELA deve essere invitata dallo Stato
interessato. Cosa che di certo i cattivi alunni si guardano bene dal fare. Inoltre,
l’ELA dovrebbe coprire i lavoratori dei Paesi terzi, anche se la circolazione di
questi ultimi in seno dall’UE non rientra nelle sue competenze. «Vi sono esempi di
cittadini di paesi terzi sfruttati, ma l’ELA non è stata in grado di agire»,
rimarca. Quando un’azienda con sede nell’UE non paga i propri lavoratori o li
maltratta, l’ELA dovrebbe indagare e perseguirli. Poco importa che i lavoratori
siano europei o extraeuropei. Ora spetterà alla prossima Commissione, che si
insedierà dopo le elezioni europee di giugno, farsi carico della questione e
proporre una revisione del regolamento istitutivo dell’ELA.
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Attualità
sociale
Appalti pubblici : Nel quadro di
un’interrogazione
orale rivolta alla Commissione Europea, si è tenuto il 15 gennaio il
dibattito in seno all’Europarlamento sulla necessità di rivedere la Direttiva
2014/24 sugli appalti pubblici al fine di rafforzare l’applicazione dei
criteri di aggiudicazione sociali negli appalti pubblici. Da un recente studio
commissionato dalla Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali del
Parlamento, emerge infatti che le autorità pubbliche si trovano ad affrontare
ostacoli giuridici e incertezze quando, per la selezione delle aziende, tentano di
applicare criteri di aggiudicazione sociali e sostenibili (cfr. Social clauses). Tale
dibattito segna l’ultima tappa della campagna condotta dalla federazione sindacale
europea UNI Europa (cfr. comunicato).
Le principali richieste di revisione sono volte a garantire che un’autorità pubblica
possa imporre criteri sociali in una gara d’appalto, ad esempio riservando un
contratto pubblico alle aziende che applicano un contratto collettivo, ovvero
escludere da una gara d’appalto un’azienda che non abbia rispettato una delle
convenzioni fondamentali dell’ILO. I membri più influenti della Commissione per
l’Occupazione e gli Affari Sociali si sono succeduti sul palco per comunicare un
messaggio chiaro al commissario europeo Nicolas Schmit (cfr. audizione).
Dennis Radtke (PPE) ha auspicato che il «piccolo stimolo» rappresentato
dall’interrogazione orale porti la Commissione a «impegnarsi per garantire che i
fondi pubblici siano destinati a coloro rispettano le regole dell’economia sociale
di mercato». Agnes Jongerius (S&D) ha denunciato una direttiva che «porta allo
sfruttamento, al sottopagamento e alla violazione dei diritti sociali». Il tema si
riproporrà senz’altro all’ordine del giorno dopo le elezioni europee del prossimo
giugno.
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Giurisprudenza
Denunciare le molestie : La
Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso un’importante sentenza
sulla considerazione del punto di vista dei lavoratori vittime di molestie (cfr. comunicato).
Ritenendosi vittima di molestie da parte del datore di lavoro di cui era segretaria,
una dipendente di un’associazione, si è prima rivolta al figlio di questi, che in
seno all’organizzazione ricopriva la carica di direttore spirituale, con la
richiesta di poter ricoprire una posizione diversa a causa del comportamento del
padre. In seguito, con il ripetersi di tali comportamenti e dopo la segnalazione da
parte del marito della dipendente, il direttore generale dell’associazione
suggerisce alla donna di prendere un congedo per malattia in attesa di definire
transattivamente la risoluzione del rapporto di lavoro. Infine, qualche giorno dopo,
la dipendente invia un’e-mail al direttore generale dell’associazione lamentando
fatti di «aggressione sessuale, molestie sessuali e mobbing», mettendo in copia
della mail cinque persone: il proprio marito, il datore di lavoro, il direttore
spirituale, un altro figlio del datore di lavoro e l’ispettore del lavoro. A causa
dell’invio di tale mail, la donna è stata condannata per diffamazione, in
particolare per non aver provato nessun fatto di violenza sessuale, sentenza
confermata in Cassazione. La Corte di Strasburgo ha invece evidenziato, alla luce
dell’art. 10 (libertà di espressione) della Convenzione europea dei diritti
dell’uomo (CEDU), la necessità di fornire una protezione adeguata alle persone che
denunciano atti di molestie psicologiche o sessuali di cui si considerano vittime.
