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IR Notes 228 – 17 aprile 2024
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Gabriele Bischoff, euro-parlamentare (S&D), membro della Commissione per
l’Occupazione e gli Affari Sociali
Come
euro-parlamentare, nel corso dell’attuale legislatura in
scadenza, lei ha svolto un ruolo attivo nel rafforzamento
dell’Europa sociale. Cosa pensa della Dichiarazione di La
Hulpe sul futuro del pilastro europeo dei diritti sociali
adottata il 16 aprile ? (cfr. Prima
Pagina) L’Unione Europea è sempre
presente sul fronte sociale: questo è il messaggio di La Hulpe. La
Presidenza di turno belga ha scelto il momento giusto per dare
prospettive all’Europa sociale e riconfermare gli obiettivi di Porto
nel campo dell’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali,
per quanto il contenuto della dichiarazione sia spesso alquanto
astratto e avremmo voluto che includesse misure più concrete.
Inoltre, il difficile negoziato tra gli Stati membri per la firma
della dichiarazione dimostra che nei prossimi cinque anni sarà più
difficile perseguire l’attuazione degli obiettivi di Porto. A
differenza del vertice di Porto, BusinessEurope ha preso le distanze
dalla dichiarazione, così come Svezia e Austria. E sebbene nella
dichiarazione si sottolinei che il dialogo sociale e la
contrattazione collettiva sono gli strumenti essenziali per dare
forma alle transizioni in corso, essa resta troppo timida nel campo
del rafforzamento della democrazia nei luoghi di lavoro e della
partecipazione dei lavoratori al fine di accompagnare le transizioni
ambientali e digitali.
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la
lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario
europeo delle relazioni sociali,
pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share,
editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in
inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di
traduzione online.
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Prima
Pagina
L’Unione
continuerà a rafforzare l’Europa sociale
In occasione della Conferenza
di alto livello sul pilastro europeo dei diritti sociali, organizzata il
15-16 aprile dalla Presidenza di turno belga dell’UE, è stata sottoscritta da una
maggioranza di Stati membri, parti sociali e rappresentanti delle istituzioni la Dichiarazione di La Hulpe sul
futuro del pilastro europeo dei diritti sociali (cfr. European Pillar of Social
Rights). Come dichiarato dalla Presidenza belga, scopo della
dichiarazione «è preparare la futura agenda sociale per il periodo 2024-2029 e
riconfermare il pilastro europeo dei diritti sociali come bussola della politica
sociale dell’UE». Visto il gran numero di firmatari, non può che trattarsi di un
testo di compromesso, e, quindi, piuttosto generico e privo di misure concrete. La
ricerca del consenso è però comunque fallita, considerato che il testo non è stato
firmato da BusinessEurope, l’organizzazione datoriale europea, poiché ha ritenuto
che già in quanto tale lasciasse troppo spazio a possibili regole vincolanti future.
Inoltre, il testo non è stato sostenuto da due paesi: l’Austria e la Svezia, che non
si è ancora ripresa dall’adozione della direttiva sui salari minimi adeguati.
Eppure, se si legge tra le righe, è possibile individuare alcuni punti di appoggio
che consentiranno all’Europa sociale di progredire. Ad esempio, la dichiarazione
chiede «un’azione decisa volta a contrastare ogni forma di violenza contro le donne
e la violenza domestica, e deleteri stereotipi di genere». Come rimedio alla carenza
di posti di lavoro, la dichiarazione insiste sulla qualità del lavoro, in quanto
«condizioni di lavoro dignitose sono essenziali per attrarre e mantenere i
lavoratori». I firmatari sollecitano inoltre iniziative «volte a migliorare la
capacità di individuare frodi e abusi», in particolare rafforzando gli ispettorati
del lavoro, al fine di «migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei cittadini
dell’UE e dei paesi terzi», con particolare attenzione ai subappalti e al lavoro
temporaneo. La dichiarazione fa anche riferimento alla «promozione del
coinvolgimento dei lavoratori e (…) al loro diritto all’informazione, alla
consultazione e alla partecipazione» al fine di consentir loro di «svolgere un ruolo
attivo nell’anticipazione e nella gestione delle transizioni digitali e verdi». La
parte più prescrittiva è quella riguardante la salute e la sicurezza sul lavoro, con
l’ambizione di «adattare ulteriormente (…) le relative normative e inquadramento,
al fine di prendere in migliore considerazione i rischi psicosociali, ad esempio
quelli legati alla transizione digitale, ivi compreso l’impatto negativo sulla
salute mentale». Il testo mira inoltre a prevenire «i rischi specifici derivanti dai
cambiamenti climatici» e ad accelerare «la definizione di standard minimi» in
materia di sostanze pericolose. Infine, allo scopo di «promuovere la
contrattazione collettiva, la dichiarazione sostiene «appalti pubblici sostenibili»,
anche tramite l’eventuale revisione delle «direttive sugli appalti pubblici», con
l’idea di consentire alle autorità pubbliche di assegnare i contratti soltanto alle
aziende che applicano accordi collettivi.
