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IR Notes 262 – La Corte di Giustizia conferma la direttiva sui salari minimi adeguati

  IR Notes 262 – 19 novembre 2025
www.irshare.eu
 
 
  Una domanda a…
Roland Erne, professore di integrazione europea e relazioni professionali all’UCD

Secondo lei, la Corte di Giustizia avrebbe potuto non confermare la direttiva sui salari minimi adeguati?
A mio avviso – si tratta soprattutto di una valutazione politica, più che giuridica – la Corte di Giustizia non poteva seguire le conclusioni dell’avvocato generale, secondo cui l’UE avrebbe oltrepassato le proprie competenze. L’Unione, infatti, ha imposto riduzioni salariali e profonde riforme della contrattazione collettiva ai paesi colpiti dalla crisi finanziaria del 2008, dall’Irlanda alla Romania. Come abbiamo mostrato nel nostro libro (*) pubblicato lo scorso anno, queste iniziative neoliberiste contro i diritti sociali, i salari e le condizioni di lavoro sono state attivamente sostenute dalle organizzazioni datoriali, sia a livello europeo (BusinessEurope) sia a livello nazionale (Medef in Francia, Confindustria in Italia, ecc.), con l’appoggio persino della Camera di Commercio degli Stati Uniti.
La pressione esercitata sui leader europei affinché intervenissero direttamente nei meccanismi nazionali di determinazione dei salari ha progressivamente trasformato, di fatto, la politica salariale e la contrattazione collettiva in ambiti di competenza dell’UE.
Di conseguenza, se l’Unione ha potuto intervenire per decentrarne gli assetti negoziali o per comprimere i salari, risulta difficile comprendere perché non possa, al contrario, adottare una direttiva volta a correggere gli eccessi del periodo post-crisi e a garantire una più ampia copertura contrattuale e salari minimi adeguati in tutta Europa.
Questo elemento non poteva non incidere sulla valutazione della Corte. Erano stati avviati numerosi procedimenti contro la Commissione e il Consiglio contestando le riduzioni salariali imposte negli Stati membri dopo la crisi. In tutte le decisioni rese su tali ricorsi, la Corte aveva sistematicamente convalidato quelle misure di austerità in nome del buon funzionamento dell’Unione. Questa giurisprudenza ha verosimilmente posto i giudici in una posizione delicata nell’esaminare la direttiva: un’eventuale decisione di segno opposto li avrebbe esposti al rischio di critiche esplicite da parte dei sindacati dell’opinione pubblica. I cittadini avrebbero inevitabilmente posto la stessa domanda: come possono essere considerate legittime le riduzioni salariali, mentre un salario minimo adeguato dovrebbe essere ritenuto illegittimo?
Questo caso mette in luce, in modo particolarmente significativo, come le pressioni esercitate dal fronte imprenditoriale a favore della riduzione dei salari e del decentramento della contrattazione collettiva abbiano paradossalmente preparato il terreno all’adozione della direttiva sul salario minimo e, con un ironico ribaltamento, contribuito a creare basi più solide per i difensori dell’Europa sociale.


(*) “Politicising Commodification: European Governance and Labour Politics from the Financial Crisis to the Covid Emergency”.

 
  Ultime notizie
Vittoria del comitato aziendale europeo di Verizon

Nel caso emblematico che vedeva contrapposti Jean-Philippe Charpentier, segretario del comitato aziendale europeo di Verizon, e la direzione del gruppo, la Corte Suprema irlandese (High Court) ha pronunciato una importante sentenza, ribaltando quella della Corte d’appello in cui erano state integralmente accolte le argomentazioni dell’azienda. La Corte Suprema ha infatti individuato diversi «errori di diritto» commessi dal giudice di secondo grado. «Siamo molto soddisfatti di questa sentenza, che costituirà senza dubbio un precedente giurisprudenziale in Irlanda in vista del recepimento della nuova direttiva, uno dei fondamenti del nostro impegno», ha commentato Jean-Philippe Charpentier. Approfondiremo il caso nel prossimo numero.

 
  Agenda

 


19-20 novembre
Bordeaux
L’Istituto Sindacale Europeo organizza un corso di formazione dedicato al ruolo di supporto che i sindacati possono svolgere a favore dei comitati aziendali europei nei  processi di ristrutturazione .


