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IR Notes 248 – 19 marzo 2025
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Una domanda a… Christophe Degryse, ricercatore presso l’Istituto Sindacale Europeo
Qual è il contesto del Patto per il dialogo sociale europeo firmato il 5 marzo tra la Commissione europea e le parti sociali europee? Il Patto giunge dopo un lungo periodo, circa quattro anni, in cui il dialogo sociale intersettoriale europeo non ha prodotto nulla di sostanziale: né la consultazione delle parti sociali, prevista dall’articolo 154 del TFUE, né i loro negoziati diretti, ai sensi dell’articolo 155 hanno portato a esiti concreti. Nonostante la Commissione Europea abbia consultato le parti sociali su alcune proposte di direttiva, tali iniziative non si sono tradotte in azioni concrete. Inoltre, dopo che la parte imprenditoriale ha deciso di interrompere i negoziati sul telelavoro e sul diritto alla disconnessione, anche la CES ha ritenuto definitivamente chiuso il programma di lavoro pluriennale. Il Patto sul dialogo sociale firmato il 5 marzo si inserisce dunque in un contesto caratterizzato da profondi cambiamenti politici, economici e sociali, anche se sembra ignorare proprio tali cambiamenti. Attualmente, infatti, si parla diffusamente di Trump, di conflitti commerciali internazionali e della guerra in Ucraina. Si affrontano temi come la vulnerabilità dell’Europa sul piano energetico, la dipendenza dalle forniture di prodotti farmaceutici e minerali, la dipendenza tecnologica e le conseguenze industriali della transizione climatica; si arriva addirittura a evocare uno scenario di economia di guerra. Appare incomprensibile, pertanto, che questo contesto non venga neppure menzionato nel Patto, quasi si continuasse a vivere in una sorta di bolla, dove ci si limita a riaffermare formalmente il sostegno al dialogo sociale, a rinnovare impegni e a porre maggiore attenzione all’attuazione dei testi esistenti. Non ci si interroga, tuttavia, sul ruolo che questo stesso dialogo sociale e gli attori economici e sociali devono svolgere nel nuovo scenario globale che si va delineando. Quali risposte può offrire un dialogo sociale efficace ai mercati del lavoro durante crisi sanitarie, eventi climatici estremi, grandi trasformazioni industriali o in situazioni di carenza energetica? Quale ruolo intendono svolgere le parti sociali per i lavoratori e le imprese in questi nuovi contesti? Il Patto non affronta affatto tali questioni e sembra accontentarsi principalmente di dichiarazioni d’intenti. Infine, mentre la relazione Draghi sostiene che il consenso sulla competitività sostenibile dell’UE richiede un dialogo sociale «più efficace e proattivo», il Patto, dal canto suo, sottolinea che il dialogo sociale deve contribuire alla competitività. Le due affermazioni, però, non coincidono esattamente.
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La squadra: questo numero è stato redatto da Ambre Grenier-Boley, Victoria Fonseca, Iris Turlan e Frédéric Turlan. Vedi sul sito la squadra di lavoro di IR Share.
