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IR Notes 272 – 22 aprile 2026
www.irshare.eu
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Una domanda a…
Nora Krokovay, analista senior presso Kopint-Tárki
Quali cambiamenti ci si deve
aspettare in materia di dialogo sociale e diritto del lavoro in
Ungheria a seguito delle elezioni che hanno posto fine ai sedici
anni di leadership di Viktor Orban ? Dopo le elezioni l’atmosfera era pervasa da
un senso di euforia e di gioia. Occorre riconoscere il valore di una
mobilitazione democratica che, con un tasso di partecipazione
superiore al 79%, è riuscita ad abbattere un governo populista. Il
nuovo esecutivo dispone ora di 137 seggi sui 199 che compongono il
Parlamento: una maggioranza consistente, che rappresenta l’unica
possibilità di cambiare quanto instaurato da un potere forte. È
ancora prematuro formulare previsioni, poiché la nuova compagine
governativa sta appena prendendo possesso delle proprie funzioni.
Alcune decisioni potranno essere adottate in tempi rapidi, ma dovrà
essenzialmente operare trasformazioni strutturali profonde, in
particolare nella lotta alla corruzione. Si tratterà di smantellare
meccanismi solidamente radicati nel tessuto sociale da sedici anni.
È stato edificato un sistema di grande complessità, le cui
ramificazioni raggiungono i livelli più bassi dello Stato. Tali
cambiamenti non possono essere semplicemente decretati: sarà
necessaria un vero e proprio cambiamento
culturale. Per quanto
concerne il dialogo sociale e le relazioni sindacali, è difficile in
questa fase avanzare elementi concreti. Bisogna prendere atto che il
panorama del dialogo sociale versa in condizioni deplorevoli. Si
registrano numerose criticità sul piano della legislazione sociale,
imputabili in particolare al mancato o scorretto recepimento di
direttive europee. La situazione è andata deteriorandosi nel corso
degli anni. . Da lungo tempo le parti sociali non vengono consultate
ad alcun livello e talvolta non sono nemmeno informate. Si è passati
da una mera informazione formale a una situazione in cui le parti
non venivano più neppure avvertite, o tutt’al più il giorno
precedente l’adozione di un provvedimento legislativo. Attendiamo
con vivo interesse di vedere se questa prassi sarà destinata a
mutare. Abbiamo analizzato
il contenuto del programma elettorale del partito Tisza, uscito
vincitore dalle urne. Esso menziona l’erosione dei diritti dei
lavoratori e la deriva del dialogo sociale verso una dimensione
puramente formale, quando non del tutto assente. Al di là di questa
sommaria constatazione, il programma offre ben poco in termini di
proposte concrete per invertire la rotta o di chiara volontà
riformatrice. Le istituzioni preposte esistono già, ma sono state
progressivamente svuotate della loro sostanza e screditate. Come
invertire questa tendenza? Intendo dire, si inizierà a dare un
nuovo slancio a queste istituzioni? E se il governo è ora
disponibile al dialogo con le parti sociali saprà davvero prendere
l’iniziativa e avviare concretamente queste interlocuzioni? E ora
che c’è un governo aperto al dialogo con le parti sociali, prenderà
davvero l’iniziativa e avvierà queste discussioni? Le parti sociali
mi sembrano pronte, ma sono ancora in attesa su questo punto.
L’unico impegno rinvenibile nel programma del partito Tisza è che il
sistema delle relazioni industriali sarà riesaminato e migliorato.
Ma, onestamente, peggiorarlo ulteriormente sarebbe davvero
un’impresa ardua!
