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IR Notes 230 – 15 maggio 2024
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Séverine Picard, fondatrice e direttrice generale di Progressive
Policies
Progressive Policies ha recentemente
pubblicato un rapporto in cui si denuncia il grave
sfruttamento degli autisti di paesi terzi. È la
contropartita della libera circolazione dei lavoratori e
delle merci all’interno
dell’UE? Assolutamente no. Abbiamo
effettivamente evidenziato condizioni di lavoro inaccettabili, ma la
legislazione europea, sulla carta, è piuttosto protettiva. Dal
momento in cui un lavoratore di un paese terzo entra legalmente nel
territorio europeo, si applica un principio quasi generale di parità
di trattamento. La legislazione sociale sul distacco dei lavoratori,
e specificatamente, quella applicabile al trasporto su strada non
crea lavoratori di “seconda categoria”. Il problema è che spesso queste regole non
sono rispettate e che i controlli, di competenza di ciascuno degli
Stati membri, sono notoriamente inadeguati e
inefficaci. La situazione
degli autisti si era già deteriorata all’atto dell’allargamento
dell’UE verso i paesi dell’Europa centrale e orientale, quando gli
autotrasportatori hanno creato filiali in questi paesi per assumere
autisti per farli lavorare nell’UE a costi inferiori. Ora,
soprattutto a causa della carenza di manodopera, queste stesse
filiali, insieme a piccole e medie imprese locali, assumono autisti
bielorussi, ucraini, georgiani… che poi inviano direttamente sulle
strade europee, solitamente, in violazione della legislazione
europea in materia di lotta contro il ricorso a società di comodo.
Di fatto, un’azienda di trasporto su strada può fornire servizi di
trasporto internazionale soltanto se svolge una reale attività
economica nel luogo in cui ha sede. Ora, molte di queste aziende non
ne esercitano alcuna, ma si limitano ad assumere in paesi terzi e
poi a far circolare i loro mezzi al di fuori del loro paese di
stabilimento, senza svolgere alcuna attività reale in
loco. La situazione potrà
cambiare soltanto a condizione che vi sia la volontà degli Stati
membri e della Commissione Europea di intensificare i controlli e la
lotta contro le frodi. Finora, le autorità (e in particolare le
autorità europee) sono state piuttosto inclini a pensare che il
rafforzamento dei controlli sul traffico stradale costituisse un
ostacolo alla libertà di circolazione nel mercato interno. Questo
laissez-faire ha dato origine sul piano sociale a una situazione
disastrosa, in cui dumping sociale e condizioni di lavoro
inaccettabili sono diventati la norma nei nostri Stati di diritto.
Inoltre, questa forte pressione sui salari mantiene artificialmente
bassi i costi del trasporto su strada, a scapito, in particolare,
della ferrovia, una modalità di trasporto più coerente con gli
obiettivi climatici. Spetta agli Stati membri assumersi le loro
responsabilità e garantire il rispetto degli obiettivi di giustizia
sociale, ambientali e di sicurezza stradale.
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Chi siamo?
IR Notes è una
comunicazione trasmessa ogni 15 giorni, disponibile in diverse lingue
europee (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco) e realizzata
da IR Share
insieme alla sua rete di esperti. Si occupa di
diritto del lavoro, relazioni sociali e politica dell’occupazione a
livello europeo. È disponibile sul sito tramite abbonamento al prezzo di
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La squadra: questo
numero è stato redatto da Iris
Turlan e Frédéric
Turlan . Vedi sul sito
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delle imprese (RCS) di Auxerre col N° 512 567 959. Direttore della
pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: ALTEO – Damien Cornillet –
Château – 89500 Villeneuve-sur-Yonne – Francia. N° CPPAP: 0626 Z 9393
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Un Dizionario europeo delle relazioni sociali
Per coloro che desiderano approfondire la
lettura di IR Notes, mettiamo a disposizione i link del Dizionario
europeo delle relazioni sociali,
pubblicato da Eurofound e regolarmente aggiornato da IR Share,
editore di IR Notes. Le definizioni dei termini sono disponibili in
inglese e possono essere facilmente trasposte grazie a strumenti di
traduzione online.