20 novembre
Dublino (e online)
Forum 2025 di Eurofound: Il modello sociale europeo, chiave per una crescita competitiva, con Roxana Mînzatu, Micheál Martin, Li Andersson, Brigid Laffan, Daniel Susskind, Ivailo Kalfin.


25 novembre
Online
Webinar conclusivo del progetto europeo DIGILARE sull’impatto del digitale sui diritti collettivi sul lavoro (cfr. registrazione).


1er dicembre
Bruxelles
Consiglio Occupazione, Politica sociale


4 dicembre
Lisbona (e online)
Conferenza coorganizzata dall’Istituto Sindacale Europeo, da Práxis e dal Centro de Investigação e Estudos de Sociologia (CIES-Iscte), dal titolo “Rilanciare la partecipazione dei lavoratori in Portogallo e in Europa. Verso un programma progressista per democratizzare l’economia”.


4 dicembre
Noisy-Le-Grand (e online)
Seminario internazionale dell’IRES dedicato al tema: “Decathlon o le tattiche della virtù di un’azienda che si vuole vicina ai valori civili”. Registrazione obbligatoria su contact@ires.fr

 
  Chi siamo?

 


IR Notes è una comunicazione trasmessa ogni 15 giorni, disponibile in diverse lingue europee (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco, polacco) e realizzata da IR Share insieme alla sua rete di esperti. Si occupa di diritto del lavoro, relazioni sociali e politica dell’occupazione a livello europeo. È disponibile sul sito tramite abbonamento al prezzo di 273 euro all’anno esentasse.


La squadra: questo numero è stato redatto da Inès Bollet, Victoria Fonseca, Ambre Grenier-Boley, Laura Renucci, Iris Turlan e Frédéric Turlan. Vedi sul sito la squadra di lavoro di IR Share.


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Note legali. Editore: IR Share SARL – 5, Les Compères – 89520 Fontenoy – +33 (0)6 81 41 53 95 – capitale sociale 1500 euros – Iscritta al registro delle imprese (RCS) di Auxerre col N° 512 567 959. Direttore della pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: ALTEO – Damien Cornillet – Château – 89500 Villeneuve-sur-Yonne – Francia. N° CPPAP: 0626 Z 9393

 
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Prima Pagina
La Corte di Giustizia conferma la direttiva sui salari minimi adeguati

L’11 novembre la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza molto attesa che conferma la quasi totalità della Direttiva 2022/2041 del 19 ottobre 2022 relativa ai salari minimi adeguati, di cui la Danimarca aveva richiesto l’annullamento. La Corte si discosta dalle conclusioni dell’avvocato generale, secondo il quale l’UE, con tale atto, avrebbe oltrepassato le proprie competenze (cfr. IR Notes 244). L’articolo 153, paragrafo 5, TFUE prevede infatti che la competenza dell’UE non si estende «né alle retribuzioni, né al diritto di associazione (…)», e, di conseguenza neppure al diritto di iscrizione al sindacato o di partecipazione alla contrattazione collettiva. La Danimarca, sostenuta dalla Svezia, ritiene invece che la direttiva, in contrasto con il trattato, contiene misure che interferiscono direttamente sulle retribuzioni. Nella sentenza, la Corte di Giustizia ha ritenuto che la capacità del legislatore dell’UE di attuare gli obiettivi in materia di politica sociale «sarebbe fortemente compromessa» se fosse «impedito di adottare misure aventi, in pratica, effetti o ripercussioni positivi sul livello delle retribuzioni». Tanto più che le misure previste riguardano le condizioni di lavoro, ambito di competenza UE e di cui la retribuzione è parte integrante. La Corte analizza tutte le disposizioni controverse. Con riferimento all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva, la Corte rileva che la formulazione generica lascia un ampio margine di discrezionalità agli Stati che dispongono di salari minimi legali nella definizione della loro «adeguatezza», confermando che tale disposizione non conferisce ai lavoratori il diritto soggettivo a un salario minimo legale adeguato, né al suo aggiornamento. Non si configura pertanto un’ingerenza diretta. La Corte censura invece l’articolo 5, paragrafo 2, che elenca quattro elementi che i criteri nazionali avrebbero dovuto prendere in considerazione per valutare l’adeguatezza del salario minimo legale: «potere d’acquisto dei salari minimi legali, tenuto conto del costo della vita», «livello generale dei salari e la loro distribuzione», «tasso di crescita dei salari» e «livelli e andamento nazionali a lungo termine della produttività». Secondo la Corte, questa «armonizzazione» di una parte delle componenti costitutive del salario rappresenta un’ingerenza diretta del diritto dell’Unione nella determinazione delle retribuzioni. Ad eccezione di questo parziale annullamento, e di quello più marginale relativo all’articolo 5, paragrafo 3, la Corte conferma però l’intero impianto della direttiva. Restano così pienamente valide le disposizioni volte a: 1) incoraggiare gli Stati membri a utilizzare valori di riferimento indicativi comunemente utilizzati a livello internazionale (60% del salario mediano lordo e 50% del salario medio lordo) per valutare l’adeguatezza dei salari minimi legali;  2) richiedere agli Stati in cui la copertura della contrattazione collettiva è inferiore all’80% di istituire un «quadro di condizioni favorevoli alla contrattazione collettiva» e adottare «un piano d’azione per promuovere la contrattazione collettiva»; 3) tutelare i lavoratori e i loro rappresentanti nell’esercizio del loro diritto alla protezione garantita dai salari minimi; 4) coinvolgere le parti sociali «nella determinazione e nell’aggiornamento dei salari minimi legali in maniera tempestiva ed efficace». Secondo uno studio di Eurofound, questa direttiva ha già prodotto effetti positivi, ed è quindi, di fatto,  salva. Isabelle Schömann, vicesegretaria generale della Confederazione Europea dei Sindacati, precisa che 19 Stati membri l’hanno recepita «di cui 9 in modo soddisfacente» e che quattro paesi hanno già adottato piani d’azione per rafforzare la copertura contrattuale, tra cui l’Irlanda (cfr. infra).