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Bollet,
Victoria Fonseca, Ambre Grenier-Boley, Anne
Guisset, Frédéric Turlan et Iris
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pubblicazione: Frédéric Turlan. Hosting: ALTEO – Damien Cornillet –
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Prima
Pagina
Eurofound
evidenzia un’evoluzione positiva nella qualità del lavoro in Europa
In concomitanza con l’annuncio da parte della Commissione europea dell’intenzione di
presentare, entro la fine dell’anno, una proposta legislativa sulla qualità del
lavoro, i risultati dell’ultima indagine europea sulle condizioni di lavoro (EWCS)
sono destinati a essere esaminati con particolare attenzione. Questa indagine offre
una panoramica esaustiva della qualità del lavoro in Europa, analizzando le
caratteristiche della forza lavoro, dei contesti lavorativi, della qualità
dell’occupazione e del benessere professionale. I risultati si fondano su oltre
36.600 interviste faccia a faccia della durata di circa 45 minuti, condotte in 35
paesi. Si tratta dunque di uno strumento di osservazione unico sulla realtà
lavorativa europea, una fonte preziosa da esplorare attraverso la lettura del rapporto
(cfr. sintesi)
e mediante gli appositi strumenti
di visualizzazione online. Una parte considerevole del rapporto è dedicata
alla valutazione di sette indicatori della qualità del lavoro: la retribuzione; la
qualità dell’orario di lavoro; le prospettive professionali (di carriera e di
stabilità occupazionale); le competenze e l’autonomia; l’intensità del lavoro; il
contesto sociale (sostegno tra colleghi, assenza di comportamenti lesivi); e
l’ambiente fisico. I risultati sono disaggregati per settore, livello di qualifica e
genere, e, con minore enfasi, per paese. I paesi nordici tendono a collocarsi ai
vertici della classifica, insieme a Lussemburgo, Svizzera, Estonia e Austria. In
fondo alla graduatoria figurano Bulgaria e Romania, precedute da tre paesi candidati
all’adesione all’UE (Macedonia del Nord, Serbia e Bosnia-Erzegovina), nonché Italia
e Grecia. Il rapporto mette tuttavia in luce alcuni progressi significativi. Sul
fronte dell’orario di lavoro, ad esempio, la quota di lavoratori che talvolta
superano le dieci ore giornaliere è scesa dal 37% nel 2005 al 28% nel 2024, mentre
la percentuale di coloro che lavorano oltre 48 ore settimanali è calata dal 19%
all’11% nello stesso arco di tempo. Eurofound osserva tuttavia che, nonostante un
miglioramento complessivo della qualità del lavoro, i benefici non sono equamente
distribuiti: persistono disparità significative in funzione del genere, dell’età,
dell’origine geografica, dello stato di salute, della professione e del settore di
appartenenza. Oltre a questa ricca base informativa, un capitolo è dedicato
alla rappresentanza dei lavoratori sul luogo di lavoro. L’indagine evidenzia un
rafforzamento delle forme di rappresentanza del personale. Alla domanda se nella
propria azienda esista un sindacato, un comitato aziendale o un organismo analogo di
rappresentanza dei lavoratori, il 53% degli intervistati risponde affermativamente,
con un incremento di cinque punti percentuali rispetto al 2015. La diffusione di
tali forme di rappresentanza aumenta con le dimensioni dell’azienda, risultando
nettamente più elevata nelle imprese con oltre 250 dipendenti (85,4%) e in quelle
tra 50 e 250 addetti (68,9%). La distribuzione per paese è tuttavia molto
disomogenea: meno di un terzo dei lavoratori ne beneficia in Lettonia, Bulgaria ed
Estonia. All’opposto, due terzi o più dei lavoratori dichiarano la presenza di una
rappresentanza collettiva nel proprio luogo di lavoro in Francia, Belgio e
Finlandia. In testa alla classifica si collocano Danimarca (68%), Lussemburgo (70%)
e Svezia (80%). Al di fuori dell’Unione Europea, la Norvegia registra il tasso più
elevato, con l’82%. Un ulteriore elemento di analisi riguarda l’esistenza di
riunioni periodiche nel corso delle quali i lavoratori possono esprimere il proprio
punto di vista su quanto accade all’interno della propria organizzazione. Nel
complesso, il 62% dei lavoratori dichiara di disporre di tale opportunità, con un
aumento di nove punti rispetto al 2015, accompagnato da ampie variazioni tra i
paesi: si va dal 39% in Ungheria all’80% in Svezia. Occorre tuttavia rilevare che il
21% dei lavoratori dell’UE non dispone né di una rappresentanza formale né di
riunioni sul luogo di lavoro; un ulteriore 11% riferisce invece dell’esistenza di
riunioni in cui è possibile esprimere il proprio punto di vista, pur in assenza di
qualsiasi forma di rappresentanza collettiva nella propria impresa o organizzazione.