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Prima
Pagina
Trattiamo
come schiavi i cittadini dei paesi terzi
È un argomento che probabilmente non verrà affrontato durante le elezioni europee, ma
che sarà d’obbligo per la prossima legislatura del Parlamento Europeo e della
Commissione: il crescente sfruttamento dei cittadini di paesi terzi (cfr. Third-country nationals), che
lavorano legalmente nell’Unione Europea, ma che sono apertamente sfruttati, andando
così ad alimentare la folta schiera dei lavoratori sfruttati all’interno del mercato
unico, come i lavoratori stagionali o i lavoratori senza documenti utilizzati dalle
piattaforme digitali. Al tema sono state dedicate recentemente diverse pubblicazioni
nel tentativo di rappresentare una situazione che, se non affrontata seriamente,
minerà le nostre democrazie. 1)
La pubblicazione da parte della Commissione, lo scorso 30
aprile, della relazione
sull’applicazione della Direttiva 2018/957 del 28 giugno 2018 recante modifica
della Direttiva 96/71 relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una
prestazione di servizi, accompagnata da un documento di lavoro (cfr.
infra). Il rapporto evidenzia che «i cittadini di paesi terzi distaccati
sono generalmente più esposti a pratiche abusive, quali il distacco illecito,
violazioni del diritto del lavoro, condizioni di lavoro precarie, pagamento
irregolare e mancato versamento dei contributi previdenziali». «Possono accettare
retribuzioni inferiori a quelle previste» e sono fortemente esposti ai rischi
associati a condizioni di vita e di lavoro precarie, in particolare a causa della
«potenziale dipendenza dal datore di lavoro per il rinnovo del permesso di lavoro
e/o di soggiorno». 2) La
relazione si basa in particolare su uno studio commissionato dalla
Commissione sulla situazione dei lavoratori mobili transfrontalieri temporanei e dei
lavoratori nelle catene di subappalto. Attraverso una serie di studi di casi
chiarificatori, gli autori rilevano che «il numero di lavoratori distaccati da paesi
terzi è in rapido aumento, in particolare, in Slovenia, Polonia e Lituania, ed
interessa settori quali l’edilizia, il trasporto stradale, l’assistenza domiciliare
e l’agricoltura. Alcuni Stati hanno introdotto «regimi di ingresso permissivi»,
aumentando in modo significativo la percentuale di cittadini di Stati terzi in
alcuni settori. 3) Il rapporto
“Gli autisti di paesi terzi nel
trasporto stradale europeo”, pubblicato da Progressive Policies per la
Federazione Europea dei Lavoratori dei Trasporti (ETF), conferma l’assunzione
massiccia di cittadini di paesi extraeuropei da parte di Slovenia, Polonia, Lituania
e Spagna. Nel 2021, in Lituania, il 65% degli autisti di camion proveniva da paesi
terzi. Non appena assunti, grazie alla libertà di circolazione, questi sono inviati
in tutto il territorio europeo, e restano nei loro camion ininterrottamente per
diversi mesi. Il rapporto rileva condizioni di lavoro assimilabili a uno
«sfruttamento grave», con retribuzioni inferiori ai minimi salariali risultanti
dalla concomitanza delle diverse detrazioni e dei tempi di guida prolungati
consentiti dalla manomissione dei tachigrafi, che dovrebbero invece registrarli. Pur
di fronte a questa situazione, la Commissione non intende intervenire sula
legislazione, ma suggerisce alcune strade, come ad esempio migliorare l’accesso dei
lavoratori distaccati, cittadini di paesi terzi, alle informazioni sui loro diritti;
intensificare la cooperazione transnazionale tra gli organi di controllo e le
autorità competenti in materia di migrazione; un’applicazione più rigorosa delle
norme sul distacco in settori specifici, in cui il numero di cittadini di paesi
terzi distaccati è elevato. In altre parole, la palla è nel campo degli Stati
membri. Nulla osta, però, a che le parti sociali svolgano il proprio ruolo, come è
avvenuto di recente nel settore dei trasporti (cfr. infra). Rimanere inerti
sarebbe devastante per l’integrazione europea, il cui scopo è il raggiungimento
della «piena occupazione e il progresso sociale».