1. Unione Europea
Progetti

Direttiva «Omnibus I» : Con 382 voti favorevoli, 249 contrari e 13 astensioni, il Parlamento Europeo ha adottato la propria posizione negoziale sulla semplificazione degli obblighi di rendicontazione societaria in materia di sostenibilità (direttiva CSRD) e di dovere di diligenza (direttiva CS3D). I negoziati con il Consiglio inizieranno il 18 novembre, con l’obiettivo di finalizzare la direttiva entro l’anno in corso. Il testo, approvato grazie al sostegno dei tre gruppi dell’estrema destra, attenua ulteriormente le disposizioni rispetto alla versione uscita dalla commissione parlamentare (cfr. IR Notes 260), prevedendo, in particolare, nella direttiva CS3D, l’eliminazione dell’obbligo di presentare un piano di transizione climatica.


Attualità sociale

Reazione alla sentenza sui “salario minimo” (cfr. Prima Pagina) : La decisione della Corte, che conferma la direttiva sui salari minimi adeguati, è stata accolta positivamente dalla Confederazione Europea dei Sindacati (CES). In risposta all’annullamento dell’articolo 5, paragrafo 2, la segretaria generale Esther Lynch invita la Commissione Europea ad adottare una raccomandazione rivolta agli Stati membri sui criteri da utilizzare per garantire l’adeguatezza del salario minimo (cfr. comunicato).  Le principali confederazioni europee esprimono soddisfazione per la sentenza, interpretandola come un «segnale importante per l’Europa sociale» (cfr. comunicati della DGB in Germania, CFDT e CGT in Francia, CGIL in Italia, CO.OO in Spagna, Cartel Alpha in Romania). Anche i sindacati nordici, contrari alla direttiva, accolgono con favore la decisione. Per il presidente della Confederazione dei Sindacati danesi (FH), la Corte ha accolto «parzialmente le ragioni della Danimarca» e «stabilito dei limiti all’ingerenza dell’UE nelle questioni retributive» (cfr. comunicato). Un’interpretazione condivisa dalla confederazione svedese LO (cfr. comunicato). Il Ministro del Lavoro danese definisce la sentenza «una vittoria parziale» (cfr. comunicato). Una lettura simile proviene da BusinessEurope, secondo cui «questo parziale annullamento dovrebbe incoraggiare i decisori politici dell’UE a tenere maggiormente conto in futuro dei limiti del trattato sull’Unione Europea» ( cfr. comunicato).