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Prima Pagina
Il dialogo sociale europeo intersettoriale è in fase di morte clinica
Il 5 marzo, la Commissione Europea e le parti sociali europee hanno siglato il “Patto per il dialogo sociale europeo”, il terzo tentativo – e forse l’ultimo – di rilanciare questo strumento, a fronte del fallimento del negoziato intersettoriale nel produrre risultati concreti. Il primo tentativo risale al 2016, quando la Commissione, la Presidenza olandese dell’UE e le parti sociali europee adottarono la dichiarazione quadripartita “Un nuovo inizio per il dialogo sociale” (cfr. IR Notes 58). Successivamente, il 3 febbraio 2021, il commissario europeo Nicolas Schmit presentò la Relazione sul rafforzamento del dialogo sociale nell’UE (cfr. IR Notes 157), che recepiva la maggior parte delle richieste avanzate dalle parti sociali europee nella Dichiarazione congiunta pubblicata nel dicembre 2020. Il 25 gennaio 2023, la Commissione faceva un ulteriore passo avanti, adottando la Comunicazione sul rafforzamento del dialogo sociale nell’UE, accompagnata da una Raccomandazione agli Stati membri (cfr. IR Notes 201). Infine, il 31 gennaio 2024, in occasione del 40° anniversario del processo di Val Duchesse avviato da Jacques Delors (cfr. Val Duchesse) lancé, che aveva portato all’istituzione del dialogo sociale europeo, la Commissione e le parti sociali europee adottano la Dichiarazione tripartita per un dialogo sociale europeo fiorente (cfr. IR Notes 223). Annunciato in questa dichiarazione, il nuovo Patto per il dialogo sociale europeo è stato firmato tra una certa indifferenza. E con ragione. Dall’altro, arriva in un momento di impasse per il dialogo sociale europeo: 1) il numero di testi scaturiti dal dialogo sociale europeo è diminuito: tra il 1996 e il 2006 si contavano sei accordi, tra cui due trasformati in direttive (lavoro a tempo parziale e lavoro a tempo determinato), mentre dal 2016 sono stati raggiunti solo due accordi: uno sull’invecchiamento attivo, piuttosto limitato, e uno sulla digitalizzazione, che ha evitato di introdurre vincoli minimi nel mondo del lavoro. 2) Come sottolinea Christophe Degryse, ricercatore dell’Istituto Sindacale Europeo (cfr. intervista a lato), in un articolo di prossima pubblicazione (*), le parti sociali europee intersettoriali non sono riuscite a rispettare il loro programma di lavoro pluriennale. Nel programma 2019-2021 non hanno presentato alcuna proposta sui rischi psicosociali sul lavoro. Ancora peggio, nel programma 2022-2024 non solo non sono riuscite a negoziare un accordo quadro europeo su telelavoro e diritto alla disconnessione, che avrebbe dovuto tradursi in una direttiva europea, ma non sono nemmeno riuscite a portare a termine tre delle altre cinque iniziative previste, tra cui lo sviluppo di un quadro d’azione sulla transizione ambientale. 3) Le parti sociali europee dispongono di un “superpotere” unico a livello democratico: possono scegliere di negoziare accordi collettivi quando la Commissione le consulta su un’iniziativa europea e poi chiedere al Consiglio e al Parlamento di trasformare tali accordi in direttive, senza praticamente incidere sul contenuto. Tuttavia, dall’inizio del primo mandato della Commissione von der Leyen, sono state consultate su diverse proposte di direttiva (salari minimi nel 2020, tutela dei lavoratori delle piattaforme nel 2021, revisione della direttiva sui comitati aziendali europei nel 2023, regolamentazione dei tirocini nel 2023, telelavoro e diritto alla disconnessione nel 2024), senza mai avviare negoziati congiunti, fatta eccezione per il telelavoro e il diritto alla disconnessione, discussione poi interrotta per il ritiro della delegazione imprenditoriale, incapace di ottenere il sostegno di alcuni dei suoi membri. Non è più sufficiente ripetere l’intenzione di rafforzare il dialogo sociale europeo se gli attori coinvolti non sono essi stessi convinti, come ha sottolineato il rapporto Draghi: «un consenso sulla competitività sostenibile richiede un dialogo sociale più efficace». ©Dati Bendo, European Union, 2025
(*) Piasna A. e Theodoropoulou S. (a cura di), Benchmarking Working Europe 2025, capitolo 6, ETUI-ETUC.