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1. Unione
europea
Progetti
Esposizione a sostanze pericolose :
Il 15 aprile la Commissione per l’occupazione e gli affari
sociali del Parlamento Europeo ha adottato la propria posizione sulla sesta
revisione della direttiva relativa agli agenti cancerogeni, mutageni e reprotossici.
Il testo approvato prevede l’introduzione di nuovi valori limite di esposizione
professionale per il cobalto e i suoi composti inorganici, impiegati nella
produzione di batterie; gli idrocarburi policiclici aromatici, utilizzati nei
processi di produzione di acciaio, ferro e alluminio; e l’1,4-diossano, presente nei
cicli produttivi chimici e tessili. Gli eurodeputati hanno inoltre sostenuto
l’inclusione dei fumi di saldatura e introdotto un valore limite di esposizione
professionale a lungo termine per l’isoprene, sostanza utilizzata nell’industria
chimica e in quella della gomma, la cui inalazione può provocare irritazione delle
vie respiratorie superiori e dei polmoni. Un’esposizione cronica e prolungata è
associata a un aumentato rischio di carcinoma epatico e di anemia. In base alle
disposizioni del testo, le imprese sono tenute a fornire adeguati dispositivi di
protezione individuale, tra cui apparecchi di protezione delle vie respiratorie, nei
casi in cui l’esposizione residua non possa essere ricondotta al di sotto dei valori
limite stabiliti. I lavoratori che ne facciano uso hanno diritto a pause regolari in
aree prive di contaminazione. Il testo introduce inoltre misure di tutela rafforzata
per i vigili del fuoco e il personale dei servizi di emergenza, categorie
particolarmente esposte al rischio di contatto con molteplici sostanze pericolose
nell’esercizio delle proprie funzioni. L’avvio dei negoziati con il Consiglio e la
Commissione è previsto per il 7 maggio.
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Rischi psicosociali : Il 15
aprile l’eurodeputata Estelle Ceulemans (S&D) ha presentato il Progetto
di relazione di iniziativa legislativa sui rischi psicosociali connessi
all’attività lavorativa, con cui chiede alla Commissione di presentare,
entro la fine del 2026, una proposta di direttiva specificamente dedicata a tale
materia(cfr. video
del dibattito). Gli emendamenti al testo dovevano essere depositati entro il 20
aprile. La relazione sarà sottoposta al voto della Commissione per l’occupazione e
gli affari sociali il 2 settembre, per poi essere esaminata in seduta plenaria nel
mese di ottobre, secondo quanto dichiarato dalla stessa relatrice (cfr. comunicato).
Qualora adottata, la relazione impegnerà la Commissione a dare seguito alle
richieste del Parlamento, presumibilmente nell’ambito della futura legge sulla
qualità del lavoro annunciata per la fine dell’anno. Nel corso del dibattito seguito
alla presentazione della relazione, la maggior parte dei gruppi politici ha
manifestato il proprio sostegno al testo. Ha fatto eccezione la rappresentante del
gruppo Patrioti, l’eurodeputata spagnola Margarita De La Pisa Carrión, che ha
denunciato un approccio ritenuto «wokista», accusandolo di avvelenare il clima nelle
organizzazioni lavorative. La relatrice ombra del PPE si è mostrata sostanzialmente
allineata alle posizioni della relazione, mentre il gruppo Renew ha annunciato la
presentazione di emendamenti volti a limitare gli oneri a carico delle piccole e
medie imprese.