Gestione algoritmica : Il 12 novembre, la Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali del Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza (41 voti a favore, 6 contrari e 4 astensioni) una relazione che chiede alla Commissione Europea di proporre una direttiva sulla gestione algoritmica nei luoghi di lavoro. Il testo sarà discusso durante la sessione plenaria del Parlamento di dicembre. Qualora fosse adottato, la Commissione disporrebbe di tre mesi per chiarire le sue intenzioni. Il Parlamento punta così a estendere a tutti i lavoratori le tutele introdotte per il lavoro mediante piattaforme dalla Direttiva 2024/2831 del 23 ottobre 2024. Secondo la relazione, le imprese dovranno fornire ai lavoratori e ai loro rappresentanti informazioni scritte attraverso una «dichiarazione chiara che specifichi l’uso attuale o futuro di sistemi di gestione algoritmica per l’adozione di decisioni automatizzate o semi-automatizzate (…)». L’introduzione e l’utilizzo di nuovi sistemi di gestione algoritmica, o i loro aggiornamenti, dovranno essere sottoposti a consultazione dei rappresentanti del personale, in particolare al fine di valutarne l’impatto sulle condizioni di lavoro, la salute e la sicurezza sul lavoro. Inoltre, i lavoratori o i loro rappresentanti dovrebbero poter chiedere al datore di lavoro «di avviare una revisione del funzionamento dei sistemi di gestione algoritmica in uso quando sussistono validi motivi per temere che tali sistemi presentino distorsioni, discriminazioni o difetti sistemici, o costituiscano una minaccia per il benessere mentale o fisico dei lavoratori o per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro». Il testo ribadisce il principio del controllo umano sulle decisioni finali, assunzione o licenziamento, e vieta il trattamento dei dati relativi agli «stati emotivi, psicologici o neurologici, all’attività cognitiva o ai dati biometrici dei lavoratori».


> Vedi anche: studio condotto per conto del Parlamento europeo sulla gestione algoritmica sul luogo di lavoro (e sintesi).


2. Stati membri
Danimarca

Congedo per lutto : Secondo l’accordo sulla legge di  bilancio 2026 raggiunto tra i partiti di governo il 23 ottobre, i lavoratori con figli minori a carico che perdono il coniuge o il partner potranno usufruire di un congedo per lutto fino ad un massimo 12 settimane, con diritto all’indennità giornaliera (cfr. comunicato). La nuova misura è il risultato di una petizione popolare lanciata nel 2023.



Amianto : È stato raggiunto in Parlamento un accordo sulla strategia nazionale di lotta contro l’amianto, volta in particolare a porre fine alle frodi nei test e introdurre  pene detentive per i casi più gravi (cfr. comunicato). Sebbene sia obbligatorio rendere disponibili ai lavoratori i risultati dei test preliminari sull’amianto nei luoghi di lavoro, sono stati registrati casi di committenti o datori di lavoro che falsificano i risultati prima di comunicarli. I risultati dovranno d’ora in poi essere trasmessi anche all’organismo competente per la sicurezza sul lavoro nell’azienda o, nelle aziende con meno di 10 dipendenti, direttamente agli organismi stessi. Il testo prevede inoltre l’abolizione della deroga che consentiva ad alcune imprese di effettuare la pulizia ad alta pressione dei tetti in amianto.



Occupazione giovanile : Al fine di favorire l’inserimento professionale dei giovani, il governo e le parti sociali hanno raggiunto un accordo sulla semplificazione della normativa relativa al lavoro dei minori di età compresa tra i 13 e i 17 anni, consentendo loro di svolgere lavori part-time dopo la scuola in un numero più ampio di settori. Il provvedimento include una revisione dell’elenco dei macchinari vietati. Dal 1° gennaio 2026, le aziende saranno tenute  a effettuare una valutazione dei rischi connessi all’uso di macchinari da parte dei giovani, così da poter affidare loro compiti quali la falciatura del prato, spazzare o lavare i pavimenti con attrezzature che in precedenza non erano autorizzati a utilizzare poiché incluse nell’elenco dei macchinari vietati (cfr. comunicato).


Irlanda

Contrattazione collettiva : Il 5 novembre il governo ha presentato il piano d’azione per il rafforzamento della contrattazione collettiva elaborato in attuazione della Direttiva 2022/2041 sui salari minimi adeguati. Tra le misure previste figurano l’agevolazione dell’accesso dei sindacati ai luoghi di lavoro, sia in presenza sia tramite strumenti digitali, la pubblicazione di un codice di condotta in materia di contrattazione collettiva e la reintroduzione di incentivi fiscali per le quote sindacali versate dai lavoratori (cfr. comunicato). L’iniziativa è stata accolta positivamente dal Congresso dei Sindacati Irlandesi (cfr. comunicato).