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1. Unione Europea
Legislazione
Unione delle competenze : Il 5 marzo la Commissione Europea ha presentato una Comunicazione sull’Unione delle competenze, un’iniziativa volta a rafforzare lo sviluppo del capitale umano nell’UE. Il documento è accompagnato da un piano d’azione sulle competenze di base e da un piano strategico per l’istruzione nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STIM) (cfr. comunicato). La Comunicazione propone un approccio globale, che copre l’intero arco della vita, «dai bambini a scuola fino a coloro che raggiungono l’età pensionabile», con l’obiettivo di migliorare le competenze degli europei. Si articola in cinque pilastri principali: rafforzare le competenze di base, promuovere la formazione permanente, facilitare l’accesso al mercato del lavoro, attrarre e trattenere talenti, garantire una governance efficace. Tra le misure annunciate, la Commissione prevede l’introduzione di un «progetto pilota di garanzia delle competenze», pensato per offrire ai lavoratori colpiti da ristrutturazioni o a rischio di disoccupazione la possibilità di ricollocarsi in un altro settore o azienda. «Lo sperimenteremo, probabilmente nel settore automobilistico», ha spiegato Roxana Mînzatu, vicepresidente esecutivo per i diritti sociali, le competenze, la qualità dell’occupazione e la preparazione. Per affrontare le difficoltà legate al riconoscimento dei titoli di studio all’interno dell’UE, la Commissione prevede di avviare un’iniziativa sulla portabilità delle competenze, con l’obiettivo di agevolare il riconoscimento e l’accettazione delle competenze e delle qualifiche in tutta l’Unione, promuovendo l’adozione di diplomi digitali. Infine, sarà creato l’Osservatorio europeo delle competenze, che fornirà «dati e previsioni sulle competenze richieste, individuando tempestivamente eventuali carenze nei settori critici o strategici». © Xavier Lejeune, European Union, 2025
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Strategia industriale dell’UE : Il 26 febbraio la Commissione Europea ha pubblicato una comunicazione sul Patto per l’industria pulita: una tabella di marcia comune per la competitività e la decarbonizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle imprese contribuendo al tempo stesso alla decarbonizzazione dell’economia e alla riduzione dei costi energetici, proteggendole dalla concorrenza sleale. Tra i temi affrontati, particolare attenzione è dedicata alle competenze e al sostegno ai lavoratori. Nell’intento di garantire un sostegno «ai lavoratori durante le transizioni», la Commissione spiega che «discuterà con le parti sociali un quadro per supportare i processi di ristrutturazione a livello comunitario che nazionale». Questo quadro si focalizzerà su una transizione giusta, sull’anticipazione del cambiamento, su interventi tempestivi nei processi di ristrutturazione imminenti e sul potenziamento delle procedure di informazione e la consultazione». Attraverso questa iniziativa, la Commissione risponde alla richiesta, più volte avanzata dal movimento sindacale europeo e dal Parlamento Europeo, che sollecitano un quadro più solido per le ristrutturazioni. Tuttavia, la proposta non è accolta favorevolmente dall’organizzazione imprenditoriale dell’industria metalmeccanica (CEEMET), sostenendo che «La legislazione nazionale ed europea già disciplina i licenziamenti collettivi e i processi di ristrutturazione » (cfr. comunicato). La Commissione intende inoltre fornire un migliore sostegno alle ristrutturazioni modificando le regole di funzionamento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (cfr. European Globalisation Adjustment Fund). La Commissione «studierà come questo fondo possa contribuire maggiormente», considerato che attualmente risulta ampiamente sottoutilizzato. Inoltre, intende migliorare «l’attuazione del Fondo per una transizione giusta» e creare «un Osservatorio europeo per la transizione giusta» (1° trimestre 2026) che consentirà di garantire un «un dialogo trasparente con le parti sociali, le autorità regionali e locali, la società civile e altre parti interessate sugli aspetti legati alla transizione giusta». Infine, la comunicazione evidenzia anche la possibilità di «utilizzare le condizionalità sociali nei finanziamenti pubblici» per garantire «che i lavoratori beneficino del sostegno fornito al settore, in particolare per promuovere la contrattazione collettiva». Nello stesso spirito, la Commissione, sul proprio sito, dichiara di voler «sostenere le norme sociali e del lavoro», soprattutto in vista della «prossima valutazione del quadro legislativo per gli appalti pubblici». © Christophe Licoppe, European Union, 2025
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Attualità sociale
Diritti delle donne. : L’8 marzo la Commissione Europea ha presentato la Tabella di marcia per i diritti delle donne, accompagnata da una Dichiarazione di principi per una società equa e dal nuovo Rapporto sulla parità di genere pubblicato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE). Sebbene non abbia carattere prescrittivo, la Dichiarazione include raccomandazioni riguardanti il mondo del lavoro. In particolare, si evidenzia che «le proiezioni mostrano che il miglioramento della parità tra donne e uomini potrebbe aumentare il PIL pro capite dell’UE tra il 6,1% e il 9,6% entro il 2050» e che «il costo della violenza contro le donne nell’UE è stimato in 289 miliardi di euro all’anno».