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1. Unione
Europea
Legislazione
Adozione di direttive :
Successivamente alle votazioni in Parlamento (v. IR Notes 229), lo
scorso 7 maggio il Consiglio ha approvato in via definitiva la Direttiva
sulla lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (cfr. comunicato)
e le due direttive volte a rafforzare il ruolo degli organismi per la parità in
tutta l’UE (cfr. comunicato).
Saranno pubblicate a breve nella GUUE. Il recepimento della prima
direttiva dovrà avvenire entro tre anni; entro due anni per le altre due direttive.
Il 29 aprile il Consiglio ha altresì approvato in via definitiva la Direttiva
relativa ai termini per l’adozione di principi di rendicontazione di sostenibilità
per taluni settori e per talune imprese di paesi terzi, al fine di concedere alle
imprese interessate un lasso di tempo superiore per applicare gli standard europei
in materia di rendicontazione di sostenibilità (ESRS) (cfr. comunicato).
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Attualità
sociale
Revisione della Direttiva CAE :
In risposta alla dichiarazione adottata dalle
organizzazioni imprenditoriali europee il 22 marzo (cfr. IR Notes 229),
sei federazioni sindacali europee e la Confederazione Europea dei Sindacati hanno
pubblicato il 6 maggio una posizione congiunta in cui
denunciano le argomentazioni avanzate dalla parte imprenditoriale: 1) la proposta di direttiva
messa a punto dalla Commissione Europea non prevede in alcun modo la concessione del
diritto di codecisione ai comitati aziendali europei; 2) in caso di violazione del
diritto all’informazione e alla consultazione, i firmatari richiedono soprattutto
un’ingiunzione che consenta di sospendere la decisione dell’azienda finché non sarà
svolta un’adeguata consultazione; 3) la nuova definizione di
transnazionalità è giustificata, in quanto una decisione adottata dalla sede
centrale in uno Stato membro relativamente ad uno stabilimento situato in un secondo
Stato membro, può talvolta avere effetti anche in un terzo Stato membro, e, quindi,
deve essere assoggettata alla procedura di informazione e consultazione; 4) l’obbligo imposto
all’azienda di rispondere per iscritto al parere espresso dal comitato aziendale
europeo esiste già in alcuni accordi e consente di migliorare la qualità del
processo di consultazione; 5)
la richiesta alle aziende di giustificare il motivo per il quale le informazioni
sono considerate riservate, e il diritto di trasmettere informazioni riservate ai
rappresentanti dei lavoratori a livello nazionale – a loro volta vincolati alla
riservatezza – sono necessari, altrimenti non è possibile garantire una
consultazione efficace; 6)
oltre al supporto permanente di un rappresentante sindacale, e al fine di
contribuire adeguatamente alla consultazione, i comitati aziendali europei hanno
bisogno della consulenza di esperti, sia in campo giuridico che finanziario. In
assenza di risorse proprie dei CAE, tali consulenti devono essere a carico
dell’azienda, la quale ha peraltro a sua disposizione interi team di consulenti;
7) l’abolizione delle deroghe
non pone automaticamente fine agli accordi esistenti: «se tali accordi funzionano
bene, come sostengono le organizzazioni imprenditoriali, nessuna delle parti ne
chiederà la sostituzione con i nuovi accordi stipulati in conformità dell’art. 5
della Direttiva». In conclusione, i sindacati invitano il Consiglio «a non lasciarsi
accecare da false argomentazioni, e a garantire infine ai comitati aziendali europei
diritti sufficienti e applicabili, nonché le risorse necessarie per esercitarli».
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Indipendenza finanziaria delle donne :
Il 7 maggio il Consiglio ha adottato le conclusioni
dal titolo “Emancipazione economica e indipendenza finanziaria delle donne come
percorso verso una parità di genere sostanziale”. Nel documento si richiede
agli Stati membri di promuovere misure di sostegno per le vittime di violenza
domestica, «ivi compreso misure di sostegno per mantenere od ottenere l’indipendenza
finanziaria, ad esempio misure che aiutino le donne a mantenere l’occupazione ovvero
misure che prevedano congedi retribuiti dal lavoro». Si invita altresì la
Commissione a organizzare campagne di sensibilizzazione sui nuovi diritti dei
lavoratori conferiti dalla Direttiva sulla trasparenza retributiva e dalla Direttiva
sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare, per garantire che le
cittadine e i cittadini siano informati dei loro diritti e possano esercitarli.