La Corte ritiene che le vie giurisdizionali […] abbiano fatto gravare un onere
della prova eccessivo sulla ricorrente con la richiesta di fornire le prove dei
fatti che intendeva denunciare. La Corte osserva inoltre che l’e-mail ha avuto solo
effetti limitati sulla reputazione del presunto aggressore e che la sanzione
pecuniaria comminata nel quadro di una condanna penale ha, per sua natura, un
effetto deterrente in grado di scoraggiare le persone interessate dal denunciare
fatti così gravi come quelli che, a loro avviso, qualificano molestie psicologiche
o sessuali, o perfino ad aggressioni sessuali.
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Diritto di sciopero : Per la
prima volta, la Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata sul divieto del
diritto di sciopero, in una sentenza
(sintesi in
francese) riguardante alcuni insegnanti, dipendenti pubblici dello Stato
federale tedesco, condannati per aver interrotto il lavoro, nonostante la
Costituzione vieti il diritto di sciopero per i dipendenti pubblici (cfr. comunicato). La
Corte ricorda che il diritto di sciopero è una delle forme di libertà sindacale, che
costituisce un «aspetto particolare del diritto di associazione» (art. 11 CEDU)
rilevando che le diverse tutele istituzionali esistenti consentono ai sindacati dei
dipendenti pubblici e ai dipendenti pubblici stessi di difendere efficacemente gli
interessi professionali in gioco. Pertanto, il divieto di sciopero non ha privato di
sostanza la libertà di associazione dei dipendenti pubblici.
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Indennità per ferie retribuite :
In forza dell’art. 7 della Direttiva 2003/88 sull’orario di
lavoro, un lavoratore che non ha non sia stato in condizione di usufruire di tutte
le ferie annuali retribuite prima della cessazione del rapporto di lavoro, ha
diritto a un’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute. La Corte
di Giustizia ha pertanto stabilito che il diritto dell’Unione Europea non ammette
che una legislazione vieti il pagamento di tale indennità al lavoratore che poga
fine volontariamente al rapporto di lavoro con il prepensionamento (CGUE,
18 gennaio 2024, causa C-219/22, Comune di Copertino). Qualora invece il
lavoratore si sia deliberatamente astenuto dal fruire delle ferie annuali
retribuite, sebbene incentivato dal datore di lavoro e informato del rischio di
perderli al termine di un periodo di riferimento o di riporto autorizzato, il
diritto dell’UE non preclude la perdita di tale diritto (cfr. comunicato).
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Sindacalismo
L’intelligenza artificiale nel settore del
commercio : La Federazione sindacale europea UNI Europa
Commerce ha lanciato un progetto biennale, finanziato dall’UE, sull’applicazione
dell’IA nel settore del commercio al dettaglio in quattro Paesi: Spagna, Francia,
Ungheria e Svezia, in collaborazione con le federazioni CC.OO. Servicios, CFDT
Services, KASZ, Handels e Unionen. Il progetto mira a produrre un tool kit e alcuni
video formativi al fine di supportare i sindacati nello sforzo di garantire buone
condizioni di lavoro negoziando l’uso degli algoritmi (cfr. comunicato).