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1. Unione
Europea
Progetti
Relazione parlamentare sulla revisione della
Direttiva sui Comitati Aziendali Europei : La
Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali del Parlamento Europeo
ha adottato il 3 aprile a larga maggioranza la relazione sulla proposta di
direttiva relativa alla revisione della Direttiva 2009/38 sui Comitati Aziendali
Europei (28 voti a favore, 7 contrari e 8 astensioni) (cfr. comunicato
e European Works Council). Gli
eurodeputati conservatori del PPE sono rimasti insensibili alle argomentazioni
avanzate dalle imprese, nonostante le loro pressanti richieste (cfr. più oltre). I
principali emendamenti riguardano l’accesso alla giustizia e il rafforzamento del
sistema sanzionatorio in caso di violazione del diritto all’informazione e alla
consultazione. Per quanto riguarda il primo punto, si ritiene di dover agevolare
l’accesso ai procedimenti giudiziari o amministrativi ai comitati aziendali europei,
i quali devono poter richiedere al giudice la sospensione temporanea delle decisioni
adottate dalla direzione centrale e la conseguente sospensione degli effetti delle
decisioni contestate sui rapporti di lavoro dei lavoratori interessati. Viene
chiarito e rafforzato il sistema sanzionatorio che deve prevedere: 1) sanzioni pecuniarie proporzionate
alla natura, alla gravità e alla durata della violazione commessa dall’azienda, il
cui importo aumenta proporzionalmente al numero di dipendenti interessati;
2) misure che escludano
l’azienda dal relativo diritto a fondi UE per un periodo fino a tre anni;
3) misure che limitino la
partecipazione dell’azienda ad appalti pubblici come definito dalla Direttiva
2014/24. Il relatore, Dennis Radtke (PPE), sottolinea altresì che «gli accordi
esistenti non devono essere interamente rinegoziati, bensì adattati per soddisfare i
nuovi requisiti». Il testo deve ora essere sottoposto alla plenaria del Parlamento
Europeo, presumibilmente dopo le elezioni europee di giugno. Non è stato possibile
per la Commissione, in mancanza di un numero sufficiente di eurodeputati, se non di
intere formazioni politiche, votare il mandato negoziale del Parlamento. Spetterà
ora alla sessione plenaria del Parlamento adottare il mandato per dare il via ai
negoziati con i rappresentanti degli Stati membri, che a loro volta hanno avviato
l’esame della proposta l’11 aprile.
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Si vedano
altresì le reazioni positive della Confederazione
Europea dei Sindacati (cfr. comunicato)
e di IndustriAll Europe (cfr. comunicato).