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Giurisprudenza
Discriminazione basata sull’orientamento
sessuale : Il 7 maggio la Corte Europea dei Diritti
dell’Uomo ha emesso una sentenza
in un caso russo riguardante il licenziamento di una lavoratrice motivato
dall’orientamento sessuale. Un’insegnante è stata convocata dalla direzione in
quanto quest’ultima era venuta a conoscenza di foto pubblicate sui social network
che ritraevano la donna nell’atto di baciare altre donne. La direzione ha richiesto
le dimissioni dell’insegnante adducendo la «propaganda condotta da questa a favore
di un orientamento sessuale non tradizionale». Avendo opposto un rifiuto, la donna è
stata licenziata pochi giorni dopo per «atti immorali incompatibili con l’esercizio
dell’attività didattica». Per il combinato disposto degli artt. 8 (Diritto al
rispetto della vita privata e familiare) e 14 della CEDU (Divieto di
discriminazione), la Corte ha ritenuto che l’orientamento sessuale di un individuo
non possa essere isolato dall’espressione pubblica e privata di tale orientamento,
ed è pertanto tutelato dall’art. 8. La pubblicazione di foto che mostrano momenti
intimi con il partner durante viaggi o feste è una caratteristica basilare dei
social network. La reazione ostile da parte del datore di lavoro a tale
pubblicazione rivela la non accettazione da parte di questo dell’orientamento
sessuale dell’interessata. Il licenziamento rappresenta pertanto «un’ingerenza
sproporzionata nei suoi diritti di cui all’art. 8 motivata unicamente dal suo
orientamento sessuale» (cfr. comunicato
stampa e Discrimination on the grounds of sexual
orientation).
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Dialogo
sociale settoriale
Trasporto su strada : Le parti
sociali europee del settore del trasporto su strada, IRU ed ETF, hanno adottato lo
scorso 19 aprile una Dichiarazione congiunta
sull’istituzione di un quadro europeo volto a migliorare le condizioni di lavoro
degli autisti di paesi terzi occupati da aziende con sede nell’UE (cfr.
comunicato ETF
e IRU).
La dichiarazione rappresenta un tentativo di raggiungere un compromesso tra le
richieste sindacali in materia di miglioramento delle condizioni di lavoro degli
autisti e la necessità, data la carenza di manodopera, di aumentare il numero delle
assunzioni. Le organizzazioni sindacali dichiarano nel testo di accettare il ricorso
a cittadini di paesi terzi, a condizione che gli operatori del trasporto
garantiscano il rispetto della legislazione sociale (cfr. Prima Pagina).
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2. Stati
membri
Germania
Pause durante il lavoro :
Secondo l’indagine
condotta presso 17.000 lavoratori attivi dall’Istituto Federale per la Sicurezza e
la Salute sul Lavoro (BAuA) nel 2021, il 31% degli intervistati ha dichiarato di
«saltare spesso» le pause sul lavoro di oltre 15 minuti, con una punta del 49% nel
settore sanitario. Secondo lo studio, i lavoratori che abitualmente non effettuano
le pause riportano più spesso «disturbi del sonno» (46% rispetto al 30% di coloro
sono meno interessati o non interessati affatto dal fenomeno) e «esaurimento fisico»
(51% rispetto al 35%).
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Finlandia
Raccolta di bacche : Il Governo
ha pubblicato una relazione
in vista di una futura legislazione in materia di ricorso a lavoratori di paesi
terzi per la raccolta di bacche selvatiche. Finora, i raccoglitori di bacche
provenivano principalmente dalla Thailandia, con visti turistici validi per un
massimo di tre mesi. Nel 2024, a causa di numerosi casi di traffico di esseri umani,
i visti non sono stati concessi. Di conseguenza, in previsione della stagione di
raccolta del 2025, il Governo si è rivolto agli esperti al fine di studiare status
alternativi: lavoratori stagionali (cfr. Seasonal workers) o lavoratori
autonomi. Secondo la relazione, lo status di stagionale garantirebbe il rispetto del
salario minimo e degli obblighi in materia di salute e sicurezza. Resterebbe
immutata la problematica del debito contratto nel paese d’origine per finanziare i
costi di viaggio ( cfr. comunicato).