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2. Stati
membri
Spagna
Rischi psicosociali : Per la
prima volta, un tribunale spagnolo ha riconosciuto come malattia professionale, e
non come malattia ordinaria, i disturbi di salute mentale di cui soffre da cinque
anni un giovane dipendente di un subappaltatore del gigante tecnologico Meta
incaricato del filtraggio dei contenuti pubblicati online. Secondo il tribunale del
lavoro di Barcellona, i video violenti di decapitazioni, suicidi e automutilazioni
che il lavoratore ha dovuto visionare tra il 2018 e il 2020 sono la causa dei suoi
problemi: «lo stress correlato al lavoro è l’unico, esclusivo e indiscutibile
fattore scatenante» dei disturbi (cfr. articolo in El
Païs). Secondo il quotidiano La Vanguardia, era in congedo di malattia il
20%-25% dei 2.030 lavoratori dell’azienda, prevalentemente, secondo i sindacati, a
causa di problemi di salute mentale (cfr. articolo in La
Vanguardia).
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Francia
Rifiuto di un contratto a tempo indeterminato :
Ai sensi della Legge
2022-1598 del 21 dicembre 2022 relativa a misure d’emergenza in materia di
funzionamento del mercato del lavoro ai fini della piena occupazione, a
partire dal 1° gennaio 2024, l’azienda che intenda assumere un dipendente con
contratto a tempo indeterminato al termine di un contratto a tempo determinato o
interinale deve notificare la proposta al dipendente e, in caso di rifiuto,
informare il servizio pubblico per l’impiego (France Travail) entro un mese. La
procedura è stata definita tramite decreto
governativo e decreto
ministeriale. Il dipendente che rifiuti la proposta di assunzione con
contratto a tempo indeterminato per due volte nel corso di un periodo di 12 mesi non
avrà diritto all’assicurazione contro la disoccupazione.
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3.
Aziende
Negoziati
transnazionali
Inserimento dei giovani : Si
sono conclusi i negoziati tra il gruppo leader del settore dell’aeronautica Safran
(50.000 addetti nell’UE) e la federazione sindacale europea IndustriAll Europe
relativi all’Accordo europeo per la
promozione dell’inserimento professionale dei giovani. L’accordo
fa seguito al primo accordo
del 2013 e al successivo del
2017. Punto di partenza è la constatazione del grande fabbisogno di
assunzioni, e, da qui, la necessità di rendersi attraenti agli occhi dei giovani.
Nel preambolo del nuovo accordo si riconosce che i giovani sono sensibili
«all’impatto ambientale e sociale del loro lavoro, alla conciliazione vita-lavoro,
alla possibilità di lavorare in paesi diversi» ed «esprimono preoccupazione di
fronte alle sfide della transizione ecologica e digitale». L’accordo prevede
pertanto misure volte all’inserimento di apprendisti, giovani in alternanza
scuola-lavoro, tirocinanti e studenti-ricercatori europei fissando obiettivi
quantificati. Inoltre, l’accordo consente a tutti i giovani con contratti di
alternanza scuola-lavoro di ottenere un colloquio con la direzione delle Risorse
Umane per discutere il proprio percorso professionale. In caso di difficoltà, è
previsto un follow-up «al fine di verificare il buon andamento del processo». Si
prevede altresì di «prestare particolare attenzione all’alloggio». Come ha
evidenziato Corinne Schievene (CFDT), segretaria del comitato aziendale europeo,
«l’accento è posto sull’attuazione dell’accordo, in particolare con la
partecipazione del livello locale». È stata quindi prevista, entro sei mesi, una
riunione della commissione di monitoraggio e dei responsabili delle risorse umane
delle entità europee, che lavoreranno sugli indicatori quantitativi e qualitativi
definiti dall’accordo, una comunicazione rivolta ai team delle risorse umane delle
diverse società, nonché una presentazione ai rappresentanti del personale a livello
locale. Inoltre, entro nove mesi dalla firma, dovranno essere elaborati
congiuntamente tra la direzione locale e i sindacati e/o gli organi di
rappresentanza dei lavoratori, laddove non esistano, dei piani d’azione.
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