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Attualità
sociale
Posizioni imprenditoriali sulla revisione della
Direttiva CAE : Prima del voto in seno alla Commissione EMPL
del Parlamento Europeo, le organizzazioni datoriali hanno tentato di pesare sulle
decisioni degli eurodeputati tracciando le loro “linee rosse” in una Dichiarazione congiunta
adottata il 22 marzo dall’organizzazione europea dei datori di lavoro BusinessEurope
e da cinque delle organizzazioni settoriali aderenti (Ceemet, EBF, ECEG,
Eurocommerce, Hotrec). L’ECEG ha inoltre pubblicato un comunicato in proprio il 3
aprile. Nella dichiarazione congiunta, le organizzazioni imprenditoriali prendono
posizione su otto punti: 1) la
competenza del CAE deve essere limitata ai soli ai progetti che interessano almeno
due Stati membri, e mai estesa a quelli relativi a un solo Stato membro. 2) Nella futura direttiva non
devono essere rimessi in discussione gli accordi conclusi ai sensi dell’articolo 13
della direttiva 94/45, ovvero conclusi o rivisti durante il periodo di transizione
successivo all’adozione della direttiva 2009/38 (rifusione), ossia da giugno 2009 a
giugno 2011. Va considerato che da questo punto di vista il comunicato dell’ECEG è
più generale e sembra addirittura riferirsi a tutti gli accordi conclusi prima
dell’entrata in vigore della futura direttiva. 3) La facoltà per l’azienda di
richiedere la riservatezza delle informazioni deve essere conservata al fine di non
ritardare il processo decisionale. L’inquadramento del ricorso alla riservatezza
dovrebbe essere definito nell’accordo istitutivo del CAE, e non da una norma
contenuta nella direttiva. 4)
La questione delle spese legali sostenute dal comitato aziendale europeo dovrebbe
essere regolata dalla legislazione nazionale, e l’azienda dovrebbe poter approvare
l’incarico all’esperto nonché l’importo dell’onorario: «Non basta una semplicemente
informare preliminarmente la direzione centrale riguardo costi», puntualizzano le
aziende. 5) La direttiva
rivista dovrebbe prevedere l’istituzione da parte degli Stati membri di meccanismi
alternativi di risoluzione delle controversie al fine di evitare un inutile aumento
dei procedimenti giudiziari. 6) Consentire al comitato
aziendale europeo di esprimere un parere a monte dell’adozione di una decisione da
parte dell’azienda, e che il parere debba essere oggetto di una risposta scritta
motivata da parte dell’azienda prima dell’adozione della decisione, rischia di
«ritardare decisioni importanti nel momento in cui le aziende hanno spesso bisogno
di reagire rapidamente ai cambiamenti del contesto economico». 7) L’informazione e la
consultazione si svolgono con i rappresentanti dei lavoratori «compresi, ma non in
via prioritaria, quelli aderenti al sindacato». Non si ritiene pertanto utile
attribuire maggiore importanza ai rappresentanti sindacali rispetto alla direttiva
attuale. 8) La possibilità di
richiedere di fronte al giudice la sospensione di una decisione aziendale in caso di
possibile violazione del diritto all’informazione e alla consultazione «recherebbe
grave danno alle aziende, in quanto ostacolerebbe notevolmente il loro processo
decisionale e costituirebbe una grave ingerenza nella governance aziendale». Nel
proprio comunicato stampa, l’ECEG aggiunge inoltre che la direttiva dovrebbe
consentire lo svolgimento di riunioni virtuali, utilizzando sottotitoli generati
automaticamente per l’interpretazione in altre lingue.
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Sondaggio sull’Europa sociale :
La Commissione europea ha pubblicato il 12 aprile i risultati
dell’Eurobarometro sulle aspettative dei cittadini nei confronti dell’Europa
sociale. Tra le iniziative recenti più note ricordiamo la direttiva sui salari
minimi adeguati (conosciuta dal 49% degli intervistati) e la direttiva
sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare (38%). Quanto alle
iniziative future, i cittadini auspicherebbero un’azione sull’assistenza sanitaria
(38%), sui salari (34%) e sul reddito degli anziani o dei pensionati (30%). A
livello nazionale, ritengono che la priorità sia la lotta contro il carovita (48%) –
che gli intervistati di 20 Paesi pongono in cima alla lista – prima dei salari bassi
(35%) e dell’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria (29%) (cfr. sintesi, comunicato
e infografica).
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Giurisprudenza
Congedo per prestatore di assistenza :
Per la prima volta, la Corte di Giustizia ha dovuto pronunciarsi
sul diritto all’erogazione dell’indennità relativa al congedo per prestatore di
assistenza quando il beneficiario risieda in uno Stato membro diverso da quello del
lavoratore che richiede il suddetto congedo (cfr. Work-life balance directive).
Nel 2022, un cittadino italiano, che lavorava in Austria dal 2013, ha richiesto un
congedo per prestatore di assistenza al datore di lavoro austriaco al fine di
prendersi cura del padre, residente in Italia. Il datore di lavoro ha concesso il
congedo, ma le autorità hanno respinto la richiesta di erogazione dell’indennità di
congedo per prestatore di assistenza motivandolo per il fatto che il padre non
ricevesse l’indennità di non autosufficienza di livello 3 in forza del diritto
austriaco, mentre il riconoscimento di tale indennità alla persona assistita sarebbe
stata una condizione necessaria per la fruizione, da parte del lavoratore che presta
assistenza, dell’indennità di congedo per prestatore di assistenza. La Corte di
Giustizia ha rilevato che il carattere accessorio dell’indennità di congedo rispetto
all’indennità per persona non autosufficiente «comporta una discriminazione
indiretta fondata sulla cittadinanza ammissibile soltanto se oggettivamente
giustificata», in quanto solo i lavoratori dipendenti i cui familiari risiedano in
Austria possono usufruirne. Inoltre, il padre del dipendente presentava un grado di
non autosufficienza che gli avrebbe dato diritto, se avesse avuto residenza abituale
in Austria, a un assegno di non autosufficienza di livello 3. Tale discriminazione
può essere giustificata solo se la condizione di ricevere l’assegno di livello 3 è
«obiettivamente giustificata da uno scopo legittimo relativo, segnatamente, al
mantenimento dell’equilibrio finanziario del regime di previdenza sociale nazionale,
e costituisca un mezzo proporzionato atto al conseguimento di tale scopo»,
circostanza che spetta al tribunale austriaco verificare (CGUE,
11 aprile 2024, causa C-116/23, Sozialministeriumservice).