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Dialogo
sociale settoriale
Vigilanza privata : Il 15 aprile
le parti sociali europee del settore dei servizi di sicurezza privata hanno adottato
una Dichiarazione
congiunta in risposta alla “Strategia dell’Unione per la preparazione”,
presentata il 26 marzo dalla Commissione Europea (cfr. comunicato della
Commissione). I firmatari chiedono in particolare che la futura revisione della
direttiva sugli appalti pubblici «sostenga efficacemente posti di lavoro di qualità
e standard di servizio elevati nel settore della sicurezza». La strategia dovrà
inoltre «rafforzare l’attrattiva, le competenze e la fidelizzazione del personale di
sicurezza», nonché favorire la cooperazione tra il settore pubblico e quello privato
(cfr. comunicato
di UNI Europa).
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2. Stati
membri
Germania
Divieto di subappalto nell’industria delle carni
: Con sentenza
del 15 aprile, la prima sezione della Corte Costituzionale federale ha respinto un
ricorso diretto a contestare le disposizioni della legge sulla tutela dei diritti
dei lavoratori nella filiera delle carni (GSA Fleisch). Diverse imprese del settore
si opponevano in particolare al divieto, sanzionato da ammende, di ricorrere a
personale esterno mediante contratti d’opera. Tale divieto, introdotto il 1° gennaio
2021, è stato ulteriormente rafforzato, il 1° aprile 2024, dall’estensione al
ricorso al lavoro somministrato. La legge stabilisce inoltre che le imprese o le
organizzazioni interaziendali nelle quali si svolgono attività di macellazione,
sezionamento delle carcasse o trasformazione delle carni possano essere gestite
esclusivamente da un unico titolare. Secondo la Corte Costituzionale tedesca, il
divieto di ricorrere a manodopera tramite contratti d’opera nel settore della
macellazione, incluso il sezionamento delle carcasse, è compatibile con la libertà
d’impresa delle aziende del settore. Esso persegue almeno un obiettivo
costituzionalmente legittimo: la tutela del lavoro e della salute delle persone
impiegate in un settore chiave dell’industria delle carni, ed è idoneo, necessario
e, in particolare, proporzionato al conseguimento di tale obiettivo. Il divieto
rappresenta, pertanto, una limitazione solo moderata del libera attività d’impresa
(cfr. comunicato).
La decisione è stata accolta favorevolmente dalla federazione sindacale NGG, secondo
cui «l’obbligo di assunzione diretta ha contribuito a migliorare le condizioni delle
persone impiegate in situazioni precarie» in questi settori e «ha significativamente
rafforzato le possibilità di controllo da parte delle autorità» (cfr. comunicato).
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Belgio
Moderazione salariale : Con il
Progetto di legge emanato il 23 febbraio, il Governo belga
intende contenere gli effetti dell’“indice”, vale a dire il meccanismo di
indicizzazione automatica dei salari, delle prestazioni sociali e delle pensioni,
strumento unico in Europa, che consente di adeguare periodicamente il potere
d’acquisto delle famiglie non appena il tasso di inflazione supera una determinata
soglia, generalmente fissata al 2%. Il Governo ha previsto un tetto parziale e
temporaneo all’indicizzazione, applicabile negli anni 2026 e 2028, per le
retribuzioni superiori a 4.000 euro lordi e per le prestazioni sociali superiori ai
2.000 euro lordi. La quota eccedente tali soglie non sarebbe pertanto soggetta ad
indicizzazione. In sostanza, si intende introdurre per via legislativa una
moderazione salariale, sancendo una perdita netta di potere d’acquisto per i
lavoratori con retribuzioni superiori ai 4.000 euro mensili. Le parti sociali, in un
parere congiunto del Consiglio Nazionale del Lavoro e del
Consiglio Centrale dell’Economia del 31 marzo, hanno espresso un giudizio critico
sul provvedimento, contestandone in particolare la complessità applicativa (cfr. comunicato). Sul versante datoriale, le critiche,
provenienti, in particolare, dai rappresentanti delle PMI (cfr. comunicato), si appuntano sul contributo patronale per la
moderazione salariale incluso nel dispositivo, che si configura, oltre che come
elemento di complessità gestionale, come un onere aggiuntivo a carico delle imprese.