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Dialogo sociale intersettoriale
Un patto per rilanciare il dialogo sociale : Il Patto per il dialogo sociale europeo riprende in larga parte il contenuto di testi precedentemente già adottati per il suo rilancio (cfr. Prima Pagina), senza introdurre elementi di reale innovazione (cfr. comunicato congiunto). Tra le misure già note, il Patto rilancia l’idea di nominare «un rappresentante europeo per il dialogo sociale» all’interno della Commissione e «coordinatori del dialogo sociale» in ogni direzione generale. Inoltre, prevede l’istituzione di un meccanismo per raccogliere i report delle parti sociali europee, nei casi in cui queste «rilevino congiuntamente che il dialogo sociale non viene rispettato e promosso in modo adeguato a livello dell’UE». Il documento evidenzia inoltre che «è essenziale introdurre una chiara distinzione tra le consultazioni delle parti sociali e le consultazioni pubbliche», due strumenti distinti, differenziate dal TFUE. La Commissione, da parte sua, ribadisce l’impegno a consultare le parti sociali su questioni che, pur non rientrando direttamente nelle loro competenze ai sensi degli articoli 153 e 154 del TFUE, risultano di «particolare interesse» per loro. Questo avrebbe potuto includere la consultazione sulla semplificazione delle direttive relative al bilancio di sostenibilità e al dovere di diligenza. Tuttavia, la Commissione ha coinvolto 50 rappresentanti di imprese e organizzazioni datoriali, insieme a dieci organizzazioni della società civile, tra cui la CES e IndustriAll Europe, lasciando aperta la questione sull’effettiva equità del coinvolgimento delle parti sociali. Saranno inoltre consultate prima dell’elaborazione del programma di lavoro della Commissione. Il Patto prevede anche impegni da parte delle parti sociali per rafforzare l’efficacia della loro azione. In particolare, intendono «individuare congiuntamente le azioni necessarie per migliorare l’attuazione a livello nazionale dei loro accordi quadro autonomi», la cui applicazione è rimasta finora limitata. Le questioni più controverse, invece, sono state rinviate. Non si affrontano né il finanziamento dei comitati di dialogo sociale settoriale, né le modalità per garantire che gli accordi europei, intersettoriali o settoriali, siano recepiti sotto forma di direttiva. Il testo fa riferimento a uno scambio di opinioni con le parti sociali già avvenuto nel contesto della Comunicazione sul rafforzamento del dialogo sociale nell’UE nel 2023, senza però che ne sia scaturita una conclusione chiara. ©Dati Bendo, European Union, 2025
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2. Stati membri
Germania
Piano nazionale per la lotta al lavoro forzato e allo sfruttamento : Il 12 febbraio, il Governo Federale ha adottato un piano d’azione articolato in 83 misure (cfr. piano d’azione). Il Ministero federale del Lavoro e degli Affari sociali prevede l’istituzione di sistemi di supporto per i lavoratori e la creazione di una rete che riunisca i diversi attori del mondo del lavoro e le parti sociali (cfr. comunicato). Parallelamente, i Länder hanno definito 125 misure aggiuntive (cfr. appendice).
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Controllo delle piattaforme digitali : In una lettera aperta, 79 organizzazioni della società civile e alleanze che rappresentano oltre 1.000 altre organizzazioni, tra cui la federazione sindacale ver.di, hanno esortato i negoziatori della CDU/CSU e della SPD incaricati della stesura del programma di governo a rafforzare il controllo delle piattaforme digitali. Secondo i firmatari tali piattaforme contribuiscono a dividere la popolazione ed escludere le minoranze (cfr. lettera). Il presidente di ver.di ha sottolineato che «gli algoritmi delle piattaforme mancano di trasparenza e spesso presentano distorsioni». (cfr. comunicato).