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Sindacalismo
Subappalto : È stata pubblicata
l’8 aprile, da parte di tre federazioni sindacali europee (EFBWW, EFFAT ed ETF), una
nota informativa in cui si
chiede all’Unione Europea un intervento volto a limitare il subappalto,
regolamentare il ruolo degli intermediari nel campo del lavoro, aumentando la
frequenza e l’efficacia delle ispezioni sul lavoro (cfr. comunicato),
in particolare per quanto riguarda la mobilità dei cittadini di Paesi terzi in
situazioni di precarietà, «totalmente dipendenti dagli intermediari» (cfr. comunicato).
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Costruzioni : La CES e due
federazioni sindacali europee (FETBB/EFBWW, e EPSU) hanno inviato una lettera
alla Presidenza belga dell’UE per fare pressione sulla Commissione Europea affinché
presenti, come annunciato nel 2022, una proposta legislativa sull’individuazione e
il censimento dell’amianto negli edifici e chieda agli Stati membri di attuare
strategie nazionali per la rimozione dell’amianto (cfr. comunicato).
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2. Stati
membri
Germania
Difendere i posti di lavoro nell’industria :
Le parti sociali dell’industria metalmeccanica,
Gesammtmetall e IG Metall, hanno adottato ii 12 aprile, le una dichiarazione
congiunta in cui hanno espresso il loro allarme per le scelte operate dalle
aziende in materia di ubicazione o investimento, giudicate dannose per la Germania.
A tal fine, chiedono alle autorità di adottare le seguenti misure: 1) garantire costi energetici
competitivi e creare condizioni di investimento più attraenti; 2) accelerare lo sviluppo delle
infrastrutture; 3) sviluppare
e rafforzare la formazione in alternanza; 4) migliorare le attrezzature delle
scuole e i centri di formazione; 5) migliorare i servizi di
assistenza all’infanzia; 6)
attrarre i professionisti ridurre la burocrazia e creare una cultura più accogliente
(cfr. comunicato).
Infine, nel rilevare il calo del numero di dipendenti coperti dai contratti
collettivi nei diversi settori, le parti sociali «si impegnano a un dialogo
strutturato» per porre rimedio a tale situazione.
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Francia
Diritto alle ferie retribuite :
È stata approvata in via definitiva dal Parlamento il 10 aprile
la Proposta
di Legge recante disposizioni volte ad allineare la legislazione francese al
diritto dell’Unione Europea, in particolare il Codice del Lavoro, per quanto
riguarda i diritti alle ferie retribuite maturati durante i periodi di congedo per
malattia. Il nuovo testo prevede
1) la maturazione delle ferie in ragione di due giorni
lavorativi al mese in caso di malattia non professionale, fino a un massimo di 24
giorni per periodo di riferimento (12 mesi); 2) il lavoratore che non può, a
causa di malattia o infortunio (professionale o non professionale), godere tutte o
parte delle ferie retribuite maturate, usufruisce di un periodo di riporto di 15
mesi per poterli utilizzare; 3) nel mese successivo al rientro in
azienda, il lavoratore riceve dal datore di lavoro informazioni quanto al numero di
giorni di ferie da godere e la scadenza del godimento di detti giorni di ferie. Le
nuove norme sono retroattive al 1° dicembre 2009.