Fortemente critiche anche le organizzazioni sindacali riguardo all’intervento sul
meccanismo di indicizzazione automatica, con il timore che esso costituisca un
precedente che potrebbe aprire la strada ad ulteriori modifiche dello stesso
meccanismo. Tanto più che il governo ha affidato alle parti sociali il compito di
elaborare, entro la fine del 2026, una riforma della cosiddetta “norma salariale”
(limite massimo fissato per l’aumento dei costi salariali)) e dell’indicizzazione
automatica. «Non spetta dunque al governo anticipare la revisione di meccanismi che
rientrano anzitutto nella concertazione sociale», denunciano le confederazioni
sindacali in un comunicato congiunto. Il testo potrebbe essere posto in
votazione nel corso del mese di aprile, per un’entrata in vigore il 1° giugno. «Al
di là dei suoi effetti sul potere d’acquisto e sulla contabilità delle imprese,
questa sequenza testimonia una pressione manifesta esercitata dal governo sulla
concertazione sociale», sottolinea Anne Guisset, ricercatrice presso l’UCLouvain.
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Francia
Codice del Lavoro : Il 13 aprile
il Governo ha annullato la discussione in commissione mista paritetica della Proposta di legge volta ad
ampliare le possibilità di lavorare il 1° maggio, a fronte della forte
opposizione espressa da tutte le confederazioni sindacali in una lettera
indirizzata al Primo Ministro. In tal modo, l’esecutivo si è assicurato che la
proposta non potesse essere approvata nella sua forma attuale. Il Primo Ministro ha
tuttavia inteso mantenere aperto il confronto con i diversi settori interessati. A
seguito di un incontro con i rappresentanti dei panettieri e dei fioristi, tali
attività dovrebbero infine essere autorizzate ad aprire, a condizione che siano
indipendenti e artigianali, sulla base della volontarietà dei dipendenti e di una
retribuzione raddoppiata. Un nuovo testo dovrebbe essere predisposto a breve.
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Lussemburgo
Cyberviolenza : Un
Progetto di legge, approvato il 15 aprile dal Consiglio di Governo, mira a
contrastare la cyberviolenza alla luce della crescente diffusione degli strumenti di
comunicazione digitale. Il Codice Penale dovrebbe pertanto essere modificato per
includere le violenze online, in particolare le molestie, con pene che possono
arrivare fino a 2 anni di reclusione e 3.000 euro di multa (art. 442-3).
L’iniziativa si inserisce altresì nel quadro del recepimento della Direttiva
(UE) 2024/1385 del 14 maggio 2024 sulla lotta alla violenza nei confronti
delle donne e la violenza domestica. Il testo rafforza inoltre l’articolo 442-2 del
Codice Penale che disciplina il reato di molestia ossessiva. Il mobbing era pertanto
già contemplato nel diritto nazionale, «ma in modo limitato e senza ricomprendere
propriamente tutte le possibili forme sviluppatesi soprattutto con i recenti
progressi tecnologici», come precisato nel progetto di legge.
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3.
Imprese
Negoziati
transnazionali
Rinnovi di accordi quadro : Il
22 gennaio la catena britannica della grande distribuzione Tesco e la federazione sindacale
internazionale UITA hanno sottoscritto un nuovo
Protocollo d’intesa volto a rafforzare la loro collaborazione nella
promozione e nella tutela dei diritti dei lavoratori lungo le filiere agroalimentari
mondiali del gruppo. Il testo «rinnova gli impegni congiunti enunciati nel primo
accordo firmato nel 2022 e si fonda sugli insegnamenti tratti dalla sua
attuazione», evidenzia l’UITA. Più strutturato e operativo rispetto al precedente,
il protocollo pone in rilievo il meccanismo di segnalazione delle violazioni dei
diritti del lavoro da parte dei fornitori e intende contribuire esplicitamente alla
promozione di una condotta responsabile delle imprese (cfr. comunicato).
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