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Accordo sull’uso dell’IA : Il 12 ottobre 2024, le parti sociali dell’industria cinematografica hanno firmato un’Appendice al loro nuovo contratto collettivo introducendo nuove norme in materia di trasparenza, consenso e compensazione finanziaria per l’uso dell’IA generativa (cfr. comunicati di ver.di e UNI Europa). Tra le misure adottate, gli attori riceveranno un compenso per le scene generate dall’IA calcolato in base a una formula che stabilisce l’equivalente in giorni di riprese.
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Finlandia
Strategia nazionale per la vita lavorativa : Il Ministero dell’Occupazione e dell’Economia e il Ministero degli Affari sociali e della Sanità hanno avviato un progetto mirato a migliorare la produttività e il benessere sul lavoro entro il 2035 (cfr. comunicato). La strategia e la sua attuazione sono affidate a un comitato trilaterale, che lavorerà fino all’estate del 2025. Il piano si basa su una consultazione che ha coinvolto circa 100 esperti e su ricerche condotte nel 2024.
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Limitazione del diritto di sciopero : Il 13 marzo, il Governo ha presentato un disegno di legge volto a garantire la continuità delle attività essenziali durante uno sciopero, una questione finora gestita direttamente dalle parti sociali. L’obiettivo è assicurare che «le funzioni essenziali dell’azienda possano essere mantenute durante una mobilitazione collettiva nei casi in cui le parti non riescano a raggiungere un accordo per un motivo o per l’altro», ha dichiarato il Ministro del Lavoro (cfr. comunicato). L’iniziativa ha suscitato critiche da parte delle tre principali organizzazioni sindacali, SAK, Akava e STTK, che temono un allontanamento della Finlandia dal modello nordico, con l’introduzione di restrizioni imposte per legge (cfr. comunicato SAK).
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Svezia
Salute delle donne sul lavoro : Secondo l’Autorità svedese per l’ambiente di lavoro, le donne hanno il doppio delle probabilità di ammalarsi sul lavoro (cfr. comunicato). Sono infatti colpite dal 70% delle malattie professionali, con alcuni settori particolarmente esposti, come quello sanitario. Per ridurre queste disuguaglianze, aziende e lavoratori possono adottare diverse misure, tra cui un ripensamento della suddivisione dei ruoli all’interno delle stesse professioni.
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3. Aziende
Comitati Aziendali Europei
Rinegoziazione : La direzione del gruppo informatico americano Oracle e il suo comitato aziendale europeo hanno aggiornato il loro accordo. Il CAE elegge un comitato ristretto composto da 5 membri, inclusi il segretario e il vicesegretario. Il comitato ristretto si riunisce due volte l’anno, nonché in occasione della plenaria annuale. Esso può richiedere una seconda riunione plenaria annuale, che la direzione non può negare senza un valido motivo. Il CAE ha la facoltà di tenere riunioni eccezionali, previste in caso di ristrutturazioni che interessino l’1,5% dell’organico del gruppo oppure il 50% dei dipendenti in due diversi Stati membri. L’accordo stabilisce che il CAE dispone di un budget annuale di 50.000 euro (non riportabile) per coprire le spese di consulenza di esperti. In circostanze eccezionali, tale budget può essere superato previo accordo della direzione aziendale. Inoltre, in caso di contenzioso, l’azienda si impegna a coprire «le spese legali ragionevoli e necessarie, comprese tutte le spese processuali sostenute per portare avanti la causa». I membri del CAE hanno diritto al tempo necessario per svolgere il loro mandato. I loro superiori gerarchici saranno informati della rilevanza di tale incarico e invitati a tenerne conto nella definizione del carico di lavoro e nelle valutazioni. L’accordo prevede inoltre l’invio di un comunicato a seguito delle riunioni annuali e straordinarie del CAE. Il testo, redatto dalla segreteria, viene rapidamente convalidato dalla direzione, che si impegna a diffonderlo a tutti i lavoratori. Il documento specifica infine le modalità con cui i membri del CAE possono trasmettere CAE ai loro omologhi locali le.
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