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Portogallo
Programma di Governo : È stato
adottato dal Parlamento il 10 aprile, con il voto favorevole, in particolare, dei
socialisti, il nuovo programma del
Governo guidato da Luis Montenegro, leader della coalizione di centro-destra
Alleanza Democratica. Il programma prevede 60 misure suggerite dai diversi partiti,
tra cui 32 dal Partito Socialista, il che sembra stare ad indicare che questo
governo di minoranza guardi ai i socialisti come interlocutore privilegiato. La
principale confederazione sindacale, la CGTP, ha recentemente emesso alcune riserve
sui programmi dell’Alleanza Democratica (cfr. comunicato),
che intende «ripensare» le modifiche al diritto del lavoro entrate in vigore
all’inizio del 2023 come parte dell’Agenda per il lavoro dignitoso (Agenda
do Trabalho Digno) adottata dal precedente governo socialista (cfr. IR Notes 202 e
articolo del CM
jornal). Il Governo intende anche riaprire il dialogo sociale, evidenziando
che gli ultimi accordi trilaterali sono stati sottoscritti senza la firma della
parte imprenditoriale, nonché perseguire l’obiettivo di portare il salario minimo
nazionale a 1.000 euro entro la fine della legislatura, nel 2028, con aumenti basati
sull’inflazione e sugli incrementi produttivi.
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Si veda altresì: le
evoluzioni giurisprudenziali e legislative di cui ai Flash Report on Labour
Law di gennaio e febbraio 2024 a cura
dell’European Centre of Expertise (ECE), sulla base dei rapporti presentati dalla
rete di esperti in diritto del lavoro del consorzio Goethe Universität e ICF. È
inoltre possibile seguire l’attualità della contrattazione collettiva nei diversi
paesi grazie alla newsletter Collective
Bargaining dell’ETUI di marzo 2024.
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3.
Aziende
Comitati
Aziendali Europei
Istituzione : Il gruppo avicolo
francese LDC (25.000 addetti)
ha concluso il negoziato per la definizione dell’accordo (attualmente in fase di
finalizzazione) istitutivo del comitato aziendale europeo con la delegazione
speciale di negoziazione assistita dalla federazione sindacale europea EFFAT.
L’azienda possiede siti produttivi in Francia, Polonia, Ungheria, e Regno Unito.
Secondo quanto comunicato dall’EFFAT, l’accordo prevede due riunioni plenarie
all’anno e due riunioni online del comitato ristretto, oltre alla possibilità di
essere assistiti da un esperto, che sarà, almeno per i primi due anni, un
rappresentante dell’EFFAT (cfr. comunicato).
La prima richiesta di istituzione del CAE era stata formulata nel 2015, senza però
ricevere risposta da parte della direzione aziendale. La seconda richiesta risale
alla primavera del 2021, tramite lettera inviata dell’EFFAT e firmata da due delle
tre organizzazioni sindacali francesi rappresentate in azienda: FO (maggioritaria) e
CFDT (minoritaria). La CGT non ha firmato.
- Ristrutturazioni. La
federazione sindacale europea UNI Europa e il comitato aziendale europeo del
gruppo H&M hanno
inviato un messaggio di solidarietà ai 588 lavoratori spagnoli (su circa 4.000)
minacciati da un piano di chiusura di 28 negozi.
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4. Studi e
rapporti
Benchmarking europeo : La pubblicazione
annuale dell’Istituto Sindacale Europeo (ETUI) riporta una grande quantità di dati e
informazioni sul mondo del lavoro e ripercorre i progressi dell’Europa sociale nel
corso della legislatura in via di conclusione. Nel capitolo dedicato alla democrazia
sul lavoro sono presentate le evoluzioni nelle prassi dei comitati aziendali europei
alla luce del dibattito sulla revisione della direttiva. In esso si illustrano le
regole in materia di riservatezza e il relativo impatto sull’attività dei CAE,
nonché le potenzialità della recente direttiva relativa alla comunicazione
societaria sulla sostenibilità rispetto alla creazione di nuovi diritti di
partecipazione a favore dei lavoratori.
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Telelavoro e diritto alla disconnessione :
Lo studio, cui ha
partecipato IR Share, è stato commissionato dalla Commissione Europea al fine di
analizzare le tendenze, le sfide e le opportunità del telelavoro e del diritto alla
disconnessione; presentare una panoramica e un’analisi dell’acquis comunitario,
delle legislazioni nazionali e degli accordi delle parti sociali; individuare i
possibili scenari in materia di telelavoro e presentare raccomandazioni per lo
sviluppo delle politiche future. Un documento molto completo e utile in un contesto
in cui la Commissione avvierà presto la prima fase di consultazione con le parti
sociali europee in vista di un’iniziativa europea volta a regolamentare il
telelavoro e il diritto alla disconnessione.
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