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Francia
Congedo per nascita :
Il Governo ha avviato oggi una concertazione
con le parti sociali e le associazioni in vista dell’introduzione di un congedo per
nascita in sostituzione dell’attuale congedo parentale. L’intento è concedere tre
mesi di congedo alle madri e tre mesi di congedo ai padri, cumulabili durante il
primo anno di vita del figlio, retribuiti al 50% fino ad un massimo di 1900 euro.
L’attuale regime di congedo parentale è considerato poco attraente (indennità
mensile fissa di 448 euro) e troppo lungo (tre anni), il che potrebbe rendere
difficile il ritorno delle donne sul mercato del lavoro.
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3.
Aziende
Comitati
aziendali europei
Lotta contro l’estremismo : In
occasione della 30esima riunione del comitato aziendale europeo di Siemens (cfr. comunicato),
i delegati si sono recati a Norimberga, nel luogo in cui il partito nazista era
solito riunire i propri membri, per pronunciare una dichiarazione congiunta contro
l’estremismo. Lì, hanno inteso levare le loro voci «contro ogni forma di estremismo,
contro ogni forma di esclusione e discriminazione, contro l’odio e la violenza.
Quanto associato a questo luogo non deve mai più ripetersi». La dichiarazione è
stata sottoscritta dalla direzione, dal presidente e dal vicepresidente del comitato
aziendale europeo.
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4. Studi e
rapporti
Distacco dei lavoratori : La
Commissione ha pubblicato il 30 aprile la relazione sull’applicazione
della Direttiva 2018/957 del 28 giugno 2018 recante modifica della Direttiva
96/71 relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di
servizi, accompagnata da un documento di lavoro e da uno
studio che contengono
preziose informazioni sul distacco e le derive riscontrate. La Commissione ritiene
che la direttiva abbia «migliorato le condizioni di lavoro dei lavoratori
distaccati, in particolare per quanto riguarda la retribuzione, la parità di
trattamento dei lavoratori temporanei distaccati e il rimborso delle spese connesse
al distacco». Pur avendo rilevato «alcuni problemi di non conformità alla direttiva»
negli Stati membri, che potrebbero portarla ad avviare nuove procedure di infrazione
contro i Paesi reticenti, la Commissione non ritiene di dover emendare la
legislazione esistente. Accenna a nuove iniziative condotte in collaborazione con
l’Autorità Europea del Lavoro (ELA) al fine di adottare «orientamenti per
l’applicazione di regole più severe a livello nazionale per quanto riguarda l’ambito
di responsabilità del subappalto». Rifiuta, però, come richiesto da alcune
federazioni sindacali europee, di modificare la direttiva su questo punto. Avendo
riscontrato alcune difficoltà nel determinare la retribuzione applicabile ai
lavoratori distaccati, ritiene che l’ELA «potrebbe sviluppare uno strumento per
agevolare il calcolo» della retribuzione «e renderla più trasparente». Tale
strumento, le cui caratteristiche generali potrebbero essere fissate dall’ELA,
sarebbe poi utilizzato e implementato a livello nazionale.
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Condizioni di lavoro nel 2023 :
La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di
vita e di lavoro (Eurofound) ha pubblicato la consueta relazione
annuale, in cui sono sintetizzati i diversi studi condotti nel 2023 su
numerose tematiche, dalla carenza di manodopera all’impatto dei fattori di stress
lavorocorrelati su salute e benessere, fino al futuro del lavoro ibrido. Di
particolare rilievo è il capitolo sulla democrazia nei luoghi di lavoro, in cui,
sulla base di tre criteri – la capacità delle parti sociali di incidere sulla
politica economica, il dialogo sociale a livello aziendale e i diritti dei
lavoratori – si tenta di classificare i sistemi di relazioni industriali degli Stati
membri in funzione dei loro risultati. I diversi capitoli consentono una più agevole
comprensione dei relativi rapporti, e propongono una breve sintesi sotto forma di
‘takeaways’.
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