Finlandia

Licenziamenti individuali : Il 23 ottobre il governo ha presentato un disegno di legge diretto ad agevolare i licenziamenti individuali con l’obiettivo di rimuovere «un ostacolo significativo alle assunzioni», la cui entrata in vigore è prevista il 1°gennaio 2026 (cfr. comunicato). Il testo propone di richiedere al datore di lavoro un unico motivo valido riconducibile al dipendente per risolvere un contratto a tempo indeterminato, quale un inadempimento degli obblighi (inosservanza delle istruzioni, negligenza, assenze ingiustificate, ecc.), in luogo dell’attuale requisito di motivi «validi e gravi». Per la Confederazione dei Sindacati Finlandesi (SAK), la riforma «comporterà un aumento dei licenziamenti e del relativo contenzioso in materia di lavoro» (cfr. comunicato).


3. Imprese
Comitati Aziendali Europei

Istituzione : L’accordo istitutivo del comitato aziendale europeo del gruppo avicolo LDC, sottoscritto nel 2024 (cfr. IR Notes 228), è stato pubblicato il 21 ottobre. Il comitato rappresenta 25.000 lavoratori nell’UE, di cui 20.000 in Francia ed è composto da dipendenti con mandato di rappresentanza dei lavoratori, con l’impegno da parte della direzione a garantire che nessun membro possa essere «designato dalla direzione stessa». Il comitato conta 13 membri (8 per la Francia, 3 per la Polonia e 2 per l’Ungheria). Si riunirà due volte l’anno in presenza; il comitato ristretto si riunirà anch’esso due volte, in videoconferenza, tra una plenaria e l’altra. Il CAE potrà esprimere un parere sui progetti della direzione al termine della riunione di sintesi che segue la plenaria o, in mancanza di tale riunione, «entro otto giorni dal termine della stessa». Scaduto tale termine, la consultazione sarà considerata conclusa. Nei primi due anni, un rappresentante della federazione sindacale europea EFFAT potrà partecipare alle riunioni. La prosecuzione della sua partecipazione sarà riesaminata dopo due anni, con grande disappunto dell’EFFAT (cfr. comunicato).


4. Studi e rapporti

Brexit : L’Istituto di ricerca economica e sociale ha pubblicato i risultati di uno studio sull’impatto della Brexit sui comitati aziendali europei analizzando le decisioni adottate in 64 multinazionali che, prima dell’uscita del Regno Unito dall’UE, avevano istituito un comitato aziendale europeo con sede in Francia, Germania e Regno Unito. In metà dei casi, ossia 32 imprese è stata scelta «la permanenza dei rappresentanti britannici all’interno dei comitati aziendali europei, con diritti invariati». Questa «stabilità» risulta essere «l’esito predominante». In 17 casi, le aziende hanno scelto di «seguire la legge, nient’altro che la legge», decidendo unilateralmente l’esclusione dal CAE del Regno Unito e dei suoi rappresentanti, nonostante l’opposizione dei rappresentanti dei lavoratori. «Lo scarso coinvolgimento dei membri britannici (perché sostenitori della Brexit o poco attivi) ha» talvolta «contribuito a giustificare» tale scelta. In 13 casi, la Brexit è stata interpretata dal management come una «finestra di opportunità» per rinegoziare (e indebolire) parzialmente alcune condizioni di funzionamento dei comitati aziendali europei. In due aziende, al contrario, questa finestra di opportunità «è stata utilizzata per estendere il comitato aziendale europeo ad altri Stati extra UE, come Ucraina, Svizzera o Turchia».



Salute mentale : Uno studio svedese condotto dal sindacato Saco evidenzia la sovrarappresentazione delle donne tra le persone in congedo per malattia legata allo stress, in particolare tra le giovani donne laureate. Nell’aprile 2025, oltre 33.000 donne risultavano in congedo per una diagnosi di stress, contro poco meno di 9.000 uomini. Due terzi delle professioni che richiedono competenze universitarie approfondite presentano un rischio maggiore. Si tratta in particolare delle professioni a contatto con il pubblico, come consulenti, assistenti sociali e psicologi, ma anche architetti e dottorandi. «Non possiamo ignorare il fatto che le giovani donne laureate sono il gruppo più colpito dallo stress in Svezia», afferma Göran Arrius, presidente di Saco (cfr. comunicato).

 


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